Black Gives Way to Blue

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Autore: Urban Bolta

Artista: Alice In Chains
Etichetta: EMI Records
Uscita: 2009
Durata: 54:10
Voto: 4.5/5

A ogni vero appassionato di musica viene la pelle d’oca quando sente parlare del ritorno (o della prosecuzione) di band i cui membri principali, i più riconoscibili, ci hanno già lasciati. Boston, Thin Lizzy, Queen… di nomi così ce ne sono parecchi. Qualcosa di simile è successo ai giganti di Seattle Alice in Chains: ogni vero grunger si è chiesto che senso avesse rimettere in piedi la band ora che Layne Staley non c’è più. Ma che figuraccia: ci siamo dovuti mordere la lingua per bene, perché Cantrell & soci hanno trovato un’ottima sostituzione in William DuWall e insieme hanno registrato un disco che non solo è un degno erede di Staley, ma che, nonostante gli anni che ci separano dall’epoca in cui nel rock’n’roll regnava il grunge, racchiude il vero sound AiC.

La storia degli Alice in Chains si era chiusa nell’aprile del 2002, quando nel mondo della musica era piombata la notizia che una dose eccessiva di eroina aveva ucciso il cantante e icona della band Layne Staley. Gli AiC erano già inattivi da diversi anni e la morte del frontman era stato l’evento che aveva chiuso e sigillato il libro di questa band di successo. Tre anni dopo quel tragico episodio, il trio dell’epoca dell’album Alice in Chains (1995), Cantrell – Inez – Kinney, si è ritrovato insieme per la prima volta, esibendosi in un concerto a favore delle vittime del devastante tsunami in Asia. Da allora il loro legame si è fatto sempre più forte, è seguito un tour in cui al chitarrista Cantrell si è affiancato alla voce il semisconosciuto William DuWall e, quattro anni dopo i primi segnali di ritorno, è uscito il nuovo, attesissimo disco. Prima dell’uscita, le domande principali erano due: come se la sarebbe cavata William DuWall e quale strada avrebbero imboccato gli Alice in Chains del nuovo secolo?

Black Gives Way to Blue è un erede più che degno dei precedenti lavori degli AiC e potrebbe tranquillamente portare stampato sopra l’anno 1992. Ci trovi il sound inconfondibile della band, ritmi lentissimi e riff azzeccati la cui lentezza ti mette addosso un senso di malinconia e depressione: la base tipica della loro morbosità grunge. Gli AiC ci tengono da sempre a sottolineare che alla fine degli anni Ottanta avevano fondato una band heavy metal, non grunge, e infatti nel sound di alcuni pezzi si infila volentieri qualche pesante riff metal, e non sono certo estranee nemmeno le parti acustiche dell’era “Jar of Flies”. Hanno mescolato magistralmente tutto questo in undici brani che non lasceranno freddo nessun fan degli AiC di vecchia data. I picchi nell’album sono tanti, o, detta in altro modo, il disco non ha un momento fiacco, come invece era capitato in passato. Your Decision e Private Hell sono due vere leccornie con una spruzzata di acustico, mentre Check My Brain e la più complessa Acid Bubble, che ricordano pericolosamente i tempi di Facelift, entreranno più facilmente nel cuore di chi ama i ritmi più duri. Un’atmosfera speciale la crea la title track, in cui, insieme all’ospite illustre Elton John e al suo pianoforte, gli Alice in Chains hanno creato forse il pezzo più delicato della loro carriera. L’album porta con sé un messaggio fortissimo: nella maggior parte dei brani si nota, in certi punti in modo diretto, in altri solo tra le righe, uno stato d’animo ossessionato dalla perdita di un amico, l’ex cantante Layne Staley. Dai primi versi di All Secrets Known “Hope, a new beginning, time, time to start living” fino alla chiusura del disco con la title track, lo spirito di Staley è con noi, e immagino che l’album sia in buona parte dedicato proprio a lui.

Jerry Cantrell, chitarrista eccellente, è stato fin dall’inizio l’autore della maggior parte dei brani, e anche stavolta è così. Una pausa di quattordici anni dall’ultimo album degli AiC e due dischi solisti nel mezzo non hanno prosciugato le sue energie e le sue capacità, anzi: evidentemente per tutto questo tempo ha continuato ad affilare nuove idee, che ha poi messo su carta; per alcuni pezzi gli altri membri della band gli hanno dato una mano a plasmarli, e alla fine è uscito un disco eccellente che alza molto l’asticella per il lavoro futuro. L’ultimo arrivato, cantante, chitarrista ritmico e oggetto del maggiore interesse su questo lavoro, William DuWall, si è calato alla grande nel nuovo ruolo. Si vede che vuole avvicinarsi il più possibile al suo predecessore Staley, e il timbro di voce quasi identico gli serve benissimo in questa parte difficile e rischiosa, anche se la sua voce emerge davvero solo in singoli passaggi dei brani, perché a fargli da rifugio e sostegno vocale c’è sempre la voce di Cantrell. Insieme creano l’inconfondibile armonia vocale, marchio di fabbrica degli Alice in Chains fin dagli inizi, e nel canto armonico e ben calibrato si sono spinti addirittura più in là che mai.

Con questo disco gli Alice in Chains hanno raggiunto un nuovo gradino lungo il loro percorso. Non è soltanto un ottimo album di ritorno: in generale è un ottimo album, punto. Sporco e cupo, con parti acustiche inserite in contrasto che ci ricordano perché gli Alice in Chains siano stati, un tempo, tra i rappresentanti più grandi della loro epoca.

Formazione

Jerry Cantrell – voce, chitarra solista
William DuWall – voce, chitarra ritmica
Mike Inez – basso
Sean Kinney – batteria

Musicista ospite:
Elton John – pianoforte su »Black Gives Way to Blue«

Produzione

Nick Raskulinecz

Tracklist

1. All Secrets Known
2. Check My Brain
3. Last of My Kind
4. Your Decision
5. A Looking in View
6. When the Sun Rose Again
7. Acid Bubble
8. Lesson Learned
9. Take Her Out
10. Private Hell
11. Black Gives Way to Blue

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