The Singles: 1996 – 2006

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Artista: Staind
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 2006

Questa roba chiude i primi 10 anni della band e allo stesso tempo mette in dubbio se riuscirà a reggere questo ritmo anche nel prossimo decennio. Un album di successi, oggi, non è una cosuccia da niente. Ma di nuovo, dipende dal punto di vista da cui la guardi. Il titolo di questa raccolta ne offre la sintesi giusta. Una band che ha venduto milioni di dischi e ha lasciato un segno indelebile nel mainstream a cavallo del millennio, riuscendo a riempire il vuoto lasciato dal naufragio del “grunge”, con questa compilation ha messo, del tutto meritatamente, la “ciliegina sulla torta” al suo grande successo commerciale.

Restiamo con i piedi per terra. Gli Staind sono definitivamente un prodotto artificiale, messo in moto dagli ingranaggi della macchina editoriale capitalista nella sua brama di profitti sicuri, a prescindere dalla forza espressiva, dall’intelletto musicale o da uno spirito riconoscibile che fosse frutto di una chiara visione musicale della band. Tutto quello che ho appena elencato oggi è indesiderato, perché significa avere un cervello proprio e poter contraddire chi ha le forbici e la tela in mano – cioè le etichette – e tenere uno specchio simile davanti alla massa potrebbe avere addirittura conseguenze rivoluzionarie. Stained riescono a restare in questo topo grigio che piace con successo a tutti. E oggi questo si chiama approccio di marketing rigorosamente professionale. Beh, se posso essere ancora un po’ più cattivo, senza la ballata di impatto It’s Been A While si potrebbe perfino dire che a mettere in moto tutta questa macchina sia stato proprio il clown nu-metal Fred Durst. It’s Been A While dimostra che gli Staind le canzoni le sanno scrivere eccome, e che non è tutto questione di agganci e conoscenze.

Nella compilation ci sono 16 brani. Senza commenti. Ci sono gli hit da radio It’s Been Awhile, For You, So Far Away e Right Here. Poi la versione di Outside presa dall’album Family Values Tour (1999), dove nelle strofe entra il già citato giocatore di baseball Fred Durst. Che la cosa sia interessante anche per tutti i fan è ovviamente garantito. Ci sono infatti tre cover in versione acustica finora inedite: Nutshell (Alice In Chains), che tra l’altro è la più riuscita delle tre, mentre la scelta di rifare Sober (Tool) in versione acustica in qualche modo non decolla, semplicemente per la struttura stessa dell’originale. La terza è la cover del classico Comfortably Numb, roba che, tra parentesi, personalmente non consiglio a band del calibro degli Staind, perché i ragazzi ci mostrano le loro debolezze come gruppo e come singoli (sia sul piano esecutivo sia su quello più sottile del sentire la versione originale dei Pink Floyd). Sarà pure una mossa coraggiosa, ma finisce lì. Insomma, te lo dico in un orecchio: un disastro, che dimostra come la frequenza con cui gli Staind capiscono la cultura rock sia tutt’altra. La vera tragedia sarebbe se riuscissero a trasformare una cosa del genere in un altro hit, cosa che, vista la loro popolarità in questo periodo, sarebbe ancora del tutto possibile.

Questa compilation, quindi, favorisce il lato da ballata della band, il che è logico, visto che è stato proprio quello a contribuire più di tutto alla fama degli Staind. Inoltre la raccolta non nasconde l’ossessione degli Staind per le versioni unplugged, ma c’è anche (grazie a dio) un po’ di metal nell’album. Quanto fossero incazzati gli Staind ancora nel 1996 lo documenta subito l’opener Come Again dal debutto “Tormented”, mentre la successiva Mudshovel conferma la capacità della band di servire un riff massiccio che riempie subito il quadro sonoro e ti fa partire l’headbanging. Spesso a compilation come questa capita che comunque manchi qualcosa. In questo caso si sente la mancanza di Fade (“Break the Cycle”, 2001) e Just Go (“Dysfunction”, 1999). La scaletta segue l’ordine cronologico di uscita dei singoli nel primo decennio della carriera discografica della band. E la compilation aiuta a placare le teste impazienti dei fan nella pausa tra “Chapter V” e il nuovo disco in studio.

Certo, dietro a questa uscita si nasconde un’altra mossa puramente commerciale da parte dell’etichetta, e a questo segue una semplice domanda retorica. Questa mossa è l’ultimo sventolio di fazzoletto per salutare il canto del cigno della band, chiuso dall’album “Chapter V” (2005), oppure è davvero il segno dei dieci anni di lavoro, che vale come nuova catapulta per gli Staind e come prova che i ragazzi non mollano di un centimetro e sono in grado di restare a galla nel “mainstream” in futuro, o addirittura di salire un altro gradino? Sono tutte congetture. Ma oggi è davvero possibile qualsiasi cosa. La gloria se la prendono quelli che non sanno e non riescono a suonare, mentre chi ha slancio e visione marcisce per sempre nelle cantine con l’impianto da cameretta, dove nessuno scoprirà mai il loro potenziale, che era apprezzato e ricercato dalle etichette una buona trentina di anni fa.

Formazione

Aaron Lewis – voce, chitarra
Mike Mushok – chitarra
Johnny April – basso
Jon Wysocki – batteria

Tracklist

1. Come Again – (remix)
2. Mudshovel
3. Home
4. Its Been Awhile
5. Epiphany
6. For You
7. Outside – (live, Family Values Version)
8. So Far Away
9. Price To Play
10. Zoe Jane
11. Right Here
12. Falling
13. Everything Changes – (live, Acoustic Version)
14. Sober – (Acoustic Version)
15. Nutshell – (Acoustic Version)
16. Comfortably Numb – (Acoustic Version)

Durata dell’album: 72:42

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