Tilen Hudrap – la cometa slovena che ha illuminato il globo del metal mondiale (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Zbilje / Zbiljsko jezero / Slovenia
Data dell’intervista: 23.06.2016
Tilen Hudrap è senza dubbio il musicista sloveno che vive il sogno di chiunque, in Slovenia, si muova nella magia della musica metal. Tre anni fa, dopo tanti anni passati a suonare in un sacco di band metal slovene, è entrato negli americani Vicious Rumors, icone dello speed/power metal; da poco è diventato membro dell’istituzione del thrash metal tedesco Paradox, ha dato una mano a portare a termine il concerto della leggendaria formazione Testament al festival di Montreal, in Canada, e di questa favola non si vede la fine. Tutta la Slovenia metal e, ammettiamolo, pure quella non metal può davvero andare fiera di questo tipo eccezionale!
RockLine: Tilen, è un onore sederci qui e chiacchierare del tuo percorso musicale, della musica in generale. Già fin dall’inizio, quando suonavi nelle prime formazioni come Wartune, Thraw, Scepsis, Keller ecc., si capiva che dentro di te covava una scintilla di cui tanti musicisti sono privi. Con il tuo impegno anche fuori dal palco, come promoter e organizzatore di concerti per più di 10 anni, sei diventato già parecchio tempo fa un pilastro importante della scena metal slovena, capace di indirizzare i nuovi appassionati di suoni pesanti verso l’essenza e le origini della storia del metal, così che comincino a scoprirlo ed esplorarlo nel posto giusto. Il fatto che tu sia entrato in leggende come gli americani speed/thrash metaller Vicious Rumors e i tedeschi thrash metaller teutonici Paradox, e che sia saltato su a dare una mano ai leggendari Testament, sono cose che tutti sognano ma che toccano solo a pochi eletti. Cosa puoi raccontarci dei tuoi inizi?
Tilen: Le mie prime band locali le ho messe su quando correvano i primi anni a cavallo del nuovo millennio, poi sono passato ai Wartune, band death/thrash metal della Carinzia: mi sono unito a loro nell’estate del 2004, esattamente 12 anni fa. Il mio percorso musicale in quanto tale, però, va ovviamente molto più indietro. A metà anni Novanta (più di 20 anni fa) sono entrato in una scuola di musica, e ora corre il ventiduesimo anno della mia vita attiva con la musica. Il mio primo contatto ultra (consapevole) con il rock/metal in generale risale al 1992, con lo storico evento »tribute to« dedicato alla morte del grande Freddie Mercury. Ero nella fase in cui cominciavo a percepire la musica come tale, il concerto lo guardammo insieme a mio padre (che è uno dei più grandi fan degli Status Quo, e presto conobbi anche loro: il disco »Blue for You« e l’album live dal leggendario Apollo ebbero un grande impatto, visivo e musicale, su di me). Seguirono i Thin Lizzy con il loro disco un po’ meno noto al grande pubblico, »Johnny the Fox, più (ovviamente) tutti gli album dei Deep Purple. Poco dopo mio zio mi portò verso la musica dei Grateful Dead e mi spiegò il concetto di »wall of sound«, che fu il mio primo contatto con roba più »sballata«. Fin dall’inizio ho avuto gusti »non unilaterali«, per quanto riguarda la musica. Su questo ho una regola che mi porto dietro da sempre. Esempio: ognuno sa senza il minimo dubbio qual è il suo cibo preferito, eppure non mangia tutti i santi giorni solo ed esclusivamente quello. Con la musica è uguale. Il metal è la mia guida nella vita, lo ascolto e lo vivo ogni giorno, da quando ero un bambino alle elementari, il metal definisce la mia individualità, ma ovviamente non è affatto tutto quello che ascolto. Cibo e musica sono in correlazione costante. Il cibo mi piace condirlo bene con spezie estreme/diverse ed esotiche…e allo stesso modo la mia musica mi piace condirla in mille e uno modi. Nel metal stesso ho sempre ascoltato davvero ogni genere possibile (è l’unica strada per capire veramente questa musica) e non faccio differenze. Ci sono generi che preferisco e altri che non riesco a digerire proprio ogni giorno, certo, ma rispetto tutti, senza eccezioni. La scuola di musica ha avuto su di me un’influenza in senso classico (Buddy DeFranco, Benny Goodman, Buddy Rich, più tutti gli autori classici, tra i quali un posto speciale lo do a Haydn, Wagner, Brahms e Händel), ma non le do un peso particolare in termini di crescita musicale personale nel suo complesso. Semmai il contrario. Nella banda di fiati ho suonato parecchi anni, ho continuato fino al 2005, quando ho partecipato anche al campionato mondiale in Olanda, nella città di Kerkade. In quel periodo il lavoro metal occupava il 90 (e passa) per cento delle mie attività e semplicemente non avevo più tempo. Dopo il mondiale in Olanda ho chiuso il capitolo della collaborazione attiva con la musica classica. Oltre al basso suono regolarmente una gamma di altri strumenti, da sempre. Il multi-strumentismo è di importanza eccezionale per lo sviluppo musicale: essere limitati a un solo strumento… sarebbe semplicemente un peccato.
RockLine: In quel periodo la Slovenia si stava risvegliando a suon di metal, comparve anche la prima rivista metal, Paranoid…
Tilen: Sì. In effetti la Slovenia stava iniziando a vivere un boom (inatteso) in ambito metal. Di sicuro hanno contribuito le reunion di Iron Maiden, Destruction, Agent Steel (e tanti altri), che hanno soffiato di nuovo un vento di metallo su una fiamma che ardeva solo a metà. Soprattutto nel periodo dal 1999 al 2003. Un periodo davvero speciale per il metal sloveno in termini di costruzione, meno per le band in sé. In Carinzia ovviamente non succedeva granché, a parte uno o due eventi all’anno. In un piccolo negozio di musica locale, il Gogo Music, passavamo ore e ore: era l’unico negozio di dischi che sui suoi scaffaletti offriva più di tre band metal, ci trovavamo lì alle elementari dopo le lezioni a mettere su metal. Probabilmente ha aiutato anche il fatto che lì lavorava come studentessa mia cugina, quindi limiti di volume non ce n’erano proprio. Quello fu l’inizio di tutto quello che c’era di davvero concreto per la nostra generazione, con il nostro impegno in prima persona. La radio della scuola elementare a ogni intervallo era metallizzata. All’inizio ascoltavo esclusivamente band inglesi, soprattutto NWOBHM con in testa gli Iron Maiden e alcuni gruppi che adesso i ragazzini stanno riscoprendo ma che allora erano completamente dimenticati (Satan, Angel Witch, Jaguar, Demon, TOPT, Gogmagog ecc.), più le vecchie band britanniche degli anni Settanta; per tre o quattro anni non volevo sentire nient’altro. Ovviamente capii presto che non era proprio l’ideale, e infatti ascoltavo anche altra roba (risate). Allora, era il 2001/2002, fondammo anche la nostra prima band, e la scena locale cominciò a risalire. Per un po’ nella prima band suonavamo esclusivamente pezzi degli Iron Maiden, poi abbiamo fatto cose nostre in progetti locali di breve durata. Ho mollato tutto quando, nell’estate del 2004, sono entrato nei Wartune. Si stavano proprio preparando a registrare il loro primo demo. Nel 2004 e nel 2005 abbiamo suonato dappertutto in Slovenia, e alla fine del 2005 ci siamo separati dal batterista e dal chitarrista. Ci siamo buttati in acque musicalmente sperimentali, scrivevo di temi e concept insoliti, poi sono arrivati gli anni in cui tutte le band prog death (Cynic, Atheist, Pestilence ecc.) hanno fatto la reunion, e già molto prima ci accostavano a quei nomi…suonavamo piuttosto strani, il che per noi è sempre stato un plus. Si è unito a noi il mio amico di lunga data Lenart Mlinar, un batterista ottimo, di altissimo livello, uno dei migliori batteristi metal sloveni, nato con un feeling che hanno in pochissimi. Al momento non fa musica in modo attivo, e peccato davvero, gente così da noi scarseggia. Per fare un salto indietro, al 2005: le cose andavano a una velocità estrema. A 12, 13 anni suonavo già in band, che avevamo fondato proprio a quell’età, a 15 sono entrato nei Wartune, tutti i membri avevano 4-9 anni più di me, ma non mi ha fermato: ero giovane, aggressivo, e il death/thrash metal (con un pizzico di black a tratti) era la miscela perfetta, che ovviamente funziona ancora oggi, tanti anni dopo. Per assolutamente tutto ovviamente bisognava lottare. Da zero assoluto. Parti da Ravne, in Carinzia, dove non conosci nessun altro. Niente. Che ci fai a Ravne? Niente club, niente »scena« musicale, niente storia musicale-culturale alternativa. In Carinzia negli ultimi 25 anni c’erano solo un paio di band metal, che si sono sciolte dopo due, tre anni di attività e di autocommiserazione su come »non è possibile niente«. Non proprio un bel biglietto da visita. Gli sportivi hanno allenatori, strutture, sponsor, privilegi; è facile sfondare nel nuoto, nella pallavolo ecc., dove c’è una tradizione di 60, 70 anni, nella musica classica ecc. con il supporto della scuola di musica… Ma chi ha una guida per la musica metal? Nessuno. Per ogni singola cosa che ho ottenuto mi sono fatto il mazzo con sangue e sudore e unicamente con le mie mani, le mie idee e le mie regole. Che raccomandazioni? Non esistono. Questa non è Lubiana, qui non c’è Metelkova ecc., qui non puoi fare un concerto metal a quattro strade da casa tua; eravamo in mezzo al nulla (e in pratica lo siamo ancora), Ravne è l’equivalente industriale sloveno della Birmingham inglese e questo, nonostante gli ostacoli, ci ha sempre dato una voglia e un orgoglio in più. Il suono delle incudini di metallo dell’acciaieria…l’acciaio e il metallo fanno parte del sangue carinziano, il metal ci scorre nelle vene, non ci spezziamo facilmente. La strada verso tutto quello che ho costruito è stata tale che nessuno può nemmeno immaginarla o figurarsela (a parte quei pochi che mi hanno accompagnato fin dal vero inizio). Comunque, nel giro di un anno dal mio ingresso, con i Wartune abbiamo sollevato una tale polvere che siamo riusciti ad arrivare al Kaltenbach, festival open air austriaco, dove abbiamo diviso il palco con i leggendari tedeschi Destruction, gli svedesi Dissection, che avevano appena fatto la reunion dopo il rilascio di Jon, e c’erano anche altre band davvero ottime. Fu la mia prima esperienza internazionale a livello »pro«. Dopo quel festival, e dopo il fatto che una giovane band carinziana aveva suonato con certi nomi (cosa che un paio d’anni prima potevamo solo sognare), ho cominciato a ragionare in modo più pragmatico e a coltivare il pensiero: »anche da queste parti si può ottenere qualcosa di fuori dal comune.« In seguito, con band slovene ho suonato in giro per l’Europa già anni prima dei Vicious Rumors (un sacco di volte in Austria con i Wartune, in Germania, Italia ecc. con i Keller, in Spagna con il leggendario James Rivero e i Metalsteel, in Belgio ecc.).
RockLine: Okay, come contrasto prendiamo il 2016 e proviamo a confrontare la scena metal slovena di oggi con i tempi in cui la scena stava salendo, cioè dal 1999 in poi, quando è iniziato prima il revival del death metal, a cui è seguito quello del thrash metal e così via… Come vedi la scena metal slovena oggi, nel 2016, e come la vedevi 15 anni fa?
Tilen: In uno dei miei ragionamenti, che anni fa ho messo per iscritto in uno dei miei editoriali più lunghi per Paranoid, posso dire che la scena nel 1979 era simile a quella del 1999. Nel 1979 è comparsa la NWOBHM, poi è seguita l’esplosione dei vari rami del metal. Fino al 1984 è durato l’impatto iniziale. Nel 1999 la situazione è sbocciata in modo simile fino al 2004, quando abbiamo avuto il nostro primo open air, il Metal Manio, poi il primo festival internazionale, il Metalcamp, i primi album prodotti e pubblicati con qualità (anche a livello internazionale, per esempio i Supremacy, durati poco, ecc.). Dal 1985 al 1988 regnò l’età dell’oro. Qui è andata in modo simile. Prima era già tutto in crescita, ma l’età dell’oro è stata tra il 2005 e il 2008. Soprattutto nel 2008 la scena thrash (e non solo) metal era così forte che esisteva un gruppo di circa 100 persone in Slovenia che andava a ogni singolo concerto metal locale (in tutto il paese) e dava un supporto ultra, grazie al quale la scena locale viveva davvero. Questo fenomeno purtroppo poi si è perso e cancellato (la gente »cresce«, no? Soprattutto quelli che strillano più forte (risate). Dopo il 1988 è andata come dopo il 2008. Le cose sono andate in discesa. Negli anni Novanta sono arrivati nuovi modi di pensare, il glam si è schiantato da solo (all’inizio dei Novanta in realtà tutte le band avevano ancora successo commerciale, ma dopo il 1993 è iniziato un calo ripido), qualcosa di simile dopo il 2010 con il thrash, che però ha tenuto ed è ancora forte, anzi più forte che mai, ma nella »moda« del metal è stato sostituito dal doom, poi da tutte le band quasi 70’s revival, delle quali ne è digeribile 1 su 40 ecc. (come sempre, in mezzo al diluvio è difficile trovare la perla) e da varie altre band »metal hammer«. Nei primi due anni, cioè 1990 e 1991, come anche 2010 e 2011, quel momento di scena in fiore si trascinava ancora in qualche modo, soprattutto per le uscite di qualità, ma quando sono arrivati il 2012/13, le cose sono davvero andate in picchiata (parallelo con il 1993). I Novanta comunque non sottovalutiamoli: death, power/heavy tedesco, certe band prog e un sacco di generi sperimentali, più ovviamente la seconda ondata del black metal ecc., tutto questo fioriva ed era di fatto al culmine proprio negli anni Novanta. Wacken Open Air, Bang Your Head e Summer Breeze, i tre principali festival open air tedeschi, sono nati negli anni Novanta. In ogni periodo »pesante« ci sono eccezioni, e il metal negli anni Novanta in realtà fioriva, solo che si era spostato un paio di gradini più in basso, nell’underground, il che è assolutamente un bene. E nel 2016? La cosa sta affondando. La gente se ne va in giro apatica e senza reazioni, nonostante sembri che per il resto vada tutto a gonfie vele. I festival sono un’infinità, gli eventi in generale sono un’infinità. Per esempio, parlando proprio della Slovenia: ogni band un po’ più grossa viene a suonare in Slovenia. Una volta per quasi ogni altra band internazionale facevamo il viaggio almeno fino a Graz, o anche più in là. Adesso puoi scegliere tra Lubiana, Nova Gorica, Kranj ecc. ogni settimana, e in pratica va avanti così da 4-8 anni… Una novità è anche l’impatto che i social hanno sulla scena. Facebook e Instagram si sono »mangiati tutto«. Se non ti ci aggrappi e sei, mettiamo, un promoter, un organizzatore di concerti, oggi sei perso. Questo è il problema. La gente sta su Facebook. Di continuo. Sta lì appesa. Lì si costruisce la vita. Da lì non si muove, vive in un mondo parallelo. E ora, se rispondo davvero in modo diretto alla domanda: la cosa è triste. Il vero spirito non c’è. Io non lo sento. In tutti i generi che rientrano sotto il termine ombrello heavy metal (come direbbe il leggendario Neal Kay). Nelle persone che entrano da poco nella scena metal non sento quell’energia che sentivo nel 2001, 2002, 2003 o prima. Non è questione di anni o del fatto che siamo molto più vecchi (qualcuno ancora più vecchio probabilmente direbbe lo stesso degli anni Ottanta ecc.). La gente si è semplicemente viziata. YouTube permette di tutto. Vedi tutto, senti tutto…in anticipo…non c’è più la magia, non c’è l’attesa di quando non sapevi prima cosa sarebbe successo a un concerto. I più grandi sanno di cosa parlo, di quando ci chiedevamo di ogni pezzo, di cosa sarebbe successo sul palco, ci aspettavamo l’inferno dal vivo. Ho aspettato mesi la videocassetta di »Live After Death« e sognavo come sarebbero sembrati, visivamente, i pezzi che per mesi avevo ascoltato sull’album live in audio. Non c’è più la vera energia e le cose si fanno senz’anima. Se lo confronto con la scena di (appena) otto anni fa, posso usare una sola parola. Disastroso. In più, in Slovenia siamo condannati a un diluvio di »sapientoni«, che nella vita reale sono solo una sbiadita copia di quello che sono online, dove il loro passatempo principale nella vita è »odiare«, il che in un paese piccolo come la Slovenia crea un’energia davvero strana. La gente si guarda »storto« ai concerti, tutti conoscono tutti, ognuno ha un’opinione sugli altri, formata sulla base di chissà quanti »x« tizi, e penso che tutto questo sia la cosa più distruttiva, non c’è più una vera comunità del metal, almeno di quella apparente che una volta esisteva. Del resto è anche un’utopia, che prima dell’era dei social in qualche modo ancora reggeva e che la gente immagina sotto l’etichetta di »fratellanza metallara«, ma che, come detto, nella realtà non è mai esistita. Da nessuna parte. Nemmeno in passato. Se guardi ai periodi di ascesa della scena thrash metal della Bay Area, del boom della NWOBHM, del thrash metal teutonico tedesco, del death metal della Florida, dappertutto tra le band si sgomitava e si pugnalava alle spalle. Quando parli con le persone che quelle scene le hanno create davvero, vedi che la cosa è completamente diversa da quella che la gente legge sulle riviste o online. Noi sogniamo certe fratellanze nel metal, ma semplicemente non ci sono. Spesso voglio mettere da parte questo stato di cose (reale). Ascolto e creo musica di continuo, indipendentemente da tutto. Cerco di saltare quel livello, di prenderne le distanze. In realtà non mi sento nemmeno parte di tutto questo come mi sentivo 10, 15 anni fa.
RockLine: Cambiamo argomento. Qual è stato il punto di svolta della tua carriera, quando il grande Geoff Thorpe (Vicious Rumors) ti ha invitato nella band come bassista fisso? Quando e come è successo?
Tilen: Dato che tutti i lettori dei contenuti di Rockline leggeranno questa intervista online, propongo di guardare l’intervista con Geoff e me sul canale YouTube con le parole chiave »Grom Metaldays edition 2013« (il video l’abbiamo trovato a questo link https://www.youtube.com/watch?v=yeXEgp6DjTo , guardate l’intervista tra il minuto 15:30 e il 21:00!!!)
RockLine: Questa è stata una bella lettura, no?
Tilen: Assolutamente. Squilla il telefono. Un numero americano. Vabbè. Rispondo. Dall’altra parte Brian Allen. Dice: »A metà luglio siamo gli headliner dello show WU al Bang Your Head!!! con i Candlemass, i Tokyo Blade e qualche altra band, con noi ci sarà anche il figlio di Carl Albert (il defunto cantante dei Vicious Rumors e uno dei migliori frontman heavy metal di tutti i tempi, n.d.r.), Kevin!« In sala ci saranno un paio di migliaia di persone!«A questo avrebbe dovuto seguire un tour di 3 settimane. Nonostante Brian ribadisse più volte che l’invito era serissimo, non volevo credergli e risposi: »Va bene, quando mi chiamerà Geoff Thorpe ti crederò!«. Due ore dopo sul mio schermo compare un altro numero americano. Dall’altra parte c’era il leggendario Geoff Thorpe, che disse: »Ho visto i tuoi video. Ti voglio nella squadra! Ho opzioni con un sacco di americani, ma voglio te! Hai tempo? Ti mando la setlist con i pezzi che suoneremo ai concerti, così li studi. Ci stai?« E fu così. Non ci ho nemmeno pensato, ho detto subito di sì. Meno di un mese prima del Bang Your Head!!! è arrivata una mail con la setlist, c’erano 34 o 35 pezzi dei Vicious Rumors, la musica dei Vicious Rumors la conoscevo fin nei dettagli già da prima, da molti, molti anni. In meno di un mese ho imparato il materiale, ma semplicemente non ci ho creduto fino al concerto a Balingen. Quando finalmente siamo saliti sul palco l’aria era elettrica. Concerto megalomane. Il giorno dopo avevamo una »signing session«, un’ora in cui firmare autografi. Ci aspettavamo un paio di dozzine di persone, alla fine abbiamo firmato per tre quarti d’ora abbondanti. Non riuscivamo a credere ai nostri occhi. Quando siamo comparsi nella sala, la folla ha subito iniziato a urlare: »Rumors, Rumors,…!!!« I VR sono ovviamente una band di culto in Germania. Una cosa simile ci è successa in Sud America, quando siamo atterrati a San Paolo e all’aeroporto c’era un mare di gente che aspettava l’arrivo dei Vicious Rumors in Brasile da anni e anni, alcuni da decenni. Poster, bandiere, foto, copertine degli album, magliette, mani piene di regali…20 minuti di cori »Rumors, Rumors«… in mezzo all’aeroporto di San Paolo sono una cosa che non dimenticherò mai. Una partita di calcio. Gente che sa più cose di te di quante ne sappia tu stesso, quando ci parli… Eventi indescrivibili, soprattutto perché è l’estero, un altro continente. Inimmaginabile. Quel tour l’abbiamo fatto interamente in aereo, per le distanze enormi tra i paesi (e anche tra le città stesse) in America Latina, sensazioni e storie inimmaginabili, roba per 4 libri. Per gli aneddoti degli ultimi 6, 7 tour dovrei fare un’altra intervista (risate).
RockLine: Questo concerto, come pure la signing session in Germania, l’ha vissuto anche la nostra squadra. Dimmi, dove le avete trovate quelle spogliarelliste che sono saltate sul palco verso la fine del vostro show a Balingen?
Tilen: (risate) Parli dell’»incidente« durante il pezzo Soldiers of the Night, che abbiamo ribattezzato Strippers of the Night (risate). È stata una sorpresa totale. Horst, l’organizzatore principale del festival Bang Your Head!!!, è fan dei Vicious Rumors fin dagli anni Ottanta. Suoniamo lì esclusivamente perché lo vuole lui. Eravamo scioccati (in senso positivo, ovvio). E a lato del palco le nostre ragazze con occhi e bocche spalancati, mentre sul palco corrono quattro spogliarelliste super hot semisvestite che iniziano a strusciarsi su di noi mentre suoniamo? Te lo immagini? Ma certo che te lo immagini, eri lì (risate). Per giunta, un altro paio di migliaia di persone nel palazzetto. Fu il mio primo concerto con i Vicious Rumors. Un bell’inizio, no? (risate)
RockLine: Quindi hai incantato e stregato Geoff Thorpe senza ritorno?
Tilen: Già il giorno dopo, al Bang Your Head, ha detto che Steven Goodwin (il precedente bassista dei Vicious Rumors, n.d.r.) non gli interessava più, ha detto che un’energia così non la sentiva da più di 20 anni, e mi ha chiesto se volevo entrare nei Vicious Rumors come membro effettivo e fisso. Subito dopo la signing session, nel backstage.
RockLine: Quindi sei passato nella serie A dei musicisti professionisti.
Tilen: Sì. Suonare nelle band l’ho comunque sempre preso in modo professionale. La musica è con me 24 ore al giorno. In tutte le forme. Anche se oltre a questo faccio un sacco di altre cose. Insegno, tengo lezioni, studio, scrivo ancora articoli per Paranoid, mi occupo di più progetti, lavoro al mio festival invernale »WinterStrike«. Nel professionismo, però, le cose funzionano in modo che ci si aspetta da te il massimo. Che sia in studio o in tour. Devi essere pronto non al 100%, ma al 200%, e qui di mezze misure non ce ne sono. La mia occupazione principale in questa vita è quindi fare musica a livello professionale, e tutto il resto è ovviamente subordinato a questo.
RockLine: Beh, e siccome la buona fama vola, ti sei ritrovato all’improvviso sul palco con i Testament, sei entrato nei Paradox… Le cose sono salite a razzo, insomma.
Tilen: Subito dopo la parte europea del tour in cui presentavamo l’album »Electric Punishment« – cioè prima in Europa – è seguito un tour estremamente impegnativo negli USA, dove ho passato quasi due mesi. Abbiamo attraversato gli USA in lungo e in largo, con me c’era anche Alex dei Negligence, per tutto il tour e il road trip. È stata una delle esperienze più folli della mia vita, da quel tour è nato anche un album live, registrato a Oakland, New York… Già dopo due soli mesi da membro fisso dei Vicious Rumors ho partecipato al video ufficiale della band. Nel giro di meno di un anno sono comparso sul primo album con i Vicious Rumors. Quel tour, in cui abbiamo suonato in innumerevoli stati federali e città americane (New York, Las Vegas, Oklahoma, Dallas, Houston, El Paso, Chicago, Indiana, Oakland/SF, Boston, insomma tutte le piazze più grandi, più tanti posti americani molto più piccoli, per es. Cudahy ecc.), si è chiuso a gennaio 2014 con la nostra esibizione al ormai mitico 70.0000 Tons of metal, dove siamo stati co-headliner del primo giorno suonando per intero Digital Dictator, per la prima volta nella storia della band. Le cose hanno iniziato a correre davvero veloci. Sono diventato il primo membro non americano e quindi, ovviamente, il primo europeo in 37 anni di carriera della band ad aggregarsi, e il primo musicista dell’area dei Balcani sudoccidentali, l’ex Jugoslavia, a suonare in questo festival prestigioso, in pratica il festival metal più prestigioso al mondo accanto al Wacken (beh, alla fine, per il 70 000 tons of Metal i biglietti costano tra 666 e 2000 euro e oltre, direi che questo è più prestigioso, almeno dal punto di vista finanziario (risate)…un onore speciale da parte del festival è suonare in una band che un festival di questo livello rispetta davvero e paga, oltre all’alloggio e alle spese di viaggio già ultra care della band, che devono coprire anche per tutta la squadra tecnica). Tutto questo è successo nei primi cinque, sei mesi della mia permanenza nei Vicious Rumors. Vero che entrando in una band leggendaria e influente come i Vicious Rumors ho avuto un rating più alto, ma il mio nome l’ha fatto girare soprattutto il produttore della band, Juan Urteaga. Non il tipo di produttore che le band pagano o ingaggiano perché faccia il suo e se ne vada a casa, è semplicemente nostro fratello. È una persona che lavora con i Machine Head, i Testament, gli Heathen, gli Exodus, tanti nomi e gruppi mondiali che mi hanno influenzato e anche con protagonisti da platino, da milioni di copie, tipo Night Ranger, Ted Nugent, Rammstein. Lavoro con lui regolarmente da anni, è sempre entusiasta del mio duro lavoro e la sorpresa, quando mi ha chiamato, non è stata poi così grande come sarebbe stata un paio di anni prima. Su sua raccomandazione ho ricevuto la chiamata dal campo dei Testament, i guerrieri di Dio, e poco dopo ci siamo esibiti in Canada davanti a migliaia e migliaia di fan. Su consiglio di Urteaga è squillato il telefono, chiamava Eric Peterson, l’uomo che ha scritto un paio dei miei pezzi metal preferiti della storia, e ha detto »mi servi, sei l’unico che può farlo, Juan ha detto che sei »the man for the job«. I Testament, con il loro status, al posto di Steve DiGiorgio avrebbero potuto chiamare Frank Bello, Rex Brown o qualsiasi altro veterano/decano della sua generazione. Hanno chiamato me. L’esperienza di stare sul palco con una band che nella carriera ha venduto più di 14 milioni di album ed è considerata una delle più influenti degli ultimi trent’anni, una band che ha influenzato migliaia di musicisti… è assolutamente irreale e indescrivibile. Il primo pezzo dei Testament l’ho sentito a 12 anni. Da ragazzini suonavamo cover dei Testament per giorni e giorni, e all’improvviso ero lì con Chuck Billy, Eric Peterson e Alex Skolnick e migliaia di persone sotto il palco. 15 anni di metal suonato mi sono scorsi davanti agli occhi quando abbiamo aperto il concerto con la leggendaria Over The Wall e ho suonato la parte centrale di basso, prima che Skolnick entrasse nel leggendario assolo a un metro da me, mentre la gente durante il pezzo si massacrava nel mosh pit. È stato il film più selvaggio della mia vita, una cosa del genere non te la fanno digerire le centinaia di concerti che avevo suonato prima su più continenti con una band altrettanto influente come i VR e prima ancora a livello locale. I Testament, accanto a Slayer, Megadeth, Anthrax, Priest, Maiden, Sabbath, Machine Head e ai »nuovi« grandi gruppi tipo Mastodon, Lamb of God, i più commerciali Nightwish, Sabaton ecc., sono di fatto una delle più grandi band metal del pianeta. Te lo dico da fan. Di questo evento potrei parlarti ancora per due ore, dal primo all’ultimo minuto. Indescrivibile. Quando il tuo nome finisce tra i musicisti che hanno collaborato in qualche modo con i Testament nella loro carriera e accanto al tuo nome ci sono Eric Peterson, Alex Skolnick, Dave Lombardo, Chuck Billy, Gene Hoglan, Paul Bostaph, James Murphy, Zetro Souza… quando ti rimetti nella testa a 13, 14 anni, all’improvviso non capisci più assolutamente niente. Nonostante i vent’anni di musica, momenti così mi riportano sempre agli anni da bambino, quando attaccavo i poster al muro e pensavo »hm, un giorno ci sarò anch’io lì e un ragazzino in mezzo al nulla guarderà me sul muro e penserà allo stesso modo«. Più in alto non si può, e di questo sono pienamente soddisfatto (risate), perché è più di quanto mi sia mai aspettato, ma d’altra parte l’ho accettato come logica conseguenza della mia ostinazione, delle mie conoscenze e di tanti anni di lavoro, con le mie mani, il mio sudore e il mio sangue. Una cosa irripetibile, questa (i Testament) è la cima della montagna che mi dà pace interiore. L’energia universale trova la sua strada. Direttamente da Ravne, in Carinzia, eh. Con il massimo rispetto e la consapevolezza umile che apprezzo questa situazione più di qualunque altra cosa, in qualunque momento. Quanto ai Paradox: è arrivata la mail di Charly, con tutta la versione demo dell’album, 60+ minuti, registrata e arrangiata, senza basso. Mi ha dato un paio di giorni per ascoltarla e decidere se volevo partecipare all’album. Suonava incredibilmente bene e visto che quest’anno la band festeggia i 30 anni di attività, il tutto sembrava ancora più speciale, e ovviamente ho accettato. Già solo per il rispetto verso una band che è una delle prime formazioni metal nate in Germania, estremamente importante nella scena metal tedesca e fondatrice del power/thrash, cioè del ramo melodico del thrash/speed metal. Ogni intenditore di metal lo sa. Il fatto che io e il mio amico Oswald avessimo scoperto i Paradox molti anni fa e che fossi anche legato emotivamente alla musica della band è stato un altro momento surreale. Più tardi mi ha chiamato di nuovo Eric Peterson dei Testament, con cui abbiamo registrato il singolo Winter Sun con la cantante canadese Leah. Quel progetto è stato parecchio interessante e accolto molto bene a livello globale, ed è stato interessante anche per me personalmente, perché si discosta da tutto quello che faccio di solito nel metal. Con Eric collaboro anche su tante altre cose musicali, che per ora sono un segreto.
RockLine: Una delle domande più importanti di questa intervista. I Paradox hanno pubblicato l’album »Pangea« a inizio giugno, i Vicous Rumors pubblicheranno il nuovo, intitolato »Concussion Protocol«, a fine agosto di quest’anno. Com’è andata la registrazione dei due album, il processo evolutivo in sé, in quali circostanze?
Tilen: Anche nei Paradox sono membro a pieno titolo e la cosa curiosa è che Charly (sì, il suo soprannome è Charly, non »Charlie«, come molti pensano sbagliando (risate)) mi ha lasciato per ogni brano completa libertà nel creare le linee di basso. Questa è in pratica la mia condizione di base prima di entrare in un progetto musicale. Che io abbia mano completamente libera nel costruire le linee di basso e totale libertà artistica. Fino all’ultima nota. Il nuovo album è uscito quest’anno a giugno, venti giorni fa, ed è l’album dei Paradox col miglior piazzamento in classifica in tutta la carriera della band. Charly ha semplicemente detto: »Use your magic« »Fai quello che vuoi!« Per quanto riguarda i Vicious Rumors sono membro a pieno titolo, coautore di metà dei brani del nuovo album in studio »Concussion Protocol«, cosa che per me significa moltissimo. Un paio di musicisti sloveni hanno suonato in certe band internazionali come session man, cioè membri »a noleggio«. Essere un membro a pieno titolo, alla pari, di una band leggendaria è tutta un’altra storia. Questi pezzi sono nati principalmente in collaborazione con Geoff Thorpe. Anche a tre di cinque ho dato io il titolo, e cioè Victims of a Digital World, Every Blessing is a Curse e Last of Our Kind, i testi li ha finiti Geoff. Inoltre sono coautore dei brani Concussion Protocol, Chasing the Priest, che è il nostro primo singolo, e Take it Or Leave It, che sarà il nostro secondo singolo, in uscita fra circa tre settimane. Quest’ultimo pezzo è in assoluto il primo, nei 37 anni di carriera dei Vicious Rumors, che si apre con una linea di basso. Per questo uscirà anche un video ufficiale.
RockLine: Quindi in questo pezzo ti sei »fatto esplodere« creativamente al massimo?
Tilen: Sì, quasi alla lettera. Ho scritto e scritto. Dopo una rilettura mi sembrava che fosse troppo, e alla fine i membri della band sono rimasti a bocca aperta e hanno detto: »Non è troppo niente, è esattamente quello che ci serve«. Mi ha sorpreso moltissimo, perché prima di tutto mi adatto sempre al pezzo e cerco la linea ideale che in qualche modo »piaccia« al brano e sostenga le fondamenta della canzone in quanto tale. Quindi: niente esagerazioni. È successo in modo del tutto spontaneo e Geoff ha voluto mantenere quella spontaneità per intero nel pezzo. Di questo sono estremamente orgoglioso. La band ha avuto in carriera un sacco di membri, più di trenta si sono avvicendati nella formazione fino a oggi (del tutto logico, 37 anni di attività ininterrotta sono un’età incredibilmente lunga per l’esistenza di una band, »life happens« e i cambi capitano) e di questi solo una manciata, forse tre o quattro, sono coautori. Oltre a Geoff, che ovviamente è l’autore principale della musica dei Vicious Rumors. In proposito devo citare anche l’etichetta SPV/Steamhammer Records. Con questa leggendaria etichetta tedesca stiamo ormai da un pezzo, e con l’uscita del penultimo album dei VR, due anni fa, il mio nome è comparso sulla parete della sala principale della sede dell’etichetta, dove finiscono tutti i dischi pubblicati tramite l’organizzazione SPV…in compagnia di nomi come Judas Priest, Motörhead, Saxon, DIO, Ritchie Blackmore (Blackmore’s Night), Helloween, persino il padrino del blues B.B King e la regina Tina Turner hanno pubblicato album tramite SPV…In compagnia, cioè, di quelli che hanno lasciato alcune delle impronte più grandi nella musica rock e metal di tutti i tempi e hanno scritto le fondamenta della storia della musica in cui creo. E, non ultimi, i grandi Scorpions, che l’anno scorso hanno ripubblicato tutti gli album del periodo anni 70-80 proprio con questa etichetta. Mio padre è un grande fan degli Scorpions e secondo me non si sarebbe mai sognato che un giorno il nome di suo figlio sarebbe stato scritto accanto a quello degli Scorpions nella storia delle uscite di album tramite l’etichetta SPV/Steamhammer.
RockLine: So che sei un grande fan e un vero conoscitore degli Iron Maiden. Quanto è importante nella tua vita la figura di Steve Harris?
Tilen: Molto. Ma non nel senso di un modello diretto. Quindi per niente nel senso di glorificazione, di »idolatria«. Quella non la conosco. Lo prendo, o meglio lo intendo, come una grande ispirazione personale. Mi ha dato la direzione. Con il suo »drive«, con la sua »stage persona«, con la sua convinzione in quello che fa, con il suo carattere, con l’energia che emana. In pratica con la sua ostinazione, a cui io ho aggiunto una buona dose di brutalità carinziana. Spesso mi hanno chiesto se ero normale, se credevo davvero che nel metal avrei combinato qualcosa. Sfondare sembra impossibile, soprattutto dalla Carinzia, le probabilità sono 1 su 60409585. In momenti così mi sono sempre ricordato di lui e di quello che disse ai tempi dell’esplosione punk a metà anni Settanta. A tutti intorno a lui sfondare sembrava impossibile, ma lui disse: “Aspettate un po’ e vedrete!« In effetti Steve Harris è una di quelle persone che hanno influenzato in modo forte la mia vita. È un nome enormemente influente per la mia crescita musicale e per la mia visione, soprattutto nel senso che il basso, come strumento, può benissimo emergere ed essere messo in risalto. A livello di interpretazione fisica, di volume, di suono ultra specifico. Il modello della figura anonima sullo sfondo che prima di allora accompagnava i bassisti si è dissolto all’improvviso. Beh, però non era solo la ricetta di Harris. Anche lui ha imparato dagli altri, questo davvero non dobbiamo dimenticarlo. Soprattutto sotto l’influenza di Pete Way degli UFO, poi c’è John Entwistle (The Who), il primo bassista fortissimo del pianeta e così via…Non posso saltare Chris Squire dei giganti del prog rock Yes e il suo suono rivoluzionario dell’inizio anni Settanta, e Geddy Lee dei Rush, c’è Geezer Butler dei Black Sabbath, Martin Turner dei Wishbone Ash ecc. Steve Harris l’ho conosciuto anche di persona anni fa e si è rivelato una persona eccezionale. Il contatto con lui ha solo confermato quello che pensavo di lui da tanti anni. Un uomo estremamente positivo. Gli Iron Maiden sono davvero l’essenza del metal…senza sopravvalutarli, nel mio cuore hanno assolutamente un posto speciale, e Steve Harris resta il capo di tutta questa »operazione«.
RockLine: Tilen, da qualche parte dobbiamo chiudere. La conversazione è ottima ed è dura doverla limitare così nel tempo. Quindi per finire ti faccio la classica domanda. Che progetti coltivi per il futuro prossimo, ma anche per quello lontano? Puoi anche indicare quali sogni ti spingono ancora avanti e quali hai realizzato fino a oggi.
Tilen: Beh, per quanto riguarda i sogni, sono realizzati. Viaggio per il mondo. Pagato. Con tutti i mezzi di trasporto, da aerei, tour bus, treni a tutti gli altri possibili mezzi locali. In aereo ho percorso, solo grazie al metal, più di mezzo mondo e tutti i viaggi che il suonare nelle band mi regala ogni anno li apprezzo più di quanto la maggior parte della gente immagini. Suono in tutto il mondo, suono in tutte le forme, dai club ai palazzetti ai mega festival. Suono con i più grandi nomi al mondo. Non avrei mai immaginato di suonare in mezzo al Belgio con Anthrax, Exodus ecc. davanti a 20 000 persone. Di suonare in mezzo all’oceano Atlantico (mar dei Caraibi) con Overkill, Symphony X, Carcass, mentre una nave da crociera metal con migliaia di appassionati di musica si muove per mare oltre Cuba verso il Messico. Di stare sul palco con gli Slayer, guardare i Metallica o gli Iron Maiden da due metri sul palco. Anni fa in Croazia hanno aperto per noi i Sepultura all’Underwall. Hai diviso il palco con il 99 per cento delle band che ascoltavo da giovane speranza. Ho suonato con band che da bambino attaccavo ai muri. La musica è tutto, la vita senza musica sarebbe un errore, come diceva il grande Nietzsche, e la musica con la forza di volontà mi ha permesso tutto questo. Vivo quello che mi ero detto che sarei stato, quando alle elementari mi dicevano »non guardare fuori dalla finestra, il mondo da solo non ti darà la vita, ma quello che ti diciamo noi te la darà«. In quel momento mi dissi »no, no, la vita mi darà quello che costruirò io«. Vedere il maggior numero possibile di continenti, paesi, posti del nostro pianeta è sempre stato il mio desiderio e adesso che lo vivo con regolarità attraverso la mia musica preferita, che è la mia vita… è tutto ancora più bello. Inoltre ho sempre desiderato suonare a Rio de Janeiro. Era un desiderio da bambino. Anche questo mi è riuscito un paio d’anni fa. Non (ancora) al Rock in Rio, ma in un concerto al chiuso insieme ai leggendari Destruction, ed è stato assolutamente indescrivibile. Suonare a Rio e vivere ovazioni da stadio durante e alla fine di ogni pezzo è stato folle. Il nostro venditore brasiliano quella sera ha venduto merch per 3000€ (risate). E non mi affascina solo Rio, ma tutto il Sud America. Il miglior continente per il metal, senza il minimo dubbio. Suonare lì è stato extraterrestre, oltre al Brasile mi è sembrato assolutamente indescrivibile anche l’Argentina, che è il secondo paese più »matto« dell’America Latina. Suonare sul maggior numero possibile di continenti era il mio obiettivo e ogni anno si arricchisce regolarmente…regalare quel momento del tuo tempo che certi fan della tua band aspettano da anni e anni. So esattamente com’è questa sensazione. È una gioia immensa godersi questa dedizione e questa energia sincera che il pubblico irradia in modi diversi e in angoli diversi del mondo, quando si suona la tua musica dal vivo. Gente che è lì davvero per te. È un privilegio suonare con le band »vecchie« con una lunga storia, che hanno veri fanatici die-hard. La maggior parte dei musicisti purtroppo non lo vive mai. Le signing session e i momenti con i fan sono, oltre al suonare in sé, le mie attività preferite. Lo considero una cosa estremamente importante. Per i fan faremmo qualsiasi cosa, sappiamo che sono loro a renderci possibile tutto questo, grazie a loro viviamo i nostri sogni. Quando i fan mandano foto delle loro collezioni di album della tua band, foto delle loro camere da tutto il mondo (le ultime che mi hanno sorpreso di più sono state Trinidad e Tobago, Siria e Iraq…), tappezzate di poster della tua band…uff…in un’epoca di internet, in cui ogni band ha la sua pagina FB ed è accessibile a tutti, le cose fisiche »vecchie«, come bandiere e poster, sono ancora più belle da vedere. Viviamo per i fan e ovviamente: anche noi siamo fan. È pazzesco vedere accanto a te persone che hanno co-creato dei generi di metal (power, thrash) e che sono ancora attive con un entusiasmo ultra (Geoff Thorpe, Eric Peterson…), di cui non si vede la fine. Per proseguire…l’esibizione con i Testament – l’apice della mia vita e uno dei momenti di cui racconterò ai nipoti, quando le band nate e attive negli anni Ottanta del secolo scorso saranno solo una fantasia lontana. Una cosa irripetibile, di cui si è scritto tanto. Si è realizzato anche il desiderio di registrare nei più grandi templi del metal al mondo con persone che fanno la storia del metal. Registrare nell’area della SF bay area in America non ha prezzo. Lavorare con Geoff Thorpe, Eric Peterson, C. Steinhauer è roba da superlativi, sono creatori e personalità del metal estremamente unici, ognuno di loro ha scritto oltre 100 pezzi in carriera, le loro esperienze non hanno prezzo e quando queste persone leggendarie ti chiedono ogni giorno opinioni, idee ecc. ti senti davvero onorato e umile. Per quanto riguarda gli obiettivi? Mantenere tutto almeno al livello che ho raggiunto. Anche se al momento sono estremamente impegnato, forse persino troppo, è la cosa più importante… Mantenere e conservare questo livello. Ostacoli in realtà non ce ne sono. Ce n’è uno solo. Il tempo, ovviamente. Obiettivi a breve termine. L’album dei Paradox è uscito, è stato venduto in migliaia e migliaia di copie nelle tre settimane dopo l’uscita, il che per il 2016 è in realtà incredibile per una band che non suona »dal vivo«. Tutte le tirature e le edizioni limitate dell’album sono andate a ruba. I giapponesi hanno comprato in un paio di giorni l’edizione speciale giapponese dell’album con le bonus track. Si prepara una ristampa. L’album »Pangea« è qualcosa di speciale. Era quello che volevamo e, a giudicare dalle reazioni e dalle recensioni da tutto il mondo, per fortuna ci siamo riusciti. Il primo album dei Paradox in vinile dopo la leggendaria »Heresy«. Quanto ai Vicious Rumors: il nuovo album esce il 26.08.2016. Dopo la promozione con singoli e video segue un tour mondiale che parte a fine ottobre in Europa. Qui staremo più di un mese. Il primo tour con un leggendario gruppo tedesco, che per ora è ancora un segreto, sarà annunciato presto. Seguono Nord America, Giappone, Sud America, ecc.…Questo progetto, cioè il »Concussion Protocol World Tour«, durerà un anno e mezzo, due anni. Nel mezzo registreremo anche la terza parte dell’album live »Live You To Death«. Per il quarantesimo anniversario della band è in programma un DVD. Nel 2016 pubblicheremo anche un EP con i Thraw. Quindi tre progetti davvero grossi, e uno per ora resta ancora un po’ nascosto, ma presto sarà svelato anche questo. Sto preparando anche un album solista dal titolo »Back to Bassics« (la seconda »s« è lì apposta). Qualche pezzo è registrato da due anni, ma non trovo il tempo per finire il lavoro sull’album. Mi aiuta mio fratello Domen (Thraw), che si occupa della produzione. Domen è un genio dello studio e della chitarra e praticamente da sempre il mio più grande sostegno in tutto e per tutto, nonché il mio unico confidente di cui mi fido al 100%. Per finire sui Vicious Rumors: seguirà anche un tour dei festival nel 2017 (la prima conferma è il BYH festival a Balingen), che sarà particolarmente interessante da seguire, visto che negli ultimi due anni abbiamo saltato di proposito le apparizioni sui palchi dei festival. Soprattutto dopo Belgio, Germania e Paesi Bassi, che sono i nostri tre più grandi mercati europei. Se per un attimo torno alla domanda iniziale…cosa mi spinge avanti…già solo il fatto di aver raggiunto quello che ho raggiunto mi spinge avanti. Sono una persona molto orgogliosa e nessuno può togliermi la storia che ho costruito con le mie mani, mai. Questo mi riempie di una soddisfazione interiore estrema. L’8 agosto dell’anno scorso ero nei Testament, nei Paradox e nei Vicious Rumors contemporaneamente. È il momento più importante della mia carriera. Se a 14 anni mi avessi detto »un giorno sarai sul palco con i Testament in mezzo al Canada davanti a migliaia e migliaia di persone« o »suonerai heavy metal in mezzo all’oceano Atlantico su una nave da crociera che ospita più gente del Titanic«, che i miei album in forma fisica li terranno in mano e li ascolteranno migliaia di persone in tutto il mondo, persino in paesi di cui la maggior parte della gente non sa nemmeno che esistono ecc., gli avrei detto » tu sai dov’è »questo, questo e quel paese« sulla mappa del mondo e dov’è Ravne na Koroškem? Con umiltà e obiettività: tutto questo e molto di più è davvero successo e resterà immortalato per sempre negli archivi foto/video e nelle registrazioni musicali di tutto il mondo. Anche se domani finisse tutto…saprei di aver fatto tutto a modo mio, secondo i miei principi, non mi sono mai lasciato f’%&ttere da nessuno, ho sempre mantenuto le mie parole, mentre le foglie intorno a me cadevano. Ma non finirà…la strada è ancora lunga e finché il mio corpo fisico me lo permetterà, andrò avanti…ogni giorno in cui mi sveglio lo considero un privilegio su un pianeta intrecciato di complotti e pensieri impuri di ipocrisia, bugie e maniaci che puntano a dominare i più deboli. Ma finché c’è il metal, che salva tante persone attraverso la libera espressione musicale, va tutto bene.
RockLine: Ci siamo lasciati sfuggire qualche altro pensiero importante per chiudere l’intervista?
Tilen: Forse questo. Vorrei dire ai lettori di non badare a quello che gli dicono gli altri, soprattutto su quello che potete o non potete fare. O meglio, soprattutto su cosa pensano gli altri. Non badate a loro. Fate solo quello che a voi stessi sembra importante per la vostra vita. Siate umili e orgogliosi. Solo questo vi porterà a quello che desiderate e volete. Agli obiettivi. Seguiteli. Una volta dicevo in modo utopico »a chiunque può riuscire«; questo non lo dico più, perché di sicuro non è vero. Può riuscire solo a chi nella propria fede mette se stesso, tutta la sua vita, e la moltiplica per tre in ogni aspetto della sua esistenza. Non fatevi illusioni che a qualcuno riesca per caso, ogni cosa ha il suo scopo. A nessuno riesce per caso. Certo, è vero che la fortuna accompagna i coraggiosi, i più coraggiosi. Agli eccezionali riesce grazie a tanti fattori. Hanno qualcosa dentro. Oltre a tutto il lavoro estremo hanno dentro un valore aggiunto che non si può descrivere. L’energia universale. Il destino quindi va trovato. Seconda cosa: il grazie va a voi, RockLine, per tutto il supporto, per la perseveranza con cui la scena vive e va avanti, per il tempo libero che vi strappate per far sì che la gente possa leggere di musica di qualità e sia in più ben informata su cosa succede in tutta Europa. Grazie Aleš per questa chiacchierata old school davanti a un drink, io quella lunga registrazione audio che dovrai sbobinare di sicuro non avrei mai potuto trascriverla (risate). Grazie per il supporto estremo che offrite! A RockLine anche sinceri complimenti per i primi 10 anni di attività »ultra«. Vi auguro almeno altri 30 anni. E per finire: »Il metal vive !!!« Grazie!
RockLine: Grazie anche a te Tilen per questa »confessione« davvero folle ed esaustiva. Grande chiacchierata. A nome della squadra di RockLine e dei nostri lettori ti auguro una piena fioritura sotto ogni aspetto, in tutti gli ambiti della vita. E soprattutto in quello che riguarda l’arte musicale.
Le foto sono prese dall’archivio di RockLine e si riferiscono all’esibizione dei Vicious Rumors nel giorno di riscaldamento del festival Bang Your Head!!! del 2013, il reportage completo di RockLine su quel concerto lo trovi QUI!
Vicious Rumors – Chasing the Priest (lyric video):
Vicious Rumors – Take It Or Leave It (video ufficiale):
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