Judas Priest: Metalogy

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Etichetta: Columbia Records
Data di uscita: 11. 5. 2004
Durata della compilation: 303.03 min
Genere: Heavy Metal
Voto: 10/10


Anno 2004! Quest’anno ricorrono i 30 anni dall’uscita del debutto dei Judas Priest, “Rocka Rolla” (1974). I Judas Priest, di nuovo con il tanto rimpianto figliol prodigo Rob Halford in formazione, sono alle prese con la preparazione di un nuovo album in studio e, riuniti nella loro line-up d’oro, stanno riconquistando i palchi di mezzo mondo. L’uscita di una nuova compilation sembra quindi una mossa più che legittima, soprattutto se pensi che, tra le tante raccolte pubblicate, in realtà solo “Metal Works” (1993) riesce davvero a dare un’idea concreta di cosa siano i Judas Priest.

“Metalogy” è un box set in edizione limitata composto da 4 CD e un DVD. Cinque dischi, insomma, ognuno completo in sé. È di gran lunga la retrospettiva più ampia mai dedicata alla band. In pratica è la prima vera retrospettiva del gruppo, quella che mette dentro alcuni dei momenti più grandi della loro ricca storia, se non addirittura tutti i picchi della loro carriera. I pezzi si susseguono in ordine cronologico da un dischetto all’altro, partendo (finalmente) da “Rocka Rolla” (con la canzone Never Satisfied) fino ad arrivare all’album “Demolition” (2001) con la canzone Feed On Me, per un totale di 65 brani. Considerando che la maggior parte dei classici in studio dei Judas Priest è stata sfornata senza uno straccio di difetto, all’ascoltatore medio non avrà molto senso comprare un cofanetto così monumentale: farà prima a procurarsi tutti i loro album in studio. Per dire, da “Defenders Of The Faith” (1984) ci sono ben 8 pezzi in questa compilation, cioè quasi tutto il disco (anche se, vero, è un disco pieno zeppo di roba divina).

Per i veri fan dei Judas Priest, ovviamente, anche “Metalogy” è un acquisto obbligato. A loro basteranno già i pochi inediti contenuti nel box. Il numero degli “inediti” però si dimezza all’istante se per caso hai in casa “Priest, Live & Rare” (1996). Il grande punto a favore di questa retrospettiva è l’ottimo DVD, che mostra i Judas Priest davvero al massimo della forma (la carica esplosiva sul palco non finisce mai e Halford è in trance da vero “führer”!!!). Il filmato è del tour di “Screaming For Vengeance” del 1982 (Memphis, USA), uscito poi una seconda volta come DVD a sé nel 2006. In più, nel “box” c’è un bel libretto, ben fornito di foto e di testi che cantano le glorie della band. Sfogliandolo di corsa si capisce subito che nelle foto compaiono quasi solo Halford, Downing, Tipton e Hill, il che in una compilation così “storica” può dare fastidio, perché viene il dubbio che i Judas Priest i batteristi li abbiano sempre solo noleggiati. Mentre scorrevo le pagine del materiale fotografico, mi è ovviamente venuto subito il timore che avessero “ignorato” anche Tim “Ripper” Owens, che invece (grazie al cielo) ha avuto l’onore di finire in ben due foto. Insomma, dal punto di vista biografico il “booklet” è davvero solo una rapida occhiata e non certo uno studio approfondito sui Judas Priest. Davvero accattivante, invece, il design esterno del “box”. È rivestito di una “fake” veste in pelle, con i bordi completamente borchiati, e quando prendi in mano la scatola ti sembra di infilarti il mantello di pelle e borchie di Halford. Allo stesso tempo, questo design è un’ottima mossa simbolica, perché ricorda senza ombra di dubbio che i Judas Priest sono la band che ha introdotto nell’Heavy Metal gli standard della pelle – e delle borchie – a cui poi, senza troppi ripensamenti, si sono aggrappati tutti i metallari.

“Metalogy” è senza dubbio la migliore compilation dei Judas Priest. Con un materiale così potente a disposizione, d’altronde, non c’era da aspettarsi altro. Per ampiezza ricorda la compilation dei Motörhead “Stone Deaf Forever!” (2003). Erano una modesta band hippy-blues, quasi invisibile, ma sono cresciuti e cresciuti per tutti i Settanta, hanno giurato fedeltà al pesante acciaio, sono arrivati marciando dritti dalla giungla di cemento, con grida di vendetta, difensori della fede. Una band che alla sua gente non ha offerto un solo “ammazza-dolore”, ma una caterva di quelli più efficaci. I Judas Priest sono i pionieri e i padri della religione heavy metal. Gli incoronati creatori dell’eterna, unica e indistruttibile “metalogia”. Erano i prescelti. Comunque la giri, “Metalogy” è la vera bibbia del rock “Heavy Metal”!

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
CD 1.:
1. Never Satisfied
2. Deceiver
3. Tyrant
4. Victim Of Changes (live)
5. Diamonds & Rust (live)
6. Starbreaker (live)
7. Sinner
8. Let Us Prey
9. Dissident Aggressor
10. Exciter
11. Beyond The Realms Of Death
12. Better By You Better Than Me
13. Invader
14. Stained Class
15. The Green Manalishi (With The Two Pronged Crown) (live)

CD 2.:
1. Killing Machine
2. Evening Star
3. Take On The World
4. Delivering The Goods
5. Evil Fantasies
6. Hell Bent For Leather
7. Breaking The Law (live)
8. Living After Midnight
9. Rapid Fire
10. Metal Gods
11. Grinder (live)
12. The Rage
13. Heading Out To The Highway
14. Hot Rockin’ (live)
15. Trouble Shooter
16. Solar Angels
17. Desert Plains
18. The Hellion/Electric Eye (live)
19. Screaming For Vengeance

CD 3.:
1. Riding On The Wind
2. Bloodstone
3. You’ve Got Another Thing Comin’
4. Devil’s Child
5. Freewheel Burning
6. Jawbreaker
7. The Sentinel
8. Love Bites (live)
9. Eat Me Alive
10. Some Heads Are Gonna Roll
11. Rock Hard Ride Free
12. Night Comes Down
13. Turbo Lover
14. Private Property
15. Parental Guidance
16. Out In The Cold
17. Heart Of A Lion (demo)

CD 4.:
1. Ram It Down
2. Heavy Metal
3. Come & Get It
4. Blood Red Skies
5. Painkiller
6. Between The Hammer & The Anvil
7. Touch Of Evil
8. Metal Meltdown
9. Nightcrawler
10. All Guns Blazing
11. Jugulator
12. Bloodstains
13. Machine Man
14. Feed On Me

CD 5. (DVD):
“Live from Memphis ’82”
1. The Hellion/Electric Eye
2. Riding On The Wind
3. Heading Out To The Highway
4. Metal Gods
5. Bloodstone
6. Breaking The Law
7. The Sinner
8. Desert Plains
9. The Ripper
10. Diamonds And Rust
11. Devil’s Child
12. Screaming For Vengeance
13. You’ve Got Another Thing Comin’
14. Victim Of Changes
15. Living After Midnight
16. The Green Manalishi (With The Two-Pronged Crown)
17. Hell Bent For Leather

Musicisti:
Rob Halford – voce
Tim “Ripper” Owens – voce
K.K. Downing – chitarra
Glen Tipton – chitarra
Ian Hill – basso
Alan Moore – batteria
Simon Phillips – batteria
Les Binks – batteria
Dave Holland – batteria
Scott Travis – batteria


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