Ever

0 7

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: IQ
Etichetta: Giant Electric Pea
Uscita: 1993
Durata: 50:23
Voto: 4.5/5

Con grande gioia della maggior parte dei fan, nel 1990 i campioni inglesi del neo prog IQ hanno riaccolto in formazione il cantante originale Peter Nicholls, e con lui è arrivata anche la rinascita sonora tanto attesa. Su »Ever«, il quinto album in studio uscito nel 1993, si sente eccome. Si potrebbe dire che per gli IQ fu una specie di seconda nascita: da lì in poi hanno mantenuto una costanza fuori dal comune nel sfornare dischi di qualità, che parecchi colleghi del neo prog possono solo invidiargli. Al posto del bassista originale Tim Esau, o meglio del suo breve e sfortunato successore Les Marshall, su »Ever« è arrivato John Jowitt (ex Ark, poi Jadis e Arena), tecnicamente ancora più rifinito, che ha messo la sua voce anche nei cori. Jowitt, che dalla britannica Classic Rock Society si è portato a casa il premio come miglior bassista ben sette volte, è rimasto negli IQ per rispettabilissimi vent’anni, prima di essere sostituito, con una punta di ironia, proprio dal ritorno di Esau.

»Ever« è stato il primo album degli IQ uscito per l’indipendente Giant Electric Pea, fondata dal chitarrista Mike Holmes e dal tastierista Martin Orford. Una mossa che ha pesato parecchio sulla ritrovata sicurezza dei membri della band, che a quel punto hanno smesso di rompersi la testa con l’idea di sfondare commercialmente. Con »Ever« gli IQ sono tornati trionfanti al loro inconfondibile suono symphonic prog, mentre gli esperimenti con elementi più commerciali di new wave e pop rock dei due dischi precedenti, che non erano andati giù alla maggior parte dei fan, sono rimasti solo un brutto ricordo. Rispetto a ciò che sarebbe seguito negli anni successivi, quando gli IQ si sarebbero fatti sempre più cupi dal punto di vista ambientale, »Ever« ha in generale un mood piuttosto positivo, anche se di momenti malinconici e drammatici non ce ne sono certo pochi.

Nicholls, autore di tutti i testi, in questa fase della carriera ha cambiato in modo evidente l’approccio vocale, che è diventato migliore: un filo meno ‘piagnucoloso’ e più deciso, con un’estensione più flessibile. Orford aveva ormai abbandonato la tecnologia dei sintetizzatori anni Ottanta, e su »Ever« si sente forte e chiaro: rispetto agli album degli IQ di quel decennio, per molti versi figli di un’epoca precisa, questo ha superato alla grande la prova del tempo e suona come se fosse stato fatto ieri. Holmes non ha mollato le sue parti di chitarra decise, spesso taglienti e a tratti quasi hard rock, da sempre fondamentali per evitare che gli IQ somigliassero troppo ai Genesis di Peter Gabriel e Steve Hackett, che pure erano i loro modelli principali dell’età d’oro del rock progressivo.

Dei sei pezzi di »Ever« solo due superano i dieci minuti. Il primo è il classico d’apertura »The Darkest Hour«, uscito anche come singolo e diventato in fretta un appuntamento fisso nelle scalette dei concerti degli IQ. All’intro strumentale drammatico segue il passaggio a una sezione elegante con un arrangiamento sinfonico bellissimo, tenuta insieme alla perfezione dalla voce teatrale, come sempre, di Nicholls. Orford e Holmes intrecciano armonie tastiere-chitarra deliziose, come se fossero in gara. Nonostante le sfumature ritmiche complesse, la melodia regna sovrana dall’inizio alla fine, con un bel ritornello in testa, e nel canto di Nicholls non si può non cogliere lo slancio ottimista di una band che è riuscita a risorgere dalle proprie ceneri. »Fading Senses« ha un’introduzione lunga, quasi elegiaca, con un Nicholls adeguatamente ‘abbattuto’. Nel mezzo della parte strumentale il brano si tinge di sfumature ambient ancora più cupe, con parecchie sfuriate di chitarra aggressive e tappeti di sintetizzatore dal sapore sinistro. »Out Of Nowhere«, che si apre con un crescendo ritmico drammatico, per gli standard degli IQ è un pezzo piuttosto compatto, con un ritornello eccezionale, ipermelodico, e un riff di chitarra possente, che lo rende accessibile anche a chi ama la musica un po’ meno impegnativa.

»Further Away«, più di quattordici minuti, è un’avventura epica fatta di salti ritmici complessi e arrangiamenti sinfonici ramificati, legati in modo affascinante dal canto melodrammatico di Nicholls. Sullo sfondo si sente anche una melodia pastorale di flauto. L’intro, intriso di atmosfera misteriosa, lascia spazio a una sezione strumentale incisiva e complessa, in cui l’angoscia cresce piano piano. Le fantastiche linee di basso di Jowitt sottolineano ancora di più i cambi di tempo, mentre la teatralità vocale di Nicholls è, di nuovo, una storia a sé. L’epica raggiunge il climax con il monumentale assolo di chitarra di Holmes, seguito da un finale trionfante che contiene una delle uscite migliori nella storia dei campioni inglesi del neo prog.

»Leap Of Faith« si apre con una melodia di pianoforte, poi la voce di Nicholls costruisce in un attimo un’atmosfera stratificata, un po’ ‘vittoriana’, con un ritornello che di nuovo si regala potenti armonie di accompagnamento e poggia su trame di sintetizzatore scintillanti. »Came Down«, sorretto da un tempo più lento, è la chiusura solenne dell’album, in pieno stile IQ, anche se non si può ignorare che i trucchi per creare una rivelazione symphonic prog trionfale li hanno imparati in gran parte dai loro grandi modelli, cioè i Genesis.

Con »Ever« gli IQ hanno rimesso in piedi la formula vincente del symphonic prog, hanno dato una bella svecchiata al suono e sfornato pezzi davvero entusiasmanti, per lo più stracolmi di melodramma: nessuna sorpresa che sia uno dei momenti chiave della loro carriera variegata e, allo stesso tempo, della scena (neo) prog britannica degli anni Novanta. Proprio gruppi come IQ, Pendragon, Jadis e, un po’ più tardi, anche Arena e Pallas sono riusciti negli anni Novanta a dare nuova vita alla scena prog britannica di vecchia scuola, quando, alla fine degli Ottanta e dopo la mutazione dei Marillion in una formazione art rock, sembrava che la scena neo prog fosse destinata a diventare roba del passato. La risposta positiva a »Ever« ha dato agli IQ la spinta decisiva per costruire il loro progetto successivo, un doppio album in studio a concept intitolato »Subterranea« (1997).

Formazione

Peter Nicholls – voce
Mike Holmes – chitarre
Martin Orford – tastiere, flauto, cori
John Jowitt – basso, cori
Paul Cook – batteria

Produzione

Mike Holmes

Tracklist

1. The Darkest Hour (10:52) 
2. Fading Senses (6:35)
3. Out of Nowhere (5:09) 
4. Further Away (14:30) 
5. Leap of Faith (7:21) 
6. Came Down (5:56)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie