The Grandmothers of Invention riportano in vita l’eredità di Zappa al Kino Šiška (2014)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data del concerto: 26.11.2014
Pubblico: 200 persone
Prezzo del biglietto: 18,00€
Quando nel 1993 Frank Zappa ha salutato l’esistenza terrena ed è volato negli ‘atei paradisi’, si è lasciato dietro un’eredità musicale magnifica, che a più di vent’anni dalla morte non sembra avere fine, soprattutto per quanto riguarda l’uscita di materiale finora inedito e di rare registrazioni live. Nel frattempo, però, sui concerti e sulle esecuzioni dal vivo della sua musica si è sviluppata una storia tutta particolare. L’unica band davvero di qualità (oltre a The Grande Mothers Re:Invented e al progetto Zappa Plays Zappa diretto dai due figli) che a intervalli irregolari porta sul palco i suoi primi classici fin dall’inizio degli anni Ottanta sono The Grandmothers of Invention, che suonano alcuni dei classici più emblematici di Zappa della seconda metà degli anni Sessanta e della prima metà dei Settanta, cioè del periodo in cui Frank collaborava con la sua band di accompagnamento The Mothers of Invention.
Il loro repertorio live comprende vari evergreen, ma anche alcuni brani meno noti dei primi album di Zappa, come »Freak Out«, »Absoultely Free«, »We’re Only In It For The Money«, »Crusing With Ruben And The Jets«, »Lumpy Gravy«, »Uncle Meat«, »Hot Rats«, »Burnt Weeny Sandwich«, »Weasels Ripped My Flesh«. »Chunga’s Revenge«, »Waka/Jawaka«, »The Grand Wazoo«, »Over-Nite Sensation«, »Apostrophe«, »Bongo Fury« e »One Size Fits It All«.
Si potrebbe dire che i The Grandmothers of Invention siano gli unici veri eredi della leggendaria band di accompagnamento di Frank, The Mothers Of Invention, sciolta ufficialmente nel 1975, visto che in origine erano formati per lo più da membri della band originale guidati dal maestro delle tastiere Don Preston, che ogni tanto si occupa anche delle parti vocali. Dopo alcuni cambi di formazione, accanto a Preston nella band sono rimasti il fiatista/cantante Bunk Gardner, un altro membro dei Mothers originali, il bassista Dave Parlato, che ha collaborato con Frank nella prima metà dei Settanta, il batterista/cantante Christopher Garcia, che ha preso il posto del compianto Jimmy Carl Black, e il giovane virtuoso della chitarra ‘Mad’ Max Kutner.
Quest’ultimo è un capitolo a parte e si è meritato in pieno il soprannome di ‘pazzo Max’: il suo modo di suonare la chitarra, supersonico e extradimensionale, è al livello di alcuni dei più grandi virtuosi dello strumento, come si conviene a chi sostituisce, strumentalmente parlando, l’unico e inimitabile Frank Zappa. La formazione che ha fatto tappa al Kino Šiška durante l’attuale tour comprendeva, oltre ai due vecchi marpioni Preston e Gardner, al ‘pazzo’ Max e a Garcia, Eric Klerks al basso al posto dell’assente Parlato, il che non ha avuto conseguenze di rilievo sul suono del gruppo. Per tutta la serata al Kino Šiška il suono è stato incredibilmente autentico, con un affiatamento eccezionale e senza errori di rilievo, mentre alcuni classici hanno ricevuto aggiornamenti minimi.
Da una band come i Grandmothers ci si aspetta anche, tra una pausa e l’altra e durante i discorsi al pubblico, una bella dose di sfottò, scorrettezza politica e assurdità. Bisogna ammettere che anche da questo punto di vista la serata non ha deluso: la sala ha tremato più volte dalle risate, perché tutti i membri della band sono grandi burloni, Preston e Gardner in particolare.
The Grandmothers hanno aperto il concerto con un breve e spiritoso saluto al pubblico, accorso comunque in numero maggiore di quanto sembrasse all’inizio, e poi hanno ‘sbrigato’ in fretta il classico vegetariano »Call Any Vegetable«, con cui si sono lanciati dritti nella seconda metà degli anni Sessanta, che secondo la maggior parte dei seguaci di Zappa resta ancora il periodo creativo più amato del grande maestro americano della composizione, della satira e della chitarra. Ricreare l’atmosfera dei primi anni di Zappa e dei The Mothers of Invention è praticamente una missione impossibile, soprattutto per chi in passato non ha fatto parte della formazione di culto, eppure ai The Grandmothers of Invention è riuscito, in questa serata, di creare un’approssimazione davvero felice di un’epoca lontana, in cui la sperimentazione musicale senza confini andava a braccetto con l’inesauribile satira sociale, e a farne le spese, o meglio i meriti, sono stati soprattutto i due vecchi marpioni Preston e Gardner, anche principali intrattenitori sul palco.
Dopo l’esecuzione della brutale satira del consumismo americano e del cibo di plastica intitolata »Cruising For Burgers«, Don, che aveva già entusiasmato per tutto il tempo con le sue imprese virtuosistiche alle tastiere, a un tratto si è messo in testa una lunga parrucca nera e una fascia, ricordando un po’ il compianto compagno Jimmy Carl Black. Con questa mascherata ha annunciato il primo brano del leggendario album »We’re Only In It For The Money«, indimenticabile satira concettuale sull’ipocrisia del movimento hippie.
Tutto ciò che non andava in quel fallimentare movimento ‘sociale’ è esploso nel testo beffardo di »Who Needs The Peace Corps«, dopodiché con »I’m The Slime« la band si è trasferita all’improvviso nei Settanta. I Grandmothers non hanno lesinato nemmeno su qualche pezzo più oscuro di Zappa, come »The Eric Dolphy Memorial Barbecue« dall’album »Weasels Ripped My Flesh«, che hanno infilato con destrezza nel bel mezzo di »I’m The Slime«. È seguita una lunga serie di brani che in origine erano usciti separatamente sugli album »Weasels Ripped My Flesh« e »Burnty Weeny Sandwich« e che di solito si chiama semplicemente medley »The Orange County Lumber Truck«.
L’atmosfera in sala ha raggiunto un livello tutto nuovo con le riuscitissime esecuzioni di tre pezzi dell’esordio Zappa/Mothers »Freak Out«: »How Could I Be Such a Fool«, »More Trouble Every Day« e »Hungry Freaks, Daddy«. Poi la band si è concessa una pausa di una ventina di minuti, perché i signori Preston e Gardner, che compiono rispettivamente la bellezza di 82 e 81 anni (difficile da credere, vista la loro efficacia strumentale e la vitalità sul palco), potessero ‘ricaricare le batterie’.
Il secondo tempo è partito con una serie di domande, più o meno interessanti, dal pubblico, tra cui non sono mancate le assurdità, ma anche alcune parole commoventi, come quando Don e Bunk hanno ricordato la loro collaborazione con Frank. Tra le altre cose non si sono dimenticati di raccontare la sua abitudine di registrare di nascosto le conversazioni tra i membri della band e i loro amici e amiche, per poi usarle come parte integrante di varie composizioni. Una delle domande, purtroppo, è finita anche su Roy Estrada, il bassista/cantante fondatore dei The Mothers of Invention ed ex Grandmothers, caduto in disgrazia e rinchiuso in un carcere più che meritato.
Durante l’esecuzione del classico »Absolutly Free« il ‘pazzo Max’ si è messo degli speciali occhiali psichedelici che lo facevano sembrare una specie di creatura aliena, aggiungendo al suo fascinoso modo di suonare un’ulteriore dimensione di ‘fuori di testa’, mentre Don ha scatenato raffiche di risate durante l’evergreen psichedelico »Who Are The Brain Police«, quando si è piazzato in testa uno speciale casco futuristico per ‘catturare le onde mentali e leggere i pensieri’. Il maestro dell’uso di vari effetti elettronici si è divertito perfino col suo iPhone, da cui ha tirato fuori dei suoni grotteschi in perfetta tradizione zappiana. Gli scambi di armonie vocali e di ruolo di cantante principale tra Preston, Gardner e Garcia sono stati particolarmente efficaci in »Mother People« e »Go Cry on Somebody Else’s Shoulder«, dove c’è la componente pop rock condita di satira. L’esecuzione dell’evergreen di »Bongo Fury« »Debra Kadabra«, che nell’originale cantava Captain Beefheart e che in questa serata è toccata al batterista Garcia, dal timbro piuttosto diverso da quello di Don Van Vliet, è stata sicuramente tra le sorprese più belle della serata.
The Grandmothers hanno chiuso la parte regolare del concerto con un’esecuzione ben dilatata e improvvisata della leggendaria »Montana«, nella cui versione originale tra le voci di accompagnamento c’era anche Tina Turner. Questa indimenticabile parodia di tutti i tycoon da quattro soldi ha ricordato ancora una volta le tristi illusioni della realtà slovena. Come previsto, gli eterni burloni, sotto il comando di Don e Bunk, sono tornati sul palco e hanno suonato ancora due classici di Zappa, facendo felici tutti quelli che temevano che il concerto potesse finire troppo presto per via della veneranda età dei due membri principali della band.
Il primo bis, »The Idiot Bastard Son«, brutale satira del nepotismo politico, è stata una scelta piuttosto prevedibile, visto che praticamente non può mancare in nessuna scaletta onesta di evergreen zappiani, mentre per il gran finale hanno scelto »King Kong«, che insieme a »Peaches En Regalia« e »Bobby Brown Goes Down« è forse addirittura il brano più noto e amato di tutta la carriera di Frank, e a fine concerto si sono presi lunghe ma più che meritate ovazioni dal pubblico.
The Grandmothers of Invention hanno fatto sognare e hanno ripagato le grandi aspettative degli amanti della sperimentazione musicale senza freni e della satira. Nella sala principale del Kino Šiška hanno regalato un concerto davvero da sogno, pieno di risate, e noi tutti fan dell’eredità di Zappa ce lo porteremo nel cuore ancora per molto tempo, anche se per la maggior parte dei presenti non era affatto il primo incontro con una band simile. Quattro anni fa, infatti, i loro ‘parenti stretti’ The Grande Mothers Re:Invented, tra cui c’era anche il signor Preston, si erano esibiti al festival estivo di Trieste. Resta il fatto che al momento non esiste un’approssimazione migliore dell’autentica esperienza live degli anni d’oro dei leggendari The Mothers of Invention, e quindi tutti i buongustai musicali sloveni possono dirsi fortunati che i Grandmothers, durante l’attuale tour, abbiano fatto tappa anche a Lubiana e premiato il pubblico con una sacca piena di eterni capolavori zappiani. L’unica critica, se proprio vogliamo fare i pignoli, è che quella sera non hanno suonato nessun pezzo dall’album »Hot Rats« (1969), per molti uno dei vertici della carriera di Frank, ma con una scelta di brani così gigantesca non si può davvero rimproverargli nulla di serio.
Scaletta
1. Call Any Vegetable
2. Cruising For Burgers
3. Who Needs the Peace Corps?
4. I’m the Slime
5. The Eric Dolphy Memorial Barbecue
6. I’m the Slime (continue)
7. Let’s Make the Water Turn Black / Harry, You’re a Beast / The Orange County Lumber Truck / Oh No / The Little House I Used to Live In / The Orange County Lumber Truck
8. How Could I Be Such a Fool?
9. More Trouble Every Day
10. Hungry Freaks, Daddy
11. Absolutely Free
12. Who Are The Brain Police
13. Mother People
14. Go Cry on Somebody Else’s Shoulder
15. Debra Kadabra
16. Montana
–bis—
17. The Idiot Bastard Son
18. King Kong
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