Where the wild things are (DVD)
Artista: Vai, Steve
Etichetta: Favored Nations
Uscita: 2009
Voto: 3.5/5
Steve Vai lascia le filarmoniche europee che hanno segnato il DVD Visual Sound theories e torna sui palchi rock. Stavolta ha scelto lo State theatre di Minneapolis, una delle tappe del tour in cui si è ricaricato le pile dopo un anno e mezzo passato in studio a limare il materiale per il suo disco con orchestra classica (recensione di Rockline QUI). A quanto pare a conquistarlo sono stati soprattutto i violini: per l’occasione ha infatti arruolato nella band ben due violinisti di formazione classica, Alex de Pue e Anne Marie Calhoun, appena tornata da un tour con i Jethro tull. Ne è uscita un’atmosfera musicale piuttosto particolare e parecchio impegnativa, che con ogni probabilità non andrà a genio a tutti i suoi fan. Anche se i fan sono abituati a ogni genere di sperimentazione (in cui, diciamocelo, Vai si è spesso appoggiato fin troppo agli approcci innovativi del leggendario Zappa), stavolta il virtuoso ha superato sia il suo mentore sia sé stesso, trascurando il senso di fondo della musica: produrre onde sonore che facciano vibrare piacevolmente il timpano e che, nel cervello, dove arrivano come stimoli nervosi trasportati dagli ossicini dell’udito, creino sensazioni di benessere. Accuse simili si potrebbero rivolgere a un bel po’ di artisti di casa nostra e stranieri, ma per tutt’altri motivi.
Certo, nemmeno i non addetti ai lavori potrebbero dire che la musica che Vai propone nel nuovo CD e nel doppio DVD sia fastidiosa o inascoltabile. Tutt’altro. È semplicemente così insolita e bizzarra che senza una concentrazione totale è difficile da assorbire. Dopo aver fatto tutto il fatto e il disfatto nella sua carriera, il maestro ha quindi scelto la strada rigorosa dell’esperimento, frenata ogni tanto soltanto da alcuni prevedibili schemi tecnici che gli hanno dato la fama negli anni Ottanta. In queste escursioni alla sua chitarra si affiancano i già citati violini, che però, nonostante la precisione chirurgica con cui seguono le linee fulminee del maestro, sembrano del tutto superflui. Un bell’esempio di questo pasticcio sono i primi tre pezzi, il cui unico punto luminoso è il trasparente e fluorescente Ibanez 20th Aniversary Jem, che purtroppo chi ha la versione CD non potrà ammirare. Anche se Vai insieme ai due violinisti ha passato un sacco di tempo a cercare di adattare questo strumento classico al suono della chitarra, sia nella dinamica sia nella meccanica, ci è riuscito solo in parte. Soprattutto per quanto riguarda l’effetto finale. Ha creato qualcosa di nuovo e audace, iscrivendosi ancora una volta ai vertici dell’avanguardia rock, ma, come detto, ha scelto una strumentazione il cui mix non regala il quadro sonoro più riuscito.
Così Paint me your face, Now we run e Oooo ci sfrecciano accanto con i loro tempi non convenzionali, senza un particolare effetto. La vera musica comincia solo con Tender Surrender, ma Vai la rovina presto col suo canto in Fire wall. Non è male, e rispetto a un Plestenjak è addirittura sopra la media, ma Vai non è Hendrix né Stevie Ray Vaughan, che oltre alle evidenti qualità chitarristiche erano anche cantanti riconosciuti. Anche la band che Vai ha messo insieme stavolta non ha nomi altisonanti, come invece quella del DVD Live at the Astoria, dove ci eravamo goduti la maestria di Billy Sheehan e Tony MacAlpine. L’unico membro di quella squadra del 2001 che Steve si è portato dietro a Minneapolis è il modesto Dave Weiner, che nemmeno nei suoi assoli offre qualcosa di memorabile.
Ovviamente il concerto Where the wild things are ha anche i suoi momenti brillanti. Si trovano per lo più sul secondo disco, dove ci sono alcuni classici come The audience is listening, Liberty e Answers, mentre i picchi dello show sono le spirituali Whispering a prayer e For the love of God. Il brano, oggi ormai marchio di fabbrica del repertorio di Vai, è anche l’unico in cui il violino di Anne Marie Calhoun si accende davvero e centra il bersaglio. A differenza del resto del materiale, sembra che For the love of God sia stata scritta per il violino, tanto le sue linee morbide e raffinate si adattano perfettamente alle possibilità dello strumento. Il concerto, inoltre, si distingue per una bella dose di teatralità, come quella di The murder e degli sketch e dei discorsi di Vai, ma, come detto, a goderne potranno essere solo i compratori della versione DVD.
Anche il materiale bonus offre parecchio divertimento. Lì possiamo spulciare le interviste a tutti i membri della band e scoprire come sono andati i preparativi per il tour, mentre la presentazione del nuovo stomp box di Steve, il Jemini distortion, è davvero spassosa. In questo spezzone Vai, in un dialogo scherzoso con sé stesso, ci mostra le capacità sonore della scatolina che ha progettato insieme agli ingegneri di Ibanez e che (a un prezzo piuttosto salato) si può comprare anche da noi. La riconoscerete dal caratteristico motivo colorato a spirale che decora il suo Jem UV77 a sette corde della copertina di Passion and warfare.
Where the wild things are è insomma una specie di deviazione sperimentale, e potremmo definirlo la Trout mask replica (Captain Beefheart) o l’Ummagumma (Pink floyd) di Vai. È soprattutto una curiosità o, se vogliamo esagerare, un’anomalia nel già insolito viaggio musicale del grande chitarrista. Anche se nel suo lavoro non è mai stato noto per gli approcci convenzionali, ha sempre trovato soluzioni adatte, che nel contesto della sua poetica funzionavano bene o almeno in modo accettabile. Wild things è al limite di questa accettabilità, e c’è da sperare che Vai non si lanci da qui nel baratro di una sperimentazione scriteriata di ogni possibile sonorità e dimensione, ma torni sui sentieri di una musica che, pur non essendo convenzionale, sia piacevole per l’orecchio. Come disse una volta Mozart: “La musica è melodia e la melodia è musica.”
Formazione
Steve Vai – chitarra, voce
Alex dePue – violino, tastiere
Anne Marie Calhoun – violino, tastiere
Brian Beller – basso
Jeremy Colson – batteria
Dave Weiner – chitarra
Produzione
Steve Vai
Tracklist
Disco 1
1. Paint me your face
2. Now we run
3. Oooo
4. Buliding the church
5. Tender surrender
6. Band intros
7. Fire wall
8. The crying machine
9. Shove the sun aside
10. I’m becoming
11. Die to live
12. Freak show excess
13. Apples in paradise
14. All about eve
15. Gary 7
16. Beastly rap
17. Treasure island
18. Angel food
19. Earthquake sky
Disco 2
20. The audience is listening
21. The murder
22. Juice
23. Whispering a prayer
24. Taurus Bulba
25. Liberty
26. Answers
27. For the love of God