L’uomo, il mito, la leggenda – Udo Dirkschneider travolge Brno (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Brno / Hala Vodova / Repubblica Ceca
Data del concerto: 09.12.2016
Pubblico: 7000
Prezzo del biglietto: 850,00 kč (posti a sedere e in piedi sotto il palco) / 800,00 kč (posti in piedi dietro)
Per tutti voi che non seguite le novità del mondo della vecchia scuola metal, comincio subito svelando la storia che si nasconde dietro il nome Dirkschneider. Non è altri che l’ex prima ugola dei »boscaioli« del metal teutonico tedesco Accept, Udo Dirkschneider, che alla fine degli anni Ottanta, sotto l’insegna U.D.O., ha intrapreso una carriera solista di successo. Dato che nei tempi moderni Udo ha ben calcolato di poter spremere ancora qualche soldino extra da un pubblico intorpidito, sazio e già pieno di tutto, ha pensato bene di ribattezzare temporaneamente gli U.D.O. in Dirkschneider. In questo modo si è garantito la licenza di suonare a ogni concerto, al 100%, solo i classici nati durante la sua permanenza negli Accept. Non solo. La sua voce lo serve alla grande anche negli anni della maturità professionale, e più di uno lo vedrebbe volentieri di nuovo dietro al microfono degli Accept. Però il furbacchione ha capito che suonando musica degli Accept può guadagnare da solo incomparabilmente più soldi che dovendoli dividere con gli ex compagni di banda. La mossa si è rivelata un vero sei al superenalotto. Già questa primavera Udo e soci hanno polverizzato i biglietti del primo tour, da cui nasce anche il doppio CD dal vivo »Live – Back to the Roots« uscito da poco, registrato a Memmingen, in Germania, il 02.04.2016. Sono seguite le esibizioni sui palchi più in vista dei festival estivi europei. E siccome la richiesta non è calata, i Dirkshneider hanno deciso di allungare »la loro esistenza« di un altro tour. Gli U.D.O., infatti, possono tornare a essere Dirkschneider in qualsiasi momento della carriera (e viceversa). Quindi l’annuncio che questo sia l’ultimo tour in cui la formazione suonerà dal vivo materiale degli Accept, per l’ultima volta e mai più, non va preso per oro colato. Tra qualche anno questa storia può ripetersi identica. Basta che Udo dia il via libera.
Dopo la visita di RockLine al concerto dei Judas Priest a metà dicembre dell’anno scorso a Brno, l’idea di rinnovare la tradizione di queste epopee allegro-decembrine in direzione Repubblica Ceca è diventata più che un peccato da non commettere. Soprattutto perché a fare da riscaldamento c’era stata la precedente puntata a Praga a metà settembre di quest’anno, quando lì si sono esibiti gli unici e inimitabili King Crimson, tra i fondatori del concetto di rock progressivo. Ebbene, per la nostra grande gioia, anche alla fine del 2016 si è presentata una bella occasione per combinare una buona dose di puro metal e l’esplorazione del mondo generale della Repubblica Ceca.
Come ouverture di un vagabondare di qualche giorno per la Moravia ceca, il duo di RockLine senza timoniere si è accampato verso le sei e mezza di sera in quello che probabilmente era il momento più importante dell’intero giro per Brno. Un round di riscaldamento a base di vera birra alla spina (marca »Polička« – la producono nella città di Poličce), proprio vicino al centro sportivo di Brno, dove si trova tra l’altro anche il palasport di basket Hala Vodova, in cui era in programma il concerto dei Dirkschenider e dei veterani americani di speed heavy e thrash metal Vicious Rumors, che per l’occasione hanno fatto da ospiti speciali.
Tutte le strade intorno, nel quartiere di Brno chiamato Kralevo Pole, erano zeppe di macchine e il parcheggio abbiamo dovuto cercarlo nel quartiere studentesco, a una quindicina di minuti a piedi dal palasport. Le strade erano vive, da ogni lato si respirava l’euforia generale di folle ceche di buon umore, arrivate quel giorno da ogni angolo della Repubblica Ceca. Mentre vicino al palazzetto cercavamo »le coordinate giuste« della destinazione del concerto, tutti annunciavano entusiasti che anche loro andavano a vedere »il concerto di Udo«. Quel concerto dei Dirkschneider, nell’ambito del tour »Back to the Roots«, era infatti l’unico confermato sul suolo ceco. Ed era speciale anche per un altro motivo. Proprio questa data è stata scelta dalla band per le riprese, visto che l’anno prossimo intende pubblicare un DVD live.
Già prima dell’esibizione dei leggendari Vicious Rumors era chiaro che quella sera il palasport era di fatto sold out. La gente era pigiata nel parterre e sugli spalti, e per una birra stavi in coda anche mezz’ora in una fila compatta. Alle otto e un quarto è scoccata l’ora e il palazzetto si è oscurato per la prima volta, inondato dai suoni di un’intro registrata che ci hanno accompagnato verso l’esibizione dei Vicious Rumors. Con una sorpresa iniziale. Sul palco, infatti, c’erano solo quattro persone. I dettagli sul perché non so svelarteli, ma in tutti gli anni di attività la band si è esibita di norma come quintetto. Almeno negli ultimi 15 anni, da quando li seguo sul palco anch’io. Comunque sia, la band guidata dall’indistruttibile Geoff Thorpe, a cui fa compagnia da una vita il suo inseparabile e granitico compagno alla batteria, l’eccellente Larry Howe, è salita sul palco a gambe larghe e a tutta forza. Non ti resta altro da fare, se fai questo mestiere in modo strettamente professionale. All’inizio i ragazzi si sono »tastati« ancora un po’, sembravano irrequieti. Thorpe ha fatto qualche passeggiata dal Marshall al pedal board, e anche il nostro Tilen Hudrap al basso si è spostato più volte da sinistra a destra nella parte iniziale. Gli sguardi di »controllo« sfrecciavano tra i musicisti, che cercavano ancora il feeling giusto. Ma mestiere ed esperienza hanno rimesso piano piano le cose a posto. Attraverso una serie di classici della loro carriera, tra cui naturalmente non sono mancati Digital Dictator, Lady Took A Chance e Soldiers of the Night, la band ha confezionato uno show eccellente, e l’esperto Thorpe ha dimostrato ancora una volta di essere impastato di acciaio inox, visto che ha dovuto coprire da solo un enorme spazio sonoro. Sia nei riff grassi ma affilatissimi, sia durante gli assoli, quando il rimbombo delle linee di basso del giovane Tilen Hudrap, incredibilmente sicuro, dopo le precedenti espansioni batteristiche di Larry Howe, faceva da riempitivo più che mai importante. Durante il set la band ha presentato con il brano Circle of Secrets anche l’album in studio fresco di uscita »Concussion Protocol« (2016) – recensione di RockLine QUI. I Vicious Rumors hanno risvegliato la reazione piuttosto tranquilla del pubblico nel palasport gremito annunciando che uno dei pezzi sarebbe stato filmato per il loro canale YouTube. I tempi sono quelli che sono: è sempre più difficile smuovere il pubblico, e ai concerti bisogna ricorrere a ogni trucco possibile. Questo ha sicuramente fatto centro. L’esibizione della band è stata comunque estremamente solida, il gruppo ha superato senza grossi intoppi la prova di dover suonare come quartetto. Ogni tanto disturbava solo la presenza del nuovo cantante Nick Holleman, che pure ha eseguito i suoi pezzi in modo eccellente, senza difficoltà e con tutta la potenza ha tenuto testa con sicurezza anche ai registri vocali più alti, ma intanto la sua mano libera, quella con cui non teneva il microfono, finiva più spesso tra i suoi capelli che in qualunque altro posto. Forse non guasterebbe se Thorpe, a tempo debito, lo »prendesse da parte« e gli spiegasse che la cura dell’aspetto esteriore non fa parte del repertorio da concerto, soprattutto quando si parla di metal americano old school dalla ricetta unica dei Vicious Rumors. È chiaro che nell’esibizione si sentiva una certa riserva per via della mancanza di un membro, eppure. Riff di chitarra penetranti e inconfondibili, firmati da una delle più vecchie band classic metal americane ancora in attività sul pianeta (tra le più importanti per lo sviluppo della scena della Bay Area), hanno più che accontentato anche gli ascoltatori più esigenti. Sono convinto che già alla prossima edizione del Bang Your Head!!! festival i Vicious Rumors demoliranno il palco nel formato di quintetto infernale.
Due ore e ventidue pezzi di classico materiale degli Accept ce li hanno poi regalati i Dirkschhneider. A questo scopo Udo e soci hanno »ricopiato« fino all’ultima sfumatura la regia (la scenografia e quasi i costumi) degli spettacoli degli Accept, sia ai tempi d’oro sia oggi. La disposizione dei due chitarristi in prima linea, l’inseparabile compare di Udo Fitty Weinhold al basso, Udo stesso. Tutto. I movimenti, le corse sul palco, le smorfie di ammiccamento al pubblico. Insomma, lo sfruttamento del palco. I Dirkschneider sul palco sembrano un battaglione trincerato in piena prima guerra mondiale, pronto alla grande offensiva. La band è accordata da inferno e di stecche praticamente non se ne sentono. L’intera costruzione dei brani, ovvero la loro esecuzione, si regge sulla fortezza batteristica da capogiro di Sven Dirkschneider, il figlio di Udo. Visto che la mela di solito non cade lontano dall’albero, sul palco Sven fa (a dir poco) l’effetto di una versione ridotta e naturalmente ben più giovane, con la »baby face«, di Udo in persona.
Quella sera, ovviamente, tutti aspettavano l’esibizione dei Dirkschneider. Il palasport era pieno fino all’ultimo angolo, dentro si pigiavano ben 7000 teste che hanno reagito con foga per tutto il tempo a quello che accadeva sul palco. Da qualunque punto guardassi il concerto, alla gente "faceva il pieno di lampi" in testa. Il parterre davanti era insostenibilmente stipato, le tribune così piene che dovevi sederti sui gradini. In ogni caso i cechi sono dei grandi festaioli, quindi non stupiva affatto che quella sera negli stomaci sia finita una quantità enorme di birra, con il risultato di un mucchio di teste ubriache e barcollanti in cerca dei giusti punti di orientamento nello spazio. Panorami divertenti, insomma.
Torniamo sul palco. Il leggendario zio Udo mantiene un’eccellente forma vocale. Dal primo all’ultimo atto si è tenuto su un’ottima prestazione vocale. Nemmeno per un attimo si è avuta la sensazione che qualcuno dei brani gli desse problemi alla voce. Acuto e strillato, il giusto brontolone e rompiscatole. Aggiungici qualche sguardo torvo sparato da sotto la fronte et voilà, nasce il carisma. La gente gli mangiava in mano. Come già detto, la band ha mostrato un affiatamento eccezionale, e lo stesso valeva per le armonie vocali che, pur essendo meno numerose, dove sono comparse suonavano incredibilmente precise. Per un po’ i Dirkschneider ci hanno stufato con quei soliti obbligatori assoloni di chitarra inseriti nelle versioni dilatate di Princess of the Dawn e Metal Heart, che non portano nulla di degno di nota. Per il resto, un’ottima setlist. Con dentro anche qualche pezzo che gli Accept, soprattutto dopo il 2009, non avevano ancora suonato nei loro tour peraltro frequentissimi. Come (l’unica un po’ più calma) Winter Dreams, e poi Flash Rockin’ Man, Screaming For A Love-Bite, Head Over Heels, Wrong Or Right e, a chiudere, un incrocio tra rock’n’roll e metal, l’eccellente Burning, che per l’occasione ha avuto anch’essa una versione un po’ allungata.
Due ore di fenomenale convivio con l’eredità dei grandi Accept sotto la regia di Udo Dirkschneider e compagnia. Chi oggi sente la mancanza di Udo alla voce degli Accept, qui ha trovato pane per i suoi denti. Né più né meno ogni fan (almeno nella media) degli Accept e ogni amante delle conquiste del classic metal europeo. Come impone il titolo dell’album dal vivo. Il ritorno »alle radici«. All’essenza del metal. Di più su questa serata indimenticabile e unica a Brno lo svelerà, ovviamente, il DVD in arrivo.
Setlist
DIRKSCHNEIDER:
1. Intro
2. Starlight
3. Living For Tonite
4. Flash Rockin’ Man
5. London Leatherboys
6. Midnight Mover
7. Breaker
8. Head Over Heels
9. Neon Night
10. Princess Of The Dawn
11. Winterdreams
12. Restless And Wild
13. Son Of A Bitch
14. Up To The Limit
15. Wrong Is Right
16. Midnight Highway
17. Screaming For A Love-Bite
18. Monsterman
19. T.V. War
20. Losers And Winners
—bis—
21. Metal Heart
22. I m A Rebel
23. Fast As A Shark
24. Balls To The Wall
25. Burning
26. Outro
VICIOUS RUMORS:
1. Immortal
2. Digital Dictator
3. Down to the Temple
4. Hellraiser
5. Lady Took a Chance
6. Abandoned
7. Circle of Secrets
8. Soldiers of the Night
9. Don’t Wait for Me
Galleria fotografica

































































