The Descended

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Artista: Angel Blake
Etichetta: Dynamic Arts Records
Uscita: 2008
Durata: 46.31
Voto: 3.5/5

Il seguito dell’omonimo esordio degli svedesi Angel Blake, nati dalle ceneri dei black metaller The Crown e guidati dall’ex chitarrista dei The Crown Marko Tervonen, si intitola “The Descended” ed è un’interessante miscela tra l’impatto del power metal e un cupo teatralismo di stampo ambient, e nel crearla i musicisti scandinavi dimostrano di masticare benissimo tutta la gamma del metal. Vale soprattutto per Marko, che è finlandese d’origine.

Merito dell’accordatura più bassa del massiccio muro di riff, mattone fondamentale dell’atmosfera cupa, ma forse ancora di più della voce di Tobias Jansson, che soprattutto nei ritornelli si rifugia volentieri in un registro più basso e virile, che aggiunge quel momento drammatico –  malinconico così importante per il clima tetro che inonda l’intero album.

La band ha un fiuto notevole nel piazzare una componente melodica efficace al centro dei pezzi, che così ti si infilano sotto la pelle in un attimo, appena il cervello dell’ascoltatore comincia a elaborarli. Con Defensless, uscito come primo singolo ufficiale dell’album, hanno dimostrato subito di avere un grande talento e che in futuro possiamo contare seriamente su di loro. Interessante, per esempio, la terza traccia Again, che si regge su un riffing pesante e legnoso, a tempo rallentato, con un suono che deve molto alla “festa” in studio a colpi di effetti stereo chorus, che stavolta contribuiscono parecchio a costruire la cortina sonora sullo sfondo. Ti ricordi, per dire, di “Chemical Wedding” di dieci anni prima, l’album del cantante degli Iron Maiden Bruce Dickinson? Sia chiaro, è solo un paragone sonoro, non atmosferico. In questo brano si fondono anche i due approcci vocali di Tobias, quello virile e quello “a petto in fuori”, più melodico, che fa entrare un pizzico di “luce” nell’atmosfera crepuscolare. I ragazzi capitalizzano bene il dialogo tra i due approcci in un ritornello pittoresco, che si prende con efficacia il picco atmosferico del pezzo. Questa cupezza è tanto più marcata quanto più il ritmo dei brani è legnoso e rallentato. In Alone, per esempio, la voce guida la costruzione dell’atmosfera nell’intro volutamente poco rock, mentre il suono cresce gradualmente nella massiccia cortina di riff lungo tutto il pezzo, con un “crescendo” nel ritornello e nel finale, a conferma della grande esperienza e del mestiere in studio dei suoi creatori. Poi, nella parte iniziale di Wasn’t Meant To Last, la band mette insieme con maestria un doppio dialogo di riff. Il primo riff è aperto e lasciato andare, sopra ci mettono un riff più veloce, spezzato e smorzato col palmo, in stile “thrashy”, che contribuisce alla grande alla dinamica e alla costruzione del clima. Anche qui la band sfrutta bene il doppio approccio vocale di Tobias. In tutto questo, perfino la semi-ballad Silent Voice, che nel motivo d’apertura non nasconde somiglianze generiche con qualcosa di già sentito, grazie a una particolare protesi ambient riesce a portare a casa punti positivi, soprattutto per l’eruzione di riff distorti del ritornello, incollata lì in netto contrasto. Il culmine dell’album è piazzato in chiusura con You’ll Never Need To Feel Again, il manifesto più bello di come si possa combinare un’alta melodicità con un’atmosfera funesta di lutto.

Anche dopo, i ragazzi riescono a tenere incollata l’attenzione dell’ascoltatore, perché, a dispetto dell’uniformità dell’atmosfera, la spezzano con una combinazione varia e molto godibile dei motivi di base dei pezzi. Assoli niente. Tutto è subordinato alla cura di mettere in risalto l’atmosfera cupa, e i ragazzi ci riescono alla grande, mentre gli assoli stavolta avrebbero solo rovinato l’immagine del disco. “The Descended” è un album molto dinamico.

Nei momenti di approccio più morbido (rock), caratterizzati dal registro vocale più basso, l’album si avvicina (in tenui sfumature) perfino all’atmosfera di band post punk o dark rock di fine anni Ottanta, come The Sisters Of Mercy, quindi forse l’etichetta di sottogenere dark heavy metal per Angel Black non è nemmeno così sbagliata. Gli Angel Blake sono un tentativo ben riuscito, simile a quello dei polacchi UnSun dell’ex chitarrista dei Vader Mauser. È evidente che i black metaller hanno un senso innato per l’enfasi in studio su una cosmesi sonora altamente ambient. Certo, con “The Descended” gli Angel Blake non hanno ancora raggiunto lo zenit creativo e le composizioni nascondono ancora un bel po’ di margine, soprattutto sul piano della produzione, specie se ci mettiamo davanti agli occhi i risultati di gruppi come Amorphis, Sentenced, e in questo caso mi azzardo a dire anche H.I.M. o Danzig. Dovrebbe piacere anche a chi conosce i Tarot del chitarrista dei Nightwish Marco Hietala. Gli Angel Blake sono una band che in futuro può ancora sorprenderci piacevolmente.

Formazione

Tobias Jansson – voce
Marko Tervonen – chitarra
Anders Edlund – basso
Örjan Wressel – contrabbasso, cori
Janne Saarenpää – batteria

Tracklist

1. Anywhere But Here (5:00)
2. Defenseless (4:00)
3. Again (4:57)
4. When All The Lights Are Out (4:39)
5. Alone (5:17)
6. Wasn’t Meant To Last (4:41)
7. In Silence – Augerum (2:15)
8. The Descended (4:32)
9. Silent Voice (4:21)
10. You’ll Never Need To Feel Again (6:49)

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