Quando il caldo svedese infiamma Trieste (2014)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Trieste / Teatro Miela (Dom pristaniških delavcev) / Italia
Data del concerto: 30.11.2014
Spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 23,00€ (in prevendita) / 26,00€ (la sera del concerto)

La ricca stagione concertistica di novembre la squadra di Rockline.si l’ha chiusa sul Litorale, dove nelle ultime giornate d’autunno è tornata spesso. Stavolta però abbiamo fatto un passo oltre il confine, a Trieste. Il collettivo Trieste iz rock ha portato alla Dom pristaniških delavcev, direttamente dalla fredda Svezia, H. E. A. T e Sherlock Brothers.

La band hard rock svedese H.E.A.T nasce nel 2007 dalla fusione di Dream e Trading Fate. La casa discografica svedese StormVox mette subito sotto contratto quel sestetto di giovanissimi e l’anno dopo esce il debutto, intitolato H.e.a.t. Già nei primi anni li trovi sui palchi grossi come spalla di Toto, Sabaton e Alice Cooper. In sette anni di attività hanno pubblicato 4 album, l’ultimo proprio quest’anno, intitolato Tearing down the walls. Come la maggior parte dei gruppi giovani, anche gli H.E.A.T hanno vissuto qualche cambio di formazione – nel 2013 uno dei chitarristi ha lasciato la band, mentre nel 2010 avevano cambiato il frontman. Al posto di Kenny Leckremo al microfono è arrivato il vincitore di un talent show svedese del 2009, il carismatico Erik Grönwall. Sono seguiti anni di successi tra Svezia e resto d’Europa: hanno suonato anche come spalla degli Scorpions e si sono presentati allo Sweden Rock Festival. Nel 2014 sono partiti per un tour europeo, stavolta da headliner.

Arrivando a Trieste di caldo non se ne sentiva granché – ad accoglierci c’era la pioggia. Ma nemmeno il tempaccio è riuscito a rovinare la voglia di serata. Quando siamo arrivati, poco dopo le otto di sera, dalla Dom pristaniških delavcev rimbombava già il ruggito della band di supporto, anche lei svedese: gli Sherlock Brothers. Il quintetto accompagna e scalda il palco degli H.E.A.T per tutto il tour europeo. Come genere si piazzano tra il rock groove degli anni Settanta e qualche tocco di grunge. A settembre hanno pubblicato il secondo album, intitolato Monkey made nation. A catturare la nostra attenzione è stata la loro musica energica, ma ancora di più l’esibizione caotica sul palco. I ragazzi si agitavano da una parte all’altra, e il frontman in particolare ha sfoderato tutte le sue doti acrobatiche, buttandosi più di una volta a terra da un salto altissimo, sul duro pavimento del palco. Non ha lasciato trasparire con un solo gesto che quelle cadute gli facessero male. Teneva ben saldo il microfono e ci cantava dentro a squarciagola. Nonostante i ritmi più duri e i riff graffianti, il gruppo suonava abbastanza melodico perché anche noi fan dell’hard rock classico ci godessimo lo show. Alla fine gli Sherlock Brothers si sono beccati un applauso forte e incoraggiante, la prova che non eravamo gli unici a essere rimasti incantati.

Il palco è stato pronto in un attimo per gli H.E.A.T e presto dalle casse della sala si è sentita la voce di Glenn Frey con The heat is on, che i ragazzi svedesi usano come intro. Dopo un buon minuto di introduzione abbiamo visto arrivare uno dopo l’altro i membri della band, che salivano piano sul palco tra gli applausi fragorosi del pubblico. Hanno attaccato di brutto con Point of no return. I ragazzi sul palco hanno domato il pubblico subito e se lo sono portato dietro nei loro ritmi. Merito soprattutto di un’esibizione dinamicissima, con un sacco di movimento sul palco, che non poteva lasciare indifferenti né chi ascoltava né chi guardava da sotto. Il frontman Erik Grönwall in particolare non ha stato fermo un attimo. Il suo modo di stare sul palco ricordava a tratti il ballare selvaggio di Axl Rose negli anni migliori, altre volte il carismatico Sebastian Bach della fine degli anni Ottanta, e a tutto questo ha aggiunto una bella dose del suo fascino da ragazzo, di innocenza e di provocazione. La giovinezza dei membri degli H.E.A.T è sicuramente un punto di forza, perché al loro concerto puoi rivivere una bella fetta di quella follia piena di vita che le band sfogavano sul palco fino all’inizio degli anni Novanta, nei tempi d’oro dell’hard rock. Grönwall, nonostante tutta quell’energia e una voce potente e sicura, ovviamente non poteva fare tutto da solo – al cantante tiene dietro come una macchina solida e affidabile la band, che con la sua dinamica completa la base visiva e musicale sul palco e porta il pubblico dritto dentro la vera pazzia hard rock.

La band ha attraversato con disinvoltura i brani dell’album appena uscito, Tearing down the walls, infilando però anche qualche hit dei dischi precedenti. Il pubblico conosceva sia i pezzi più vecchi che quelli nuovi e cantava allegramente insieme a Grönwall, che ha tenuto banco con le sue follie sul palco per un’ora e mezza senza il minimo segno di stanchezza. Il suono in sala era splendido. L’esibizione dei musicisti era così rodata e senza sbavature che non era chiaro se stessimo assistendo a una performance studiata alla perfezione o a un’esperienza musicale rilassata al massimo livello. Da quello che abbiamo visto e sentito, agli H.E.A.T non si può proprio rimproverare l’inesperienza, nonostante la giovane età. La sinergia sul palco era semplicemente incredibile e si trasmetteva di continuo al pubblico infiammato là sotto. Per aumentare l’atmosfera magica il frontman ha fatto più volte un giro nel fotopit improvvisato ed è salito sulla transenna a salutare chi stava nelle prime file.

I minuti volavano e alla fine di Emergency i ragazzi hanno salutato e lasciato il palco, ma le urla del pubblico li hanno richiamati quasi subito. Nel bis abbiamo sentito ancora Breaking the silence e Living on the run, durante la quale Erik ha deciso di farsi un giro in mezzo al pubblico sulle mani della gente, che lo ha portato in giro. Ovviamente il ragazzo non ha mollato il microfono nemmeno per un attimo e ha cantato per tutto il viaggio. Quando finalmente lo hanno rimesso in piedi, è tornato sul palco e, con enorme gioia del pubblico, hanno cantato e suonato ancora Laughing at tomorrow. Poi è arrivato il vero saluto e la strada verso casa, piena di impressioni bellissime lasciate dai giovani svedesi. Un’esibizione energica, intrisa di perfezione esecutiva, che merita sicuramente di essere rivista quando i ragazzi torneranno dalle nostre parti. 

Scaletta

1. Point of No Return
2. A Shot at Redemption
3. Better off Alone
4. Heartbreaker
5. It’s All About Tonight
6. Inferno
7. The Wreckoning
8. Tearing Down the Walls
9. Mannequin Show
10. Late Night Lady
11. Beg Beg Beg
12. All the Nights
13. Downtown
14. Enemy in Me
15. Emergency
—primo bis—
16. Breaking the Silence
17. Living on the Run
—secondo bis—
18. Laughing at Tomorrow

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