Something to Believe In

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Autore: Rok Klemše

Artista: Sarcasm
Uscita: year
Durata: 45:00
Voto: 5/5

Sarcasm, i veterani del thrash metal sloveno, hanno iniziato a suonare nel lontano 1987 e solo due anni dopo hanno pubblicato l’oggi cult Crematory, il loro debutto. Dopo un sacco di concerti in giro per l’ex madrepatria, tra servizio militare, scuola e altri impegni hanno mollato tutto. Ma il nome Sarcasm non era stato dimenticato e il richiamo dei palchi non dava pace nemmeno ai membri, così nel 1999 i Sarcasm si sono rimessi insieme e nel 2001 hanno pubblicato l’album Igra narave, con tanto di ristampa del debutto in allegato. Da allora Crematory è uscito altre due volte, tra l’altro (in vinile) anche per l’etichetta californiana Nuclear War Now. Da quando la band è ripartita, la formazione ha cambiato un bel po’ di membri, ma il nucleo è rimasto lo stesso: il fondatore Aleš Blaznik e il cantante Egist Zagoričnik, che, ovviamente, hanno messo del loro anche in Divja kri (2003) e Revolt (2005). Quei dischi avevano sì il vero odore dei Sarcasm, ma si sentiva che in quei due lavori la band stava ancora cercando se stessa. Dopo una lunga pausa è tornato Klemen Renko (chitarra; membro della seconda incarnazione del gruppo), mentre il batterista Aleš “Dime” Korošec ha svecchiato la formazione.

La domanda, quindi, era cosa avrebbero tirato fuori i Sarcasm con il nuovo, quinto album in studio Something to Believe In, ma il timore che fosse solo un prodotto mediocre è stato stroncato sul nascere appena, nell’intro, un respiro profondo fa capire che la belva thrash old school slovena è viva e respira a pieni polmoni. La prima cosa che si nota è una produzione perfetta per i Sarcasm e per questo disco: ha il “punch” giusto, che ti arriva addosso con le grandi lettere colorate e sfavillanti delle scene di rissa della serie di Batman (“BAM! KAPOW!”); è come un pugno secco sul naso dopo il quale, con gli occhi che lacrimano e la vista appannata, barcolli ancora un paio di volte prima di spiaccicare la faccia sul bordo del marciapiede. Stavolta le linee di chitarra hanno un suono un po’ più sporco e crudo, mentre batteria torpedo e basso riempiono alla grande le frequenze più profonde. Il duo di chitarre Blaznik/Renko stavolta brilla davvero: i riff del maestro Blaznik sono potenti e ragionati, e incastrati alla perfezione nei pezzi, perché dipingono benissimo il clima e l’atmosfera che ogni brano vuole creare. Il filo conduttore del disco è la guerra, sia quella letterale (prima e seconda guerra mondiale, guerra d’indipendenza della Slovenia) sia quella simbolica (la “guerra” che i metallari devono combattere – Something to Believe In, lo scontro con la propria mente – Demons). Ai temi di guerra dei testi, il quartetto strumentale fornisce una base stupenda, adattandosi come un camaleonte alla sensazione che ogni pezzo vuole suscitare. Veri inni thrash, con un vero schuss in cui i riff volano in ogni direzione come schegge di shrapnel, sono la title track senza compromessi Something To Believe In, Summer 91 e 21, mentre il lato più lento, triste e malinconico del disco lo scrivono i due pezzi centrali dedicati al ricordo del mattatoio della prima guerra mondiale, Voices of Verdun e Ghosts in the River. Proprio quest’ultimo, forse il vertice dell’album, è senza dubbio uno dei brani migliori della band e a livello emotivo funziona come una messa in musica metal della Soči di Gregorčič, con l’interpretazione eccellente di Mucy sulla freddezza di questa bellezza color smeraldo (“River went cold ‘cause of so much blood”). Il pezzo è attraversato dal senso del destino tragico di migliaia di caduti sulle cime sopra l’Isonzo, e Mucy lo arricchisce in modo magnifico con una voce triste e di una malinconia da brividi, insieme a linee di chitarra da pelle d’oca e a un flauto piazzato benissimo proprio all’inizio. Proprio in questi giorni è morto l’ultimo combattente della prima guerra mondiale, ma il ricordo dei capitoli più bui della storia umana non deve affondare nell’oblio – e con pezzi come Ghosts in the River non succederà! Anche negli altri nove brani Mucy sfoggia una prestazione vocale eccellente, probabilmente la migliore da quando è entrato nei ranghi dei Sarcasm. La voce, per lo più nelle zone medie, è contagiosamente melodica, e ogni tanto, ovviamente, urla in modo aggressivo, da thrasher. Tutti i pezzi, nessuno escluso, si distinguono poi per riff di precisione chirurgica, assoli splendidamente fluidi che Aleš Blaznik tira fuori da maestro e, soprattutto, ritornelli possenti, contagiosi e piazzati alla grande, che ti chiamano a gran voce a unirti a loro. Ovviamente nemmeno stavolta è mancato il tipico umorismo e la faccia tosta dei Sarcasm – nella voce e nei testi – che stempera un po’ il lato più cupo, “di guerra”, del disco. Qui in prima fila ci sono License to Sarcasm, con il tema di James Bond incastonato dentro e la buffa imitazione di Sean Connery (lišenš to šarcasm), We Are At War (Yo! Ho! Ho!) e Demons, cantata da Mucy con un’immedesimazione totale.

Something to Believe In è senza dubbio il lavoro più forte dei Sarcasm dai tempi di Igra narave, forse addirittura dal debutto Crematory. È un disco potente sia strumentalmente (soprattutto il lavoro alle chitarre è fatto da maestri!) sia vocalmente, che porta ancora meglio in musica testi eccellenti con messaggi forti. E ha la “License to Sarcasm!”

Formazione

Aleš Blaznik – chitarra, voce
Klemen Renko – chitarra, voce
E.Z. “Easy Mucy” – voce
Jurij Buh – basso
Aleš Korošec – batteria

OSPITE:
Gordana Buh – flauto

Produzione

Žika & Tim Antonijevič

Tracklist

1. Summer 91
2. Something to Believe In
3. Demons
4. Voices of Verdun
5. Ghost on the River
6. 21
7. License to Sarcasm
8. We Are At War
9. Generations in Blood
10. Surrender

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