Turn It On Again – The Hits

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1999
Voto: 3/5

Dopo l’uscita dell’ottimo box set “Archive Vol. 1: 67-75”, dedicato al periodo di Gabriel, c’era da aspettarsi che ne arrivasse un secondo, simile ma incentrato esclusivamente sull’era Collins. E infatti qualche anno dopo è uscito (ne parlo in un’altra recensione), ma prima ancora la Virgin Records ha deciso di mettere in tasca ancora un po’ di soldini e di lanciare sul mercato questa compilation, che raccoglie tutti i più grandi successi della band e fa un po’ da prova generale prima dell’uscita del box in questione. Per chi conosce i Genesis solo come band pop con una valanga di singoli di successo, e magari li confonde alla grossa con quelli della carriera solista di Collins, questo disco casca a pennello: dentro c’è il meglio delle hit che (soprattutto negli anni ’80) giravano in radio praticamente senza sosta. Vero, i Genesis negli anni ’70 hanno inciso gran parte dei loro lavori migliori, ma con tre eccezioni (tutte e tre presenti in questa compilation) nessuno di quei pezzi è stato un successo da classifica, e così del periodo di Gabriel qui ci sono solo due brani, di cui uno rifatto completamente da capo. A lui dedicherò un po’ più di attenzione in questa recensione.

La fetta più grossa di scelte arriva ovviamente dai due album di maggior successo commerciale, “Invisible Touch” (1987) e “We Can’t Dance” (1991), che hanno regalato il maggior numero di singoli di successo. Ci sono “Invisible Touch”, “Land Of Confusion”, “Tonight, Tonight, Tonight” e via dicendo, così come “I Can’t Dance”, “Jesus He Knows Me”, “No Son Of Mine” e compagnia. Non mancano nemmeno “Mama”, “That’s All” (Genesis, 1983), “Abacab” (Abacab, 1981), “Turn It On Again”, “Misunderstanding” (Duke, 1980) e “Follow You, Follow Me” (And Then There Were Three, 1978), il pezzo che ha dato il via alla loro trasformazione da icone del rock progressivo a icone del pop rock. Da questo periodo manca in effetti qualche hit come “Duchess” (Duke, 1980), “Man On The Corner”, “Keep It Dark” (entrambe da Abacab, 1981), “Paperlate” (Three Sides Live, 1982 – versione per il mercato americano) o “Illegal Alien” (Genesis, 1983), che però non è che se ne senta poi tanto la mancanza. Sorprende un po’ che si siano ricordati anche di “Congo”, che viene da quello che è (molto probabilmente) il loro ultimo album in studio, peraltro isolato e piuttosto trascurato, “Calling All Stations” (1997), registrato con Ray Wilson (Stiltskin, solista) alla voce. Del periodo di Gabriel ci sono solo l’evergreen “I Know What I Like (In Your Wardrobe)” (Selling England By the Pound, 1973), senza cui una compilation dei Genesis proprio non può stare, e la versione rifatta di “Carpet Crawlers” (l’originale è su “The Lamb Lies Down On Broadway”, 1974). Quest’ultima è stata reincisa nel 1999, quando per un periodo brevissimo la formazione classica si è rimessa insieme, e qui Gabriel e Collins si alternano alla voce solista: roba che farà sicuramente impazzire tanti fan della band. Questa versione è ampliata con qualche suono di tastiera in più e un testo d’apertura leggermente modificato. Mossa furbissima, per attirare all’acquisto i fan più sfegatati, quelli che non vogliono restare senza neanche una cosa che la band abbia mai registrato. Per molti sarà anche il motivo principale per comprare questa raccolta di successi. Ciò detto, è comunque un mix di brani interessante, e a volte è proprio curioso sentire, che so, “I Know What I Like” schiacciata tra due pezzi stilisticamente agli antipodi come “Abacab” e “No Son Of Mine”. Per una raccolta di hit come “Turn It On Again – The Hits” l’ordine cronologico sarebbe stato fin troppo prevedibile. Già così, “Carpet Crawlers” a parte, non c’è niente di nuovo che gli appassionati non abbiano già sentito.

La nuova versione di “Carpet Crawlers”, che non è uscita da nessun’altra parte, è una trappola per topi comodissima per tutti i fan della band che non sopportano il periodo pop e rifiutano tutto quello che hanno pubblicato dal 1980 in poi. Per loro, questa compilation ha un messaggio chiaro, nascosto nel sottotitolo “The Hits”. “Turn It On Again – The Hits” è pensata in primo luogo solo per i fan che devono avere assolutamente tutto quello che la band ha mai pubblicato e per chi conosce i Genesis soltanto come attrazione pop degli anni ’80 e non ha mai sentito i loro veri capolavori. Per gli amanti del rock progressivo e dei Genesis “tosti” c’è davvero poco di interessante, quindi non si perderanno niente se lasceranno perdere questa uscita, il cui scopo era soprattutto mettere insieme tutti i loro più grandi successi e, a spese loro, incassare ancora un po’ di grana prima dell’uscita del secondo box set, quello che copre l’era Collins e si intitola “Archives Vol. 2: 1976-1992”. Se non altro, questa raccolta di hit può rendere molto più piacevoli le ore passate in macchina.

Formazione

Peter Gabriel – voce (9, 18), flauto (9)
Steve Hackett – chitarra (9, 18)
Mike Rutherford – chitarra (1-8, 10-17), basso, cori (1-18)
Tony Banks – tastiere, cori
Phil Collins – batteria, percussioni (1-12, 14-18), voce (1-8, 10-12, 14-17, seconda parte del 18)

Produzione

Genesis, Hugh Padgham,Nick Davis, John Burns e Trevor Horn

Tracklist

1. Turn It On Again (3:49)
2. Invisible Touch (3:26)
3. Mama (hits edit) (5:18)
4. Land Of Confusion (4:44)
5. I Can’t Dance (3:59)
6. Follow You Follow Me (3:58)
7. Hold On My Heart (4:37)
8. Abacab (hits edit) (4:10)
9. I Know What I Like (In Your Wardrobe) (4:04)
10. No Son Of Mine (hits edit) (5:44)
11. Tonight, Tonight, Tonight (single edit) (4:28)
12. In Too Deep (4:56)
13. Congo (hits edit) (4:02)
14. Jesus He Knows Me (4:16)
15. That’s All (4:24)
16. Misunderstanding (3:11)
17. Throwing It All Away (3:49)
18. Carpet Crawlers (1999 Re-recording) (5:39)

Durata dell’album: 78:58

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