Sister Sin e Tomcat: sosta rock alla stazione di Kranj (2014)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Kranj / Transtation Squat / Slovenia
Data del concerto: 27.10.2014
Spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 10,00€

Il classico pascolo rock della stazione ferroviaria di Kranj è tornato a vivere! Sono arrivati gli svedesi Sister Sin, birbanti doc, affiancati stavolta in veste di gruppo spalla dagli assaltatori heavy rock sloveni Tomcat. Vecchie conoscenze che, nella periferia di Kranj sulla riva destra della Sava, non si perdono un gig, hanno riempito il posto con cura anche stavolta, quando alle 20 e 25 sul palco sono saltati i nostri Tomcat.

In una buona mezz’ora di set hanno tirato fuori una delle esibizioni più convincenti che mi sia capitato di vederli fare. I ragazzi hanno davvero portato un’intesa eccellente, che ha fatto capire come i chitarristi Rok e Greg si leggano alla perfezione, si siano trovati e abbiano una chimica che sprizza scintille. Tra un chitarrista e l’altro faceva avanti e indietro senza sosta il grande organizzatore e visionario della band, l’instancabile bassista Šujo, che più di una volta ha dato una bella spinta a entrambi i chitarristi perché sul palco tirassero fuori più dinamica e più energia possibile. Il cantante Denis ha cantato alla grande. Ha scaricato un sacco di eruzioni vocali, e verso la fine si è buttato a capofitto in modo particolare nella nuova, ottima Adrenalin e nel brano Tomcat dall’esordio Dirty Old Mind, il che vuol dire che il tipo ha costruito magistralmente la sua prestazione fino al culmine nel finale. I Tomcat hanno trovato condizioni sonore ottime. Complimenti quindi al fonico, che ha permesso alla band d’apertura di portare a termine il suo set a un livello alto. E ovviamente non si può ignorare il ruolo solido e affidabile del batterista Žiga, tutto dentro. La band ha accordato su di un tono, dal Re al Mi, e forse è stato proprio questo a dare a Denis ancora più scioltezza e tutto quel voltaggio vocale che il ragazzo è riuscito a sprigionare in un’esibizione potentissima e sicura di sé. Greg e Rok stanno diventando un duo di chitarre davvero fenomenale, e i loro assoli e il loro modo di suonare guadagnano fascino. Di concerto in concerto. Con i due nuovi pezzi Shizo e Adrenalin la band ha annunciato di entrare in una nuova fase creativa della sua crescita evolutiva. Sta lavorando sodo a un nuovo disco e, a giudicare da quello che abbiamo visto e sentito quella sera al Transtation Squat, dai Tomcat c’è da aspettarsi molto in futuro. Bravi ragazzi.

Le star della serata, i Sister Sin, sono un quartetto di musicisti rodati che non conosce nascondigli. Umili, ma di cuore e duri come il cuoio, i ragazzi di Göteborg proprio il giorno del concerto al Transtation Squat festeggiavano l’uscita del nuovo album in studio, intitolato »Black Lotus«. Una ragazzina arrabbiata ma ben piantata, dalla voce tagliente e penetrante, un’indemoniata contagiosa e senza freni, la fenomenale cantante Liv Jagrell, è salita sul palco e si è subito presa in mano la bacchetta del direttore d’orchestra. Una prestazione scenica straordinaria, vissuta fino al midollo, con passione ed emozioni scaricate a raffica, che non ha lasciato intendere nemmeno per un attimo che durante il concerto alla ragazza potessero mancare le forze, o che la sua voce mostrasse il minimo segno di cedimento. Con una vera sega circolare infilata in gola e un continuo correre e saltare in giro, la ragazza ha confermato di essere la prima e principale attrazione di ogni concerto dei Sister Sin. Questi perfezionisti svedesi hanno offerto un suono eccezionale, un’intesa eccezionale, una sensibilità eccezionale. Nello stile dei veri sgobboni, dei veri professionisti, anche se girano per l’Europa in un furgoncino con rimorchio e spesso sono costretti a coprirsi le spese di tasca propria. L’ostinazione di cuore e la grande fede nella musica a cui si sono votati tengono la band in uno slancio straordinario.

La grande comandante Liv, circondata dal gioco appassionato dell’agilissimo chitarrista finlandese Jimmy Hiltula, dall’altissimo bassista Strandh e dal tostissimo batterista-cannone Dave Sundberg, quella sera non poteva sbagliare un colpo. Tutto ha funzionato al meglio. La band ha instaurato un rapporto eccezionale con il pubblico di Kranj, coinvolto fino in fondo, a cui letteralmente fischiavano le orecchie. Ha pescato pezzi da tutti gli album in studio, tranne l’esordio.  Con particolare foga si è lanciata nell’esecuzione dei brani più recenti dell’album “Black Lotus”, come Chaos Royale – qui la sfacciatissima Liv si è calcata in testa un berretto da ufficiale – e poco dopo Sail North. Soprattutto sugli album degli esordi la band ha sempre messo volentieri cover di altri artisti. Così ci ha fatto un’ottima sorpresa con la classica degli U.D.O. 24/7, che era finita sul terzo album in studio della formazione »True Sound of the Underground«. Si è infiammata alla grande, mescolata al resto del materiale originale del gruppo. Questi heavy metaller, con un’attitudine sfottente, sporca, punk glam e rock’n’roll, in cui si scorgono perfino tracce di influenze di Mötley  Crüe, ma anche Motörhead e/o addirittura W.A.S.P., hanno regalato un’esperienza live fenomenale, ed è stato incredibile accorgersi che la serata, una tempesta di rumore corroborante e carica a mille di prima qualità, fosse finita così in fretta. Prima delle undici di sera. Le dolci cose peccaminose passano troppo in fretta. Sempre.

Speriamo che in futuro il Transtation Squat porti nei suoi spazi gruppi di calibro simile, perché di visite di questo genere qui c’è una fame nera. Di solito si svolgono appena oltre il confine. Dalle parti di Trieste, dove a breve suoneranno Lizzy Borden e H.E.A.T. A inizio ottobre a Lubiana sono sì passate le rockettare svedesi, birbanti doc, Crucified Barbara, ma una rondine non fa primavera. Visto l’ormai rodato tran tran di un giro che ruota sempre sugli stessi quattro gatti di band nei club di Metelkova a Lubiana, il Transtation Squat, con una scelta furba pescata dall’elenco dei gruppi caldi dedicati al »riscaldamento« dell’eredità classica della bibbia dell’heavy metal, dell’hard rock, del punk glam rock, magari anche del punk sleaze rock, potrebbe fare centro e crescere fino a diventare un polo di carisma da club speciale e di battito musicale e culturale genuino. A livello nazionale.

Scaletta

SITER SIN:
1. End of the Line
2. One Out of 10
3. Chaos Royale
4. Fight Song
5. Outrage
6. 24/7
7. Sail North
8. On Parole
9. Heading for Hell
10. Hearts of Cold
11. The Chosen Few
12. Sound of the Underground
13. Better than Them
—bis—
14. Beat ‘em Down 

TOMCAT:
1. Intro
2. Girl in Leather
3. Goodbye
4. Shizo
5. Hangover
6. TNT
7. Adrenalin
8. Dirty Old Mind 

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