Seconds Out
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1977
Voto: 4.5/5
Questo doppio live dei Genesis uscì poco prima dell’addio dell’insostituibile (alla lettera: la band non ha mai cercato un sostituto) virtuoso della chitarra Steve Hackett. La maggior parte dei brani è stata registrata ai concerti di Parigi, nel 1976 e nel 1977, durante i tour per “A Trick Of the Tail” (1976) e “Wind & Wuthering” (1977).
“Seconds Out” è il secondo live ufficiale dei Genesis e un ottimo successore di “Genesis Live” (1973). Mentre “Genesis Live” uscì su iniziativa della casa discografica, senza il via libera preventivo della band, per celebrare i suoi esordi e, simbolicamente, anche l’ingresso tra i giganti del progressive rock, ed è segnato da una produzione zoppicante, “Seconds Out” esce con uno scopo ben preciso, voluto dalla band stessa, come documento definitivo e autorevole dei Genesis “classici”, però con Phil Collins alla voce solista (e alla batteria, ovviamente) al posto di Peter Gabriel, che nel frattempo aveva già avviato la sua fortunatissima carriera solista.
Dietro le pelli, al posto di Collins, c’è l’eccellente batterista jazz fusion Chester Thompson (ex Frank Zappa, ex Weather Report), che dopo l’uscita di questo disco diventò il loro batterista live fisso e rimpiazzava Collins durante le sue “gite” al microfono. In “Cinema Show” (Selling Enland By the Pound, 1973), invece, a sostituirlo non c’è nessun altro che Bill Bruford (ex Yes, King Crimson), uno dei migliori e più stimati batteristi del progressive rock e del jazz fusion, che fu il primo sostituto live di Collins durante il tour della band nel 1976.
Visto che è l’ultimo disco della band con Steve Hackett, in questa recensione gli dedicherò qualche parola in più. Il contributo di Hackett è eccezionale nella maggior parte dei brani, e molte sue interpretazioni in queste registrazioni dal vivo superano addirittura le versioni originali (per esempio il suo assolo pazzesco su “Firth Of Fifth” (Selling Enland By the Pound, 1973)).
Il concerto nel complesso è ottimo, la band era affiatatissima sul palco e si sente per quasi tutte le registrazioni. Nel disco ci sono parecchi pezzi del periodo “classico”, anche se per un motivo ignoto mancano molti brani di “Wind & Wuthering” (1977): c’è solo “Afterglow”. Mentre da “Trespass” (1970), il loro primo disco classico, non c’è proprio niente. La mia unica critica di peso riguarda proprio questo: perché sul disco non ci sono più brani di “Wind & Wuthering”, l’ultimo album di Hackett con la band? In fondo la maggior parte dei pezzi arriva da concerti di quel tour. Avranno voluto tenere al minimo i brani di quel disco perché il contributo di Hackett su quell’album in studio era stato il più grande di tutti i suoi dischi con la band, e volevano in qualche modo preparare il pubblico a dimenticarlo il più in fretta possibile?
Molti probabilmente su “Seconds Out” sentiranno la mancanza della voce di Gabriel, proprio perché questa registrazione dal vivo ha tutto quello che mancava a “Genesis Live” (1973): una produzione ottima e un bel numero di classici. Ma bisogna ammettere che Collins se la cava comunque benissimo con i classici di Gabriel, anche se è ovviamente impossibile rendergli giustizia fino in fondo, perché Gabriel era uno di quegli artisti insostituibili che si immedesimano nei testi fino all’ultima nota. “Seconds Out” riesce comunque a riportare in vita con successo i brani classici dell’era Gabriel nel nuovo abito dei Genesis dell'”era Collins”.
Il disco è segnato e noto soprattutto per essere l’unica registrazione live ufficiale della band che contiene “Supper’s Ready” (Foxtrot, 1972), il maestoso opus di 23 minuti che per molti è il più grande traguardo musicale della band in assoluto e il brano che senza dubbio rappresenta il culmine di questo live. Questa versione con Collins è sorprendentemente quasi buona quanto l’originale dell’album in studio. Sono convinto che in alcuni passaggi a qualcuno piacerà addirittura più dell’originale, nonostante l’assenza del cantante originale e della sua voce stratificata e carismaticissima. D’altra parte, va a merito di Collins che non provi a imitare la voce di Gabriel, soprattutto nel celebre, grottesco passaggio di “Willow Farm”, dove Gabriel era sempre nel suo “elemento”. La voce di Collins semplicemente non è così versatile, è anche troppo “morbida” per permettersi una cosa del genere, soprattutto in un brano così impegnativo (a livello vocale).
Alcuni brani, va detto, hanno qualche piccolo punto debole. In quel gran pezzo che è “Firth Of Fifth” (Selling England By the Pound, 1973), per esempio, manca la lunga intro di pianoforte di Banks. E il famoso passaggio in cui entra l’oboe (di Gabriel) Banks l’ha sostituito con un sintetizzatore. Hackett, d’altro canto, qui brilla ancora di più che nella versione originale. L’interazione tra il suo assolo nel finale e la batteria di Thompson, ovvero di Collins, è semplicemente fenomenale. “The Musical Box” (Nursery Cryme, 1971), invece, è uno di quei brani “marchio di fabbrica” di Gabriel, dove Collins proprio non può competere con il cantante originale e con la sua interpretazione sempre straordinaria. Per giunta, purtroppo, è anche accorciata al solo finale catastrofico, che senza Gabriel al microfono (magari con la maschera da volpe in testa) è semplicemente impossibile da immaginare.
La maggior parte degli altri brani, quindi, regge alla pari il confronto con le versioni originali. La atmosferica “Carpet Crawlers” (The Lamb Lies Down On Broadway, 1974) è un pezzo che sta benissimo addosso alla voce di Collins, perché ha linee vocali molto melodiche. Lo stesso vale per “Afterglow” (Wind & Wuthering, 1977), ancora più atmosferica, con cui all’epoca di solito chiudevano la parte ufficiale del concerto. “Dance On a Volcano” è un altro gran pezzo di “A Trick Of the Tail (1976)”, che la band suona senza sbavature e che sotto molti aspetti supera l’originale. Tra i classici di Gabriel spicca soprattutto la versione live di “Cinema Show”, perché oltre a un’esecuzione impeccabile ha dietro le pelli anche il “dio” della batteria Bill Bruford. Così a un certo punto del brano c’è un vero duello di batterie tra lui e Collins. Chi abbia vinto la sfida è difficile dirlo, ma è senza dubbio uno dei momenti migliori di tutta la registrazione. Anche la versione di “The Lamb Lies Down On Broadway” è suonata molto bene, anche se Collins forse ricorre al ritornello una volta di troppo.
Tra i brani che direi suonino addirittura meglio delle versioni in studio, cioè di quelle originali, segnalerei soprattutto la “Squonk” d’apertura e “Robbery, Assault & Battery” con una batteria fenomenale (entrambe A Trick Of the Tail, 1976), e in particolare “I Know What I Like” (Selling England By the Pound, 1973), che a mio parere è l’unico brano dell’era Gabriel in cui Collins supera il predecessore con la sua interpretazione, cosa che non sorprende, visto che questo pezzo, il primo hit della band, calza a pennello alla sua voce. “Los Endos” (A Trick Of the Tail, 1976) è poi una chiusura splendida per questo live e in qualche modo l’addio più adatto per Steve Hackett, soprattutto perché è una delle sue migliori composizioni con la band e uno dei suoi brani dei Genesis preferiti in assoluto, che da solista ha spesso suonato volentieri dal vivo.
“Seconds Out ” è la chiusura simbolica dell’epoca dei Genesis come band progressive rock e allo stesso tempo una splendida retrospettiva su quel periodo, perché già con il disco in studio successivo, “And Then There Were Three” (1978), i Genesis, ormai trio, si orientano verso brani più brevi, compatti e semplici, che sì, portano loro un enorme successo commerciale, ma a scapito delle maestose composizioni, dei testi intelligenti, per lo più metafisici, e dei lunghi epici atmosferici per cui erano così apprezzati nel loro periodo “d’oro”. Anche Banks abbandona l’uso del mellotron, che secondo me era, insieme alla chitarra di Hackett, uno dei marchi di fabbrica del suono del periodo classico della band. Per la maggior parte dei fan del progressive rock, quindi, la storia dei Genesis finisce con questo live, nonostante abbiano pubblicato ancora due dischi splendidi, pieni di elementi progressive. Ma resta il fatto che proprio l’addio di Hackett segnò una svolta decisiva nella filosofia musicale della band.
Formazione
Phil Collins – voce solista, batteria, percussioni
Steve Hackett – chitarra, Hodaka, chitarra a 12 corde
Mike Rutherford – chitarra elettrica a 12 corde, basso, basso a 8 corde, pedaliera basso, cori
Tony Banks – RMI electric piano, organo hammond, APR Pro-Soloist, mellotron 400, epifon,chitarra a 12 corde, cori
Musicisti ospiti:
Chester Thompson – batteria e percussioni
Bill Bruford – batteria e percussioni (10)
Produzione
David Hentschel e Genesis
Tracklist
CD1:
1. Squonk (6:36)
2. The Carpet Crawl (5:60)
3. Robbery, Assault & Battery (6:03)
4. Afterglow (4:24)
5. Firth Of Fifth (8:55)
6. I Know What I Like (8:42)
7. The Lamb Lies Down On Broadway (4:59)
8. The Musical Box (Closing Section) (3:18)
CD2:
1. Supper’s Ready (24:32)
2. Cinema Show (10:58)
3. Dance On A Volcano (5:09)
4. Los Endos (6:30)
Durata dell’album: 96:06