Silent Knight
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Saga
Etichetta: SPV Records
Uscita: 1980
Voto: 5/5
Il cavaliere silenzioso dal cervello geniale è approdato per la terza volta sulle sue ali cibernetiche, annunciando l’invasione di cavallette cibernetiche sue simili, pronte a salvare un mondo che l’uomo moderno, stufo della vita e ossessionato dalla propria distruzione, ha mandato completamente a rotoli. Con il loro terzo album, “Silent Knight”, i Saga hanno continuato a sfornare i loro celebri “capitoli”, che componevano la misteriosa storia dei cervelli rubati di Einstein e mandavano in fibrillazione la fantasia degli ascoltatori, che a ogni nuovo disco aspettavano con ansia il finale, salvo poi doversi armare di pazienza per anni prima che venisse svelato.
Anche stavolta i Saga hanno acceso i motori a pieno vapore e hanno sfornato uno dei loro album più progressive in assoluto, che si riconosce a un miglio di distanza dal suono Saga inconfondibile, intriso di tastiere arcobaleno, e da una produzione di prima categoria per l’epoca. Anche se non lesinano affatto arrangiamenti orchestrali brillanti e ritmi che danno vita in modo efficace ai capitoli della loro strana storia, così come al concept a briglia sciolta, su “Silent Knight” i Saga si sono comunque un po’ “fatti seri”, visto che l’atmosfera è sensibilmente più cupa rispetto ai due predecessori. Qui hanno raggiunto un nuovo livello di maturità nello sviluppo del loro sound neo progressive originario, sempre in bilico tra grandiosità sinfonica e accessibilità commerciale. L’album contiene una dose ancora più abbondante di ottime trame di tastiera, l’elemento più presente in assoluto nella loro musica. Lo scozzese Jim Gilmour, che ha preso il posto di Greg Chadd e da allora è diventato il loro tastierista fisso, ha portato un progresso importante nello sviluppo del suono orchestrale. Il suo modo di stratificare trame intelligenti si è incastrato alla perfezione con lo stile energico del chitarrista Ian Crichton e con il drumming possente di Steve Negus. Parliamo di una band che, non ufficialmente, ha ben tre tastieristi (oltre a Gilmour, dietro ai tasti se la cavano bene anche il bassista Jim Crichton con il suo moog bass e il cantante Michael Sadler, che stavolta ha raggiunto un nuovo livello di espressività vocale). Su “Silent Knight” i Saga hanno messo sul piatto una delle miscele più efficaci di progressive, hard rock, pomp e new wave di tutta la loro carriera. Nell’album non c’è un solo momento debole e la vera magia dei Saga dura dall’inizio alla fine.
La struggente “Don’t Be Late (Chapter II)” è uno dei loro classici: si apre con la voce di Sadler che ti spezza il cuore e un sottile strato di synth ambientali, poi irrompe un riff di chitarra pieno di energia. A livello di testi, prosegue ovviamente l’epopea fantascientifica sui cervelli di Albert, che in questo capitolo sono già stati rubati dal laboratorio. È incredibile con quanta raffinatezza Gilmour e Jim Crichton sovrappongano diverse trame di tastiere succose, che navigano sopra il ritornello a più voci. Nella seconda parte Jim passa al basso e si unisce al fratello Ian, che con un feeling eccezionale tornisce alla chitarra i suoi passaggi melodici. “Whats It Gonna Be?”, con la sua intro tiratissima al moog e una sfilza di arrangiamenti sinfonici di gran gusto, offre un esempio classico di pomp rock energico unito a passaggi di chitarra hard rock, e mostra il lato più commerciale della band. Un pezzo solidissimo, con un ritornello AOR da manuale e un sacco di suoni brillanti, in parte non lontano da certi momenti degli Asia originali. “Time To Go”, impregnata di atmosfere spaziali, è zeppa di elementi di progressive sinfonico. Si fa notare soprattutto per l’atmosfera solenne e sinfonica, frutto dell’ottima espressività vocale di Sadler (in particolare il ritornello a più voci, quasi da operetta) e di alcuni ricami affascinanti alle tastiere (ottima l’interazione tra moog e synth), di cui non si vergognerebbero nemmeno i più grandi maestri del prog sinfonico. “Compromise” è un altro di quei brani guasconi su cui con i Saga puoi sempre contare. Qui a farsi valere con un approccio energico è soprattutto Ian, che oltre a riff di chitarra protettivi e incisivi sfodera anche un paio di assoli notevoli, mentre il resto lo fanno il ritornello a più voci e il suono del moog, eccezionalmente tagliente. Fai fatica a credere, mentre lo ascolti, che quest’ultimo possa suonare non meno incisivo di qualsiasi mossa hard rock alla chitarra. “Too Much To Loose (Chapter VII)” è un’altra vera classica, in cui trovi un sacco di elementi del rock neo progressive. A livello di testi rappresenta il capitolo in cui le cavallette decidono una volta per tutte che l’ordine attuale del mondo va cambiato e che bisogna salvare il pianeta dagli errori dell’uomo. A un’intro epica di synth, con il rumore di una tempesta sullo sfondo, segue una serie di passaggi interessanti. Alla sonorità esoterica delle tastiere fanno compagnia la voce incattivita di Sadler e una sfilza di brillanti passaggi di chitarra hard rock. “Help Me Out”, intrisa di r’n’b, aggiunge ancora un po’ di brillantezza, basata su un ritmo funky e su una voce dal piglio sarcastico. Nella seconda parte a prendere l’iniziativa è un mix efficace di percussioni scoppiettanti e passaggi ambientali di synth, che mette in luce in modo più marcato il lato sperimentale della band. “Someone Should” si apre come un classico hit AOR (qui i synth si avvicinano parecchio agli Asia originali). Ma anche stavolta i Saga, grazie a un ritmo ondeggiante, energici passaggi di batteria e una voce carismatica, si costruiscono la loro “hit” personale. Strati profondi di synth reggono con efficacia, dall’inizio alla fine, il ritmo ondeggiante e il ritornello melodico, creando una vera e propria fiaba. Da un pezzo AOR in apparenza qualunque i Saga riescono a ricavare una creazione intelligente, che non offende l’intelletto dell’ascoltatore. Come ormai vuole la tradizione della band, il brano conclusivo dell’album è uno dei migliori, e così è anche per l’ottima “Careful Where You Step”, dove tornano a sfoderare una serie di suoni futuristici e di drammaticità neo progressive. Synth rimbombanti in stile sirena annunciano un’atmosfera schizoide e robotica, mentre una voce possente si intreccia con un ritmo martellante e una chitarra stridente, e il grosso dell’atmosfera lo porta il battito minimalista delle tastiere elettroniche. Il momento migliore arriva con un’incursione di moog eccezionalmente succosa attraverso raffinati synth, seguita dall’ingresso di passaggi di chitarra incisivi. Il risultato è una serie di splendide melodie a tre voci. Ian entusiasma per tutto il tempo con certi ricami avanguardistici alla chitarra e con suoni che si fondono alla perfezione sopra un ritornello intriso di effetto cromatico. A mio avviso uno dei loro pezzi migliori, con cui si fanno conoscere come una delle migliori band progressive dei primi anni ’80.
Con “Silent Knight” i Saga hanno centrato un’altra pietra miliare della loro carriera e hanno creato un classico dell’art rock, che può tranquillamente giocare alla pari con album come “Permanent Waves”, dei loro coetanei canadesi Rush, uscito lo stesso anno. Con una dose ancora più alta di elementi unici, che li hanno resi tra i più grandi originali dell’epoca, quando sembrava che il rock progressive non si sarebbe mai più tirato su dal ciglio dell’oscurità, i Saga hanno conquistato
i cuori di tantissimi appassionati (soprattutto europei) di arrangiamenti intelligenti, passaggi energici e ricca espressività vocale. Con “Silent Knight” hanno toccato un nuovo livello di maturità, che ancora oggi sorprende per l’atmosfera unica e futuristica e suona fresco come il giorno dell’uscita. Purtroppo la tipica aureola di brillantezza di cui andavano fieri i loro primi album comincerà a spegnersi lentamente verso la metà degli anni ’80. Eppure, prima ancora che compaiano i primi sintomi di cedimento artistico, col disco successivo vivranno il loro più grande successo commerciale, che sarà anche una delle perle più luminose di tutta la loro saga musicale.
Formazione
Michael Sadler – voce, basso, tastiere
Ian Crichton – chitarra
Jim Crichton – basso, moog bass synthesizer
Jim Gilmour – tastiere, moog synthesizer, cori
Steve Negus – batteria, percussioni
Produzione
Paul Gross
Tracklist
1. Don’t Be Late (Chapter Two) (6:02)
2. What’s It Gonna Be (4:27)
3. Time to Go (4:20)
4. Compromise (3:20)
5. Too Much to Lose (Chapter Seven) (4:38)
6. Help Me Out (5:50)
7. Someone Should (4:06)
8. Careful Where You Step (4:18)
Durata dell’album: 37:01