Steve Hackett riaccende con successo la magia dei Genesis classici (2013)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Vicenza / Teatro Comunale (Salla Maggiore) / Italia
Data del concerto: 24.04.2013
Spettatori: 930
La sala del Teatro Comunale, nel cuore di Vicenza, è praticamente lo scenario ideale per le serate delle leggende del progressive rock che, anche a distanza di decenni, custodiscono ancora una dose pregiata di sofisticatezza artistica, qualcosa che il fedele pubblico italiano ha sempre saputo premiare come si deve. Ce ne eravamo già accorti due anni fa, quando in questo nobile teatro si esibirono i leggendari Van Der Graaf Generator, che ‘incendiarono’ la sala mentre il popolo presente quasi impazziva dall’entusiasmo. Fatto sta che gruppi di culto del prog come questi significano ancora qualcosa per i vecchi e fedeli appassionati italiani, che ogni tanto si portano dietro anche i familiari più giovani, mentre da noi chi non legge Rockline di solito non ha nemmeno idea che i suoi beniamini di gioventù esistano ancora e organizzino tour.
Almeno altrettanto rispetto di VDGG e del loro grande patriarca vocale Peter Hammill, presso i nostri vicini occidentali se lo gode un nome non meno importante nella storia del progressive rock: l’ex chitarrista di Genesis e GTR Steve Hackett, che nell’ultimo decennio, sia in studio che sul palco, è più attivo che mai in carriera. Alla fine dello scorso anno il signor Hackett ha pubblicato l’album »Genesis Revisited II«, in cui, con una squadra di collaboratori di prim’ordine, ha rimesso mano ad alcuni degli standard più amati dei Genesis. In certi brani lo hanno aiutato anche i musicisti che ormai da un po’ formano la sua band di accompagnamento e che in questa serata hanno avuto un ruolo da veri coprotagonisti nel creare la magia dei Genesis.
Steve ha infatti deciso che, dopo il 1997, quando presentò dal vivo l’album »Genesis Revisited« (primo capitolo), con il nuovo tour avrebbe portato avanti la nobile missione di far rivivere gli evergreen dei Genesis, che dal vivo non suona più nessuno dei suoi ex ‘compagni di sventura’, cioè degli altri ex membri della leggendaria band britannica. Peter Gabriel, a sentir lui, con la sua ‘fase adolescenziale’ ha chiuso già nel 1975 e non ha alcuna intenzione di ‘tornare al passato’, Phil Collins si è ritirato da poco, per Mike Rutherford la sua band pop rock Mike And the Mechanics conta più di qualsiasi altra cosa, mentre Tony Banks da un pezzo si interessa soprattutto di comporre musiche per film oscuri e di collaborare con l’orchestra filarmonica. Anthony Phillips, il predecessore di Hackett alla chitarra nei Genesis, ha sempre evitato i palchi come il diavolo l’acqua santa. Oltre a Steve, il più entusiasta nel riportare in vita la magia dei Genesis è stato il loro ex cantante Ray Wilson, che durante il concerto di Hackett a Milano è comparso come ospite speciale in tre classici dei Genesis.
Questa fortuna a Vicenza non ce l’abbiamo avuta, eppure a tutti noi in sala il cuore ha fatto un salto di gioia e di rapimento nostalgico nell’assistere a una fantastica interpretazione dal vivo di alcuni amatissimi evergreen dei Genesis, e in un modo che nessuna moderna tribute band dei Genesis riesce a restituire. Il carismatico cantante di origine americana Nad Sylvan, il cui timbro rappresenta l’equilibrio ideale tra Gabriel e Collins, oltre a prestazioni vocali convincenti e a una fantasiosa coreografia sul palco ha evocato anche un po’ di teatralità ‘alla Gabriel’, anche se, come c’era da aspettarsi, non si è infilato in testa né la maschera da volpe, né una scatola, né un fiore. Il monumentale »Watcher of the Skies«, catalizzatore di energia da »Foxtrot«, con il tastierista Roger King che all’organo e al mellotron ha regalato la prima dose di maestosità epica della serata, è stato scelto come brano d’apertura. Una scelta d’apertura abbastanza scontata, fedelissima all’originale in studio, solo che il signor Hackett si è concesso qualche improvvisazione chitarristica in più. A dare un’impronta un po’ più jazzata ai singoli arrangiamenti della serata ha pensato Rob Townsend, alternandosi tra clarinetto, flauto e un sintetizzatore aggiuntivo.
»The Chamber of 32 Doors« ci ha riportati sul leggendario concept album »The Lamb Lies Down On Broadway«, da cui in serata sono stati eseguiti cinque brani. Tra questi anche standard relativamente oscuri come i ancora oggi divertentissimi e interessanti »Broadway Melody of 1974«, »Cucko Cocoon« e »Hairless Heart«. In »Fly On a Windshiled« per la prima volta nella serata si è ritrovato per un attimo nel ruolo di voce principale il batterista Gary O’Toole, incaricato delle parti vocali più basse e ‘ruvide’, le uniche in cui l’ottimo e iper-teatrale Sylvan non è stato al massimo del suo splendore. In compenso ci ha conquistati del tutto con due ottime interpretazioni vocali degli evergreen di »Selling England By The Pound«, »Dancing With the Moonlit Knight e soprattutto »Firth of Fifth«, in cui anche King ha vissuto il suo momento da ‘star’ con un monumentale assolo di tastiere. Lee Pomeroy (It Bites), il nome più noto della band di Steve, nel frattempo ha coperto egregiamente le linee di basso originali di Rutherford, ha più volte imbracciato un basso a doppio manico e in più occasioni, come faceva un tempo il leggendario bassista di cui sopra, ha suonato seduto.
Uno dei pochi momenti della serata che non è risultato del tutto convincente è stato »Blood On the Rooftops«, eseguito sì a un livello musicale eccellente, il che non sorprende, visto che è uno dei classici dei Genesis preferiti da Hackett, ma stavolta il maestro della chitarra ha preso la decisione sbagliata affidando la voce solista al batterista O’Toole. Quest’ultimo, come già all’ultimo nostro incontro a Trieste, non è stato all’altezza del compito e ha faticato fin troppo per catturare l’originale magia vocale di Collins. A differenza dei Genesis di quel periodo (attorno al 1977), il signor Hackett nella scelta dei brani non ha affatto trascurato l’album »Wind and Wuthering«, da cui ha proposto in modo più che convincente l’epico trittico »Unquiet Slumbers for the Sleepers…«, »…In That Quiet Earth« e »Afterglow«. Per fortuna questi ultimi tre li ha cantati Sylvan, rimasto al microfono fino alla fine della serata. Sullo sfondo, tra un brano e l’altro, scorrevano di continuo proiezioni interessantissime, in perfetta sintonia con i testi dei singoli pezzi, che hanno arricchito ulteriormente l’atmosfera intensa della sala.
Poco oltre metà concerto è arrivato il momento del classico più celebre dei Genesis dell’era Gabriel, l’hit ‘da giardinieri’ »I Know What I Like (In Your Wardrobe)«, dove Steve, Nad e gli altri compagni hanno entusiasmato in particolare con ottime armonie vocali e interessanti inserti di clarinetto. L’eruttivo »Dance On a Volcano« e l’eterea ballata »Entangled,« classici del capolavoro »A Trick of the Tail« (1976), il signor Hackett li ha ‘risparmiati’ per la parte finale dello show, e a livello di atmosfera è stata una scelta azzeccatissima. In sala il clima ha più volte toccato il punto di ebollizione, con applausi che non volevano finire più, e un paio di volte gli italiani, sangue caldo, si sono perfino alzati dai posti senza essere invitati, troppo presto, scatenando un vero e proprio fracasso da stadio di calcio. Per fortuna hanno saputo ‘calmarsi’ al momento giusto, così che i musicisti sul palco hanno potuto proseguire indisturbati nel far rivivere la magnifica eredità dei Genesis.
»The Musical Box« è stato l’unico rappresentante di »Nursery Cryme« (1971) in serata e quindi il pezzo più vecchio per anno di uscita, che, come la maggior parte degli evergreen dei Genesis, anche dal vivo ha superato alla grande la prova del tempo e ci ha di nuovo condotti, in modo convincente, verso il ‘castello sopra le nuvole’, dove il vecchio re moribondo e brutto ha fantasticato per l’ultima volta sulla sua giovanissima cameriera. Per chiudere la parte regolare dello show hanno scelto la migliore sorpresa possibile, l’esecuzione che la maggior parte dei presenti in sala aspettava con più impazienza: l’apocalittico ‘alfa e omega’ dei Genesis, l’epica »Supper’s Ready«. Il teatro è quasi esploso dall’entusiasmo mentre la banda di Hackett portava tutti i presenti in un’indimenticabile odissea apocalittica di oltre 20 minuti, in cui si incontrano fiori che camminano, l’anticristo e una solenne processione con le croci.
Anche nel bis Steve e compagni ci hanno regalato una bellissima sorpresa, eseguendo il classico di »Wind and Wuthering« spesso trascurato, »Eleventh Earl of Mar«, a metà del quale Sylvan si è trasformato per un attimo nel tipico damerino aristocratico inglese col bastone. È seguita una breve improvvisazione strumentale in cui il maestro Hackett ha infilato con arguzia il motivo conduttore del suo classico solista »Slogans«, per poi passare con astuzia alla golosa chiusura epica »Los Endos«. Quest’ultima era una conclusione quasi scontata, visto che i Genesis, nei loro anni migliori, la suonavano spesso come saluto di fine concerto. Per l’unico verso di questo capolavoro a trazione strumentale è tornato sul palco anche Sylvan, unendosi agli altri membri tra il fragoroso applauso che ha seguito la fine dello show.
La missione di riportare in vita dal vivo la magia dei Genesis, affidata al maestro Hackett in pieno centro a Vicenza, è stata più che riuscita: in circa due ore e mezza ci siamo fatti una bella scorpacciata di alcuni dei classici più amati della storia musicale delle leggende del progressive rock britannico. E il tutto con un suono quasi autentico dei ‘bei vecchi tempi’, solo con un retrogusto evidentemente più jazz grazie al contributo di fiati di Townsend. Chi durante il concerto ha chiuso gli occhi per un attimo ha potuto pensare più volte di essere tornato al periodo tra il 1971 e il 1977, quando il condimento musicale dei Genesis comprendeva ancora gli indimenticabili capolavori chitarristici di Hackett, che tanti hanno rimpianto a lungo dopo il suo addio e la sua scelta di intraprendere la carriera solista.
Scaletta
1. Watcher of the Skies
2. The Chamber of 32 Doors
3. Dancing With the Moonlit Knight
4. Fly on a Windshield
5. Broadway Melody of 1974
6. Cuckoo Cocoon
7. Hairless Heart
8. Firth of Fifth
9. Blood on the Rooftops
10. Unquiet Slumbers for the Sleepers…
11. … In The Quiet Earth
12. Afterglow
13. I Know What I Like (In Your Wardrobe)
14. Dance on a Volcano
15. Entangled
16. The Musical Box
17. The Supper’s Ready
—bis—
18. Eleventh Earl of Mar
19. Los Endos (incl. Slogans)
Galleria fotografica



































































