Čedahuči: Svetilnik

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Autoproduzione
Anno di uscita: 2018
Produzione: Blaž Učakar
Durata dell’album: 50.33 min
Genere: Folk Rock / Art Pop


La spensierata solarità organica del nuovo album dei Čedahuči si è accesa tra noi lo scorso ottobre. Proprio come un faro. «Svetilnik», appunto. Il secondo album in studio della band, arrivato quattro anni dopo l’ambizioso debutto «Severnica – zgodbe o odhajanju». «Svetilnik» non è un concept album come il suo predecessore, ma è simbolicamente «quello che fa luce alle anime smarrite e vaganti» e che aiuta a trovare risposte alle domande. Come la stella polare, anche il faro è dunque una specie di punto di orientamento, un tema da sempre caro alla band nel suo visionarismo confessionale.

Sul nuovo album i Čedahuči approfondiscono il linguaggio fondato dall’EP omonimo uscito nel 2013 e, un anno dopo, dal già citato «Severnica». «Svetilnik» è un passo avanti nuovo e audacissimo nella maturazione artistica di una formazione ambiziosa, con tanti membri e una fame di creare fuori dal comune, che nel plasmare il paesaggio sonoro punta a una pienezza straordinaria, con un intreccio ricchissimo dei suoni più diversi. Tutto questo richiede arrangiamenti raffinati e una bella dose di intesa reciproca tra tanti musicisti, il che non è proprio una passeggiata. Ma i Čedahuči, evidentemente, anche su questo fronte sono maturati negli ultimi quattro anni, e superano la sfida a pieni voti. L’album Svetilnik sfoggia infatti ancora una straordinaria flessibilità di idee e una cura ottimale del dettaglio nelle composizioni, che hanno un carattere ben definito e stanno alla pari, per qualità, una accanto all’altra. Cali di livello tra un pezzo e l’altro non ce ne sono, il che significa che i brani sono maturati a lungo e che la band si è davvero dedicata a tanti particolari, prima di ritenersi abbastanza soddisfatta da metterli su disco.  

Nell’arco degli ultimi quattro anni la formazione ha subìto qualche piccola «correzione»  nell’organico, ma i pilastri che definiscono il suono e il dossier musicale della band restano in line-up anche sul nuovo album. Il nucleo creativo resta la figura guida e voce principale Blaž Učakar, che anche per «Svetilnik» ha firmato tutti i testi e composto gran parte dei brani.

«Svetilnik» dimostra che i Čedahuči sono ancora più maturi negli arrangiamenti e, semplicemente, nella resa espressiva, il che in una parola vuol dire che sono diventati musicisti, o meglio artisti della musica, ancora migliori. I pezzi sono in sostanza pop. Di sicuro nel senso che puntano a farsi ben volere dalle frequenze radiofoniche, ma sono anche un mix pittoresco di rock, folk, elementi di world music e perfino accenni di blues. Anche negli arrangiamenti dei nuovi brani la band sviluppa un’accessibilità musicale notevole, con cui parla all’ascoltatore in modo sempre senza pretese, ma subdolamente seducente. Il suono è organico al cento per cento, il paesaggio sonoro è costruito con tinte sonore naturali. La band ha arricchito gli arrangiamenti anche con elementi neoclassici, come si intuisce già dal finale dell’opener Kamor zapiha, kamor me da, per poi approfondirli nel quinto brano, Prazen list, con un «dialogo» tra pianoforte e violino davvero piacevolissimo. Già che ci siamo, questo pezzo si sviluppa soprattutto nel mid-eight, dove cresce un crescendo d’atmosfera che contribuisce in modo prezioso al dinamismo dello sviluppo della composizione. Di leve così ce ne sono ancora un paio nel disco, e sono la prova della perfezione del prodotto. Spicca in particolare l’astutissima modulazione attraverso un motivo folk dentro il mid-eight di uno dei brani guida dell’album, Lahko sem srce in lahko sem kvadrat. In ottava posizione incontriamo la mistica, trasognata e dolcemente struggente Hči Lune, con lo sguardo rivolto al blues. Una fusione ottima e originale di blues, folk e pop, che è una storia a parte del disco.

Anche se i brani sono dieci, l’album si chiude già con il nono, Sončni zahod, caratterizzato da un lungo passaggio strumentale nel finale. Quest’ultimo porta il disco verso una chiusa misteriosa e mistica, mentre il sole incandescente affonda piano piano nel blu del mare, e così la storia di «Svetilnik» è conclusa. Proprio questo lungo passaggio strumentale finale, in cui i Čedahuči aggiungono con finezza (giro dopo giro, ripetendo il motivo principale) pastelli sonori sempre nuovi, rafforzando la portata atmosferica (il «dramma teatrale» della chiusura),  traccia un bel confine prima del brano extra, il decimo, cantato in inglese. È Simple song, in cui a catturare l’attenzione sono gli elementi folk, e rispetto al resto della sostanza musicale di «Svetilnik» non se ne sentirebbe nemmeno la mancanza, se non ci fosse.

L’album parla soprattutto in chiave acustica. I Čedahuči sostengono con abilità i ritmi di base, di nuovo anche con percussioni aggiuntive, mentre dall’altra parte riempiono lo spazio sonoro disponibile con un intreccio di grande intesa fra più chitarre, banjo, violino e tastiere. Queste ultime usano sia il suono del piano elettrico sia quello dell’organo Hammond. Gli arrangiamenti sono contrastati con mestiere e il suono, come detto, è ricchissimo, rifinito e pieno. Un pizzico di alternative rock è ben confezionato nel pezzo più incisivo, Zavese.

Quello che si potrebbe desiderare da questo album è, a tratti, solo un approccio vocale un po’ più deciso, che nell’esecuzione oscilla un po’ e quindi, nell’espressione, pecca di coerenza. Lo si nota soprattutto nei brani tranquilli, come Prazen list, dove forse starebbe meglio mettere al centro dell’esecuzione vocale la voce femminile. Per il resto i Čedahuči  in vari brani riempiono con grande finezza le linee vocali principali con le armonizzazioni (voci di accompagnamento aggiuntive), che accentuano i salti di contrasto tra strofe e ritornelli.

«Svetilnik» è un album da ascoltare a lungo, perché è pieno di arrangiamenti davvero pittoreschi e di pienezza sonora. La band non ha evitato nemmeno i suoni del sassofono, che ha inserito nel brano Zavese. Quanto alla maturità degli arrangiamenti, le composizioni, nonostante la grande piacevolezza e accessibilità musicale, offrono tante finezze artistiche e una scoperta di sé che sa di sfida a se stessi, da parte di un gruppo di musicisti che sul nuovo album hanno messo alla prova il funzionamento di alcune nuove soluzioni sonore. L’esame di maturità con «Svetilnik» i Čedahuči l’hanno superato a pieni voti, con un artismo in crescita dal carattere tutto loro, spontaneo e autoctono, ed è anche la qualità più grande con cui un artista (in generale) si pone nell’espressione verso se stesso e verso chi ascolta.

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10

Tracklist:
1. Kamor zapiha, kamor me da
2. Kako zveni tvoj dan?
3. Svetilnik I
4. Moj odmev
5. Prazen list
6. Lahko sem srce in lahko sem kvadrat
7. Zavese
8. Hči Lune
9. Sončni zahod
10. Simple song

Formazione:
Blaž Učakar – voce, chitarra acustica, pianoforte, organo Hammond, fisarmonica, sintetizzatori, basso elettrico, percussioni, cori
Matjaž Jakin – chitarra elettrica, banjo, cori
Romana Prosenc – voce, cori
Daniel Bogataj – violino, mandolino, chitarra elettrica, organo Hammond, banjo, percussioni, cori
Miha Nagode – clarinetto, fisarmonica, organo Hammond
Miha Lampe – basso elettrico, contrabbasso
Jure Maček – batteria, percussioni, percussioni varie


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