Mary Rose fanno risorgere dalle ceneri la capitale della Bassa Carniola (2011)

0 13

Autore: Urban Bolta
Foto: Urban Bolta

Luogo: Lokal Patriot / Novo mesto / Slovenia
Data del concerto: 15.12.2011
Pubblico: 50 persone
Prezzo del biglietto: 3€ / 5€

L’annuncio del concerto dei veterani hard/heavy rock del Litorale, i Mary Rose, a Novo mesto era la scusa perfetta per lasciare la Lubiana imbiancata e andare incontro alla città sulla sonnolenta Krka. Il diluvio ha un po’ rovinato il piacere della gita, ma non ha lavato via la mia voglia di vedere finalmente i Mary Rose in un’atmosfera da piccolo club: fino a oggi li avevo sempre visti su palchi enormi, come spalla di nomi più grossi. Il Lokal Patriot di Novo mesto, centro della vita culturale della gioventù alternativa locale, al mio arrivo era ancora deserto, così non mi è rimasto che aspettare con calma le nove e mezza di sera, quando era annunciata l’esibizione della band d’apertura, la formazione tra Novo mesto e Krško The Road.

Dopo qualche occhiata preoccupata al club vuoto, i ragazzi sono saliti sul palco con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia, ma l’ansia era del tutto inutile: appena si sono presi il palco, da ogni angolo sono spuntati amici e sostenitori. Qualche decina di teste sotto il palco è bastata a motivare la band a sciogliersi e a lanciarsi in un viaggio di quasi un’ora lungo le rumorose strade del rock’n’roll. I The Road puntano su un rock basico con un retrogusto di blues e navigano volentieri nella scia delle band rock classiche americane dei Settanta e degli Ottanta. I ragazzi sono di casa nella succosità del rock’n’roll, quindi se ne infischiano di ogni tecnicismo e lasciano via libera alla chimica primordiale, senza mettere paletti alle proprie idee. Hanno proposto pezzi propri e qualche cover di gruppi come ZZ Top, Judas Priest e Poison. A questo quintetto con due chitarre il frontman ha aperto una nuova dimensione con un’esibizione piacevole: la mancanza di carisma vocale la compensa con una presenza scenica rilassata e naturale. Dopo tutti i cambi di formazione del passato, la band ha evidentemente trovato la sua strada nelle acque dell’hard rock old school dal profumo di blues, che i cinque sul palco sanno servire nella sua forma più cruda. Una performance solida ed energica è senza dubbio frutto di talento, e se i ragazzi sapranno investirlo nel modo giusto, potranno cominciare a costruire sulle basi gettate la strada verso l’alto.

Dopo una breve pausa, sullo stretto palco del Lokal Patriot (della sua scomodità Žak ci ha ricordato di continuo per tutto il concerto) si sono schierati i Mary Rose, che hanno aperto la serata con il pezzo Akcija. Così, già “al primo colpo”, ha cominciato a realizzarsi la promessa di Eki: scaletta interamente nel segno del fenomenale album “Feniks” (2006). Purtroppo, contro ogni mia aspettativa, il club non si è riempito nemmeno durante la loro esibizione, e il concerto del segreto meglio custodito dell’hard rock sloveno l’hanno seguito appena qualche decina di persone.

Il frontman Žanil Tataj Žak ha dimostrato a ogni passo di che pasta è fatto. La sua voce sale ancora senza fatica nei registri alti, l’interpretazione e la presenza scenica sono uniche in tutta la zona, per non parlare dell’esplosività carica che esce fuori nei ritornelli contagiosi, come quello di Vse in malo več. Nei ritornelli a Žak si univa di regola, con i controcanti, il bassista Mitja Kobal; il canto “solo” a due voci è forse l’unica riserva dei Mary Rose sulla strada della perfetta melodicità a cui tende l’album “Feniks”, se lo confrontiamo con l’esordio della band “Rocks off” (1990). È seguita la cover dei Van Halen Why can’t this be love, dove nel motivo d’apertura ha catturato l’attenzione il tastierista Sandi Trojner. Del resto il suo ruolo è molto importante: le tastiere in stile vecchi organi Hammond, insieme alla chitarra, formano il mattone elementare del suono dei Mary Rose. Con Zvezda i ragazzi del Litorale hanno continuato a presentare l’album Feniks, e il pubblico che cantava in coro dimostrava che a questo concerto non c’erano spettatori capitati per caso, ma solo fan sfegatati della band.

L’esecuzione è stata praticamente perfetta, come ascoltare il disco dalla poltrona di casa in salotto, merito non solo dell’infallibile sezione ritmica Mitja / David, ma anche della costante tensione di Eki verso la perfezione, che sul palco si vede sempre. Il leader della band Eki Alilovski ha steso a sangue freddo i suoi riff sul lato sinistro del palco e controllato quel che accadeva sulla scena in modo proprio paterno: la sua figura e il suo stile inconfondibile sono semplicemente un tassello indispensabile della storia dei Mary Rose.

Nella seconda parte dell’esibizione i due picchi della serata si sono susseguiti uno dopo l’altro. Prima la presentazione dal vivo in anteprima (!!) del pezzo Križ je s tabo, poi l’esecuzione dell’antichissimo Let’s go out tonight dall’esordio della band, che oggi vede il palco solo molto di rado. Con Here I go again i ragazzi del Litorale ci hanno ricordato che qualche anno fa hanno suonato come spalla dei Whitesnake, e fa persino ridere che la prova vocale di Žak – pure nell’inglese che non è la sua lingua – sia stata di un’altra categoria rispetto a quella di Coverdale al Tivoli di poche settimane fa. Il galoppare alla Maiden, la Supersticious degli Europe e di nuovo Strah pred užitkom sono stati solo la ciliegina sulla torta di una serata splendidamente vissuta.

Che dire dopo una prestazione del genere? La trasferta a Novo mesto si è ripagata sotto ogni aspetto, perché noi presenti abbiamo avuto una vera “fenicizzazione”, e questo mi ha fatto personalmente ancora più piacere, visto che finora i Mary Rose li avevo visti per lo più a feste di un tipo o dell’altro, dove in primo piano finiscono le cover. Mi stupisce però la scarsa affluenza, soprattutto considerando i continui lamenti dei rocker delle città di periferia, secondo cui dalle loro parti “non succede mai niente”. Ah già, stavo quasi dimenticando di dirlo: forse a far scarseggiare il pubblico sono state le klape dalmate, che lo stesso giorno suonavano a poche strade di distanza… benvenuti in Slovenia.

Foto: Jože Hvala

Scaletta

1. Akcija 2. Izgubljen v času 3. Vse in malo več 4. Why can’t this be love 5. Zvezda 6. Strah pred užitkom 7. Kralj za eno noč 8. Najdražja 9. Queen medley 10. Sam 11. Krivda 12. Križ je s tabo 13. Let’s go out tonight 14. Here I go again 15. Can I play with madness ———————– 16. Supersticious 17. Strah pred užitkom

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie