Indie Combo alla Gromka (2012)
Luogo: Gromka / Metelkova mesto / Lubiana
Data del concerto: 20.12.2012
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 3€
Oggi mi riesce difficile scrivere ancora un report su un concerto di più di un mese fa. È passato troppo tempo, ma vabbè: meglio tardi che mai. Per ricordo – e come monito, perché oggi più che mai la scena musicale ha bisogno di unione. I protagonisti di questo giovedì sera l’hanno dimostrato eccome.
La crisi nel paese (e nel mondo) si fa sempre più dura e per gli artisti alternativi (più giovani) è sempre più difficile organizzarsi da soli anche solo un mini tour in Slovenia. Così sono costretti a cercare soluzioni razionali, ma comunque interessanti. Una di queste è senz’altro unire le forze sul palco tra band simili per genere e idee. Lo hanno fatto anche i gruppi di cui parliamo qui: Barely Modern, Arhibald Arhibaldovich e Dečki iz dvorišta. Lo scorso dicembre si sono messi in viaggio per un breve tour in Slovenia, partito dalla vicina Zagabria. Tutte e tre le formazioni attingono musicalmente alla ricca tradizione dell’alternative e dell’indie rock e, per di più, appartengono alla stessa generazione di giovanissimi. Sul piano del suono differiscono per molti versi, ma all’esterno formano comunque un insieme coerente che, nella presentazione, non si pesta troppo i piedi. Come abbiamo visto dal vivo, per niente. Band così rilassate e affiatate non le vedevo da un pezzo, né sui palchi di casa né su quelli stranieri. Va aggiunto che a lanciare l’idea del tour sono stati soprattutto i ragazzi degli Arhibald Arhibaldovich.
Quando, un paio di giorni prima del tour, ho intervistato Jana e Žiga dei Barely Modern chiedendo cosa si aspettassero, mi è sembrato che guardassero tutta la situazione con un po’ di scetticismo. Anche se in una risposta precedente avevano detto di rispettare, tra le band slovene, anche gli Arhibald, nell’aria si sentiva una certa incertezza sull’intesa tra i gruppi. Era del tutto superflua. Il concerto è stato segnato proprio da questa unione tra i co-creatori del mini tour. A ogni passo si respiravano cameratismo, complicità e buona energia. Le band si sono trovate davvero bene. Si è visto ancora meglio alla fine dell’ultimo set della serata, quando sul palco si sono uniti ai Barely Modern anche i membri delle altre due formazioni e tutti insieme hanno chiuso il tour in modo euforico con una versione collettiva di ”Jedilna čokolada” (Dečki iz dvorišta).
Già allora, però, sul palco in mezzo a tutti gli altri non avevo notato il frontman degli Arhibald Arhibaldovich, Nejc Bitenc. Era un presagio? Sì, purtroppo. Quella sera Nejc ha suonato il suo ultimo concerto con la band. Anche se sul palco non si è sentito, nel gruppo le cose scricchiolavano da un po’. La chimica iniziale tra lui e gli altri membri era svanita e forse per entrambe le parti è meglio così, che si siano separati. Nejc è già al lavoro su un nuovo progetto personale, mentre gli altri cercheranno prima di tutto un sostituto e nel giro di un anno circa possiamo aspettarci anche il primo album.
Quello che ha accomunato tutte e tre le band, quella sera, è stata la brevità dei set e un audio scadente che (tecnicamente) non ha permesso grandi vette d’ascolto. La Gromka è stata piena quasi per tutta la serata, cosa prevedibile visto il prezzo misero di 3€. A salire sul palco per primi sono stati i fratelli Šušnjar, che formano il duo Dečki iz dvorišta. Come band all’epoca erano attivi ufficialmente da appena un mese circa, quindi non c’era da aspettarsi un repertorio ampio. Ci hanno presentato cinque pezzi, caratterizzati da una genuina interazione fraterna, mentre sul piano del suono li porta nelle direzioni più disparate dell’alternative rock, più marcatamente verso il post-punk e il jangle. Il lato linguistico è multilingue (testi in inglese, sloveno e serbo-croato), e la particolarità è il potente baritono del cantante (e chitarrista) Nik Šušnjar, che in certe sfumature ricorda la voce di Ian Curtis. Nonostante avessero all’attivo solo pochi concerti, sono stati una piacevole (e divertente) sorpresa e hanno aperto la serata nel migliore dei modi.
Non erano passati nemmeno cinque minuti dal set del duo Dečki iz dvorišta che gli Arhibald Arhibaldovich avevano già occupato il palco. Visto che il batterista Peter Šušnjar è lo stesso in entrambe le band, forse non è nemmeno più così sorprendente. Sugli Arhibald, in quattro anni di attività, si è già scritto parecchio; sono sicuramente una delle band indie slovene più ”purosangue”. E non lo nascondono nemmeno. Ed è proprio questo, per un bel po’, il loro problema. Nella loro musica si sentiva soprattutto la musica di altre band, c’era molto di schemi indie generici ripresi di peso…tutto quello che capita spesso ai gruppi giovani. Stavolta, invece, è stato tutto diverso. All’imitazione è subentrata la creazione. Che, visto il potenziale, era in realtà solo questione di tempo. Nella loro musica hanno cominciato a emergere elementi d’autore, hanno iniziato a formare un suono e uno stile propri. Gli anni passati a suonare su vari palchi sloveni si vedono anche nella loro presenza scenica. Qui sono sicurissimi di sé, attraenti, presenti e rodatissimi. La loro esibizione è una vera gioia per gli occhi e la definizione stessa di performance energica. Particolarmente entusiasmante è l’apporto del batterista Šušnjar, che non dà alla squadra solo il battito sul palco, ma anche l’anima. Raramente capita che un batterista oscuri così tanto gli altri membri e allo stesso tempo risulti costruttivo e coesivo. Senza dubbio il cuore e la testa della band. Perciò, nonostante l’addio del cantante Nejc Bitenc, non dovrebbe cambiare granché. Con un’evoluzione così, per il gruppo c’è ancora un futuro luminoso.
Qualcosa di tutto questo l’hanno già assaggiato, almeno in parte, i membri dell’ultima band sul palco, i Barely Modern. I campioni dell’alternative rock del 2012. Il loro album We Cruise Like Tom Does ha conquistato sia la critica sia un folto pubblico di ascoltatori. Dopo una parentesi di un anno a Londra sono tornati in Slovenia più forti che mai. I loro show sono sempre più completi, il frontman Žiga Petkovšek mostra sempre più carisma, sono rodati come pochissime band slovene. Tutto funziona alla perfezione, genuino ed esplosivo. Una bomba a orologeria di rock’n’roll e vibrazioni da ballo. Come già altre volte, hanno suonato in modo molto incisivo, senza un attimo di pausa (aspetto ancora il pezzo Mr. Man), dinamico e rinvigorente. Il loro suono ”live” è ancora più aggressivo di quello in studio, che già di suo suona molto da concerto e primordiale. Dopo tutto questo c’è poco da aggiungere, se non che aspettiamo già con impazienza il nuovo album.
La serata e il tour si sono chiusi con la già citata unione dei tre act sul palco. L’esecuzione di ”Jedilna čokolada” è stata soprattutto molto divertente, simpatica e da canzonetta. Me la sono cantata per tutta la notte. Quello che mi resterà in mente, da spettatore, è soprattutto questa unione (già decantata sopra), difficile da non notare tra i membri delle diverse band. Anche se mettere insieme gruppi diversi per fare un tour finora non era una novità, temo che in futuro per le band meno conosciute diventerà l’unico modo per farsi conoscere da un pubblico più ampio.
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