Parni Valjak alla conferenza stampa al Nebotičnik (2012)
Luogo: Lubiana / Nebotičnik / Slovenia
Data dell’intervista: 14.09.2012
Parni Valjak, leggendaria rock band di Zagabria che aprì nuove strade già ai tempi dell’ex Jugoslavia, nel lontano 1975, dopo una carriera invidiabile si è concessa nel 2005 una pausa di quattro anni. Dal ritorno nel 2009 sono ancora uno dei nomi più caldi del circuito live, capaci di riempire regolarmente i palazzetti più grandi, non solo in Slovenia ma in tutti i paesi dell’ex Jugoslavia. I Balcani sono loro. Lo sono sempre stati e lo restano. Alla fine dello scorso anno la band ha pubblicato il nuovo album »Stvarno nestvarno« e quest’anno lo ha già portato con successo sui palchi. Per la tarda estate e l’inizio dell’autunno, però, ha deciso di organizzare un tour acustico speciale, che li riporta anche a Lubiana, con il concerto già annunciato alle Križanke il 22.09.2012.
In sintonia con l’evento, la band ha organizzato anche una conferenza stampa, durante la quale ha sciorinato una bella raccolta delle informazioni più importanti e attuali dal proprio campo. La conferenza è stata spostata all’ultimo momento di un giorno. Parni Valjak sono stati costretti a farlo per l’improvvisa scomparsa di uno dei familiari più stretti del chitarrista Marijan Brkić – Brko. La band ha quindi partecipato alla commemorazione funebre, esprimendo così tutto il proprio sostegno al compagno in lutto, e il giorno dopo al Nebotičnik di Lubiana è arrivato un quartetto formato da Husein Hasanefendić – Hus, Aki Rahimovski, Zorislav Preksavec – Preksi e Berislav Blažević – Bero.
I ragazzi hanno preso posto ciascuno alla propria sedia, dietro a tavoli lunghi e stretti messi in fila; alle loro spalle un enorme pannello con la scritta gigante Parni Valjak.net e, sotto, il logo della band ancora più grande…..
“Come costruirete la scaletta per il concerto annunciato il 22.09.2012 alle Križanke?”
Hus: Stavolta si tratta di un set acustico e la scaletta è pensata di conseguenza. Magari qualcuno di voi si ricorda ancora di quando facemmo il tour acustico da cui nacque l’album »Bez struje – Live in ZeKaEm«, che da voi fu un grande successo: se la memoria non mi inganna, vendette abbastanza da andare disco d’oro. Da allora a oggi sono nati molti pezzi che sono fatti apposta per rendere al meglio in versione acustica. Certo, il punto di partenza di questa mossa è il live che ho citato, ma stavolta la scaletta sarà decisamente diversa. Ora che ci rimettiamo a suonare il materiale in acustico si sente che il tutto suona ancora più maturo di una volta. E anche più intenso, se vogliamo. Mi riferisco proprio alle reazioni del pubblico durante i concerti, che sono speciali e intensissime. Una sensazione di maggiore maturità nell’interpretazione sul palco dei brani in versione acustica ce l’abbiamo anche noi, adesso.
“Come affrontate le sfide creative di oggi?”
Hus: In questo periodo siamo entrati in un certo senso in un mondo parallelo, quello che chiamiamo internet. Oltre ai concerti regolari abbiamo creato un album in forma virtuale. L’album si intitola »Stvarno nestvarno« e l’abbiamo già presentato a Lubiana durante il tour precedente. In più abbiamo offerto alla gente il »download« gratuito dell’album. Su ogni biglietto del concerto c’era un codice con cui potevi accedere al download dell’album da internet. Però ci siamo resi conto che forse abbiamo anticipato un po’ i tempi. Che i tempi non sono ancora maturi per mosse del genere. Forse perfino la gente non era pronta a una cosa simile, o a cogliere la nostra offerta più di quanto ci aspettassimo all’inizio. Comunque sia, una bella fetta del nostro pubblico l’album l’ha »scaricato« da internet, mentre il resto è rimasto sul vago e non si è espresso. Insomma, non ha preso posizione su questa nostra mossa, quindi non sappiamo se a quella parte di pubblico sia piaciuta o no. Per questo abbiamo deciso di ripubblicare l’album »Stvarno nestvarno« e di farlo prima della fine dell’anno. A questo scopo stiamo preparando altro materiale nuovo, che aggiungeremo a quello esistente, cioè quello che al momento si trova sul nostro sito ufficiale sotto forma di download. Quindi la nuova versione dell’album sarà ampliata, con un bel mucchietto di pezzi aggiunti. Pezzi nuovi.
“Quindi seguite sempre le reazioni del vostro pubblico?“
Hus: Sì. Assolutamente. Per noi l’essenziale è stare al passo coi tempi. Sappiamo che la gente è abituata ai nostri classici, ma al pubblico dobbiamo offrire anche cose nuove, quindi dobbiamo registrare nuovi album, suonare nuovi pezzi, evolverci. Non possiamo permetterci di restare fermi nel tempo, nel passato. Anche se siamo in giro da tanti anni abbiamo un sito ufficiale appena rinnovato, e siamo molto attivi sui social come Facebook, dove abbiamo già circa 180.000 fan.
“Voi Parni Valjak siete un grande nome in Croazia, in Slovenia e anche più a sud, nei Balcani. Fin dove arriva la vostra voglia di allargare il nome a livello geografico? Dove in Europa vorreste ancora sfondare, ammesso che ci sia questa voglia?”
Hus: Per quanto riguarda l’area dell’ex Jugoslavia, noi Parni Valjak abbiamo avuto successi eccezionali. Poco tempo fa abbiamo fatto sold out due volte di fila all’Arena di Belgrado, cinque volte di fila abbiamo riempito fino all’ultimo angolo il Sava Centar, e parlo solo dei concerti acustici, poi la Zetra di Sarajevo piena, il concerto a Pola,…
Aki:… Novi Sad…
Hus:… in questo momento da quelle parti ci va addirittura meglio di prima. Il nostro desiderio, anzi, vista la situazione attuale quasi un nostro dovere, e ci stiamo lavorando perché si realizzi, è rompere queste barriere e provare ad allargare il mercato. Si è visto infatti che anche l’Europa occidentale reagisce molto bene a quello che proponiamo. Forse l’ingresso nell’Unione Europea è un’occasione. Insomma, in questo campo abbiamo obiettivi e ambizioni, di sicuro.
“A cosa attribuite una popolarità come quella che avete in questo periodo in Slovenia?”
Hus: Diciamo che il primo fattore è Aki. Aki è uno che quando canta ha un’emozione fantastica. È quello il momento universale. A volte per i testi non è nemmeno importante coglierli, o capire ogni singola parola fino in fondo: l’emozione e l’energia si sentono lo stesso, perché vengono espresse con forza. E di sicuro abbattiamo le barriere col pubblico con il nostro rapporto con la musica stessa, perché ci godiamo quello che facciamo, anche se detta così suona come una frase fatta e trita. Questa energia che la band irradia si riversa di sicuro sul pubblico, e secondo me è questa la chiave.
>>>>Segue un siparietto divertente, innescato dal momentaneo disorientamento di uno dei giornalisti presenti alla conferenza stampa<<<<
Prima domanda del suddetto partecipante alla conferenza stampa:
»Al concerto il pubblico sentirà anche i vostri più grandi successi, non solo il repertorio più recente?«
Hus: Certo. Spesso abbiamo un gran mal di testa quando mettiamo insieme la scaletta. Per accontentare proprio tutti gli amanti della nostra musica dovremmo costruire una scaletta che sul palco durerebbe più di un concerto medio di Bruce Springsteen. I nostri concerti sono lunghi, ma comunque non possiamo suonare tutto. Dobbiamo suonare Jesen u meni, Dodji, Sve još miriše na nju, Lutka za bal,… si tratta di un compromesso tra quello che dobbiamo suonare e quello che vogliamo suonare. Se poi suonassimo sempre la stessa scaletta, finiremmo per girare in tondo e la gente si stuferebbe.
Seconda domanda dello stesso partecipante (a quanto pare non aveva ricevuto spiegazioni soddisfacenti sui più grandi successi):
»Tipo Suada o Od rodjendana, do rodjendana e così via…«
Segue qualche secondo di silenzio in sala e i membri della band che si guardano tra loro.
Hus: Quelle proprio no, quelle le potete sentire al concerto dei Plavi Orkestar… è vero che Suada l’ho prodotta io, ma quella è dei Plavi Orkestar.
Terza domanda dello stesso partecipante:
»Probabilmente vi ha invitato a questo concerto Saša Lošić, che ora vive a Lubiana?«
Hus: Boh, non lo so. So solo che adesso abita a Lubiana, ma non so di cosa si occupi in questo periodo. Abbiamo perso i contatti da un pezzo. Del resto sono stato il produttore del primo album dei Plavi Orkestar, ma davvero non so cosa succeda oggi con loro, perché a un certo punto ci siamo persi di vista.
Quarta domanda dello stesso partecipante:
»Ma è difficile mettere insieme la formazione per un tour se il frontman della band vive in un altro paese?«
Stavolta il silenzio in sala dura parecchio, finché alla fine prende la parola l’addetto stampa ufficiale dell’organizzatore del concerto e della conferenza:
»Lei probabilmente ha confuso due gruppi?«
Segue la reazione prevedibile del partecipante che ha fatto alla band le ultime quattro domande:
»H-ho detto qualcosa di sbagliato? C’è qualcosa che non va con Saša Lošić?«
L’addetto stampa ufficiale dell’organizzatore del concerto e della conferenza lo rassicura:
»Questi non sono i Plavi Orkestar. Questi sono i Parni Valjak.«
>>>>Dopo parecchie reazioni dei presenti, abbondantemente condite di risate, la situazione finalmente si calma e la conferenza stampa riprende normalmente.<<<<
“Di cosa parlano i testi del nuovo album?”
Hus: Oggi la musica è diventata un prodotto di consumo. Tanti artisti cercano di fare centro con la formula giusta, quella che piace alle masse. Noi non la seguiamo per niente. Nel nostro nuovo album trovi testi che nascono dalle nostre esperienze di vita. Nascono dalla nostra soddisfazione, ma anche dalla nostra insoddisfazione per la situazione in cui ci troviamo in questi tempi. Anche oggi viviamo i nostri sogni, come da sempre. E poi succede che la realtà molto spesso si discosta da questi sogni. Oppure che i sogni si realizzano. Da lì prendiamo ispirazione. Il titolo dell’album »Stvarno nestvarno« viene dal fatto che costruiamo le nostre vite nei sogni, perché la politica non ci lascia e non ci permette di concretizzare questi sogni nel mondo reale. Questo album è speciale perché non è calcolato. È un album fatto con il cuore e con l’anima, col rischio che in questi momenti di vita velocissima il pubblico non ne capisca il contenuto. Dobbiamo essere sinceri con noi stessi, dobbiamo seguire ciò di cui siamo convinti che sia giusto.
“Possiamo aspettarci da voi un nuovo album dal vivo, visto che ultimamente suonate molto live?”
Hus: Io sono chitarrista e sono completamente sordo.
Tutti ridono
Hus: L’uscita che pianifichiamo prima della fine dell’anno è, come detto, la ristampa dell’album »Stvarno nestvarno«, che oltre ad alcuni pezzi nuovi aggiunti conterrà, come extra, molto probabilmente anche un DVD con degli spezzoni dei nostri concerti elettrici e acustici. Così, insieme al nuovo album, la gente potrà farsi un’idea di chi siamo, cosa siamo e cosa hanno fatto i Parni Valjak negli ultimi tre anni.
“C’è in programma una ristampa dei vostri album in studio più vecchi, quelli degli anni Ottanta e anche Settanta?”
Hus: Sai, tutto questo è nelle mani delle case discografiche. Vista la crisi in Europa, è poco probabile che succeda a breve. Ogni tanto sono uscite delle ristampe in tirature più piccole, ma sono andate esaurite in fretta. Tutti i nostri album classici in vinile sono usciti anche in CD, ma le scorte finiscono e poi non si trovano più da nessuna parte. La maggior parte dei diritti d’autore sulla nostra musica ce l’ha Croatia Records, e loro di queste cose si occupano solo sporadicamente. Ma tutta questa situazione è sicuramente legata non solo alla crisi del nostro tempo, ma anche al crollo dell’editoria musicale. Le etichette stanno crollando e quello che succede oggi è il riflesso della loro incapacità di reagire in tempo alle sfide. Le etichette hanno bruciato un sacco di energie per il fatto che, nella nuova era, la vendita di musica si è spostata quasi del tutto su internet.
“Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro concerto alle Križanke, il 22.09.2012?”
Hus: Non vediamo l’ora. Non suoniamo alle Križanke da tanto tempo. Devo dire comunque che per questo tour abbiamo puntato esclusivamente su posti che accolgono al massimo 3.000 o 4.000 persone. Non di più. Quello che è successo all’Arena di Belgrado è stato terribilmente estenuante. E poi altri cinque concerti di fila al Sava Centar. Aki ha tenuto davvero in modo eroico. Per lui avevamo più paura di tutti: temevamo che la sua voce non reggesse tutta quella fatica e non arrivasse fino in fondo. Una cosa del genere davvero non vorremmo ripeterla in futuro.
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