Liebe ist für alle da

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Artista: Rammstein
Etichetta: Universal Music Group
Uscita: 2009
Durata: 46:06
Voto: 3.5/5

Quando senti il nuovo album dei Rammstein, il sesto di fila, “Liebe Ist Für Alle Da”, fai fatica a credere che tra questo e il precedente “Rosenrot” (2005) siano passati quattro lunghi anni. Già da qui puoi intuire che, in tutto questo tempo, i Rammstein non sono cambiati nemmeno di un pelo.

Anche “Liebe Ist Für Alle Da” porta con sé tutti i marchi di fabbrica che hanno reso questi ragazzi così grandi e popolari di massa. Soprattutto in Germania, la loro terra natale, e nei paesi vicini. Spirito teutonico! Senza freni. Atmosfera morbosa e cupa. Una specie di umorismo selvaggio, con tanto di segatura che vola da veri “boscaioli” svevi. Approccio primitivo, ma di quelli che centrano sempre il chiodo in testa e raggiungono lo scopo.

Un muro sonoro massiccio di riff ringhianti che ti afferra al volo e ti scuote per le orecchie, condito da tastiere ambientali e ritmi semplici, spesso sostenuti da pattern ritmici di precisione assoluta. Attenzione! Dietro c’è tutto un popolo di tedeschi, e i tedeschi hanno sempre amato le lancette dell’orologio puntate al millimetro. Sopra il tutto si insinua un borbottio baritonale monodimensionale, a metà tra recitato e dettato, rigorosamente in tedesco. Usare qualsiasi altra lingua con un arrangiamento musicale come quello dei Rammstein porterebbe infatti solo a sbiadire e annacquare tutti i marchi di fabbrica del gruppo. L’interpretazione vocale è, anche stavolta, l’elemento che porta alla band i punti vincenti di riconoscibilità e interesse, e si prende tutta l’attenzione dell’album.

I Rammstein restano minimalisti, che centellinano con cura le tonalità. Qualcosa in più ammorbidirebbe il loro giuramento generale al dominio dei riff torniti. Un fattore importante che rompe questa avarizia, anche se con una sua avarizia, è l’uso delle tastiere. Qui si nota un minimo scarto sonoro rispetto agli album precedenti. Le tastiere offrono infatti la maggiore varietà di impiego di tutta la carriera dei Rammstein. Pur lavorando a favore della concisione dei trucchi del minimalismo, tra un brano e l’altro si notano approcci diversi. Più che mai. Ma questo non porta in alcun modo una svolta rivoluzionaria nel suono e nello stile del gruppo. In Haifisch, per esempio, è molto evidente la componente degli arrangiamenti sinfonici, mentre nella scorribanda dal fascino facile di Pussy emerge chiaramente una cortina di sintetizzatori che deve molto all’era della new wave anni Ottanta. Quest’ultima, con il ritornello da arena, centra in pieno l’obiettivo di hit confezionato, che ti si pianta subito sottopelle.

Visto che i Rammstein non sono mai stati tra i musicisti bravi, soprattutto se si guarda alla loro preparazione tecnica, la loro musica dipende molto dal successo nel creare un’atmosfera caratteristica e riconoscibile. Così gli arrangiamenti dei pezzi non riescono sempre a sfruttare al meglio la creazione di quell’atmosfera. Per questo anche nel nuovo album la qualità dei brani oscilla. Piuttosto superficiale, in questo senso, è soprattutto Roter Sand, dove il fischiettio aggiunto, un effetto che più che entusiasmare dà fastidio, ricorda che gli approcci tedeschi al minimalismo possono a volte essere davvero piatti “da cafoni”. L’umorismo morboso della satira selvaggia, ottenuto ad esempio col ringhio baritonale penetrante della voce in brani come B********, Mehr o Wiener Blut, sfrutta con abilità l’asso dell’elemento shock, che copre la superficialità dell’arrangiamento di alcuni motivi portanti. Ma anche stavolta ci sono i brani vincenti, dove il martellare possente e il pulsare di giganteschi pistoni d’acciaio da fabbrica creano quel tipico tocco rapace e avvincente che fa venire la pelle d’oca. Come l’opener Rammleid, sostenuto dal proseguimento con Ich Tu Dir Weg e soprattutto Waidmanns Heil (una sequenza di grande intensità nella prima parte dell’album). E poi la già citata Pussy, dove i versi inglesi sono usati in tono beffardo attraverso il prisma del recitato tedesco. Immagina il “Terminator” con il microchip della matrice sonoro-vocale di Schwarzenegger che si ritrova un organo sessuale robotico perfettamente funzionante (insomma, un vero “porno-tronco”). Il gruppo riesce a mantenere questo livello di alta intensità anche con l’attacco aggressivo e schizofrenico della title track.

I Rammstein restano dei veri burloni, che pescano la maggior parte dell’ispirazione dalle perversioni di una ricca fantasia sessuale, e anche con il nuovo album ne escono vincitori. L’elemento shock è di nuovo impiantato in modo ottimale e, come principale artefice di una massiccia atmosfera morbosa, supera con efficacia i buchi negli arrangiamenti e negli approcci che il minimalismo può portare ogni tanto. Anche con il nuovo album i Rammstein restano fedeli alla loro predica e non si allontanano, in questo senso, dall’energia di “Mutter” (2001), “Reise, Reise” (2004) o “Rosenrot” (2005). Ed è così che la loro fedele base di fan li preferisce. Per questo l’approccio del gruppo resta fresco anche su “Liebe Ist Für Alle Da”, perché è un unicum che appartiene solo a loro. Seguendo questa logica, in futuro non dovrebbe cambiare granché.

Formazione

Till Lindemann – voce
Richard Z. Kruspe – chitarra, seconda voce
Paul Landers – chitarra, seconda voce Christian Lorenz – tastiere, programmazioni
Oliver Riedel – basso
Christoph Schneider – batteria, percussioni

Produzione

Jacob Hellner & Rammstein

Tracklist

1. Rammlied (5:20)
2. Ich tu dir weh (5:02)
3. Waidmanns Heil (3:33)
4. Haifisch (3:45)
5. B******** (Bückstabü) (4:15)
6. Frühling in Paris (4:45)
7. Wiener Blut (3:53)
8. Pussy (4:00)
9. Liebe ist für alle da (3:26)
10. Mehr (4:09)
11. Roter Sand (3:59)

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