Sex, drugs & UFOs, ovvero a ballare contro l’apocalisse (2012)
Autore: Sandi Sadar Šoba
Luogo: Chanel Zero / AKC Metelkova / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 20.12.2012
Numero di spettatori: 80
Prezzo del biglietto: 6,00 €
Che fare quando, a un solo giorno dalla fine del mondo che non c’è stata, ti viene da chiederti dove andare a cercare un po’ di conforto per l’anima? Invece del solito spaparanzarsi in mezzo ai telecomandi o in un internet impregnato di apocalisse, o ancora di affogare il cervello in ettolitri di alcol salvifico, la risposta a questo enigmatico dilemma può essere anche il ballo. La regia di questo staccare la spina, stavolta di qualità e soprattutto molto più costruttivo e sano, è stata affidata a un incredibile sodalizio musicale che risponde al nome di Moveknowledgement: dopo tanti concerti in cui le mie orecchie sono state coccolate come si deve, il rischio che il conto alla rovescia verso un finale mai arrivato fosse accompagnato da una colonna sonora penosa, semplicemente, non c’era. Il piacere era garantito, e in più era fantastico che questo stacco da mille preoccupazioni e dalle pesanti catene della gravità dell’universo si annunciasse nell’atmosfera intima del piccolo club Channel Zero, a Metelkova. Arrivando sul posto era chiaro che quella sera di ressa esagerata non ce ne sarebbe stata. Qualcuno aveva già la testa al giorno dopo, quando le strade della capitale sarebbero state invase dalle masse di popolazione scontenta, mentre i tutori dell’ordine, gli angeli blu della nostra anima slovena imbrigliata nei lacci del conformismo e dell’obbedienza, setacciavano gli angoli dei centri alternativi della resistenza costruttiva in cerca di molotov, cubetti di porfido e altri strumenti per regolare i conti con gli oligarchi, quelli travestiti con i colori della democrazia e del liberalismo, oligarchi del logoramento politico. Noi, i pochi presenti, quella sera aspiravamo solo a musica, ritmo e un balsamo da ballare per le anime doloranti.
La catarsi è partita nel club discretamente pieno verso le dieci e mezza di sera, quando sul palco ben assediato sono saliti i ragazzi della formazione dub-rap-alternativa. Dietro la batteria si siede David Cvelbar, dietro le tastierine in miniatura, col basso a tracolla, si piazza Dejan Slak, e di fronte a lui, con un fuoco positivo di passione e voglia di muoversi, c’è l’eccezionale tastierista Miha Šajina; la parte anteriore del palco è occupata dall’atipico ritmico e sciamano a sei corde Uroš Weinberger e infine dalla voce principale e straordinario cucitore di versi in rima a raffica, il cantante Miha Blažič a.k.a. N’Toko. La sospensione del silenzio e l’incitamento al pubblico vengono rotti dall’ingresso intenso attraverso la porta della musica succosa, e dopo una lunghissima ouverture nel gioiello dei Nirvana Breed i rotori si surriscaldano a dovere. Al posto della stampede punkeggiante che il defunto salvatore del rock e colpevole della nascita del grunge, Kurt Cobain, aveva cucinato negli anni Novanta su Nevermind, la versione slovena è più meditativa, ma senza annacquarsi in chiave new age. I Moveknowledgement, fin dalla prima pressione sui tasti e dalla prima ondata di bassi dalle casse, sono determinati a portare a termine il loro lavoro come se quello fosse davvero l’ultimo concerto al mondo. »I don’t care /Care if I’m old / I don’t mind /Mind, don’t have a mind / Get away /Away, away from your home/ I’m afraid/
Afraid, afraid of a ghost …« N’Toko, a occhi socchiusi, spalanca i suoi registri gutturali, mentre gli altri sulle ali dei loro strumenti salpano da questo mondo, con l’aiuto della prima e unica cover, verso sfere astrali tutte loro. Con il brano La Droga e il Buio i Moveknowledgement si infilano sui loro binari e, con il gioiello ritmico d’apertura dell’ultimo album Pump Down!!! , portano i battiti del cuore a una marcia superiore. Il ritmico picchiettare del campanaccio, la distorsione di chitarra succosa e le tastiere tessono una fitta coltre a cui si appiccicano le emozioni più pure, e al ritmo di questa musica intensa si mettono in movimento sia le prime linee di battaglia sotto il palco, sia i solitari in fondo alla sala. I Moveknowledgement alzano l’atmosfera aggiungendo man mano nuovi strati musicali e, nonostante il fitto picchiettare delle mille parole dell’oratore della serata, le parole perdono la loro presenza fisica e diventano solo un ingrediente indispensabile della fusione totale nel mare di musica. Storditi da La Droga, abbiamo giusto una piccola pausa, perché subito dopo il quintetto ci riporta ai tempi del più oscuro, più sinistro ma musicalmente perfetto Nebukadnezar con il brano Chemicals. Le teste scoppiano per il concentrato totale di rime apocalittiche e ritmo, il minimalismo degli elementi poggia su una grassa linea di basso, tastiere e batteria, mentre la spina dorsale di tutto quanto è la raffica nasale di parole del due volte campione nazionale di freestyle rap. Le parole sono sfuggenti, e confesso sinceramente che, per quanto io sia completamente stregato dai vangeli sonori degli straordinari ragazzi di Novo Mesto, mi frustra proprio non riuscire a cogliere il senso pieno di tutti i testi. Accidenti: non riesco a ricordarne neanche uno, perché va tutto troppo veloce e troppo intenso, e a parte restare nel momento presente né il passato né il futuro hanno vero peso e significato. E forse è proprio qui che l’intento di questo oratorio verbale è pienamente raggiunto.
Switch It Up, con il suo basso velenosamente pesante e le tastiere sinistre, spicca su Pump Down come un profugo dalla terra di Nebukadnezar: la minore allegria danzereccia è compensata da una rabbia eccezionalmente condensata, grazie alla quale i Moveknowledgement si calano così dolcemente anche su un terreno più impulsivo – se per esempio prima avete ascoltato i Rage Against The Machine, il salto verso l’alternativa slovena trip-funk-dub è qualcosa di completamente naturale e naturale. Il rumore sexy riempie le volte del club Channel Zero e né il tempo né lo spazio contano più. Il ballo continua energico, senza interruzioni e senza intoppi, il suono un po’ più soffocato dà un tocco ancora più intimo allo scorrere dei momenti, e a ricordarci che non è tutto così nero e senza via d’uscita ci pensa il primo singolo dell’ultimo disco, l’ottimista Average Bear. »I am not your average bear / I am not average bear and I don’t care!!!« Al diavolo la mediocrità e il grigiore oscuro! I Moveknowledgement sono originali, ed è proprio per questa superiore innovatività, spontaneità e determinazione che è impossibile non amarli e non credere in loro! Lo spirito positivo della serata aleggiava su tutta la sala, che bramava buona musica e urlava per averne ancora, e pure quella l’ha ottenuta! 36 Lakes, nella sua oscura ripetitività, è quasi un rigore punitivo per i sensi, mentre le onde ripetute del basso ritmico e i frattali di suoni stridenti e saturi di effetti delle tastiere, del feedback del microfono e delle parole trattate col delay risultano sinistri ma da dipendenza, in sintonia con il cupo conto alla rovescia pre-apocalittico. Nel brano c’è tutto – alieni, eclissi solari e la presenza oscura di qualcosa di più grande di quanto mente e sensi riescano ad abbracciare in un solo istante. I Moveknowledgement sono maestri di ipnosi di massa e suggestioni musicali, e tingono con genialità le cartine di tornasole delle sensazioni con una tavolozza variopinta. Dall’arcobaleno di luci ai contorni scuri della tenebra demoniaca – nel suono dello straordinario pentagramma di co-creatori si trova di tutto, e nella sostanza pura vi sporcano senza pietà sia il corpo sia l’anima, cari miei! I mattoni psichedelici di una fuga totale lastricano la serata fino a farne qualcosa di grande, bello e indimenticabile. Il brano omonimo del disco precedente, lo straordinario Listen To Nebukadnezar, è un’ouverture verso momenti del passato. La chitarra meditativa e il ritmo sincopato di batteria e basso intrecciano una fitta trama di dub di qualità, e dopo uno dei pezzi più poetici della serata, la superba A Barcode, arriva il salto nell’ultimo terzo del concerto. Barcode è un frammento psichedelico che, oltre ai ricchi contorni di chitarre sognanti e grappoli sonori, offre la giusta dose di sana rivolta e rabbia. In un miscuglio di giochi moderni con le forme cristalline di un suono purificato e con gli strati di effetti nasce una sensazione di assenza di corpo, da cui risuonano i toni sarcastici di I Am Zorr. Storditi dalle endorfine e dalla dopamina bollite nel cervello, ci ritroviamo poi in un punto maturo per uno degli esperimenti più belli – la presentazione in anteprima del brano I’m On It. Quest’ultimo è un buono sguardo su ciò che sentono e creano i ragazzi del trust creativo di Novo Mesto. I’m On It è il successore da ballare dell’eccezionale Pump Down e, tra ritmo e incantesimi sciamanici alle sostanze chimiche della felicità, non manca nemmeno un tamburello, che prende in mano con la massima naturalezza il celebre Shekuza. Ci aspetta un meraviglioso mondo nuovo, se sopravviviamo a venerdì, penso, e al tempo stesso devo sottolineare che l’ulteriore evoluzione e l’ascesa tra le stelle per questi giovani virtuosi di musica fuori dal comune sono già tracciate. Da quel che si è sentito, la sopravvivenza non è in discussione, perché il ritmo del cuore e della passione è più che dimostrato empiricamente, e in quel miscuglio iperenergetico non manca nemmeno la determinazione.
Il ritorno sul pianeta degli schemi più sicuri e delle ricette collaudate prosegue con le esibizioni sentitissime di Hands e Stop/Continue, e poi arriva la fine della parte regolare. I Moveknowledgement sbuffavano sudore e adrenalina e, con un sorriso sulle labbra, è seguito un sincero ringraziamento per aver intrecciato insieme la serata in un bel tutt’uno, senza freni. Dato che senza bis semplicemente non si può, il pubblico rumoroso, con applausi sinceri e urla, ha strappato due splendidi supplementari. Dopo l’esecuzione dell’invito catartico ad attingere alla positività con il brano Pump Down!!! abbiamo avuto anche il tripletto satanico della bestialmente bella 666, e come ciliegina sulla torta la serata si chiude con un medley di piacere e immagini dell’ultimo disco. Electric Manland porta lo spettacolo al gran finale, e la salvezza stavolta è riuscita grazie all’agilità, alla straordinarietà degli intermediari spaziali e, oltre alle sostanze psicogene che tengono la protagonista a crack, l’atmosfera ha raggiunto un climax naturale e senza finzioni. »Sex, drugs and UFOs!« è il motto con cui il credo di vita della musica sincera e di qualità del passato viene modernizzato, e la sopravvivenza di chi ha fame di musica è assicurata. I corpi sudatissimi non potevano che inchinarsi, ballando e abbandonandosi a tutto ciò che è bello, alla straordinaria forza suggestiva degli eletti del cuore di quella serata. Chi non c’era si è perso qualcosa di davvero eccezionale e sopra la media, mentre noi che abbiamo assistito di persona a questo sfogo di emozioni possiamo scrivere negli annali un altro bellissimo ricordo da concerto, per il quale lasciarsi al gioco del caso è così meraviglioso! I Moveknowledgement hanno dimostrato di essere capaci di battere e sopravvivere anche alla fine del mondo, e il momento della pensione è ancora lontano, perché nella sacca di trucchi e meraviglie c’è ancora un sacco di roba buona! Qui posso paragonarli solo all’immortale Chuck Norris. All’imperativo della danza, del movimento e dell’evoluzione semplicemente non sarà possibile opporsi nemmeno dopo il momento dell’apocalisse mancata, e il viaggio sul tappeto magico dell’eccezionalità, spero, riserverà ai ragazzi anche qualche sorpresa che si meritano. Per esempio, diventare uno dei principali prodotti musicali da esportazione del nostro pollaio? Glielo augurerei di cuore, perché di musica così buona, straordinaria e sentita al mondo ne manca sempre, e io posso solo essere felice che nel misterioso universo dei suoni magici, del ritmo splendido e del movimento divino mi abbia introdotto la mia dolce, migliore e più saggia metà, cosa di cui le sarò grato fino alla morte, ma questa è già una storia per un’altra volta …
Scaletta
- Breed
- La Droga e il Buio
- Chemicals
- Switch It Up
- Average Bear
- 36 Lakes
- Listen To Nebukadnezar
- A Barcode
- I Am Zorr
- I’m On It
- Hands
- Stop/Continue
—bis— - Pump Down!!!
- Electric Manland
- 666
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