Il cadavere del Redentore non ha rivali: a Kino Šiška si marcisce alla grande! (2010)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 06.12.2010
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 22€/27€
È curioso finire in mezzo al dibattito su se i concerti metal c’entrino qualcosa con la nuova sala del Kino Šiška. Da una parte c’è chi dice che la sala è troppo sterile, troppo moderna e semplicemente troppo bella per la durezza, la cupezza e l’aggressività del metal; dall’altra chi sostiene che di metal al Kino Šiška ce n’è ancora troppo poco. Io sto con questi ultimi, e se chiedete a me, il Kino Šiška si è dimostrato ancora una volta un’ottima venue (metal) con questo concerto “indoor” in formato festival, cinque band in tutto: Nothnegal, Metsatöll, Rotting Christ, Samael e Finntroll. Secondo me anche l’ottima affluenza di nuovo ha dato ragione alla seconda tesi. Ma andiamo in ordine, come le case… ehm… come le band sul palco.
I Nothnegal hanno provato a portare un po’ di sole nella Lubiana di dicembre, cupa, fredda e nebbiosa… un sole metallico. I Nothnegal sono infatti, almeno guardando alle origini, una formazione totalmente esotica per la scena metal: il sestetto è approdato al Kino Šiška direttamente dall’Oceano Indiano, e più precisamente dallo stato insulare delle Maldive. Una band giovane, che presto festeggerà i cinque anni di vita, si è fatta notare con il suo primo e per ora unico lavoro in studio, l’EP Antidote of Realism, e ha firmato da poco con la sempre più attiva etichetta francese Season of Mist (che nel suo roster ha, tra gli altri, giganti come Cynic, Atheist e Morbid Angel!). Beh, considerando il paese da cui arrivano i Nothnegal, è stato abbastanza chiaro fin da subito che i ragazzi la loro vera identità la stanno ancora cercando. Quello che ci hanno servito in mezz’ora è stato un miscuglio a tratti goffo di power, thrash e black metal, e la musica degli isolani ricorda soprattutto band finlandesi come Kalmah e Eternal Tears of Sorrow, in particolare per i frequenti inserti atmosferici di tastiera e gli assoli melodici. I maldiviani il potenziale ce l’hanno di sicuro, ma di freschezza e originalità ne manca ancora parecchia. Hanno un ottimo cantante, con una voce cruda e aggressiva al punto giusto, i due chitarristi non se ne stanno certo con le mani in mano quando si tratta di correre sulle corde, mentre dietro la batteria, a sorpresa, abbiamo notato il polistrumentista finlandese Tuomas Saukkonen, che qualche tempo fa avevamo sentito all’Orto bar con la sua band madre Before the Dawn. L’appetito i Nothnegal l’hanno stuzzicato con una certa efficacia, e di gente sotto il palco ne avrebbero meritata decisamente di più rispetto alla band successiva.
Ma siccome oggi, purtroppo, è proprio il folk metal a vendere meglio e ad avere più successo tra i giovani metallari, i secondi a salire sul palco, gli stravaganti folk metaller estoni Metsatöll, nonostante l’orario relativamente presto sono riusciti a richiamare sotto il palco un bel gregge di pecore… ehm… di persone. Gente che si accontenta di vedere sul palco dei tipi strani vestiti di pelliccia, con il maggior numero possibile di oscuri strumenti folk/etnici, e allora è già ora di fare festa. Oggi il folk metal si vende a palate, i ragazzini vanno “in trip” per questo genere ormai completamente spremuto, e un sacco di organizzatori di concerti si fregano le mani: guardatevi il cartellone di ogni anno del Metalcamp; flautini, cigu migu e fisarmonica. Evvai! Ok, ok, chiudo il mio “rant” sullo stato del gusto musicale della maggior parte dei metallari più giovani. Ai Metsatöll va riconosciuto che dal vivo suonano meglio che su disco, e il plauso più grande se lo meritano perché le parti folk non sono preregistrate su una base: a suonare l’ampia varietà di strumenti è una persona sola. In mezzo a tutto questo, però, si mette pure a ballonzolare in modo strano per il palco e a suonare l'”air guitar” sul suo flauto. Gli estoni sul palco erano rilassati ed energici, ma nemmeno la migliore delle performance scenica può compensare un riffing monotono, una sezione ritmica nella media e una voce, a dir poco, strana, che dovrebbe evocare gli antenati e la storia passata del popolo estone. Vuoto, noioso e senza ispirazione.
Se dopo i Metsatöll ci era rimasta una grossa lisca di pesce in gola, dopo (purtroppo solo) 40 minuti di set della sensazione black metal greca Rotting Christ ci siamo potuti schioccare le labbra e leccarci le dita soddisfatti. In passato i greci hanno dovuto più volte difendersi dalle accuse sul nome della band (ovviamente da parte di fanatici puristi), e sulle pagine gialle se ne è scritto grazie al cristiano rinato Dave Mustaine. È noto che lui rifiutò di suonare a un concerto in cui i Rotting Christ avrebbero dovuto essere il gruppo spalla. Ma la band greca con quel nome non ha fatto altro che descrivere lo stato naturale dell’umanità: prima o poi marciremo tutti e torneremo polvere. Lasciamo ora da parte la misantropia: i Rotting Christ sono marciati sul palco del Kino Šiška sulle note di un’intro epica e pomposa, hanno imbracciato gli strumenti e con la title track del nuovo album Aealo siamo diventati parte di un rito collettivo, frutto dell’atmosfera dell’unico black metal dei Rotting Christ. Probabilmente la band più attesa di tutto il pacchetto festivaliero, quella che ha raccolto il pubblico più numeroso sotto il palco, ha messo in piedi uno sbarco indimenticabile su tutti i sensi, soprattutto sulle orecchie, che per 40 minuti si sono godute un black metal unico, pieno di blast beat devastanti ma abili e per niente scontati, di melodie di chitarra spettacolarmente epiche che facevano tremare il cuore di gioia, di melos balcanico e di una pomposità sinfonica a tratti, davanti alla quale resti facilmente senza parole. Se il carismatico frontman Sakis e gli altri non si fossero occupati dei cori epici nei ritornelli, che ti chiamano a gran voce a unirti a loro, e le linee vocali non si occupassero già da sole di invocare forze soprannaturali che prendono vita nell’indimenticabile cerimonia con i Rotting Christ. E i greci, stavolta, con uno spettacolare lightshow fuso alla perfezione con la musica, ci hanno regalato anche un vero “eye-candy”. Finalmente almeno una band ha sfruttato fino in fondo tutte le potenzialità nascoste nel Kino Šiška! Purtroppo, però, ciò che è più bello e più dolce di solito finisce anche prima, e i Rotting Christ ci hanno lasciati dopo appena 40 minuti. Anche se hanno suonato solo nove pezzi, dedicando di gran lunga più spazio al nuovo disco e snobbando per mancanza di tempo quelli più vecchi, dopo l’ultima nota della conclusiva Noctis Era ci è rimasta solo una sensazione di pienezza, di soddisfazione e, per via della tanta energia, dell’epicità e dell’assenza di compromessi, quasi di stanchezza. Ma una stanchezza appagata. A braccia aperte aspettiamo un nuovo concerto da headliner dei Rotting Christ da noi! Non serviam!
Il palco del Kino Šiška ha poi ospitato sulle sue tavole un’altra grande band, gli svizzeri innovatori dell’industrial metal Samael. Anche se la Svizzera la conosciamo soprattutto per il formaggio coi buchi, gli orologi, i coltelli e Ricoliiiiiiiiiiiiii, questo paese dell’Europa centrale è anche la casa di almeno tre formazioni metal di culto che hanno lasciato un segno profondo nella storia del metal: Hellhammer/Celtic Frost, Coroner e sì, anche i Samael. Questa band svizzera si è fatta notare con i suoi primi due album, Worship Him e Blood Ritual, ancora oggi tra i migliori rappresentanti della seconda ondata del black metal, e con la sua produzione successiva ha posto le basi del post black metal e dell’industrial. I Samael quella sera hanno messo in scena una serata potente di ottimo industrial, sostenuta da un forte elemento visivo, soprattutto proiezioni mistiche che hanno rafforzato in modo efficace l’aura di enigmaticità e mistero che avvolge i Samael. Per tutto il concerto gli occhi sono rimasti incollati al carismatico frontman Vorph, vestito completamente di rosso, che ha cantato in modo crudo e aggressivo i pezzi scelti con cura, rappresentativi di tutte le ere della band. Beh, con l’eccezione dei primi tre album, che purtroppo da un bel po’ non sono più il vero volto dei Samael. Sulle ali della splendida prova di Vorph e dei suoni martellanti dell’industrial abbiamo navigato sotto la pioggia, dentro buchi neri e fino a Giove, ma purtroppo l’intensità del concerto dei Samael cala un po’ a causa della batteria preregistrata. L’agile e vivacissimo tastierista Xy si prende cura di qualche colpo sul rullante e di un po’ di piatti, ma non è quello che avrei voluto, perché sono convinto che i Samael avrebbero fatto ancora meglio con un drumming devastante per tutta la durata del concerto. L’unico Vorph, pieno di mosse e gesti studiati ma estremamente efficaci, ci ha ricordato l’EP appena uscito, da cui abbiamo sentito la title track Antigod, e hanno suonato perfino un pezzo del disco in arrivo, che suona promettente e di nuovo un po’ più orientato alla vecchia scuola. Ma la cosa più bella è stata sentire la leggendaria Into the Pentagram, anche se in una versione più recente e leggermente rimaneggiata. Se solo i Samael ci avessero fatti sedere almeno sul trono di Baphomet!
La serata si è chiusa con la baccanale troll dalla Finlandia, i Finntroll. Questa formazione l’abbiamo già vista da noi, e se li avevate già visti anche voi, nemmeno stavolta avete avuto l’occasione di vivere qualcosa di scioccante e nuovo. I Finntroll ci hanno portati per una buona ora attraverso il loro set “best of”, composto da pezzi di tutti i dischi. Se i Rotting Christ e i Samael non avessero fatto un lavoro così buono prima dei finlandesi, avrei potuto scrivere che i troll finlandesi sono stati ottimi; così, invece, purtroppo posso scrivere solo che i Finntroll, per energia, sono stati parecchi livelli sotto le due band che li hanno preceduti. Il cantante Vreth si è sforzato di sembrare il più cattivo e troll possibile, e il pubblico giovane gli mangiava pure abbastanza bene in mano, ma ai Finntroll è mancato parecchio per poter essere definiti degli headliner davvero veri e legittimi. Il saltellante humppa metal, che pure è un’invenzione esclusivamente dei Finntroll, stavolta è suonato a vuoto, nonostante la sicurezza e l’affiatamento della band sul palco. Corretti, ma in nulla sconvolgenti.
Il concerto di martedì ha offerto una specie di curva sinusoidale, una curva che ha toccato i suoi picchi più alti nei punti che si chiamano Rotting Christ e Samael. Nonostante i cinque artisti in cartellone abbiano fatto il loro con sicurezza e in modo del tutto soddisfacente, non posso fare a meno di desiderare che gli ultimi tre si fossero esibiti in ordine inverso, cioè Finntroll, Samael e Rotting Christ, ma purtroppo oggi la realtà è che i posti da headliner li occupano le band di maggior successo commerciale e più riconoscibili. Per fortuna esistono ancora dei veri amanti della musica, che sanno cos’è la qualità musicale. E si è visto bene anche con questo pacchetto festivaliero. Più concerti così!
Foto: Nina Grad
Scaletta
ROTTING CHRIST:
1. Aealo
2. Eon Aenaos
3. Athanati Este
4. Fire, Death And Fear
5. King of A Stellar War
6. The Sign of Prime Creation
7. Phobos’ Synagogue
8. Dub-sag-ta-ke
9. Noctis Era
SAMAEL:
1. Intro / Under One Flag
2. Rebellion
3. Rain
4. Reign of Light
5. Black Hole
6. Antigod
7. Into the Pentagram
8. Jupiterian Vibe
9. Year Zero
10. Slavocracy
11. Soul Invictus
12. My Saviour
Galleria fotografica
















































