Call Of The Mastodon

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Mastodon
Etichetta: Relapse Records
Uscita: 2006
Durata: 29:02
Voto: 3.7/5

Mastodon – fenomeno metal che lascerà senza dubbio un segno rovente nel mondo della musica anche molto dopo la fine dell’inizio di questo millennio, oltre a virtuosismo e senso dell’equilibrio tra le parti ha anche un lato più devastante e rumoroso della sua personalità multipla. Per averne la prova non serve rovistare tra i pochi EP rimasti del periodo precedente all’uscita del famigerato e rivoluzionario Remission. Ci pensa la band stessa a servirvelo in un unico pacchetto: con il salto di qualità, esteticamente più rifinito, di Leviathan ha varcato sicura di sé e a testa alta il territorio delle grandi, potenti e soprattutto più facoltose star della musica.
 

https://www.youtube.com/watch?v=bxkuLNtOqRM

L’ultimo atto prima del passaggio dalla minore Relapse, label che ha sempre avuto un debole per gli estremi più rumorosi, è in realtà una raccolta di brani preziosi dal primo EP Lifesblood e dal loro primo 7 pollici omonimo, uscito proprio all’inizio del 2000. Valore aggiunto: il quartetto infernale si rimette a mettere mano a Call Of The Mastodon, uno dei pezzi più importanti del primo set di nove demo, a cui il graffio gutturale era stato impresso da Eric Saner, ormai da tempo ex cantante.

 

 

Già al primo ascolto del disco Call Of The Mastodon ti è chiaro che questi virtuosi atlantici dell’avanguardia non hanno nessuna intenzione di viziarti con passaggi morbidi, con il fluttuare psichedelico dieci metri sopra il suolo solido, né di tessere sottili veli di arcobaleni ultraterreni: vogliono piuttosto piantarti sottoterra di almeno tre metri già al primo colpo, e poi spargerti nel cratere degli ideali distrutti e delle aspettative magari troppo alte gli ultimi fiocchi di rabbia nera. In meno di mezz’ora ti versano nelle orecchie una buona nove pezzi che suonano primordiali e senza peli sulla lingua. Meno lodevole è la produzione un po’ torbida e sporca che, insieme a un pacchetto di trattamenti vocali poco pronunciato per i tuoi timpani, è il punto più debole di questo viaggio nel mondo precambriano della lotta per la sopravvivenza. L’epoca in cui i continenti me(n)tallici di Mastodon si stavano ancora formando era un mondo di tuonanti movimenti tettonici. Il diamante grezzo era ancora incastonato nella crosta di granito di una brillantezza per niente perfezionista, ascoltabile tanto quanto lo erano i primi Soundgarden o, in tutto il loro splendore devastante, i primi Neurosis: insomma, una prova d’ascolto piuttosto dura per i tuoi nervi, oltre che per le tue orecchie. Shadows That Move è solo il primo annuncio della sofferenza, che però ripaga la tua costanza con pochissimi passaggi melodici. Il codice genetico di questa belva è saturo di basso, rococò alla batteria e, alle chitarre, incline a esaltare la disarmonia wagneriana. L’esplosione grind continua con Welcoming War, mentre il momento meno brutale di questa saga sludge di dolore e tormento arriva con la ad alto numero di ottani Thank You For This e con il capolavoro ludico e addobbato del momento più luminoso sull’orizzonte oscurato, chiamiamolo pure l’hit We Built This Come Death. La danza deviata della tortura è solo a metà, e le lancette dell’orologio si sono mosse di appena 10 minuti, quasi incredibile. Il momento ahabiano di Battle At Sea ti concede solo un assaggio di calma catartica totale, che però suona come la polifonia demoniaca di una genia satanica già verso la metà di uno spensierato digrignare fatalista nel proprio brodo. Deep Sea Creature è una vera piccola vignetta di genialità appena forgiata e proclamata, che ti porterà oltre i confini dell’oscuro per accordare il tuo cuore al romanticismo sussurrato di Sickleg. Dopo l’accelerazione chitarristica e l’intermezzo da riff di penetrazione totale del rumore, con urla di corde surriscaldate di prima qualità death metal, sei quasi arrivato alla fine. Il gran finale è la title track Call Of The Mastodon, che dalle profondità del demo annuncia l’arrivo di una nuova era e di momenti dannatamente dolci tra pochi mesi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=iYQFUks6P4Q

 

Squartato ma sudato e scosso dalle salve di orrori disumani, vieni portato in un’epoca in cui le stelle erano ancora dannatamente lontane e ai Mastodon importava ben poco di cosa pensasse il grande pubblico del loro immaginario di mille mostri e demoni mentali. Il diamante si sente ancora e risuona da sotto spessi strati di polvere, in un garage infernale e rimbombante. Contro ogni previsione, invece dei contorni più cupi della malvagità di Mordor, i ragazzi hanno scelto direzioni del tutto inaspettate. L’arrivo nella Terra di Mezzo, dopo che le pitture di guerra del passato underground si sono lavate via, è stato più facile e più maestoso di quanto chiunque potesse immaginare. Fatto sta che il primo richiamo dei mastodonti è più difficile da ascoltare del melodioso rito di accoppiamento dei dischi che devono ancora arrivare, ma anche questo ha il suo fascino particolare.

Formazione

Troy Sanders – basso, voce principale
Brent Hinds – chitarra, voce di accompagnamento
Bill Kelliher – chitarra, voce di accompagnamento
Brann Dailor – batteria

Produzione

Matt Washburn & Mastodon

Tracklist

1. Shadows That Move
2. Welcoming War
3. Thank You for This
4. We Built This Come Death
5. Hail to Fire
6. Battle at Sea
7. Deep Sea Creature
8. Slickleg
9. Call of the Mastodon

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