Novi Rock 3.0 — Meet & Greet a base di cena riscaldata (2011)

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Luogo: Novi Rock 3.0 / Lubiana, Križanke / Slovenia
Data del concerto: 08.09.2011
Numero di spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 14,00 €

Novi Rock, evento musicale di prestigio che dai primi anni Ottanta fino a metà dei Novanta, nel primo weekend di settembre, trasformava Križanke nel centro della cultura musicale urbana, quest’anno ha festeggiato i trent’anni. E dove, se non sul luogo del peccato originale, e per giunta con la modaiola etichetta software 3.0…

Con un anniversario così, la domanda sorge spontanea: a cosa dare la precedenza, alla nostalgia o all’idea originale? Mettere insieme su un grande palco i giovani che quest’anno hanno combinato qualcosa di davvero fresco e gli ospiti affermati, di casa nostra e non?

Gli organizzatori avevano annunciato due band „vecchie”, Demolition Group e Res Nullius, che avrebbero incarnato alla grande il ruolo degli ospiti, visto che entrambe hanno pubblicato quest’anno due ottimi album nuovi. Purtroppo sul palco di Križanke non li abbiamo visti. Le band nuove, fresche e promettenti, dovranno invece sudarsi la Klubski Maraton.

L’affluenza è stata alta, come previsto, e l’età media pure. Chiacchierare davanti al bancone contava per lo più più che ascoltare chi suonava, il che, vista la natura dell’evento, è del tutto comprensibile.

Nel foyer si è presentato anche un bel po’ di etichette indipendenti con le loro proposte, mentre diversi eventi collaterali si sono svolti anche al Kino Šiška.

La serata l’hanno aperta i carinziani Zircus, che si sono conciati con un body-painting coloratissimo, hanno portato sul palco anche un ballerino-animatore e in generale ce l’hanno messa tutta per essere il più d’impatto possibile. Peccato che l’impatto fosse solo visivo: il loro hard rock pseudo-psichedelico tinto di elettronica non suonava particolarmente convincente.

Cambio di registro con gli hardcorer di Lubiana Aktivna Propaganda. Uno show tutto sommato bello energico, con un retrogusto anarco-ultrasinistroide, che però è parso piuttosto scollato, anche se non sono stati gli unici a farsi mangiare da questo palco enorme. Insomma, come rappresentanti sloveni del punk HC sarebbero state una scelta molto migliore band come Golliwog o Kreshesh Nepitash.

Il dilemma degli organizzatori di cui sopra ha portato a un’esibizione di ben tre reduci di Lubiana, band dei tempi in cui nasceva la scena alternativa slovena. I primi sono stati i Buldogi, che hanno suonato un concerto solido e rodato, ma tiepido nei contenuti, con l’accento sui pezzi nuovi dell’album uscito da poco.

Proprio durante il loro set mi sono chiesto: con un orto stracolmo di prelibatezze fresche, ha un senso qualsiasi scaldare la cena di ieri?

Un’altra sterzata, stavolta verso la musica etno alternativa, l’hanno portata gli stiriani Kvinton, che hanno davvero convinto, sia con la struttura dei pezzi costruita sulla fisarmonica sia con il modo di porgere i testi poetici. Peccato che nel poco tempo a disposizione non siano riusciti a evocare fino in fondo per il pubblico la loro atmosfera tipica (che suona più o meno come se Tom Waits si fosse messo a far baldoria nelle Haloze).

Damir Avdić avrebbe dovuto rappresentare il legame tra Novi Rock e la scena dell’ex Jugoslavia… buffo, visto che da poco è diventato uno di Šiška, cosa che si riflette anche nella frequenza con cui suona nella capitale. Beh, lo “psycho bosniaco” ha menato e dato fuoco alle polveri anche sul palco grande, come da copione, e la sua poesia amara sulla distorsione delle chitarre resta unica e attuale.

Otroci socializma sono stati i secondi reduci a salire sul palco, con il cantante originale Brane Bitenc e con Iztok Turk al comando, a raddoppiare basso e chitarra. Abbiamo sentito una selezione di materiale originale di prim’ordine: la nuova formazione ha catturato in modo estremamente fedele l’atmosfera chitarristica morbosa e il suono cupo della sezione ritmica della line-up originale. Bitenc, come sempre, più che cantare recitava, e la comunicazione minima col pubblico ci stava tutta. I ragazzi sono cresciuti, ma il mestiere lo sanno ancora; al socialismo, invece, va un po’ peggio…

Per quanto preparatissimo nella sua esecuzione, N’toko è stato stilisticamente quello che più si discostava da ciò che ci aspettiamo di sentire a Novi Rock. Io su quel palco avrei preferito vedere la sua band madre, i Moveknowledgement, che ha appena pubblicato un ottimo album nuovo.

Melodrom sul palco sono stati un’ottima prosecuzione della tradizione degli elettronici sloveni come Videosex e Gloria. La carismatica cantante Mina Špiler ci ha guidati con sicurezza attraverso una selezione di materiale per lo più recente e in inglese, anche se mi è mancato qualche brano delle origini, nonostante ci sia toccato (nel mese giusto) il classico September. I Melodrom sono una band di altissimo livello, che si merita di sicuro un posto anche sulla scena musicale internazionale.

L’ultima portata di cena riscaldata è arrivata con i Niet, negli ultimi anni molto affermati e con il forte sostegno di un pubblico fedele, che cantava intonatissimo i vecchi e i nuovi successi. Tutto bello, la festa era una bomba, ma il problema è che i nuovi Niet sono una hard rock band assolutamente nella media, con un cantante tutto sommato solido, ma a tutto l’insieme manca proprio quell’attitudine punk senza compromessi che faceva grande la formazione originale. I nuovi Niet suonano come una cover band che ha avuto la fortuna di ereditare nome e fama dell’originale.

Il trentennale di Novi Rock l’ha chiuso Dani Kavaš, cantautore del Prekmurje. Scegliere un artista in sedia a rotelle è stata un’ottima mossa: la scena alternativa è sempre stata il rifugio di tutte le diversità.

Stando agli organizzatori, il trentennale di Novi Rock è un test per capire come funzionerà questo format in futuro (sempre che ce ne sia uno). Se c’è la volontà di tenere in vita l’evento, vale la pena ripensare il concept: quello di quest’anno, oltre alla piacevole compagnia, non ha offerto vette musicali, proprio come la cena riscaldata non regala piaceri culinari, ti riempie solo la pancia.

foto: Martin Prezelj

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