Quattro chiacchiere con i Broken Arrow, innamorati dei colori del glam rock (2010)

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Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data dell’intervista: 18.03.2010

All’ottava serata del concorso Epic RockLine contest a tenere alta la bandiera del glam rock sloveno ci hanno pensato i Broken Arrow. Questi cavalieri dell’armatura hard rock degli anni ’80 ci hanno raccontato in una breve chiacchierata come vedono la scena musicale di casa e i loro piani per il futuro, che secondo loro resta tutto rosa e fiori.

RockLine: Perché avete deciso di partecipare all’Epic RockLine contest?

Bor: Abbiamo colto l’occasione al volo. Siamo saliti sul palco senza nessuna pressione per il passaggio al secondo turno: in pratica ci ha portati qui soprattutto la voglia di suonare dal vivo e di farci un po’ di esperienza. Postojna ci ha fatti impazzire, il locale è davvero fighissimo.

RockLine: E questa passione per il glam rock da dove salta fuori?

Bor: Da piccolissimo! Questa musica ci “tiene in pugno” praticamente dalle elementari. Dal primo momento in cui, in quarta, mi sono ritrovato tra le mani “Best of Europe”!

Matjaž: Il glam rock è una specie di festa, di svago, di puro godimento.

RockLine: Secondo voi da noi c’è abbastanza attenzione per il glam rock, o se preferite il glam metal?

Bor: Mah, che ti devo dire. Mi sembra che piano piano le cose stiano tornando. Se guardi a una volta, ai tempi di Šank Rock e Pop Design, con il glam rock era tutto molto più rosa, ovvio. Per fortuna oggi il glam ha abbastanza sostegno anche tra le band giovani, che è importante, e naturalmente ci sono ancora gli Šank Rock. Credo che da noi per questo genere di musica ci sia comunque abbastanza ascolto. Però dobbiamo ricordarci che la Slovenia è piccola e il mercato è già saturo di prodotti musicali di ogni tipo, quindi aspettarsi un risveglio del glam su larga scala sarebbe utopico.

RockLine: Nel prossimo futuro la scena glam di casa potrà contare anche sul disco d’esordio dei Broken Arrow?

Matjaž: Qualche pezzo l’abbiamo già registrato, e in estate probabilmente ci butteremo a capofitto nella registrazione dell’album.

Bor: Il problema sono i soldi. Alla fine ne restano sempre giusto per tre, quattro pezzi. Adesso finalmente abbiamo messo da parte un po’ di “grano”, quindi riusciremo a portare in porto la faccenda più facilmente.

Matjaž: Ci arrabattiamo come tutti. La scena slovena è quella che è. Vediamo cosa va di moda oggi, quindi per le formazioni più giovani è difficile fare previsioni. Prendo come esempio Shutdown o Hotty MkkNotty, band che più in là di, che so, Metelkova non arrivano. È tutto underground, come direbbe Šujo…

RockLine: Sempre in mezzo questo Šujo… (risate)

Bor: È l’icona del glam sloveno!

RockLine: Voi Broken Arrow siete messi bene sul fronte voci. Avete ben tre coriste. Può essere un bel boccone da digerire per gli arrangiamenti, quando create la musica.

Bor: Teniamo molto a presentarci come una band a più voci. Appena si è presentata questa possibilità ci siamo detti: perché no? Matjaž è un accademico della musica e scrive praticamente da solo tutti gli arrangiamenti, quindi con questo non abbiamo nessun problema.

Matjaž: I pezzi, sullo sfondo, suonano molto più pieni. Prima che arrivassero le ragazze i cori ce li facevamo da soli. Oltre all’accompagnamento, la voce femminile funziona bene anche nei registri alti, cioè in quei passaggi che a una voce maschile non stanno proprio a pennello. Stasera, comunque, abbiamo debuttato in questa formazione, cioè con tre coriste. Al terzo tentativo! Alla prima serata è saltata la corrente, la seconda volta è saltata di nuovo, quindi oggi è stato una specie di battesimo del fuoco.

RockLine: Quindi in futuro possiamo aspettarci i Broken Arrow sui palchi nella formazione vista stasera?

Matjaž: Per ora sì. L’unico problema con le ragazze è che devono sempre stare bene di salute…

RockLine: Che non siano incinte… (risate)

Matja: (risate) …diciamo così! In estate in studio ci andremo di sicuro con loro.

intervista a cura di: Daniel Pavlica & Rok Klemše

foto: Mojca Perdih

testo rivisto da: Daniel Pavlica

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