7800 Fahrenheit

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Artista: Bon Jovi
Etichetta: Mercury Records
Uscita: 1985
Durata: 47.00
Voto: 3/5

Con 7800 Fahrenheit impotenza e immaturità generale restano il filo conduttore di tutti i tentativi fiacchi dei Bon Jovi di sfornare un po’ di vero rock con le palle. Segnali che dimostrino che i vecchietti dalla lezione del debutto abbiano tirato fuori qualche insegnamento utile, qui non ce n’è certo in abbondanza. Il processo spiacevole e lungo di scomparsa dei sintomi pubertari, però, non è stato del tutto vano. Una certa dose di progresso i Bon Jovi finalmente la mostrano nella divisione più chiara dei ruoli dei singoli membri. Certo, il contributo di Jon resta senza dubbio la fonte d’ispirazione principale, e il tizio fa pure scrupolosamente da valvola o setaccio, attraverso cui deve passare per forza ogni mossa, per quanto convenzionale, degli altri quattro moschettieri. Una fetta più evidente di privilegi se la prende, in questo senso, solo Richie Sambora, che si sta svegliando piano piano, ma per girare la prua dei Bon Jovi verso una graduale maturazione è comunque ben lontano dall’essere abbastanza. Il guaio di 7800 Fahrenheit sta nello sfruttamento inefficace del potenziale della band, oltre che nell’indecisione stilistica. E proprio per colpa di queste, anche la scoperta, pur benvenuta, della sinergia creativa della coppia citata semplicemente non ha l’effetto giusto.  

Con 7800 Fahrenheit i Bon Jovi restano testardamente ancorati alle acque della sterilità creativa. Magari oggi, a prima vista, sembra perfino che i ragazzi, sprecando con monotonia gran parte del già poco invidiabile capitale del debutto, si siano lasciati scappare una grossa occasione, ma un’analisi più ponderata porta prima o poi alla conclusione che Jon Bon Jovi, se voleva affrontare più seriamente le sfide portate a metà anni ’80 dall’evoluzione musicale, avrebbe dovuto guidare il suo gregge con il secondo disco attraverso una profonda muta stilistica.  Ecco, 7800 Fahrenheit purtroppo questo non lo porta, anzi, tutto il contrario. Sulla scia del debutto, l’album offre un’immagine sonora confusa, senza direttive più chiare su cui costruire un’identità musicale nuova, più audace e più incisiva. L’inizio è promettente, a dire il vero, ma come si scopre dopo, spudoratamente ingannevole. In And Out Of Love si presenta all’inizio con orgoglio come un degno portabandiera del titolo di classico d’acciaio dei Bon Jovi. Il grande potenziale del rapporto incandescente tra la voce di Jon e gli affilati attacchi chitarristici di Sambora qui è evidente. Il duo si porta sulle spalle la gran parte del peso autoriale dell’album, e la convivenza forma una piattaforma solida, una specie di poligono per temprare i talenti nascosti di entrambi. Eppure sembra che da questo rapporto ribollente sia stato Jon a guadagnarci di più. Su Tokyo Road e Silent Night il giovanotto finalmente consegna, vocalmente, qualche briciola dell’energia e del fascino dei futuri trionfi di Slippery When Wet e New Jersey. Subito alle calcagna di questi due marciano King Of The Mountain, un esperimento a metà riuscito di flirt con soluzioni più dure, a tratti persino vicine all’heavy metal, che sono anche la ragione principale della natura indomita di Always Run To You. Siamo dunque, a questo punto, solo testimoni della nascita della tipica magia Bon Jovi? Purtroppo no! Il trio di cattivo gusto Only Lonely, Hardest Part Is The Night e Price Of Love, sulla scia del debutto, attinge al pozzo di un mescolone forzato di elementi pop e rock zuccherato, che con una strana formula incomprensibile si ostina ancora a piacere. Il culmine dell’ipocrisia dei Bon Jovi lo viviamo però con il bizzarro pop elettrico che finge To The Fire.   

7800 Fahrenheit, a livello qualitativo, sta nella media del debutto dei Bon Jovi, ma visto che rispetto al predecessore l’album è privo di un grande singolo, a conti fatti vale ancora un gradino in meno. Ai Bon Jovi dei primi tempi mancavano semplicemente le idee giuste, oltre al senso di come svilupparle. Senza una produzione capace e inventiva, il seguito della storia dei cowboy del New Jersey non poteva proprio conquistarsi l’attenzione di un pubblico più ampio. Un intervallo di poco meno di un anno era, dal punto di vista dell’evoluzione della band, semplicemente troppo breve perché i Bon Jovi potessero ripulirsi senza intoppi di tutti i geni dannosi nati dal soffocante ciarpame di assenza di idee in cui il disco è stato concepito.  

Formazione

Jon Bon Jovi: voce
Richie Sambora: chitarra, cori
David Bryan: tastiere, cori
Alec John Such: basso, cori
Tico Torres: batteria, cori

Produzione

Lance Quinn

Tracklist

1. In And Out Of Love
2. Price Of Love
3. Only Lonely
4. King Of The Mountain
5. Silent Night
6. Tokyo Road
7. Hardest Part Is The Night
8. Always Run To You
9. To The Fire
10. Secret Dreams

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