Eric Sardinas ha confermato la fama di mago assoluto della slide guitar! (2009)
Luogo: Lubiana/KUD Franceta Prešerna
Data del concerto: 19.03.2009
Numero di spettatori: 250
Prezzo del biglietto: 30 €
Eric Sardinas è un nome che negli ultimi anni noi appassionati di musica colleghiamo soprattutto all’idillio concertistico della Bluesiana di Vrba. Ma i tempi cambiano, il KGM non esiste più da un pezzo, di recente ha mollato anche Haider e allo stallone pantofolaio della Florida non è rimasto altro che tornare nella Lubiana di Janković! Sardinas è sceso dalle Caravanche fino a Lubiana sulle ali della velenosa coppia ritmica Levell Price/Bernie Pershey e, ovviamente, ha vinto. Il KUD è crollato sotto i colpi di un’interpretazione sicurissima di blues rock, mentre il trio ha lasciato intravedere anche la presenza di direzioni espressive alternative, tenute in serbo per i giorni a venire.
Eric Sardinas and Big Motor sono una macchina musicale letale nel vero senso della parola. Un ingranaggio ben oliato nella morsa spietata della forza distruttiva del blues rock più crudo. Dal punto di vista sonoro il trio è di una compattezza eccezionale, e non gli manca nemmeno il gusto per nobilitare in modo innovativo un repertorio già di per sé vario. Anche stavolta Eric non ha tradito la tradizione di mettere a punto standard e ferraglia affine del suo programma, tenendoli in vita e rendendoli sempre vitali, per non parlare di quanto siano attraenti. Di trucchi nuovi, soprattutto di svolte ritmiche imprevedibili, incastonate con cura negli elementi portanti dei brani, ce n’erano a bizzeffe. La formazione è rodata fino all’ultimo dettaglio, anche il più impercettibile, e ha suonato con sicurezza, anzi in modo semplicemente insuperabile, pure nelle rare divagazioni improvvisate, che come previsto sono state quasi tutte nelle mani della slide guitar.
Sardinas ha offerto al pubblico di Lubiana la solita degustazione musical-educativa di mine blues rock di prima qualità, condita con una spolverata degli impegni un filo meno piccanti dell’ultimo album. Non poteva mancare Down To Whiskey, Texola ci ha conquistati con il suo carattere lunatico, la sanguinaria accoppiata 8 Goin’ South/Ramblin’ Man Blues ci ha disarmati” e c’era spazio anche per Can’t Be Satisfied di Waters. Sì, proprio quel cavallo di battaglia del repertorio di Sardinas che a ogni occasione ricorda in modo così sfacciato Preaching Blues (Up Jumped The Devil) di Robert Johnson. Il debito verso le leggende del blues è evidente, ed Eric non se ne vergogna affatto: con una dimostrazione sentita e innovativa dei principi base della musica blues, al pubblico tiene volentieri lezione sull’eredità delle icone senza tempo del genere. L’altro creditore di Sardinas resterà evidentemente per sempre Elmore James, la cui eredità, sotto la bacchetta di Eric Sardinas, ha conquistato confini e spazi un tempo impensabili. Eric ha già dimostrato più volte di aver capito bene la tradizione del blues, e se c’è una cosa che noi appassionati possiamo rimproverare al maestro, è solo l’eccessivo giocherellare con gli aspetti, pur strabilianti, della tecnica slide, che troppo spesso suona kitsch, tirato per le lunghe e quindi anche poco sincero. Ma questa è la direzione in cui si muovono da tempo i protagonisti del blues rock moderno. E tra questi Eric Sardinas è sicuramente uno dei più imponenti.
Blues rock di nuova generazione, insomma! Senza dubbio più orecchiabile e contagioso, e più amichevole per le orecchie dell’ascoltatore medio. A scapito della grinta e della crudezza, ovviamente. Con queste parole accompagnerei al meglio il quadro della presentazione dell’ultimo album di Sardinas, Big Motor, di cui This Time e Ride hanno difeso degnamente i colori, mentre verso la fine della serata ci ha scossi a dovere anche As The Crow Flies di Tony Joe White, con tanto di dedica a Rory Gallagher. Potrei dire che, reclutando elementi espressivi più orecchiabili, Eric si sia in qualche misura perfino ammorbidito, ma diciamo che nel buon vecchio la maturazione personale ha finalmente cominciato a fondersi con i processi di ulteriore sviluppo musicale. Comunque sia, le ultime mosse di Sardinas indicano uno spostamento più radicale nel modo di esprimersi, con l’accento sul ruolo dei cori di accompagnamento e su compiti più definiti per i singoli membri della band. Si tratta quindi di una disciplina a cui con Sardinas prima non eravamo abituati.
Per non farla troppo lunga: con Eric Sardinas le occasioni per un’esperienza blues unica restano ancora in abbondanza. L’immagine del tipo sul palco resta trionfale e dominante in ogni suo elemento. Chiunque abbia mai avuto occasione di vederlo dal vivo sa che la sua fama è meritata. Ieri il maestro ha assolto tutti i “sacri” doveri della sua missione, forse perfino con più vivacità e partecipazione del previsto, mentre la reazione del pubblico, stipato fino all’ultimo angolo del tempio di Prešeren, è stata, nel peggiore dei casi, estatica. Se escludo qualche uscita decisamente rurale da parte di singoli individui, che ci hanno ricordato senza pietà quanto l’odore della concimazione primaverile si attacchi bene anche alle suole della crème de la crème di Lubiana, la serata è filata via senza il minimo difetto, e questo è sicuramente un ottimo biglietto da visita per le prossime avventure blues rock sul lato soleggiato delle Alpi.
Foto: Mojca Perdih
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