Best Of Adrian
Artista: Running Wild
Etichetta: G.U.N. Records
Uscita: 2006
Best of Adrian? My ass!!! Periodo pre-natalizio, momento perfetto per sfilare dalle tasche delle masse quanti più tintinnanti spiccioli possibile. Ormai i Running Wild sulla mappa musicale sono una band piccola, piccola, che i suoi giorni di gloria metal se li è lasciati alle spalle da un pezzo, più o meno tra il 1987 – 1998. Insomma, da “Under Jolly Roger” fino a “The Rivalry” compreso, perciò di soldi non ne portano più chissà quanti.
Basta ricordarsi che roba ci servivano i Running Wild con dischi come “Black Hand Inn” (1994), “Masquerade” (1995), “Port Royal” (1988), “Death Or Glory” (1989), “Pile Of Skulls” (1992) e “Blazon Stone” (1991), e gli occhi ti si inumidiscono subito, appena butti uno sguardo alla tracklist di “Best Of Adrian”. La nuova compilation, infatti, di brani di quegli album dell'”età dell’oro” della band non ne contiene nemmeno uno. Questo dimostra solo che si tratta di una mossa studiata a senso unico da parte della G.U.N. Records, che si ferma al 1998, quando i Running Wild hanno fatto uscire il loro ultimo bel disco con “The Rivalry”, per inciso l’unico album della band ancora classico, quello in cui i Running Wild erano davvero ancora un gruppo con la spina dorsale nel vero senso della parola e il boss Rolf Kasparek – Rock N’ Rolf (voce, chitarra) non li aveva ancora trasformati in una “one man band”. La compilation ha 15 pezzi e quelli dell’etichetta hanno messo insieme la scaletta con una certa furbizia. In apertura, come esca, hanno piazzato un pezzo eccezionale, Rivalry, segnato da un riff portante micidiale – un vero sogno metal, roba che appartiene all’epoca dei Running Wild classici. Subito dopo però le cose cambiano completamente con Draw That Line e Detonator, che vengono dai dischi senz’anima “Rouges En Vogue” (2005) e “The Brotherhood” (2002). Ma con uno scopo preciso. Bisogna infatti riempire tutto il minutaggio disponibile del dischetto con un finto “best of”, cresciuto nell’orto dei capoccia della G.U.N. Records. L’ascoltatore poco informato potrebbe tranquillamente prendere questi due pezzi del tutto mediocri per “sacri”, perché il sapore della compilation lo raddrizzano quelli che seguono in scaletta, e cioè: Firebreather, Kiss Of Death e la maestosa Ballad Of William Kid (tutti e tre da “The Rivalry”). Più avanti ci aspettano solo altri due momenti più luminosi, cioè Tsar (“Victory”, 1999) e Pirate Song (“The Brotherhood”), mentre il resto sono false orme nella neve che ti portano su una strada cieca, e in fin dei conti una compilation come questa fa sempre più danni alla musica stessa che bene. Non è nemmeno un “best of”, figuriamoci una retrospettiva.
Per finire ci hanno infilato tre brani dal vivo dall’album “Live” (2002), e comunque tra i classici Under Jolly Roger e Bad To The Bone (“Death Or Glory”) è stata incastrata ancora una volta la disperante e spenta Welcome To Hell (“The Brotherhood”), che su questa compilation c’è già nella sua versione originale in studio.
L’unica vera compilation dei Running Wild che valga i soldi resta quindi “20 Years In History” (2003), uscita per la Sanctuary/Noise Records. Questa etichetta, tra l’altro, detiene i diritti d’autore dei migliori lavori dei Running Wild e, per includerli in “20 Years In History”, ha acquistato i diritti dei brani Firebreather, Ballad Of William Kidd, Victory, Tsar, Welcome To Hell e The Brotherhood! Se a questi aggiungiamo gli originali di Bad To The Bone e Under Jolly Roger, che “20 Years In History” contiene a differenza delle versioni live su “Best Of Adrian”, arriviamo già a 8 brani omonimi in totale, che sono più della metà della compilation “Best Of Adrian”.
“Best Of Adrian” è una compilation che presenta i Running Wild nel modo più ingrato e patetico possibile. Presenta una band del tutto priva di idee, esausta, senza un briciolo di freschezza creativa e una “one man band” in cui Kasparek, per giunta, usa una base ritmica programmata sotto i riff (e lo fa dal 1999)! “Best Of Adrian” presenta dei Running Wild che, da tempo ormai, hanno perso il vero fascino piratesco, quello tipico dei Running Wild. La G.U.N. Records fa così alla band un danno ulteriore, una band che con la mediocrità delle ultime uscite in studio ha già svenduto il proprio amor proprio.
Voi che conoscete i Running Wild nella loro luce migliore, sappiatelo: basta prendere in mano “Best Of Adrian” e dare un’occhiata alla tracklist per ritrovarsi con il cuore a pezzi. Questa uscita è un’enorme fregatura gettata negli occhi della massa! Ci si butteranno sopra solo i boccaloni impazienti, i giovani appassionati di power metal fervidi e inesperti, quelli che si sono accesi dopo un singolo ascolto di Iron Maiden o Helloween, e magari qualche fan folle dei Running Wild di Amburgo che non sa dove spendere i soldi. Noi invece restiamo buoni buoni, con la coscienza a posto e un sano gusto musicale, sulla compilation “20 Years In History” e su tutto il lascito della band uscito per la Sanctuary/Noise Roecords. Best Of Adrian!? Worst, ragazzi, Worst of Adrian, my ass!
Formazione
Rock’n’Rolf – voce, chitarra
Thilo Hermann – chitarra
Bernd Aufermann – chitarra
Thomas “Bodo” Smuszinsky – basso
Peter Pichel – basso
Jorg Michael – batteria
Mathias Leibetruth – batteria
Angelo Sasso – batteria (ATTENZIONE! – macchina “stampatrice”)
Produzione
Rock’n’Rolf
Tracklist
1. The Rivalry
2. Draw The Line
3. Detonator
4. Firebreather
5. Kiss Of Death
6. Ballad Of William Kidd
7. Victory
8. Tsar
9. Welcome To Hell
10. The Brotherhood
11. Pirate Song
12. Rogues En Vogue
13. Bad To The Bone (live)
14. Welcome To Hell (live)
15. Under Jolly Roger (live)
Durata dell’album: 75:18