Blackbird Blackbird ha cullato e fatto sognare un pubblico di Lubiana in gran forma (2013)

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Luogo: Channel Zero / Metelkova / Lubiana
Data del concerto: 23.04.2013
Numero di presenti: 150
Prezzo del biglietto: 10€ (early bird), 12€ in prevendita, 14€ la sera del concerto

Esattamente un anno fa sulla scena musicale slovena è sbarcata una squadra nuova e giovane di promoter/organizzatori di concerti, che risponde al nome di Young Vibes. Dopo l’aprile dello scorso anno, quando all’Orto Bar di Lubiana avevano portato due artisti ”chillwave” nordamericani (Teen Daze, Brothertiger), quest’anno è arrivato, sempre in quota al suddetto ”genere”, un musicista elettronico ancora più grosso e importante: Blackbird Blackbird.  

Mikey Maramag (San Francisco) alias Blackbird Blackbird è uscito anni fa dalla scena ”di nuova composizione” del cosiddetto chillwave. I principali esponenti di questa roba erano Neon Indian, Toro Y Moi e Washed Out, ma il genere, ovviamente, non ha mai avuto una definizione vera e propria. Il chillwave dovrebbe essere, in sostanza, pop ambient da ballare con un tocco di anni Ottanta, che sotto lo stesso tetto infila le espressioni musicali più disparate: dal psych folk al nu gaze, dalla witch house al classico electropop. Che con quel nome si trattasse solo di una moda, di una meteora da un anno, lo dimostra già il fatto che tutti gli artisti citati sopra, poco dopo la nascita del ”genere”, si sono allontanati in fretta (e parecchio) esteticamente da una qualche ”classica produzione chillwave”. Già così nella musica popolare contemporanea abbiamo grossi problemi con la categorizzazione (che è ovviamente un fenomeno a sé, ma ne parliamo un’altra volta), e costrutti mediatici (di nomenclatura) di questo tipo non fanno che peggiorare la situazione e renderla del tutto illeggibile (cosa che è in totale contrasto con lo scopo stesso del categorizzare…). Insomma, un’etichetta che non merita di essere considerata un genere. Va bene, è vero che a un certo punto un bel po’ di artisti (soprattutto della costa occidentale degli USA e del Canada) producevano musica d’atmosfera piuttosto simile, quindi che questa definizione passi alla storia come un lampo di quell’estate, un momento di ”recessione” e lo zeitgeist di quel posto (/mondo).

Visto che oggi non ho intenzione di scavare nella genesi del genere in sé (e del più ampio problema della categorizzazione), questa divagazione serva solo a ricordare che, alla fine della fiera, nella musica a fare la parte del leone non sono i giochetti di nomenclatura dei giornalisti, ma la qualità e soprattutto le sensazioni che questa musica fa nascere. E di sensazioni rilassate e positive, quella sera al Channel Zero (a Metelkova), ce n’erano a palate. Anche se a fine  febbraio a Seattle Blackbird Blackbird aveva già sperimentato la sua incarnazione in band al completo (come spalla degli Starfucker, che a Lubiana avevamo avuto occasione di sentire al Kino Šiška nel novembre 2011), stavolta davanti al pubblico sloveno Mikey Maramag si è presentato completamente da solo. Microfono, mixer e laptop hanno preso il posto dei membri della band, ma sull’organicità dell’esibizione non si è sentito in alcun modo.

Blackbird Blackbird, che musicalmente si abbevera da gente del calibro di Caribou, James Blake, Four Tet e Mount Kimbie, ci ha servito in un set di novanta minuti una vera e propria ipnosi da ballo. Se all’inizio, con il volume basso e la sala mezza vuota, niente faceva presagire questo, già verso la fine del primo terzo del concerto il quadro è cambiato del tutto. Mikey Maramag ha alzato il volume, il locale si è riempito per bene e il dondolio da ballo è partito. Quella sera Blackbird Blackbird ha preparato un set antologico, presentandoci tutta la sua discografia, e soprattutto nei pezzi finali ha dato un po’ di spazio anche al suo materiale più recente (ancora inedito). Le melodie sognanti e dall’accordatura psichedelica erano ottimamente completate dalla sua voce calda e leggermente sognante, che nemmeno qualche occasionale sbavatura rendeva sgradevole o superflua. Visto che in sostanza si trattava di una carrellata sul suo lavoro finora, ci sono stati frequenti sbalzi di ritmo e passaggi e attacchi un po’ goffi alla canzone successiva. Però Blackbird Blackbird ha dimostrato che la sensibilità pop si può mettere insieme benissimo con le escursioni in acque musicali sperimentali. Il picco della serata, a detta sua, è stato l’ultimo pezzo del set, ”It’s A War” dall’EP dell’anno scorso Boracay Planet (a oggi ha pubblicato un solo LP, Summer Heart del 2010), che però si è presto rivelato non essere affatto l’ultimo. E a ogni brano successivo ha ripetuto la stessa cosa, continuando a suonare per almeno altri  venti minuti, finché non è finito tra le braccia del pubblico.

Lo ammetto, dal concerto non mi aspettavo niente, e alla fine mi ha dato tantissimo. Blackbird Blackbird si è rivelato un artista che sa come coccolare il pubblico e creare buona energia, senza però scendere a compromessi sulla qualità del suono né cadere nella ”bohnedaj” commercializzazione. Ha anche mostrato che l’etichetta ”chillwave” era molto troppo stretta per la sua attività musicale e che è servita solo a un qualche trionfale ”hipster trendsetting” e al business di varie etichette discografiche e media. Tutti i complimenti per l’impegno e l’organizzazione vanno alla squadra di Young Vibes, che insieme al club CH0 ha messo in piedi una serata da club coi fiocchi. La serata, peraltro, non è iniziata e non è finita con l’esibizione del protagonista: ad aprire ci ha pensato Kampl, mentre dopo Mikey Maramag a far girare il pubblico ci ha pensato Dj ENOK. Young Vibes preparano il loro prossimo evento già a inizio giugno (3.6.), quando nell’hangar Brooklyn di Lubiana ospiteranno Slow Magic, Giraffage e Mister Lies. Cento di questi concerti!  

 

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