Leviathan

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Mastodon
Etichetta: Relapse Records
Uscita: 2004
Durata: 46:58
Voto: 4.9/5

Leviathan, uno dei mostri marini biblici e uno dei sette principi dell’Inferno, custode della soglia stessa delle fauci infernali e delle porte del regno empio, è un’ottima base per estendere con la mente il dolce ciclo dei capostipiti del prog metal, i Mastodon. Appena due anni dopo l’incredibile sorpresa del disco Remission, è tempo di una nuova dose di tuoni e di esecuzioni chirurgiche ai danni di ascoltatori che non sospettano niente di male. Leviathan, la creatura a cui puntano i Mastodon, è più vicino alla realtà epica del Moby Dick di Melville, l’enorme balena bianca attraverso cui si dipinge l’eterna lotta dell’uomo con l’incompreso, il misterioso, l’essenzialmente naturale. Le fiamme dell’esordio trovano un antipode concreto, che però a livello sonoro non si discosta troppo dal ciclo musicale iniziato da poco, fatto di devastazioni megalomani di proporzioni inimmaginabili.

 

 

Con Leviathan i Mastodon confermano più che mai che dietro al loro modo di creare c’è molto più di una serie di pure coincidenze o di giochini estetici con ritmo e suono. I Mastodon si concentrano sull’elemento umido e infernalmente distruttivo dell’acqua oscura. La ricetta è di nuovo, diciamo così, piuttosto semplice: da una parte hai una postura post-HC lucida, da metal d’avanguardia, che non può né vuole scrollarsi di dosso un’espressione jazzistica satura, una ritmica complessa e il superamento dei confini delle forme abituali del metal. I Mastodon hanno fatto qualcosa di speciale fin dall’inizio: l’amalgama di una convivenza musicale stratificata tra generi fino ad allora raramente uniti diventa un oratorio d’acciaio per tutte le successive gite mentali, e lascia una traccia indelebile nel lessico musicale di un’ampia gamma di band venute dopo, che hanno scelto proprio i Mastodon come principale fonte di riferimento.

 

 

Il viaggio nel mondo torbido di profondità inesplorate e misteriose comincia con il montaggio di un mosaico di testi strappati che, a differenza dell’estetica spoglia del cantato gutturale dell’esordio, stavolta sono proposti in modo più melodico. Se Remission con la sua produzione piuttosto asciutta evocava una sensazione di claustrofobia piuttosto marcata, stavolta ti lasci andare più facilmente al flusso di un peso meno opprimente e soffocante di suoni grassi e di un ondeggiare del ritmo volutamente rallentato. Gli orizzonti si aprono per risalire più facilmente a galla sull’oceano in tempesta e urlare le tue grida di terrore e di fatalistica resa al destino. I metodi già collaudati del mago della produzione Matt Bayles adattano l’espressione underground dell’avanguardia metal al gusto di una comunità musicale un po’ più numerosa, e l’esperimento musicale assai poco ortodosso comincia lentamente a filtrare da mille pori nella coscienza musicale e nelle correnti principali.
L’ouverture di un ascolto meno gravoso parte con l’incredibile duetto tra Troy Sanders e il predicatore capo dei Clutch, Neil Fallon, che mette il punto sulla i al primo singolo del disco: il brano Blood And Thunder. “Split your lungs with blood and thunder / When you see the white whale / Break your backs and crack your oars men / If you wish to prevail” evoca il campo di battaglia di Ahab e della misteriosa balena bianca di Moby Dick. La resa dei conti finale parte subito, e la superficie del mare schiuma e ribolle nello scontro tra l’uomo e la forma estrema della natura. Ossessione, agonia e la storia, spesso abbozzata ma mai messa in musica così, di follia, missione ossessiva e senso del capitano Ahab, solitario e fuori di testa, continuano nel brano I Am Ahab. Gli attori principali della resa dei conti infernale sono presentati, e la belva inafferrabile si svela in uno dei momenti più melodici del disco: l’epopea Seabeast, satura di vocabolario ricco e di significati. “There’s an open wound placed upon my heart in anger’s rage / If we open up a spirit, a spirit that can bleed / Ahab the leading lad we can trust his obsession carries them / Meet us at the temple healing all the crippled” è il testo che ti striscia dentro le orecchie e, con la melodia del dolore e un’apparente leggerezza, spiega lo sfondo dell’intera storia. È lì che puoi cogliere anche la follia e la spinta oltre il limite del possibile nell’oratorio furioso del brano Iron Tusk, diciamo il secondo grande momento del disco, se proprio vai a caccia di hit. Il ruggito sludge di un sound sporco alla Sabbath ricrea un nuovo cerchio dell’inferno acquatico. Miti e leggende riempiono le pagine fresche di scrittura con la mancanza di forza e di capacità sovrumane dell’uomo. L’intelletto come arma principale e asso nella manica del dominio evolutivo regge a malapena il confronto con le creature megalomani di madre Natura. L’impressione di una narrazione a pieno regime è completata da un fenomenale senso per il creare e lo scrivere musica. Di intrecci e scioglimenti ce n’è quanti ne vuoi. Megalodon, per dire, salpa del tutto inaspettatamente verso sfere di rock sudista dalla melodia arzigogolata, per poi, un attimo dopo, lanciarsi a velocità folle in una stampede tonante dritto nel tuo cuore e mangiarsi la strada fino al centro della tua anima. Armonia e dissonanza sono lati complementari dell’assoggettamento di ogni ascoltatore che osa guardare nelle profondità oscure. Il prossimo grande duetto si annuncia con un’intricata introduzione fatta di dita che si intrecciano sul manico della chitarra e che, in modo del tutto organico e con apparente leggerezza, colmano i vuoti nel pizzo ritmico del semidio della batteria Brann Dailor. Segue lo scontro vocale gutturale di due giganti del canto del metal di oggi: il già rodato tuonatore Troy Sanders e Scott Kelly, cantante della leggendaria formazione Neurosis nel brano Aqua Dementia. “The sun had fallen / Boiling the water where the hydra’s crawling / The righteous go in blazing fury / And we cleanse the earth to bring it down / Bring it down / And God will watch it burn / Releasing souls / Within the wrath we wait / To be dirt again / There is a flame I lit / I upon high” brucia maestoso, come se a portarlo dalle profondità del mare fino al cielo fosse stato Poseidone in persona. Mancano solo due momenti alla resa dei conti finale, a noi nota, tra Ahab e la balena bianca. I cuori smettono di battere e i corpi affondano. Arriva ancora un ultimo momento di quiete apparente con il brano Joseph Merrick, che dopo l’agonia e la lotta ti consola e ti calma un po’. Il secondo atto dell’ascolto epico è concluso e la schiuma del mare si dissolve leggera sulle coste sabbiose di un futuro indefinito.

 

 

Come detto, anche stavolta i Mastodon hanno superato ogni aspettativa più profonda e scritto uno dei capitoli più belli della loro carriera, con lettere che con il più nobile splendore possono competere con il fondamento estetico di un incredibile, grandioso costrutto ideale. Se non prima, con Leviathan i Mastodon hanno confermato il loro primato di portatori e custodi del sacro graal dell’arte musicale. Se con musicisti straordinari come gli Isis hai avuto la sensazione che, nel loro eterno e piuttosto semplice ripetere gli stessi riff, sottovalutino senza volerlo la tua intelligenza musicale, stavolta ti viene data un’alternativa di qualità nell’espressione piuttosto satura e barocca, tutta solchi, del quartetto atlantico Mastodon. L’esecuzione sofisticata ti costringe semplicemente a seguire l’opera del quartetto Sanders – Hines – Kelliher – Dailor anche in futuro, perché senza non c’è pace nella tua anima inquieta e, da adesso in poi, affamata di nuove escursioni nell’ignoto! È iniziato un nuovo millennio del metal e nel nuovo millennio sono proprio i Mastodon quelli che possono salvarti e saziare la tua fame. Grazie agli dei per miracoli come Leviathan e per messia come i Mastodon!

Formazione

Troy Sanders – basso, voce
Brent Hinds – chitarra, voce
Bill Kelliher – chitarra
Brann Dailor – batteria

Musicisti ospiti:

Scott Kelly (Neurosis) – voce di accompagnamento in Aqua Dementia
Neil Fallon (Clutch) – voce di accompagnamento in Blood and Thunder
Matt Bayles – organo in Joseph Merrick
Phil Peterson – violoncello in Aqua Dementia

Produzione

Matt Bayles & Mastodon

Tracklist

1. Blood and Thunder (Feat. Neil Fallon)
2. I Am Ahab
3. Seabeast
4. Island
5. Iron Tusk
6. Megalodon
7. Naked Burn
8. Aqua Dementia (Feat. Scott Kelly)
9. Hearts Alive
10. Joseph Merrick

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