Blind Rage: la rinascita da manuale delle leggende del metal tedesco (2014)

0 8

Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Monaco di Baviera / Tonhalle / Germania
Data del concerto: 18.10.2014
Spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 38,40€

Che i veterani Accept, longevi e tra i pilastri più importanti della scuola teutonica del metal, stiano vivendo una seconda primavera non è più una novità. Dopo la ripartenza dell’attività e l’arrivo del nuovo cantante Marco Tornillo, gli Accept hanno pubblicato ben tre nuovi album in studio, l’ultimo dei quali, »Blind Rage«, proprio quest’agosto (la recensione dell’album su RockLine QUI). Nemmeno questo disco lascia pensare che l’antica belva del metal si sia consumata i denti in tutti questi anni di onorato servizio.

Questa volta gli Accept hanno scelto come gruppo spalla per il nuovo tour europeo i metaller australiani Damnations Day. Una band che lo scorso settembre ha pubblicato il suo debutto in studio »Invisible, The Dead« per la Nightmare Records e che in quei 40 minuti a disposizione l’ha presentato a fondo. Il quartetto ha sfruttato al massimo il minutaggio, sfoderando un’esecuzione di altissimo livello del proprio materiale, che a livello stilistico si avvicina anche ai Teramaze, di impostazione più progressive. I Damantions Day sono formati dai fratelli Mark (voce, chitarra) e Dean Kennedy (batteria); la formazione è completata dal chitarrista Jon King, incaricato degli assoli, e dal bassista Luke Vinken. Una versione incandescente di aggressività post-thrash, fatta di riff di chitarra infernali, imbottiti di melodia orecchiabile nei passaggi di raccordo, e la prova vocale brillante di Mark Kennedy, i cui »scream« velenosi bucavano i muri della Tonhalle, ha fatto capire con sicurezza che l’universo metal si è arricchito, con i Damnations Day, di un altro nome a cui varrà la pena dedicare parecchia attenzione in futuro. Quindi: i Damnations Day sono compito a casa obbligatorio per chiunque cerchi il giusto mix di aggressività e melodia, sostenuto da fughe in velocità da capogiro e coronato da una prova vocale esplosiva!

Gli orari tedeschi sono di una coerenza »spietata«. I Damnations Day sono saliti sul palco alle otto in punto di sera. I tecnici, in appena 15 minuti dalla fine della loro esibizione, hanno preparato il palco per l’arrivo dei veterani del metal tedesco! Gli Accept ci sono quindi balzati sopra dieci minuti prima delle nove e, dopo l’intro, hanno sparato dritti sulla nuova marcia dell’ultimo album »Blind Rage«, intitolata Stampede. Quando i primi fasci di luce bianca hanno inondato la sala, la vista sull’interno ci ha mostrato un posto stracolmo di fan devoti dei leggendari heavy metaller tedeschi. Con la birra in mano. Un pubblico granitico, che si era portato dietro tutta la sua carica metal, tutta la sua incazzatura e un sacco di buon umore! Si preannunciava una vera festa del metal, di quelle che vivi solo ai concerti di questo tipo in Germania! Gli Accept sono una band che sa sfornare quel genere di frasi che evocano nel modo più autentico la filosofia tedesca originaria di cosa sia l’heavy metal. In questo sono dei veri pionieri. Il gruppo, in età matura, conserva tutta la grinta da palco e tutta la ribellione. Con i nuovi album non fa che accentuare queste sensazioni. Più vecchi, più matti, più intransigenti. Il quintetto è così maledettamente esperto che sfrutta a occhi chiusi l’ampio spazio del palco. Siamo nel pieno del tour europeo dedicato alla promozione di »Blind Rage« e, fino a quel giorno, gli Accept avevano raggiunto durante il tour un’intesa e una percezione da palco ottimali. Per questo la band ha offerto un’esecuzione superlativa dell’intero repertorio, in cui ha infilato ben sette brani del nuovo album. Oltre alla straordinaria chimica di lavoro che la band instaura all’istante sul palco, senti tra i ragazzi forti legami di reciprocità e cameratismo, anche se è chiaro che in fondo tutto ciò che abbiamo visto e sentito nasce, dietro le quinte, dal music business e da un rigoroso professionismo musicale. Gli Accept si godono i nuovi tempi suonando nuova musica propria. La setlist era ricchissima di materiale nuovo. Oltre a sette pezzi del nuovo album hanno sparato tre brani dall’album Stalingrad e due da Blood of rhe Nations (2010).

Il concerto ondeggiava dinamico grazie a una scaletta costruita con furbizia, che alternava blocchi di brani recenti a blocchi di vecchi classici. La prima volta la band ci ha catapultati nei suoi anni classici nella prima metà del concerto, dove sono esplose le sorprese London Leatherboys (»Balls to the Wall«, 1983) e subito dopo Starlight, da »Breaker« (1981). La seconda sorpresa è arrivata nella seconda metà, quando dopo la title track dell’album »Restless And Wild« la band è rimasta sullo stesso disco e ha piazzato anche Ahead of the Pack. No Shelter, subito dopo, ha fatto sì che anche il bassista Peter Baltes sgranchisse le dita per bene, visto che includeva una lunga parte strumentale centrale. Le tre sorprese in scaletta sono state un compenso più che gradito per la mancanza di brani più vecchi nel repertorio.

Gli assoli li fa ancora per la maggior parte Wolf Hoffmann, mentre Herman Frank si occupa soprattutto di rinforzare le frasi nel ruolo di chitarrista ritmico. Chi ha visto Frank da solista o con i Victrory sa che non è affatto un chitarrista peggiore di Hoffmann, ma la linea degli Accept di oggi la decidono gli unici due membri originali, Baltes e Hoffmann, e bisogna adeguarsi. Quanto a Tornillo, in un mondo di puro professionismo musicale ha tenuto botta! Verso la fine ha mostrato qualche lieve segno di stanchezza vocale (le note più alte), ma il pubblico tedesco, coinvolto e totalmente dedito (di quasi tre generazioni diverse), con reazioni intense e un accompagnamento fragoroso dei ritornelli nella parte finale, ha rimediato con gratitudine a quei momenti. L’inno Metal Heart resta uno dei vertici assoluti di ogni scaletta degli Accept, che anche a Monaco di Baviera si è chiusa, come da copione, con l’immancabile marcia ormai diventata patrimonio popolare Balls to the Wall.

Il nuovo concerto degli Accept è volato via in meno di due ore, in un battito di ciglia. Suono eccellente, esecuzione eccellente! L’immagine primordiale del metal nato nel vecchio continente europeo a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta funziona come se fosse stata inventata ieri. Gli Accept, quintetto di carisma eccezionale e band dalla statura unica nell’universo metal, conservano sul palco una carica e un’intransigenza da ragazzini. Udo Dirkschneider per loro è una figura del passato che non manca più da un pezzo. Tornillo, infatti, fa tutto ciò che deve e che richiede l’essenza della ricetta Accept. Un concerto pieno di superlativi. I veterani del metal restano dunque un’attrazione da palco degna di ammirazione e di tutto il rispetto, e andare ai loro concerti è un’esperienza che vale ogni peccato. Speriamo che la primavera rinascimentale degli Accept duri ancora per molti anni, perché ai loro concerti in Germania torneremo volentieri e con regolarità.

Setlist

ACCEPT:
1. Intro
2. Stampede
3. Stalingrad
4. Hellfire
5. 200 Years
6. Losers and Winners
7. London Leatherboys
8. Starlight
9. Dying Breed
10. Final Journey
11. Shadow Soldiers
12. From the Ashes We Rise
13. Restless and Wild
14. Ahead of the Pack
15. No Shelter
16. Princess of the Dawn
17. Dark Side of My Heart
18. Pandemic
19. Fast as a Shark
—bis—
20. Metal Heart
21. Teutonic Terror
22. Balls to the Wall
23. Bound to Fail (taped outro)

DAMNATIONS DAY:
1. Invisible, the Dead
2. The Meaning
3. I Am
4. Lucid Dreaming
5. Carried Above the Sun
6. Reaper

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie