Voivod nelle lande postapocalittiche di Zagabria (2011)!
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: KSET, Zagabria, Croazia
Data del concerto: 07.05.2011
Presenze: 120
Prezzo del biglietto: 120 KN/150 KN
La formazione canadese di thrash metal progressivo Voivod fa parlare di sé fin dagli esordi, nel 1982, con la sua sperimentazione musicale audace e un sound tutto suo, che va a braccetto solo con il nome Voivod e con nessun altro. Più di qualsiasi altra band thrash, i canadesi si sono ispirati a punk, Motörhead e ai dinosauri del rock progressivo (ELP, Pink Floyd, Rush e compagnia), che hanno aiutato i Voivod a soffiare nella loro musica un’identità tutta propria. Probabilmente è anche questo il motivo principale per cui i Voivod sono una band per palati fini, rimasta più o meno sempre nell’ombra, ma con legioni di fan fedelissimi. Per giunta, a parte tre anni di pausa dopo la morte prematura del chitarrista Denis “Piggy” D’Amour (un chitarrista unico nel suo genere, scomparso nel 2005 per le conseguenze di un tumore all’intestino), la band non si è mai fermata, né in studio né dal vivo, fin dall’inizio della sua carriera. Dopo la morte di Piggy i superstiti hanno pubblicato gli album Katorz e Infini, con le ultime registrazioni postume delle sue parti di chitarra, e due anni fa i Voivod sono tornati sui palchi forti e rinvigoriti dall’arrivo del chitarrista Dan “Chewy” Mongrain (Martyr). Dopo quasi dieci anni i canadesi sono finalmente tornati nei locali europei con un tour europeo più breve, e una delle tappe doveva essere la Močvara di Zagabria. Beh, non è andato proprio tutto secondo i piani: all’ultimo momento, per il numero ridotto di biglietti venduti, il concerto è stato spostato nella sala del KSET (il club degli studenti di elettrotecnica), ma niente poteva rovinare il fatto che i Voivod fossero atterrati proprio qui accanto! E per di più la sala si è rivelata una location eccellente per concerti di questo tipo.
Nonostante le previsioni pessimistiche sui biglietti venduti, al KSET si sono radunati cento, centocinquanta fan infuocati dei Voivod che (noi compresi) guardavano l’orologio con impazienza e grandi aspettative, in attesa che i canadesi salissero finalmente sul palco. È successo alle dieci meno un quarto e i Voivod, con l’intro misteriosa e da brividi tratta dal classico horror di Carpenter The Thing, ci hanno scaraventati in un mondo postapocalittico, dove il cibervampiro Voivod ci ha piantato i denti nel collo e, proprio come le onde della sua musica, a volte ci mordicchiava piano il collo, altre volte succhiava il sangue in modo brutale e spietato. Per cominciare ci hanno accarezzati con il classico da Nothingface The Unknown Knows, e la band non è esplosa certo meno del pubblico sotto il palco. Il quartetto ha sfruttato ogni centimetro di palco, e l’esplosivo ed energico Jean-Yves “Blacky” Thériault (basso) e Chewy sono saliti più volte sui monitor, quasi buttandosi in prima fila. L’energia che erutta dai Voivod è incredibile e contagiosa all’istante: la musica e l’iperattività dei membri, che si dimenano e corrono sul palco senza sosta, ti risucchiano senza scampo. Ma il vero maestro nell’animare il pubblico è il carismatico cantante Denis “Snake” Bélanger, a cui abbiamo letteralmente mangiato in mano e ci siamo sbellicati dalle risate per le sue immancabili smorfie alla Voivod. Snake ha creato con il pubblico, insieme alla sua banda di guerrieri di ghiaccio, un contatto davvero genuino, cosa che riesce a pochissime band, e che hanno confermato con una cordiale rimpatriata con i fan dopo il concerto. Era bellissimo e quasi commovente guardare le dita di Chewy mentre, con sicurezza e grande rispetto per il lavoro di Piggy, piazzava e sparava accordi dissonanti, assoli dagli “outer limits” e un gioco di accordi per così dire stravagante ma geniale, che con i Voivod non puoi che amare. Il delirio sul palco e sotto il palco si è scatenato e infiammato ancora di più dopo l’unica (purtroppo) capatina su Angel Rat con The Prow, quando Snake ci ha invitati nel grembo dei Voivod “old-school” con l’inno da mosh Ripping Headaches, che ha azzannato direttamente il tronco encefalico e ci ha spappolato il cervello; “The riff came full putch at my head! Do you like it?”; è seguita poi anche la “medicina”, ma nella forma di Ravenous Medicine è stata più una benedizione di San Biagio; “Electric shock through you!” Con la sorpresa di Forlorn, dall’album che è l’unico rappresentante dell’era della band in cui Snake non c’era (oltre al disco Negatron, cantato come Phobos da Eric “E-Force” Forrest), si è risvegliato dal coma il Voivod in persona, con riff di chitarra sinistramente pesanti, quasi sludge/doom, e attraverso le mani e i piedi di Away ci ha dato una bella strapazzata. Quello che Michel Langevin riesce a tirare fuori da un set di batteria minimalista è incredibile: i siluramenti con il doppio pedale e i passaggi devastanti sembrano suonati da almeno tre batteristi! Con il volume più alto e un impianto eccellente è venuto fuori ancora meglio! L’era più recente dei Voivod dopo la morte di Piggy è stata rappresentata stavolta da Global Warning, collocata come ultimo testamento della grandezza chitarristica di D’Amour sul disco dal titolo azzeccato, Infini. I Voivod, e con loro Piggy, sono immortali e infiniti nella loro unicità! È ancora più bello, quindi, sentire che la band non si congederà tanto presto: la nuova strada dei Voivod, infatti, è indicata dal nuovo pezzo Kaleidos, interessante soprattutto dal punto di vista chitarristico. Posso scrivere con piacere che Kaleidos, sotto la bacchetta chitarristica di Mongrain, è il seguito logico della “stravaganza” chitarristica di Piggy (si sente chiaramente che Chewy è stato un allievo diligente del suo maestro Piggy), e il nuovo materiale della nuova era dei Voivod suona assai promettente. Fin troppo presto ci siamo ritrovati nel primo bis, che i Voivod hanno condito con un pizzico di combustibile nucleare e, in modo bombastico e brutale, attraverso i classici Voivod e Nuclear War ci hanno portati al momento più commovente del concerto: la dedica di Snake a Piggy, in ricordo di lui, dell’immancabile cover dei Pink Floyd Astronomy Domine. Eppure questo classico, eseguito in modo meraviglioso e ultraterreno, non ha segnato la fine definitiva: di fronte alle richieste rumorose del pubblico che voleva ancora, la band non ha saputo resistere e per chiudere ci ha fatti girare ancora nella tempestosa Tornado. Raramente capita che i ragazzi suonino un altro pezzo dopo la chiusura con i Pink Floyd, ma il pubblico croato (con in mezzo anche quello sloveno) stavolta se l’è davvero meritato.
Con il concerto di Zagabria i Voivod hanno dimostrato di essere ancora forti e che la loro energia, anche creativa, come dimostra benissimo Kaleidos, non si spegnerà tanto presto. Dopo la morte di Piggy i Voivod entrano in una nuova fase della loro creatività, ma qualunque fase attraversi la band, lo spirito di Piggy vivrà per sempre, e con esso un thrash fuori da ogni schema, progressivo nel vero senso della parola e un coraggioso rifiuto di piegarsi alle direzioni musicali consolidate. Voivod Lives!
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. The Unknown Knows 2. The Prow 3. Ripping Headaches 4. Ravenous Medicine 5. Forlorn 6. Tribal Convictions 7. Global Warning 8. Experiment 9. Nothingface 10. Missing Sequences 11. Kaleidos 12. Overrection – primo bis – 13. Voivod 14. Nuclear War 15. Astronomy Domine – secondo bis – 16. Tornado
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