Itak Džafest 2011 — Doppia dose di indie da urlo, dubbie scorribande e non solo… (2011)
Luogo: Križanke / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 09.09.2011
Numero di spettatori: 2
Prezzo del biglietto: 10,00 € (abbonati), 30,00 € (prezzo intero)
Il nostro più grande operatore di telefonia mobile ha riportato stavolta la festa Itak a Križanke, scelta senza dubbio ottima vista la caratura di chi saliva sul palco. Ottimo anche l’allestimento: un grande videowall in tre pezzi, luci come si deve e un impianto audio che suonava come si conviene a ospiti musicali di questo calibro.
Nell’atrio c’era un altro videowall più piccolo con la diretta di quello che succedeva sul palco, così si poteva buttare giù una bibita fresca senza perdersi un secondo di concerto. Chissà perché a Križanke non si può ancora portare dentro la bibita, nemmeno se è versata in un anonimo bicchiere di plastica: un’usanza bizzarra che, per la gioia del pubblico, va abolita il prima possibile!
Quando il pomeriggio era ancora rovente, davanti a un auditorium quasi vuoto sono saliti i Toronto Drug Bust. Il giovane quintetto di Lubiana è partito subito a tutta, ha dedicato la parte centrale del concerto a brani più lenti e melodici e, quando sembrava che il sole cocente e il palco enorme gli stessero risucchiando le energie, ha chiuso di nuovo con più grinta, facendo capire di essere una band promettente.
A far passare più in fretta la pausa tra un set e l’altro ci ha pensato il duo di DJ Danza Macabra; devo dire che, vista l’impronta indie della serata, la scelta musicale non mi ha convinto granché, ma una pausa è una pausa.
Dopo una pausa di oltre mezz’ora, bisognava pur aspettare che l’area si riempisse, sul palco sono arrivati i bosniaci Dubioza Kolektiv, da noi ovviamente ospiti fissi di festival e altre feste a base di musica. Vestiti in modo spassosissimo, come uno sciame di vespe scatenate, hanno attaccato con energia e piazzato un concerto eccellente: il loro mix di reggae, funk, hip hop e melodie e ritmi tradizionali bosniaci fa sempre centro.
Il pubblico ha risposto alla grande, cantando in coro i pezzi più famosi, come „Kokuz” e „Blam”, e altri inni alle sostanze inebrianti. I Dubioza ti conquistano con cambi di ritmo rapidi e inaspettati (che richiamano alla memoria Manu Chao), e a un’esibizione rodatissima i due frontman aggiungono un contatto davvero efficace con la gente.
Sul palco si è fatto vedere anche il loro „zemo” Saša Lošić, ma purtroppo non sono riuscito a distinguere il suo canto… forse nel frattempo il fonico si era concesso un burek.
Ancora una bella pausa, il tempo di rinfrescare le gole surriscaldate, e poi è toccato ai primi maestri dell’indie britannico della serata, The Wombats. Il trio di Liverpool porta avanti il suo indie rock ballabile con vera energia fin dalla prima nota: al ritmo danzereccio che esce dalle mani del batterista Dan Haggis e del bassista di origini norvegesi Tord Øverland-Knudsen, il chitarrista, tastierista e cantante Matthew Murphy aggiunge l’impalcatura melodica.
Le armonie vocali all’inglese, insieme ai ritornelli „catchy”, sono il motivo del successo della band, che in fondo si regge su un paio di hit da MTV. Purtroppo, a parte i singoli, la maggior parte degli altri pezzi suona piuttosto forzata, come se mancassero le idee giuste per il salto di qualità.
Parlando di hit da MTV, i Wombats hanno chiuso il concerto con la più grossa, l’inno da ballare Let’s Dance to Joy Division, e con una jam in cui Matthew si è infilato una maschera da panda (boh, perché non da wombat?).
Quando sul palco sono saliti gli Editors, la magnifica location firmata Plečnik era già piena zeppa e il pubblico pronto per il momento clou della serata. Già l’inizio sommesso con il brano Camera ha tirato in piedi tutti e mandato le mani al cielo. Il suono era ottimo, cristallino, cosa che ai concerti precedenti dei giganti indie Interpol e The National era mancata. Del resto sarebbe difficile paragonare questi tre: ogni band ha il suo carattere e la sua storia.
Dal vivo gli Editors brillano soprattutto grazie alla solida base ritmica del batterista Ed Lay e del bassista Russell Leetch, su cui costruiscono una trama di tastiere straordinariamente ricca: ogni tanto le suonano sia il chitarrista solista Chris Urbanowicz sia il cantante e chitarrista Tom Smith, ma spesso le sentiamo direttamente dalla base registrata.
È il pieno baritono di Tom a completare la storia strumentale con i suoi racconti. Gli Editors hanno un sound tutto loro che li rende unici nella scena indie rock contemporanea: ogni brano è costruito e arrangiato alla perfezione, dall’intro a un finale breve e per lo più secco.
L’atmosfera cresceva piano piano e il quartetto di Birmingham ha snocciolato con sicurezza i successi dei suoi tre album, mescolati a qualche pezzo più recente come Two Hearted Spider, fino all’ultimo della parte regolare, l’ottima Smokers Outside the Hospital Doors.
Il bis l’ha aperto Tom da solo con la chitarra acustica e la cupa, romantica The Weight of The World, in cui la sua voce splendida ha davvero risuonato piena.
Poi sul palco sono saliti anche gli altri tre e insieme ci hanno regalato altri quattro pezzi, compreso l’ultimo singolo Papillon, visibilmente soddisfatti della risposta straordinaria del pubblico.
La conclusiva Fingers In The Factories è sfumata lasciando la voglia di qualcosa di ancora più grande, ma sarà dura superare un concerto così: gli Editors hanno dato davvero tutto su un palco allestito e amplificato alla grande, e il prezzo sovvenzionato dei biglietti ha portato sotto il palco tantissimi giovani.
foto: Nina Grad
Scaletta
EDITORS: 1.) Camera 2.) Bones 3.) Bullets 4.) An End Has A Start 5.) Two Hearted Spider 6.) You Don’t Know Love 7.) The Racing Rats 8.) All Sparks 9.) No Sound But The Wind 10.) Eat Raw Meat = Blood Drool 11.) Munich 12.) Smokers Outside The Hospital Doors —bis— 13.) The Weight of The World 14.) In This Light And On This Evening 15.) Brick And Mortar 16.) Papillon 17.) Fingers In The Factories THE WOMBATS: 1.) Our Perfect Disease 2.) Kill the Director 3.) Party in a Forest (Where’s Laura?) 4.) Jump Into The Fog 5.) Patricia the Stripper 6.) Here Comes the Anxiety 7.) Techno Fan 8.) Last Night I Dreamt … 9.) Backfire at the Disco 10.) 1996 11.) Moving to New York 12.) My First Wedding 13.) Anti-D 14.) Tokyo (Vampires & Wolves) 15.) Let’s Dance to Joy Division
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