Gatte infernali – le regine della notte di Kamnik! (2013)
Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Kamnik / MC Kotlovnica / Slovenia
Data del concerto: 05.10.2013
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso gratuito)
Che ci piaccia o no, l’estate è finita da un pezzo: l’autunno, con le sue nebbie, il crollo delle temperature e qualche acquazzone qua e là, sta mostrando i denti ormai da un po’, e con ottobre, dopo i liceali, sono tornati sui banchi anche gli universitari. Ma in ogni cosa bisogna cercare il lato positivo, altrimenti non ci resterebbe che pensare a farla finita. Con l’arrivo dell’autunno hanno così ricominciato ad aprire i battenti anche i locali, che nella parte più calda dell’anno, tra festival e altre attività da vacanza, di norma restano chiusi. Il primo sabato di ottobre è stata quindi la Kotlovnica di Kamnik a chiamare a raccolta il pubblico: oltre all’ingresso gratis e ai divertenti giochi a base di birra, si è presentata con l’annuncio dei concerti di Hellcats e Space Unicorn On Fire – il motivo perfetto per portare anche Rockline ai piedi delle Alpi di Kamnik!
Poco dopo le dieci di sera sul palco sono saliti i Space Unicorn On Fire, una band fresca della scena metal slovena che ha già alle spalle, tra le altre cose, anche un’esibizione al festival Metaldays di Tolmin. Gli »unicorni spaziali« si muovono in una sfera interessante di power metal, con qualche incursione nell’hard rock e perfino nel progressive, quando si parla dell’intreccio sonoro tra la chitarra di Matej e le tastiere di Matjaž. L’interno bizzarro della Kotlovnica, che con i pilastri in mezzo alla sala e il sottopalco ribassato non offre certo le condizioni acustiche migliori, ha giocato un brutto scherzo anche agli Unicorni. Nelle prime file a soffrire siamo stati noi ascoltatori, tra le doppie voci di Tavta / Egzi, visto che il secondo ha letteralmente sovrastato il collega al centro del palco, che a tratti non si sentiva quasi per niente. Da quanto si è sentito in giro, i Space Unicorn On Fire si sono sbarazzati dell’aura parodistica che all’inizio dell’anno aveva accompagnato il loro debutto davanti al pubblico metal. L’approccio sul palco della band è stato serissimo e concentrato: il frontman Tavta, tra un saltellare dinamico e l’altro, verso la fine del set si è perfino ritrovato senza terra sotto i piedi ed è finito per un attimo in mezzo al pubblico. Purtroppo, nonostante la performance professionale e le tante esperienze, non sono riusciti a nascondere una certa mancanza di affiatamento, che si sentiva soprattutto quando le tastiere entravano nei pezzi. Buffa anche l’immagine scenica della band, perché ognuno degli Unicorni coltiva un look tutto suo (spiccano Egzi in versione yankee e il tastierista Matjaž in camice da dottore), e così, invece di un blocco solido, sembrano più un conglomerato di cinque musicisti a sé stanti. Con la loro formula epica alla Stratovarius / Edguy i Space Unicorn On Fire sono di sicuro una bella aggiunta alla nostra scena, ma per fare di più dovranno rimboccarsi ancora le maniche e correggere alcuni errori da principianti. Era la prima volta che li vedevo dal vivo e spero non sia l’ultima, perché sotto sotto nascondono con timidezza un potenziale ancora più grande, che solo il futuro dirà se vorranno davvero sfruttare.
Come nome di punta della serata sono salite sul palco le Hellcats, che grazie alla formula interessante di quattro rappresentanti del ggentil sesso sono anche più esposte mediaticamente della maggior parte dei loro colleghi maschi, e a forza di suonare di continuo dal vivo sono arrivate pian piano al punto di poter fare da headliner. Soprattutto adesso, che si sono lasciate alle spalle un nuovo grande spartiacque! Pochi giorni prima del concerto di Kamnik le Hellcats hanno infatti lanciato sul mercato il loro debutto »Divja pot« (recensione di Rockline qui), quindi c’è da aspettarsi che nel prossimo periodo sarà possibile incontrarle più spesso sui palchi. Le ragazze sono davvero infernali! Se le sorelle Saša e Sanja Zagorc hanno guidato la barca sul palco con un approccio ponderato e a sangue freddo, senza però perdere un sorrisetto malizioso sul volto, la nuova ma ormai consolidata frontwoman Ajda Kovačič è quella che, tra un balletto giovanile e l’altro in mezzo al pubblico, ha sparso l’energia di cui c’era tanto bisogno. Il loro stile semplice e monodimensionale, che con una sola chitarra non lascia molto spazio di manovra, è cucito addosso a tutti gli amanti delle band della vecchia scuola come AC/DC, Judas Priest o Accept! La chitarrista Katja, figura strumentale centrale della formazione, ha steso i riff con abilità e anche negli assoli ha rispettato la regola del »less is more« – le Hellcats puntano infatti sull’immediatezza, sia nella struttura dei pezzi sia nei ritornelli melodici a più voci, che di norma sono il culmine delle canzoni. L’unico grosso neo delle Gatte infernali sono i testi un po’ ingenui, ma è proprio questo che permette di conquistare il pubblico al primo colpo: anche se senti un pezzo per la prima volta, alla seconda o terza ripetizione del ritornello ti ritrovi già a ballare insieme alle ragazze. La scaletta, in gran parte di materiale originale, le Hellcats l’hanno riempita con qualche cover (Warlock, AC/DC, Judas Priest), e come previsto hanno chiuso quel breve incontro con il loro pezzo più riconoscibile, Divja pot. Proprio così erano anche la presenza scenica e la voce, e poi il cuore è al posto giusto, il debutto è uscito, quindi per le Hellcats resta una sola direzione: verso l’alto!
Scaletta
1. Mačke pekla
2. Vladar noči
3. I Rule The Ruins
4. Prerojena
5. Ustaviva čas
6. Highway to hell
7. Viking
8. Čas je da greš
9. Sanjam demone
10. Breaking The Law
11. Bojevnica
12. Heavy metal
13. Divja pot
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