Fight For The Rock
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Savatage
Etichetta: SPV Records
Uscita: 1986
Voto: 2/5
“Fight For The Rock” la band l’ha ribattezzato, e a ragione, “Fight For The Nightmare”, perché all’epoca erano davvero scontenti di ciò che avevano combinato, o meglio: di ciò che erano stati costretti a combinare. “Fight For The Rock” è l’esempio da manuale di come un’etichetta rapace abbia quasi spinto sull’orlo del baratro una delle migliori band heavy metal degli anni Ottanta. Ai Savatage, di colpo, chiesero infatti di sfornare roba il più commerciale possibile, così da farla passare più facilmente in radio e far incassare all’etichetta un bel po’ di soldoni: cosa che di solito non fa mai bene a nessuna band metal con almeno un briciolo di orgoglio. Fu anche il primo disco con il bassista Johnny Lee Middleton, ormai con loro da una vita, che rimpiazzò Keith Collins, a detta dei fratelli Oliva diventato di colpo “incompatibile”: una delle poche buone decisioni della band in quel periodo. Il tentativo dell’etichetta di far suonare l’album più pop che metal, ovviamente, è andato a monte.
Già la title track, che alla base è puro rock’n’roll con un pulsare appena più “heavy”, è un esempio lampante della nuova direzione della band. La cosa triste, per lei come per l’album intero, è che era uno dei pochi pezzi del disco che all’epoca suonavano anche dal vivo. Il punto luminoso è senza dubbio “Hyde”, di gran lunga il pezzo migliore del lotto, dove a incantare è di nuovo il tipico vocione nervoso e strillato di Jon, tra urla a pieni polmoni. Anche “Red Light Paradyse” merita un po’ di attenzione, ma non per forza in senso positivo. Con quella combinazione insolita di riff cupi e ritmo da disco, è nata come pezzo anti-disco, ma, parola mia, non ci somiglia nemmeno da lontano. Il brano che più di tutti restituisce il suono dei Savatage classici è “The Edge Of Midnight”, con il suo interessante intro horror. Insomma, il disco non è privo di momenti brillanti, anche se non sono molti. E se si sente pure la mancanza di idee nuove, sarebbe sbagliato dare la colpa solo alla band. Ancora oggi “Wishing Well” (originale dei Free) e “Day After Day” (originale dei Badfinger) restano le uniche cover che la band abbia mai infilato in un album in studio. “She’s Only Rock And Roll”, poi, ci convince definitivamente che i Savatage all’epoca non erano proprio sulla stessa lunghezza d’onda e che hanno piegato il disco quasi del tutto alle richieste dell’etichetta. È un pezzo disperato, che starebbe meglio in un night club con le spogliarelliste. A salvarlo c’è solo l’ottimo riffing di Criss, sempre all’altezza. Gli altri tre brani del disco erano stati scritti molto prima della registrazione e sono semplici versioni rimaneggiate degli originali. “Out On The Streets” (ora con un ritmo più commerciale) era già comparsa sul loro debutto “Sirens” (1983). “Lady In Disguise” era uscita come demo in una forma parecchio diversa, mentre “Crying For Love” è anch’essa una versione migliorata di un pezzo finito su un demo durante la lavorazione del disco precedente, “Power Of The Night” (1985). In tutto l’album, poi, si sente di continuo che i Savatage erano un po’ a disagio: su “Fight For The Rock” usano di colpo molte più tastiere che in qualsiasi altro disco fino a quel momento. Per fortuna la cosa non li ha buttati troppo giù, perché già al disco successivo hanno imparato a usare questo elemento musicale come si deve.
Le due bonus track della ristampa del 2002 sono versioni live dei loro classici “The Dungeons Are Calling” e “City Beneath The Surface”, lì a ricordarci le vere radici della band e il suo potenziale, all’epoca ancora inespresso.
Come album pop metal/rock’n’roll, “Fight For The Rock” è un investimento fantastico. Ma ovviamente non è quello che ti aspetti da una band come i Savatage, ed è per questo che “Fight For The Rock” è senza dubbio il loro lavoro peggiore di gran lunga e un bel passo indietro. Basta guardare la copertina orrenda per capire al volo che il disco è puntato senza mezzi termini sul mercato americano, quando la band aveva già allora più fan in Europa. Per fortuna, poco dopo l’uscita di questo disco, i Savatage si sono scrollati di dosso la morsa dell’etichetta ingorda e hanno virato nella direzione giusta, come si è visto in tutto il suo splendore sul disco successivo, quello con cui hanno finalmente sfondato anche al di fuori della loro cerchia.
Formazione
Jon Oliva – voce, piano
Criss Oliva – chitarra, cori
Johnny Lee Middleton – basso, cori
Steve Wacholz – batteria, percussioni
Produzione
Steven Machat & Rick Smith
Tracklist
1. Fight For The Rock (3:55)
2. Out On The Streets (3:58)
3. Crying For Love (3:27)
4. Day After Day (3:40)
5. The Edge Of Midnight (4:52)
6. Hyde (3:51)
7. Lady In Disguise (3:08)
8. She’s Only Rock ‘N Roll (3:14)
9. Wishing Well (3:20)
10. Red Light Paradise (3:56)
Durata dell’album: 37:54
Bonus track della ristampa del 2002:
11. The Dungeons Are Calling (live) (3:45)
12. City Beneath The Surface (live) (5:01)