Obidil – un sentiero cosparso di polvere di stelle (2009)

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Luogo: Modra hiša / Lubiana (Šiška) / Slovenia
Data dell’intervista: 01.02.2009

Gli Obidil, che vengono da Železniki, a fine 2008 hanno pubblicato l’attesissimo secondo album in studio, intitolato “Stardust”. La band coltiva uno stile tutto suo per la scena musicale slovena, e il nuovo disco è per loro un bel salto evolutivo in avanti sotto ogni aspetto. Gli Obidil si potrebbero descrivere come un’interessante miscela, tecnicamente piuttosto impegnativa, di power metal sinfonico, con un tocco di gothic e una buona dose di sperimentazione, che li fa finire nel mazzo delle band progressive.

Il giorno della prima messa in onda del loro videoclip più recente, quello di Stardust, negli studi della casa mediatica Čarli TV, finiti gli impegni ufficiali, nei locali al pianterreno della Modra hiša, a Šiška (Lubiana), c’è stato anche il tempo per una breve chiacchierata targata RockLine. Con noi la cantante Katarina Globočnik e il nuovo bassista degli Obidil, Matej Sušnik, vero “wunderkind” tra i bassisti sloveni.

RockLine: Com’è andata alla prima del videoclip?

Matej: Bene. Siamo sopravvissuti, ah, ah, ah… Abbiamo pubblicato il nostro primo video tratto dall’album “Stardust”, e si chiama proprio Stardust.

RockLine: Perché proprio Stardust? È un pezzo più cantabile e melodico?

Matej: Sì, perché i pezzi del nuovo album sono per lo più progressive, e per l’ascoltatore medio possono risultare un filo troppo impegnativi. Stardust ha un ritornello melodico e orecchiabile  e con quello puntiamo a farci notare di più sulla scena musicale slovena.

RockLine: Hai detto “progressive”. Per gli standard sloveni non è proprio roba di tutti i giorni. Quindi voi Obidil siete qualcosa di speciale per la scena musicale slovena.

Matej: Una band come gli Obidil in Slovenia non c’era ancora stata, per questo ho messo l’accento su quella parola. Per dire, in Slovenia ci sono anche i Prospect come band progressive, ma è un approccio musicale diverso.

Katarina: In realtà sono stati gli altri a metterci nel cassetto del “progressive”. Quell’etichetta non ci sembrava nemmeno così sbagliata e l’abbiamo accettata anche noi. Però io, di mio, faccio fatica ad appiccicare un’etichetta qualsiasi agli Obidil. Io ascolto metal, e se tra una jam e l’altra siamo riusciti a infilare certi elementi che ci danno un’aria progressive, non ci abbiamo nemmeno pensato prima, a cosa ne sarebbe venuto fuori. Quindi, in origine, non volevamo essere “progressive”. Suoniamo solo quello che sentiamo e vogliamo che venga fuori.

Matej: Noi Obidil non ci facciamo problemi su cosa suoniamo. La gente però di solito vuole avere le cose incasellate, e ci ha giudicati progressive. Semplicemente ne ha bisogno per orientarsi più facilmente quando cerca musica per sé. Del resto, come ascoltatori noi della band abbiamo gusti completamente diversi. E queste differenze, questo ampio spettro di tutto ciò che ascoltiamo, cerchiamo di metterlo anche nel sound dei pezzi degli Obidil.

RockLine: Tra i due album ci sono stati parecchi cambi di formazione. Come hanno influito sull’evoluzione della band fino a oggi?

Katarina: In un certo senso, in questo periodo siamo diventati più maturi. Più concentrati su ciò che vogliamo fare. All’inizio, nel 2000, quando abbiamo fondato la band, volevamo semplicemente sfogarci. Da quella grande esplosione di idee che ci usciva da tutte le parti non sapevamo organizzarci in modo granché efficace, mentre oggi posso confermare che in questi anni abbiamo imparato bene anche questo.

Matej: Per il resto, noi Obidil suoniamo anche in tanti altri progetti, come musicisti da studio o come membri di altre band. Gli Obidil sono in questo caso un punto in comune, un denominatore comune che ci unisce. E con tutti questi impegni a volte non ci resta il tempo per concentrarci solo sugli Obidil.

Katarina: È successo un cambiamento importante. I primi Obidil erano grandi amici, quell’amicizia ci teneva insieme ed è per questo che siamo nati. Il chitarrista, il bassista e il batterista dei primi Obidil erano praticamente cresciuti insieme fin da piccolissimi. Si compravano l’attrezzatura insieme, hanno messo su la prima band insieme a 12 anni. Anch’io sono molto legata a quell’amicizia e quando il primo bassista ci ha lasciati ho faticato parecchio a digerire la sua uscita dalla band. In quel momento abbiamo dovuto ritrovare la motivazione da capo. In pratica ci è voluto un bel po’ di tempo per portare a un nuovo livello quell’energia che ci univa in termini di compagnia e amicizia sotto il nome Obidil. Adesso intorno agli Obidil sta succedendo un bel mucchio di cose importanti. Abbiamo una sala nuova, il chitarrista Tomaž e il batterista Klemen in questo momento sono presi proprio dalla sistemazione di quegli spazi, abbiamo pubblicato il nuovo album, girato il primo videoclip del nuovo disco. In qualche modo l’energia che abbiamo investito in tutti questi anni alla fine ci torna indietro e ripaga. Ognuno di noi trova ancora oggi un sacco di motivazione, nel senso che si riconosce dentro gli Obidil, si sente una parte importante della creazione della band e della nostra musica, ed è questo che ci spinge avanti. Certo, la registrazione del nuovo album è andata parecchio per le lunghe. Per colpa di quell’attesa ci siamo messi a stare dietro ai dettagli e questo ci ha anche sfiancati inutilmente, in buona parte. L’uscita dell’album però ci ha dato una nuova spinta e credo che non ci saranno problemi quando cercheremo idee per il prossimo disco. Vorrei che le cose andassero in modo rilassato, spontaneo, senza forzare niente per sbaglio.

Matej: Sai, tutti noi negli Obidil ci godiamo quello che creiamo in questa band. La cosa non è impostata in modo commerciale. In pratica ci tiene insieme proprio il fatto che questa impostazione “non commerciale” ci dà più libertà di esprimerci come musicisti e di provare nei pezzi quante più cose e idee interessanti possibile. Non è che ci tireremmo indietro davanti a un vasto pubblico, ma allo stesso tempo siamo consapevoli di quanto sia limitata la nostra portata in senso commerciale, vista l’attuale scena mainstream in Slovenia. Poi ci sono gli altri progetti di cui ho parlato, e lì in un certo senso compensiamo anche l’aspetto commerciale.

Katarina: Devo aggiungere che sono l’unica della band che non canta anche in qualche altro gruppo. Per questo butto tutta la mia energia negli Obidil. I concerti degli Obidil mi regalano piaceri speciali. È una situazione fenomenale, quando sei sul palco e senti questo flusso di energia.

Matej: Insomma, il senso dell’album “Stardust” è che quando un appassionato di musica prenderà in mano questo prodotto, lo infilerà con piacere nel lettore CD e se lo ascolterà. L’album quindi non è assolutamente pensato in chiave commerciale.  Forse è proprio questo che a qualcuno può sembrare modesto, perché al marketing della band, in realtà, non ci siamo mai dedicati più di tanto.

RockLine: Immagino che abbiate un bisogno disperato di live. Si muove qualcosa in questa direzione?

Matej: Come dico, in realtà al momento non c’è nessuna visione sui concerti.

RockLine: Matej, tu come bassista dei Metalsteel hai parecchia esperienza coi concerti. Visto che gli Obidil hanno fuori il videoclip di Stardust, c’è una scintilla che vale la pena soffiare, per far crescere il nome Obidil?

Matej: Sì, sai, nei MetalSteel è diverso. Abbiamo una base di fan fedeli che ci segue. La differenza è anche che siamo tutti più o meno coetanei, siamo studenti. Negli Obidil le differenze tra noi sono maggiori. Facciamo più fatica a concentrarci sulla band anche per i tanti altri progetti.

RockLine: Il debutto degli Obidil ha quindi avuto un fratellino minore, “Stardust”. Che sensazioni avete? Siete cresciuti?

Katarina: I pezzi del nuovo album sono più espressivi dal punto di vista dei motivi e definiti più chiaramente. L’album è molto più maturo e ovviamente migliore. Con il debutto non avevamo tutta questa esperienza. Nemmeno per quanto riguarda la produzione del suono.

RockLine: Il nuovo album è uscito in autoproduzione. Come mai?

Katarina: In realtà è stata una decisione difficile. L’etichetta con cui avevamo fatto uscire il debutto era molto interessata a pubblicare anche il nuovo album. Il problema era che noi volevamo un prodotto di qualità tecnica, e il budget per quello era troppo basso. Mentre stavamo decidendo come andare avanti, proprio in quel periodo stava aprendo lo studio Ork. Così siamo stati invitati a dare un’occhiata. In pratica, in un certo senso, per imparare insieme. Noi e lo studio. Per provare a registrare un pezzo. In più, un fatto importante era che la nostra musica piaceva molto al produttore dello studio, Saša Kisovec. Così abbiamo registrato una specie di versione di prova di Stardust. Dalla registrazione di prova fino ai master definitivi per l’uscita dell’album si sente e si percepisce bene come la produzione sia migliorata su tutta la linea e come, nel frattempo, si sia sviluppato anche lo studio Ork stesso.

RockLine: Katarina, i testi li scrivi tu. Di quali temi ti piace parlare di più?

Katarina: Quando mi metto a scrivere i testi, gli abbozzi dei pezzi sono già pronti. L’ispirazione la prendo dallo stato d’animo in cui mi ritrovo dopo aver ascoltato gli abbozzi dei nostri futuri pezzi. Collego le cose agli eventi che vivo e alle riflessioni su queste esperienze di tutti i giorni. Siccome la musica è tecnicamente più complessa, devo stare attenta a come costruisco i versi per il canto.

Matej: Sì, i nostri pezzi non seguono proprio gli stampini del quattro quarti. È interessante, perché dobbiamo fare attenzione a questo aspetto, in modo che i testi cantati si incastrino con il ritmo dei pezzi. Richiede molta più concentrazione e cautela.

Katarina: È vero però che quando hai scelto un tema, magari fai girare l’abbozzo e ci canti sopra, cercando in modo spontaneo parole che ti richiamano quel tema, ed è così che nasce anche la bozza del testo finale della canzone.

RockLine: Molto interessante anche la copertina dell’album. Ha un’aria mistica.

Katarina: All’inizio avevamo un motivo realizzato al computer, poi è venuta l’idea di coinvolgere un pittore amatoriale. Così abbiamo fatto ascoltare a Peter Kačar uno dei nostri pezzi, e lui doveva disegnare qualcosa che gli evocasse, cioè creare qualcosa partendo dalle sensazioni provate ascoltando quel pezzo.

RockLine: Matej, pare che tu stia preparando del materiale per un tuo album solista in studio?

Matej: Eh già. Ho coinvolto Klemen Markelj, il batterista degli Obidil. Io mi occuperò delle cose di base per quanto riguarda gli arrangiamenti per tastiere e basso. Klemen per la batteria. Mi dà una mano anche Benny dei MetalSteel. In realtà al momento per me le cose vanno così: sto attingendo una carica straordinaria, sento una certa verve creativa e non mi pesa per niente stare dietro a più progetti contemporaneamente.

RockLine: Sarà un album fusion?

Matej: In realtà non solo fusion. Ci metterò dentro tanti generi, dall’industrial al progressive rock, al metal, e ovviamente anche fusion. Le chitarre me le registreranno i migliori chitarristi della Slovenia. L’album sarà interamente strumentale. Chi ha sentito le prime registrazioni dice che sarebbe una musica perfetta per un film.

RockLine: Siamo partiti dal video, quindi finiamo con quello. Dai, diciamo finalmente qualcosa di più concreto.

Matej: Il video l’abbiamo girato a Pirano e a Železniki.

RockLine: C’è un’idea profonda dietro, Katarina cammina per strada…

Katarina: Sì. Quelle parti con me per strada sono state girate a Pirano.

Matej: Con il videoclip non volevamo che la parte visiva prendesse il sopravvento su quella musicale. Il video è fatto in modo da riportare l’ascoltatore sulla musica, o da tenerlo agganciato alla musica. Questo è stato il nostro approccio. Che il video sia al servizio della musica e non viceversa. L’inizio delle riprese è stato interessante, però. Quel giorno, il giorno delle riprese, per noi era cominciato male. Poi, appena arrivati a Pirano, è girato tutto. La gente ha collaborato con noi in modo fenomenale per strada e si è sviluppata una vera festa di strada con gli abitanti del posto.  All’inizio però le cose erano andate così male che, se la fortuna ci avesse voltato le spalle, oggi probabilmente questo video non esisterebbe nemmeno.

Katarina: Il messaggio di base del video e del pezzo Stardust, comunque, è che vale la pena restare fedeli ai propri principi e lottare per le cose in cui credi.

RockLine: E per finire. Quali sono i piani per il futuro degli Obidil?

Matej: Prima di tutto un concerto al Roxly di Lubiana, poi il futuro per ora è più o meno avvolto nella nebbia. Noi Obidil non siamo una band organizzata in modo rigido.

Katarina: Tutti nella band però vorrebbero un sacco suonare dal vivo, quindi ci daremo da fare perché ne esca qualcosa.

Matej: In pratica ci lasciamo andare a una specie di flusso, all’energia che ci guida. Suonare dal vivo sarebbe comunque una cosa gradita. Perché ti dà una specie di nutrimento spirituale, da musicista, che ti spinge avanti. Anche la prima di oggi del videoclip di Stardust su Čarli TV ci ha dato una conferma, una nuova spinta. In casi così non è difficile svegliarsi alle nove, sederti in studio e lavorarci fino a mezzanotte. Perché sei semplicemente pieno di energia creativa. Sai che stai lavorando nella direzione giusta e sai anche che raccoglierai quello che semini.

Intervista a cura di: Aleš Podbrežnik e Rok Klemše

foto: Aleš Podbrežnik

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