Un tentativo di resuscitare i Settanta alla Mostovna (2014)

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Autore: Primož Novak
Foto: Aleš Podbrežnik
Video: Primož Novak

Luogo: Solkan (Nova Gorica) / Mostovna / Slovenia
Data del concerto: 09.11.2014
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: 10,00€

Negli ultimi anni è saltato fuori un bel po’ di gruppi che vogliono far rivivere il rock sbocciato negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. In linea di massima non c’è niente di male. Band come Graveyard, Witchcraft, Kadavar, Orchid, Horisont ci hanno ricordato che anche oggi, in mezzo al diluvio di suoni lucidati, si può tirare fuori qualcosa di più genuino e magari persino originale. Stavolta alla Mostovna di Nova Gorica si sono fermati gli svedesi Horisont, che finora hanno pubblicato tre album, mentre quello attuale, Time Warriors, è uscito l’anno scorso. In tour li hanno accompagnati Spider e Vidunder, anche loro dalla Svezia. La cosa interessante è che la maggior parte del cosiddetto retro rock arriva proprio dai paesi scandinavi.

I Vidunder sono stati senza dubbio una sorpresa positiva. Il gruppo ha per ora un solo album e la musica è piuttosto simile a quella delle altre band retro rock. Il tutto sembrava di aver comprato il biglietto per un concerto di 40 anni fa. La band era vestita con camicie, giacche di jeans e pantaloni a zampa, e non mancavano nemmeno i baffi. Per quanto riguarda l’originalità, il gruppo suonava con una chitarra Gibson SG, e spiccava anche un organo Hammond che, con la sua struttura in legno, dava un aspetto d’altri tempi. Con brani che ricordavano mostri sacri come Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin e compagnia, i Vidunder hanno scaldato più che bene quel pugno di spettatori.

Un po’ più di attenzione se la sono presa gli Spiders, che stilisticamente non somigliavano ai Vidunder: il tutto suonava più sporco, come le vecchie band di garage rock. Si tratta di un gruppo piuttosto giovane, che deve ancora macinare chilometri, e ovviamente gli occhi erano tutti sulla cantante, che ha fatto la sua parte con energia (in due brani ha suonato anche l’armonica a bocca e la chitarra), ma la sua voce suonava troppo infantile, la sua presenza scenica era buffa e i suoi movimenti forzati. Con i loro vestiti luccicanti gli Spiders davano un po’ l’impressione di kitsch démodé, mentre con la musica hanno più volte ricordato i Motörhead. Non si trattava solo di riff da tre accordi palesemente copiati: anche il bassista, coi suoi movimenti, cercava di imitare Lemmy Kilmister in persona. Gli Spiders magari col tempo si evolveranno, ma servirà ancora un sacco di esperienza e un po’ più di ispirazione.

Per ultimi sono saliti sul palco gli Horisont, per i quali purtroppo il pubblico non è aumentato. Ma loro hanno suonato come se avessero davanti una sala piena. Gli Horisont, come gli altri resuscitatori del rock classico, non sono per niente meno validi. I brani sono pieni di riff semplici e contagiosi, con una sezione ritmica dinamica e una voce alta. Anche l’affiatamento del gruppo era più che dignitoso. Il problema è solo che alcuni pezzi sembravano copiati in modo troppo evidente. Si tratta soprattutto di richiami a brani scritti prima da Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple, Uriah Heep e perfino UFO. Di sicuro è una bella fonte d’ispirazione, ma d’altra parte a tratti il gruppo sembrava senza un vero carattere. E in qualche membro l’imitazione di un musicista celebre, che ai suoi tempi era un’icona, era più che evidente. Parlo di uno dei chitarristi, che con lo stile di gioco, ma anche con i vestiti, i baffi e l’acconciatura, cercava di ricordare il giovane Ritchie Blackmore. Il batterista, invece, coi suoi passaggi che sembravano improvvisati, richiamava lo stile di John Bonham e Keith Moon. Al di là di queste osservazioni, bisogna ammettere che l’ispirazione è eccellente.

Gli Horisont, insomma, sono stati una specie di ventata d’aria fresca rispetto all’attuale marea di gruppi sterili e lucidati a specchio. Con chitarre Gibson, ampli Orange e batteria »naturale« (e ovviamente con i loro vestiti) hanno fatto capire al pubblico che forse il rock dei Settanta si sta risvegliando. Il cosiddetto retro rock dovrebbe essere la tendenza del momento, eppure, a giudicare dal numero di spettatori, non si direbbe proprio che sia una moda passeggera.

Scaletta

SPIDERS:
1. Shake Electric
2. Control
3. Mad Dog
4. Rules of the Game
5. Hard to Keep True
6. Hang Man
7. Only Your Skin
8.  Give Up the Fight
10. Weekend Nights 
11. Love Me
12. Fraction
13. War of the World 

HORISONT:
1. Yellow Blues
2. Diamonds in Orbit (dedicata a Ronnie James Diu)
3. Writing on the Wall
4. Visa Vägen
5. Crusaders of Death
6. The Unseen
7. Just Ain’t Right
8, Efter Min Pipa 
9. Break the Limit
10. Second Assault
11. She Cried Wolf
12. Nightrider
12. Eyes of the Father 

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