Frank Turner porta al Kino Šiška le sue Positive Songs for Negative People (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data del concerto: 09.04.2016
Numero di spettatori: 600
Prezzo del biglietto: 17€ / 19€ / 23€
La serata in cui sul palco del Kino Šiška è salito Frank Turner con la sua band si potrebbe quasi chiamare un mini festival, visto che a scaldare l’atmosfera ci hanno pensato ben tre ottime band di supporto. Al piano di sotto, sotto le scale del Kino Šiška, hanno aperto Almeida e Darko. I primi, gli Almeida, puntano a una specie di mix tra punk e metal, mentre i secondi, i Darko, tirano verso l’hardcore punk. Insieme le due band hanno scaldato per circa un’ora e un quarto un pubblico che nel foyer del Kino Šiška era già bello pigiato. Un’esibizione più che dignitosa, insomma. Interessante la progressione, quasi un “ammorbidimento del suono”, dai ritmi più ruvidi a qualcosa di un po’ più benevolo, fino all’ultima band di supporto, i Ducking Punches, che per tempi e genere erano già più vicini alla star della serata. I Ducking Punches, terzi e ultimi del cartellone, hanno suonato nella sala grande del Kino Šiška. Durante il loro set la sala aveva già iniziato a riempirsi bene e il pubblico non è rimasto a guardare. Un mix di punk rock acustico con accompagnamento di violino non è certo l’approccio più tipico. Eppure suonava sorprendentemente bene.
Dopo circa tre quarti d’ora il pubblico ha avuto quello per cui era venuto. Dopo l’accordatura degli strumenti (Frank, a quanto pare, coi tecnici risparmia), sul palco sono saliti Frank Turner e The Sleeping Souls. La formazione, che due anni fa aveva già fatto divertire il pubblico sloveno, era questa: Frank Turner (voce, chitarra elettrica, chitarra acustica), Ben Lloyd (chitarra, mandolino, cori), Tarrant Anderson (basso), Matt Nasir (tastiere, mandolino) e Nigel Powell (batteria). Già ascoltando l’album »Positive Songs for Negative People« si ha la sensazione che il live di questa band sarà un centro perfetto. Ed è stato esattamente così. Nelle sue canzoni Frank Turner mescola rock, punk e un pizzico di musica folk irlandese, in stile Pouges, che gli piace parecchio. La cosa bella è che non si aggrappa sempre agli stessi ritmi come un ubriaco al palo, ma gioca con la dinamica dei suoi pezzi. Il pubblico, in gran parte giovane, l’ha messo in moto fin dall’inizio del concerto. E se l’è conquistato del tutto quando si è sforzato di rivolgersi ai presenti in sloveno e poi ha perfino eseguito, con grande simpatia, un brano in sloveno. Cosa abbia cantato di preciso è difficile dirlo, vista l’acustica pessima, ma ne parliamo tra poco. Frank con la sua band è evidentemente un maestro del palco. Tiene il pubblico dentro la dinamica per tutto il live, cosa che ai più giovani è piaciuta di sicuro. Anche »Speče duše« (The Sleeping Souls) si confermano un gruppo di accompagnamento rodatissimo. È bello vedere gente che sa perché è venuta al concerto e che col protagonista della scena collabora con partecipazione vera. Frank, poi, si è rivolto al pubblico come se fosse la prima data del tour. Nello stile: »Diamo tutto quello che abbiamo«. Musicisti così, in effetti, scarseggiano. In una scaletta piuttosto ricca Frank ha toccato anche i musicisti scomparsi da poco, Lemmy Kilmister e David Bowie. Come introduzione a uno dei pezzi c’è stata perfino Ace of Spades, dei re del rock Motörhead. Nel complesso, l’esibizione di Frank Turner funziona come un approccio psicologico ben studiato per portare il pubblico dalla propria parte. Tutto in crescendo, alla grande. Durante il brano »Photosynthesis«, con il ritornello “And I won’t sit down/ And I won’t shut up/ And most of all, I will not grow up,” Turner è riuscito a far sedere il pubblico per terra e poi a ordinargli di scatenarsi sul ritornello. Il culmine della magia con cui Frank ha ipnotizzato la gente è arrivato con il suo »stage dive«, eseguito dal tipo con grande decoro. Un live così sanguigno e sentito, diciamolo, manca davvero a molti artisti. Nonostante la sala non fosse esattamente scoppiante (era piena più o meno per tre quarti della sua capienza), chi era sul palco ha dato davvero tutto.
Per non limitarci a fare i complimenti, però, una nota seria è d’obbligo. Il suono del concerto era pessimo. Non importava dove ti mettessi. Al mixer, dove per regola il suono dovrebbe essere ottimale, non andava affatto meglio. Di cosa parliamo? Degli strumenti completamente impastati della band di accompagnamento, The Sleeping Souls. A parte il protagonista, non si sentiva niente come si sarebbe dovuto. Capiamo che Frank deve emergere. In fondo è lui il personaggio principale. Già durante l’accordatura speravamo di sentire il bel suono dell’ampli vintage del chitarrista di supporto, perché l’inizio prometteva parecchio. Durante il concerto, invece, era come se non ci fosse. Il basso praticamente non si percepiva, la batteria era bassissima. Le tastiere? C’erano? Al fonico, con tutta la buona volontà, non possiamo dare più di un due. Tra il pubblico abbiamo incontrato alcuni musicisti e fonici sloveni conosciuti, e tutti a una voce erano indignati per ciò che avevano sentito. E purtroppo gli si può solo dare ragione. Il commento sentito in giro era: »Concerto bellissimo, rovinato da un suono catastrofico«.
Il concerto è finito dopo un paio d’ore buone. Finito il live, Frank Turner si è unito ai fan vicino al bancone del Kino Šiška, come aveva annunciato sul serio già durante il concerto. E anche questo gesto fa capire che non si tratta di una star irraggiungibile, ma di un musicista accessibile, popolare, un trovatore, se non altro. Speriamo di cuore che Frank mantenga anche in futuro questo approccio da “ragazzo del popolo” e, ovviamente, che nel prossimo tour si fermi di nuovo in Slovenia. Al fonico, invece, andrebbero tirate le orecchie.
testo e foto: Klemen Udovč
Scaletta
- Get better
- Plain sailing weather
- Try this at home
- The next storm
- The road (outro)
- Losing days
- Eulogy slovenian
- If ever I stray
- I am disappeared
- Telltale signs
- Richard divine
- To absent friends
- The ballad of me and my friends
- Mittens
- Reasons not to be an idiot
- Josephine
- Polaroid picture
- Out of breath (end on D)
- Photosythesis
- Recovery
- Long live the queen
- Glorious you (solo)
- The way I tend to be
- I still believe
- Four simple words
Galleria fotografica


















































































