Hail to the Thief

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Artista: Radiohead
Etichetta: EMI Records
Uscita: 2009
Voto: 3.8/5

Hail to the Thief è già il sesto album in studio della boy band inglese Radiohead. Dopo l’ottimo Amnesiac, forse in tanti si aspettavano ancora più sperimentazione, più ospiti e semplicemente più di tutto, ma ai Radiohead piace spiazzare. Con Hail to the Thief sono tornati alle basi e, dopo tanto tempo, ci hanno servito un disco che non è carico di esperimenti musicali, ma un album indie rock decisamente più normale.

Hail è stato registrato per lo più a Los Angeles e in sole due settimane, visto che i ragazzi avevano una gran fretta di tornare a casa, al caldo del focolare. Stavolta il titolo dell’album va letto come un attacco indiretto all’allora presidente degli USA (George W. Bush), dipinto come un ladro e non come un capo di stato. Anche le immagini nel disco sono dedicate alla società americana capitalista. Stanley Donwood e Thom Yorke (autori della copertina e delle illustrazioni) hanno di nuovo raccontato la società in versione “positiva”, cioè come un labirinto senza uscita fatto di slogan capitalisti.

Appena uscito, l’album ha avuto un successo enorme in termini di vendite, ma i fan di lunga data e i critici non erano altrettanto contenti. Ancora oggi Hail to the Thief passa per uno dei lavori più deboli dei Radiohead, il che forse è un filo troppo severo, perché di assi nella manica e di bei momenti ce ne sono parecchi.

Se in apertura ho detto che si tratta di un semplice disco indie rock, quella non è certo tutta la storia, perché i Radiohead sono tutto fuorché normali. Resta il fatto che questo album è concepito in modo più semplice. Ci sono più melodie, più suonato pulito, meno parti ambient. C’è chi direbbe che l’album è più “onesto”, perché non nasconde nulla dietro esperimenti vari e suoni strani, ma ci porta in un viaggio rock più tipico. Che nessuno pensi però che i ragazzi si siano dimenticati di cose un po’ meno dirette. Si sentono ancora parecchie parti elettroniche e ambient, ma molte meno che in certi lavori precedenti. Rispetto ad altre band “mainstream”, qui i Radiohead restano inarrivabili innovatori, ma rispetto al loro stesso passato hanno semplificato parecchio il suono. Forse c’entra anche il fatto che volevano registrare il disco nel minor tempo possibile e di conseguenza il suono è più semplice e basilare, cosa di cui si è rammaricato anche il cantante Thom Yorke, che in seguito ha ammesso che l’errore è stato non dedicarsi di più al progetto. Comunque sia, a me questa versione più grezza del suono Radiohead piace un sacco, anche se in qualche modo li riporta indietro ai tempi di The Bends (solo che qui c’è più elettronica). Anche questi Radiohead sono davvero piacevoli, con più melodie di quante ne sentissimo da un pezzo. Ci sono anche più chitarre (acustiche ed elettriche), meno elettronica e un sacco di pianoforte. Pure Thom Yorke non suona così assonnato, ma più lucido e più ascoltabile. Si potrebbe addirittura dire che l’album è più organico e più rock, e per questo potrebbe fare al caso di certi intenditori che non erano caduti nella trappola di tutti quegli attacchi sonori dei Radiohead dei dischi precedenti.

La riedizione nasconde di nuovo almeno un CD in più. Ci si trovano alcune cose uscite sui singoli (There There, Go to Sleep, Com Lag e 2 + 2 = 5) e qualche altra registrazione (dal vivo). Si capisce perché questi pezzi non siano finiti nell’album, visto che alcuni suonano troppo abbozzati. Ho detto che questa sensazione più essenziale mi piace, ma qui certe cose sono fatte troppo a metà. In alcuni brani il potenziale si sente di sicuro, ma questo secondo dischetto non regge il confronto col primo.

Anche stavolta i testi di Thom Yorke sono molto critici. Questa volta sembra concentrarsi di più sugli USA, e probabilmente è l’effetto diretto di aver registrato il disco in California. In primo piano c’è l’attacco ai pezzi grossi della politica e agli sfruttatori capitalisti. I Radiohead mostrano il loro malcontento verso il sistema fin dagli esordi, ma devo chiedermi se qui, con già parecchi milioni di sterline sotto i piedi, una critica del genere abbia ancora senso, visto che anche loro sono diventati capitalisti. I Radiohead hanno spazzato via questi dubbi già con l’album successivo (In Rainbows), che hanno regalato ai loro ascoltatori: ognuno pagava quanto gli sembrava giusto.

Per la prima volta dai tempi di Pablo Honey, i Radiohead hanno fatto un disco che non è chissà quanto originale, ma si affida soprattutto a carte già collaudate. Però i Radiohead possono permetterselo, perché negli anni in cui sperimentavano con nuovi suoni e influenze hanno costruito anche uno stile tutto loro, che non puoi confondere con nessun altro. Hail to the Thief non è quindi il loro album più originale, ma dimostra comunque che i Radiohead si sentono a proprio agio nella loro pelle e che hanno trovato un suono completamente loro. Questo lavoro è di nuovo ottimo, perché stavolta i Radiohead si concentrano di più sulla melodia e meno sugli esperimenti. In fin dei conti si potrebbe dire che dal loro punto di vista è un album diverso, almeno nel senso che non inventano l’acqua calda, ma si affidano a ricette collaudate.

Formazione

Thom Yorke – voce, chitarra, tastiere
Colin Greenwood – basso, sintetizzatore
Jonny Greenwood – chitarra, tastiere, percussioni
Ed O’Brien – chitarra, effetti, voce
Phil Selway – batteria, percussioni

Produzione

Radiohead

Tracklist

CD1:
1. 2 + 2 = 5 (The Lukewarm.) 3:19
2. Sit down. Stand up. (Snakes & Ladders.) 4:19
3. Sail to the Moon. (Brush the Cobwebs out of the Sky.) 4:18
4. Backdrifts. (Honeymoon is Over.) 5:22
5. Go to Sleep. (Little Man being Erased.) 3:21
6. Where I End and You Begin. (The Sky is Falling in.) 4:29
7. We suck Young Blood. (Your Time is up.) 4:56
8. The Gloaming. (Softly Open our Mouths in the Cold.) 3:32
9. There there. (The Boney King of Nowhere.) 5:23
10. I will. (No man’s Land.) 1:59
11. A Punchup at a Wedding. (No no no no no no no no.) 4:57
12. Myxomatosis. (Judge, Jury & Executioner.) 3:52
13. Scatterbrain. (As Dead as Leaves.) 3:21
14. A Wolf at the Door. (It Girl. Rag Doll.) 3:23

CD2:
1. Paperbag Writer
2. Where Bluebirds Fly
3. I Am Citizen Insane
4. Fog (Again) (Live)
5. Gagging Order
6. I Am A Wicked Child
7. Remyxomatosis (Cristian Vogel RMX)
8. There There (First Demo)
9. Skttrbrain (Four Tet RMX)
10. I Will (Los Angeles Version)
11. Sail to the Moon (Jo Whiley Show, 28 maggio 2003)
12. 2 + 2 = 5 (COM LAG)
13. Go to Sleep (Zane Lowe, 8 dicembre 2003)

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