Crack The Skye
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Mastodon
Etichetta: Reprise Records
Uscita: 2009
Durata: 50:06
Voto: 5/5
Ognuno ha i suoi gusti, ma credo che siano pochissimi quelli che, ascoltando il quarto lavoro dei sovrannaturalmente prolifici Mastodon , proverebbero disgusto, repulsione o qualsiasi critica del tipo “ai ragazzi non è rimasto più niente da dire”. Le bestie precedenti erano cupe e brutali; questa è un po’ più sfuggente e cosmicamente più spaventosa dei suoi predecessori in carne e ossa. I Mastodon aggiungono all’impianto astrale del passato anche l’etereo, il quarto elemento, l’aria, e come suona lo dichiara senza mezzi termini il vertice concettuale del 2009 e senza dubbio il disco senza il quale quest’anno non sarebbe stato così infernalmente ricco e splendido com’è stato.
https://www.youtube.com/watch?v=s6WGNd8QR-U
Crack The Skye è infatti molto più profondo, o quantomeno più a fuoco, dei predecessori e, a modo suo, alla Pink Floyd, è ancora più inquietante: ti si aprono i cieli e subito dopo il gelo cosmico ti congela fino alle ossa. Il disco è una rottura totale col passato e, come ha detto Troy Sanders in un’intervista, i Mastodon si sono “agganciati alle loro capsule d’aria e staccati dalla terra, e nel nostro stato temporaneo di separazione siamo volati verso l’elemento etereo dell’universo e in qualche modo ci siamo cibernetizzati, fermandoci a sognare sul tetto del mondo. Stiamo sezionando la materia oscura che domina l’universo, e il nostro rifugio è il guscio sicuro della nostra piccola noce.” La cosmologia del mondo primordiale comincia lentamente a raffreddarsi e affiorano associazioni con la fisica quantistica moderna, le teorie dei wormhole e i concetti filosofici dei buchi neri, che il famigerato filosofo Stephen Hawking ha descritto in modo così convincente e ci ha versato nella testa. Staccato dal corporeo, puoi abbandonarti a una dimensione più libera del viaggio astrale.
https://www.youtube.com/watch?v=uxelXPg961M
Il racconto del passaggio trascendentale da uno stato di totale mancanza si fa un po’ più complesso con l’imperativo della dimenticanza assoluta. Oblivion apre il disco in una direzione più aerea, ma ti travolgono comunque ondate di esaltazione epica, e attraverso le terminazioni nervose fino al cuore si fa strada anche una potente miscela di angoscia. Voliamo vicino alle fiamme del sole a reazione e ci trapassiamo il plesso solare per schizzare fuori dall’orbita nello spazio, poi noi viaggiatori ci perdiamo nella materia oscura del cosmo. Il nostro personaggio vola tra i soli e un attimo dopo viene risucchiato in un wormhole di spazio e tempo, dove di colpo si ritrova nel mondo dello spirito. Divinations continua tratteggiando la sensazione della fusione vertiginosa della sostanza spirituale immortale con la luce, mentre la nascita in questo nuovo mondo prima invisibile è accelerata e, come in uno spasmo agonico, intrappolata nella lotta per il primo respiro, ma i polmoni sono vuoti. L’ascolto teso viene spinto al limite da un intreccio unico di assoli solidi e riffoidi velenosi. Il basso sovrannaturale e le immancabili escursioni del batterista si intensificano con il ritornello delle chakra gutturali accordate del duo Sanders – Hinds. “No escape, binding spirits / No escape, trapped in time and space / Fire in the eye reminiscing majesty” suona come l’annuncio sinistro di un atto decisivo per la salvezza. La salvezza che offrono i salvatori spirituali è l’incarnazione nel corpo di Rasputin, il corpo del cupo e mistico sacerdote russo dalle molte vite e dai molti talenti. “The demon skin is covered in fine mist / Opened his hand in my hand / Holding my eyes to the future / Hovering above myself / Letting loose the guided / Punching these holes in my head / The space time paradigm” canta il brano Quintessence. Gli occhi di Rasputin si aprono ed è il momento di vendicare la propria morte di un tempo. Il brano The Czar parla di un tentativo di colpo di stato, di intrighi, di un omicidio e di una singolare nuova ascensione al cielo.
Quattro quartine che formano un insieme coerente nel pensiero e nel senso, quattro atti della storia dello zar e della vendetta del sacerdote che si diceva fosse al servizio di Satana, sostenuti dal suono velenosamente dolce degli organi. Usurper ti si rivolge in modo epico con l’intro d’organo, per poi far tessere nella fitta nebbia del velo post mortem chitarre grasse, che cuciono un doppio punto in modo apparentemente del tutto casuale e leggero. Abituato prima ai colpi da dieci toni di distorsioni pesanti, ora cominci a sentire il tocco leggerissimo dei toni armonici. Il secondo atto è la fuga con la sequenza del mantra Escape “By the light of the moon / You must escape into the deep black of the night / Fight the devil inside / Enemies poison deep within my second sight / Wasting valuable time”, dopodiché arriva quello che per me è l’atto più bello del pezzo: l’apertura in un ritmo alla Tool e la graduale preparazione a una morte da martire. Martyr ordina “Ride the tides of blood / Illumination / Beauties sudden hand / Shattered crown / Stretching arms up high / We’re on our way now / Leave the Czar to die”. I Mastodon intrecciano la storia nell’atto finale della parabola perfetta del piacere. L’ultima parte si chiama Spiral e ti riempie come se fossi sovraccarico di elettricità: ” Spiraling up through the crack in the sky / Leaving material world behind / I see your face in constellations / The martyr is ending his life for mine”. Straziante e profondo! Due anime si sono levate dal corpo del defunto Rasputin per essere risucchiate attraverso la crepa nel cielo, mentre l’uomo blu Rasputin cerca di guidare il bambino cosmico smarrito verso casa. I genitori trovano il bambino, il rapsodo cosmico, e piangono la sua morte prematura. L’oratorio del ritorno mistico a casa lo apre Ghost Of Karelia, per poi cominciare a riscendere verso terra con Crack The Skye . La lotta con l’ultimo elemento, la morte e l’oscurità, Lucifero in persona, la canta in modo epico un duetto dei Mastodon con il talentuoso cantante dei Neurosis, Scott Kelly. Il corpo risplende e la bocca spreme un cupo annuncio di rinascita. “Weight of worlds is on your shoulders / Hear the voice of gold / I can see the pain / It’s written all over your face”. È arrivato il momento della nascita dell’ultimo barone, offerto allo stesso tempo come redentore di questo mondo di ideali sballati. The Last Baron è l’ultimo atto epico prima di toccare il fondo e riaprire gli occhi, scossi da ciò che si è intrecciato nella visione dietro le palpebre strette. La danza ipnotica si avvicina a un grandioso stato di quiete, di appagamento degli appetiti e a un’ultima discesa parabolica nel centro dell’esistenza qui e ora.
https://www.youtube.com/watch?v=sQgngsuStq4
Affascinato dal vocabolario ricco, pieno, succoso e davvero inaspettatamente arricchito della storia raccontata, posso solo ringraziare gli dei che ci sia toccato uno dei più grandi momenti di ispirazione musicale, a mio parere, con cui Dailor ha potuto finalmente dire addio alla sorella Skye Dailor, morta troppo presto a quattordici anni. L’addio è stato toccante, e la storia raccontata in questo quarto ciclo di momenti è così maledettamente compiuta che sarebbe difficile offrire una soluzione semplice o una qualsiasi linea guida con cui la prossima epopea possa avere anche solo approssimativamente un senso così infinito. Anche perché la sete creativa ha trovato un nuovo canale espressivo nel mago della produzione Brendan O’Brien, che finora ha condito in modo eccellente i dischi di AC/DC, Pearl Jam, Springsteen e tanti altri, e ora può aggiungere alla sua collezione di collaborazioni degne di nota anche il nome di una delle più grandi speranze del metal moderno intriso di jazz: gli immortali Mastodon! Crack The Skye ha sognato un grandioso sogno infinito, con cui i Mastodon hanno confermato ancora una volta di saper creare un immaginario mai visto prima nel metal, mai sentito, o almeno rivelato maledettamente di rado.
Formazione
Troy Sanders – voce, basso
Brent Hinds – voce, chitarra
Brann Dailor – batteria, percussioni, voce solista in Oblivion
Bill Kelliher – chitarra
Musicisti ospiti:
• Rich Morris – tastiere
• Scott Kelly – voce solista in Crack The Skye
Produzione
Brendan O’Brien
Tracklist
1. Oblivion
2. Divinations
3. Quintessence
4. The Czar
5. Ghost of Karelia
6. Crack the Skye
7. The Last Baron