Sagaris – una tempesta di melodic death metal da Brežice (2010)
Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data dell’intervista: 07.01.2010
È bello accorgersi che anche la conca di Krško-Brežice si sta svegliando sul fronte metal. I Sagaris – il nome se lo sono dati dall’ascia da guerra persiana, una di quelle con cui Alessandro Magno l’avrebbe pagata cara nella battaglia del Granico, 334 anni prima della nostra era, se non avesse avuto l’elmo – sono una splendida ventata di freschezza per il movimento metal sloveno. Il loro metal lo spandono con arrangiamenti di respiro melodico-epico e con tematiche fantasy-guerresche.
I ragazzi hanno appena chiuso la loro esibizione nell’ambito del concorso Epic RockLine (il report di RockLine QUI), e RockLine, dopo che si sono riforniti con cura di boccali di birra, li ha anche intercettati con altrettanta cura e li ha torchiati a dovere per qualche minuto.
RockLine: Un altro gig è andato in archivio. Come vi sentite?
Luka: Alla grande.
Sami: Soprattutto sudati.
Tilen: Fradici.
RockLine: Come descrivereste lo stile che portate avanti?
Luka: “New Wave of Skandinavian Heavy Metal.”
RockLine: Quindi i Children Of Bodom siete riusciti a lasciarveli alle spalle?
Luka: Beh, se vuoi metterla così. I Children of Bodom fino a un certo punto, anche se queste etichette e questi paragoni non ci vanno granché a genio. In realtà oggi ogni band giovane ascolta anche i Children of Bodom.
RockLine: Qualche mese fa avete pubblicato il vostro primo EP, intitolato “Reborn” (la recensione di RockLine QUI). Lì avete dimostrato che già l’elemento sinfonico, anzi, preferisco dire melodico, è curato molto bene. Per un primo EP è molto incoraggiante.
Tilen: Il demo è nato in tanto tempo. Molto prima che arrivassi io come batterista nella band, alcuni pezzi di questo demo erano già completamente impostati. All’inizio i Sagaris si chiamavano Labris. Come Labris avevano fatto uscire un altro demo, ma non ne eravamo soddisfatti. Così Luka ha deciso che avremmo fatto e pubblicato come Sagaris un nuovo demo, ancora migliore. Ed è un bene per noi come band di Brežice, dove a pochissime band riesce qualcosa….
RockLine: …a parte i Dickless Tracy.
(tutti: risate)
Tilen: Già. Però tra gli approcci delle due band è difficile trovare dei paralleli. Luka per gli arrangiamenti orchestrali si è aiutato moltissimo con dei programmi.
Sami: Luka ha il feeling giusto.
Tilen: Certo, alcuni pezzi li scrive davvero “pietosi”, ah, ah, ah… Però quelli buoni, che pure ogni tanto scrive, ovviamente li usiamo e li sviluppiamo.
Sami: Queste orchestrazioni mettono il puntino sulla “i” ai nostri pezzi. Poi il problema, ovvio, è riprodurre il suono con le tastiere, soprattutto sul palco. Per questo stiamo pensando di iniziare in futuro a usare le basi. Ma alla fine è tutta questione di soldi. Da studenti qui siamo parecchio limitati. Vedremo più avanti.
Luka: Su dove e come ho trovato le orchestrazioni non vi dirò niente, perché deve restare un segreto custodito con la massima severità. Quando ci lavoravo ero più un informatico che un musicista. Poi mi sono scrollato di dosso l’informatica, mi sono trasformato in musicista e ho sviluppato anche un certo sesto senso, che è importante per piazzare questi arrangiamenti nei punti giusti. Così diamo più movimento al lavoro delle chitarre. Aggiungiamo uno strato sonoro nuovo alla nostra musica. Anche quando le due chitarre suonano melodie diverse, questi arrangiamenti in più sono un benvenuto arricchimento del suono.
RockLine: Quando hai scoperto i vantaggi della chitarra a sette corde, che usi anche dal vivo? Te lo chiedo perché purtroppo oggi la tendenza è che queste chitarre le usino soprattutto band che così nascondono la loro impotenza nel gestire la tecnica chitarristica, cosa che nel caso dei Sagaris non è di certo la regola.
Luka: Fin dall’inizio, perché i Sagaris sono sempre stati accordati in “E”, mentre gli Asgard in “B”. Il motivo è che io sono il chitarrista di entrambe le band. Quindi mi facevo prestare una chitarra dall’amico Damjan. A lungo andare mi dava sui nervi, così ho provato la sette corde. All’inizio non mi andava proprio a genio, ma presto ci ho fatto amicizia. In pratica con la sette corde ci siamo comprati un po’ di tempo.
RockLine: Il cuore della vostra musica sono tante armonie. Quelle di chitarra, poi ci sono le tastiere,…
Luka: Cerchiamo in qualche modo di non essere solo l’ennesima thrash metal band. In Slovenia al momento c’è un’inondazione di band thrash, mentre di band melodiche ce ne sono pochissime. Ultimamente il thrash in Slovenia sta un po’ morendo. Non dirò che la cosa mi faccia piacere, ma dirò in tutta sincerità: “Ne abbiamo abbastanza!” Siamo nel 2010 ed è ora di dare una vera chance anche a quelle band metal che in Slovenia coltivano una forte componente melodica, o meglio, che hanno tutta la loro impostazione basata sulla melodia! Dipende dalla melodia. Fare una musica così non è facile. Qui non ci sono solo rime secche e recitati sparati via in fretta, l’essenza è la melodia. E questo va rispettato. La Slovenia al momento è satura di thrash, anche di death metal ce n’è un sacco, il black metal è morto. Band come noi Sagaris proprio non ce ne sono. Poi ci sono varie band, come per esempio i folk metaller Brezno, poi gli Zver, di cui non so nemmeno se siano ancora attivi, e c’erano i Dusk Delight, che erano più o meno come i Sagaris. Poi ci sono casi isolati come Eternity e Infidia… e poi la lista finisce lì.
RockLine: Stasera qui a Postojna avete fatto l’ultimo concerto con un chitarrista “session”?
Sami: Sì. E quindi cerchiamo un chitarrista in più. Il problema è che al livello richiesto, quello che abbiamo e raggiungiamo noi Sagaris, non tutti riescono a suonare. Abbiamo provato un sacco di chitarristi, ma purtroppo non si sono incastrati, non erano in grado di seguire i nostri pezzi.
Tilen: È successo anche che, per dire, tecnicamente fossero fortissimi, ma la nostra musica proprio non faceva per loro.
RockLine: E il requisito qual è? Che si occupi solo dei riff o che si prenda anche gli assoli?
Luka: In sostanza l’importante è che ci tenga i riff sullo sfondo. Ovviamente cerchiamo anche uno ferrato per gli assoli. Per esempio Simon Šubic, che finora ci ha dato una mano sul palco, è almeno al mio livello, se non addirittura meglio. Però lui ha aiutato i Sagaris non tanto per la musica, ma per altre cose. Il che non vuol dire che non si sia divertito con noi. Purtroppo non ha più tempo. Primo requisito per il chitarrista extra: destra velocissima. Il resto, se c’è, c’è. E ovviamente i capelli, la chioma. I capelli li vorrei vedere eccome, ah, ah…
RockLine: Su “Reborn” prendete ispirazione per i testi parecchio da temi di guerra, anche fantasy, nello stile di cose come Lord Of The Rings. È una scelta scontata già per l’approccio epico con cui componete la musica, o c’è altro?
Luka: Non hai sbagliato di molto. Io, che sono la persona responsabile della co-creazione dei testi dei Sagaris, di animo non sono uno traumatizzato o un depresso. Ok, la guerra effettivamente sta al primo livello. Al livello successivo, quando ti spieghi i singoli versi in senso metaforico, la guerra non c’è più.
Tilen: È interessante che nei nostri testi trovi spesso qualche “sorpresa”. Adesso ce ne sono meno, ma per esempio nel pezzo di Damjan, Cold Blue Steel, quando io e l’amico Luka scrivevamo il testo, in una strofa, per mancanza di idee, abbiamo scritto “How good can kebab get? Very good!”. Poi ovviamente l’amico Damjan si è incazzato, ha abbandonato la scena ed è andato a mangiare per la depressione, ah, ah,…,
Luka: E poi da lì è uscito: “How evil mad can get!”…
Tilen: Vedi, a volte scriviamo anche “cavolate” per i testi, quando non ci sono idee.
Luka: Però una cavolata così ha un senso. Perché il kebab è buono. E lo sanno tutti. In questo modo entri in sintonia col pubblico.
RockLine: Come mai avete scelto di fare una cover di Gimme Gimme Gimme (Man After Midnight) degli ABBA? Suona alla grande.
Sami: È capitato proprio nel periodo della grande “ABBAmania”, che non è stata tanto tempo fa. Dappertutto girava ABBA. E così abbiamo deciso di scegliere anche noi un loro pezzo.
Luka: Alla fine è venuto fuori che eravamo già la quinta o sesta band a occuparsi degli ABBA, ma ci siamo divertiti un sacco.
RockLine: E i piani per il futuro quali sono?
Sami: Prima di tutto un chitarrista in più, poi lavorare ai pezzi nuovi.
Luka: Al momento abbiamo problemi di soldi per far uscire un album. Prima dell’estate pubblicheremo ancora un EP, o un “mini demo”, non sappiamo ancora esattamente. Al momento stanno nascendo pezzi un po’ diversi da quelli finiti sull’EP “Reborn”. Intendo soprattutto che con questa uscita faremo capire che stiamo raggiungendo un nuovo profilo, un nuovo approccio, che i Sagaris sono riconoscibili nel panorama musicale, che ci siamo già scolpiti un profilo tutto nostro.
Tilen: Però è una faccenda rognosa. Spesso saltano fuori certi “intellettuali” che vedono solo le tastiere sul palco e ti bollano subito come clone, ancora prima di aver sentito la musica.
RockLine: Che direzione prenderanno queste nuove registrazioni?
Sami: Ci sarà più “motosega”.
Luka: Ci sarà più botta. La base resta sempre quello che senti su “Reborn”, solo che il tutto sarà in una certa misura ancora più “heavy”. Così anche i nostri concerti saranno più esplosivi.
Sami: Le chitarre verranno fuori ancora di più.
Luka: Per esempio Sami non sarà costretto a tenere così tanto gli accordi, costruirà di più sull’enfasi di singoli contrasti, e mi sembra che così potremo sfruttare ancora meglio anche le tastiere.
Sami: È interessante che i nostri strumenti li abbiamo imparati perlopiù da autodidatti. Io prima suonavo la fisarmonica, prima di buttarmi sulle tastiere. Damjan il violoncello, e adesso fa il basso. Luka la tromba, adesso suona la chitarra. Anche Tilen prima suonava il violoncello, e adesso è il batterista. Quindi al momento cresciamo anche noi, come musicisti. Dal punto di vista della tecnica e della vera e propria maturazione, che arriva con l’esperienza.
RockLine: C’è qualche concerto in vista? A metà dicembre dell’anno scorso, a un gig al KUD France Prešeren di Lubiana, avete fatto infatti un’accoppiata ottima con i Sweet Sorrow.
Luka: Per ora concerti non ne abbiamo. Però è vero. Era una combinazione super con i Sweet Sorrow. Se riuscissimo in qualche modo a parlarci e a metterci d’accordo, magari in futuro potremmo organizzare in giro per la Slovenia altri concerti insieme.
RockLine: Qual è la situazione attuale con gli Asgard?
Tilen: Beh, gli Asgard sono in pausa per ora. Da quando con i Sagaris abbiamo preso un buon slancio e arrivano offerte per concerti, come quello di stasera qui a Postojna, o per esempio in estate al festival Paranoid Open Air, poi a Kranj, poi al KUD a Lubiana…. Insomma, agli Asgard in questo momento è venuta a mancare la motivazione. Poi c’è il problema di far combaciare gli orari per le prove, uno dei chitarristi è di Nova Gorica, eccetera… Ed è buffo anche che con gli Asgard ci arrivassero inviti per concerti dalle nostre parti, cioè sulla tratta Brežice – Krško.
Luka: Gli Asgard quindi ci siamo. Siamo presenti. Per ora più sulla carta, ma non ci siamo sciolti. Pensavamo di registrare un paio di pezzi, ma vedremo come si evolvono le cose. Però non ci siamo sciolti. Tutt’altro.
intervista a cura di: Rok Klemše & Aleš Podbrežnik
testo a cura di: Aleš Podbrežnik
foto: Mojca Perdih
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