Ten Years On 1995 – 2005
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Arena
Etichetta: Verglas Records
Uscita: 2006
Voto: 3.5/5
Gli Arena in dieci anni di carriera sono diventati una delle forze trainanti del rock neo-progressivo. Anche se probabilmente non riusciranno mai a raggiungere la popolarità di band affini degli anni ’80 come Marillion, IQ o Pendragon, possono contare su una base di fan eccezionalmente fedele, accomunata dalla convinzione, più che giustificata, che negli anni ’90 gli Arena abbiano dato nuova linfa al neo-prog, portandolo su territori fino ad allora in gran parte inesplorati. Dopo una nascita insolita, da figli postumi dei Shadowland, progetto parallelo del bravissimo tastierista Clive Nolan (noto anche come storico tastierista dei Pendragon), che nel 1995 unì le forze con il batterista originale dei Marillion, Mick Pointer, all’inizio gli Arena suonavano sotto una forte influenza dei primi Marillion. Poi uscì l’ottimo debutto “Songs From The Lions Cage” (1995), che già lasciava intendere che era nata una nuova stella del rock neo-progressivo. Con l’arrivo dello straordinario cantante Paul Wrightsona e l’uscita dell’album “Pride” (1996) le cose hanno preso una piega decisamente migliore, nonostante i continui cambi di formazione. In quegli anni gli Arena hanno iniziato a sfornare un capolavoro dopo l’altro, come “The Visitor (1997), considerato il loro magnum opus, “Immortal?” (2000), “Contagion” (2003) e “Pepper’s Ghost” (2005). La formazione attuale si è delineata attorno al 1999 e da allora gli Arena sono una band stabile da un bel po’. A definire il sound attuale del gruppo sono stati soprattutto gli arrivi del chitarrista John Mitchell (che suona anche in band come It Bites, Kino, The Urbane, Blind Ego, Frost*), uno dei chitarristi oggi più innovativi e sottili, ma anche più sporchi e graffianti, e del cantante Rob Sowden, che con la sua voce unica e carica di emozione ha aperto nuove dimensioni per gli esperimenti sonori successivi della band. Entrambi hanno cancellato le ultime somiglianze del gruppo con l’eredità dei Marillion dell’era Fish. Gli Arena, del resto, hanno sempre avuto un approccio un po’ più duro al neo-prog, ma con il loro arrivo la cosa è diventata ancora più evidente e in certi momenti ci si avvicina già al metal progressivo. Per questo dico che spesso si muovono proprio sul confine tra i due generi, facendo da ponte per gli amanti di entrambi. È proprio questo il loro tratto più riconoscibile, quello che li distingue dalle altre band neo-progressive.
Questa raccolta, il primo best of ufficiale in assoluto della band, si è data un compito difficilissimo: racchiudere dieci anni di attività di un gruppo che fino ad allora non aveva sfornato nemmeno un lavoro scadente e i cui album sono spesso considerati un blocco inscindibile. Le dieci tracce presenti non seguono l’ordine cronologico, e non è proprio una gran mossa. Sono tutti pezzi eccellenti, che riconosco come quelli che potrebbero stare in qualsiasi momento in scaletta dal vivo, ma a chi si avvicina per la prima volta lasceranno parecchie domande aperte, perché così non potrà cogliere la graduale evoluzione della band. Di grandi sorprese quindi non ce ne sono, e da ogni album c’è almeno un brano. Ci sono dunque classici del gruppo come “Smoke And Mirrors” e “Bedlam Fayre” (Pepper’s Ghost, 2005), “Skin Game” e “Salamander” (Contagion, 2003), The Hanging Tree” e “Crack In The Ice” (The Visitor, 1997), “The Butterfly Man” e la versione live di “Chosen” (Immortal, 2000), la nuova versione di “Empire Of A Thousand Days” (Pride, 1996) e l’immancabile “Solomon” (Songs From The Lions Cage, 1995). Allo stesso tempo, però, manca una valanga di pezzi bellissimi, come “Jericho”, “Midas Vision”, “Welcome To the Cage”, “Medusa”, “Sirens”, “Enemy Without”, “Running From Damascus”, “Ghost In The Firewall”, “Witch Hunt”, “Riding The Tide”, “Cutting The Cards”, “Purgatory Road”, eccetera. Insomma, qui c’è un’abbondanza di brani splendidi rimasti fuori per mancanza di spazio.
“Ten Years On 1995 – 2005” non è di certo la selezione ideale dei migliori brani della band, perché non riesce a includerli tutti (servirebbero almeno due CD), e dà fastidio anche l’incoerenza cronologica, ma resta comunque una selezione abbastanza interessante sia per i collezionisti che per chi inizia, perché contiene due perle aggiunte solo per convincere all’acquisto anche chi ha già tutto quello che hanno pubblicato finora. Parlo ovviamente della splendida nuova versione di “Empire Of A Thousand Days” con la voce di Sowden, la chitarra di Mitchell e il basso di Salmon e della bella versione live di “Chosen”. Proprio queste due saranno per molti fan il motivo principale per comprare la raccolta. D’altro canto penso che qualsiasi best of faccia un torto a una band come gli Arena, che si scoprono meglio attraverso i loro album in studio, pensati come opere compiute. Quindi, a parte i fan più fedeli, che devono per forza avere ogni singola uscita degli Arena, soprattutto chi parte da zero dovrebbe pensarci bene e valutare se non sia meglio cominciare con uno dei loro capolavori, tipo “The Visitor” o “Contagion”, che rendono molto meglio la vera missione e il potenziale della band.
Formazione
Rob Sowden- voce
John Mitchell – chitarra
Ian Salmon- basso
Clive Nolan – tastiere
Mick Pointer – batteria
Paul Wrightson – voce
John Jowitt – basso
John Carson – voce
Keith More – chitarra
Cliff Orsi – basso
Tracklist
1. Smoke And Mirrors (4:42)
2. Skin Game (4:43)
3. The Hanging Tree (7:09)
4. The Butterfly Man (8:55)
5. Chosen (Live) (7:23)
6. Empire Of A Thousand Days (New Recording) (8:42)
7. Crack In The Ice (5:10)
8. Salamander (3:54)
9. Bedlam Fayre (5:44)
10. Solomon (14:38)
Durata dell’album: 71:00