The Grand Karoshi
Autore: Sandi Sadar Šoba
Gruppo: Dead Shape Figure
Etichetta: Season Of Mist
Uscita: 2008
Durata: 47:37
Voto: 4.5/5
Se il buongiorno si vede dal mattino, per capire davvero una band bisogna sempre tornare ai primissimi passi, per vedere che salti in avanti ha fatto (o non ha fatto) da un disco all’altro. I pesi massimi finlandesi Dead Shape Figure, con la loro sincera voglia di dominare e di farsi valere sul fronte di una concorrenza metal spietata, si sono puntati subito obiettivi da élite assoluta. Invece di pose e di fumo negli occhi con una tavolozza colorata di strumenti e vestiti esteticamente perfetti hanno fissato fin dal primo giorno uno standard di esecuzione musicale e onestà ai massimi livelli! Lo puoi verificare dal vivo, ma a me interessava capire se sono riusciti a catturarlo come si deve anche sul debutto The Grand Karoshi.
https://www.youtube.com/watch?v=LvxMUSv8YfA
Karoshi è una parola di origine giapponese che indica la morte per eccesso di lavoro, e questi stakanovisti bruciati e distrutti ormai hanno superato da un pezzo lo status di fenomeno orientale. Fedeli al nome, i Dead Shape Figure hanno incoronato un album con dieci pezzi ad altissimo numero di ottani, specchio della loro voglia davvero indistruttibile di successo, per il quale sono sempre stati pronti a sacrificare tutto. Migliaia di ore di prove, una valanga di concerti e un lavoro meticoloso su ogni elemento fondamentale della musica: così il quintetto della cittadina di Vantaa intendeva aprirsi la strada tra nomi come The Haunted, Slayer, Dew Scented, Kreator e rivali altrettanto granitici e compatti della scena thrash di matrice death metal. Per un paragone prenderei proprio quello scandinavo con gli The Haunted.
https://www.youtube.com/watch?v=W9fFslis_oM
Il parallelo con gli eccezionali Made Me Do It e, ancora un po’ di più, One Kill Wonder è del tutto sensato e azzeccato quando si parla della ferocia di The Grand Karoshi. Già dall’intro trattenuto, The Grand Karoshi si apre in tutta la sua potenza con un colpo sonoro possente e per nulla scontato, e con il pezzo Blades dimostra di che pasta è fatto il quintetto DSF. Un ritorno retrogrado ai tempi d’oro del death thrash, con la ritmica solida dello straordinario batterista Raikku e del bassista Neibu, incoronata dall’arsenale chitarristico del duo Jehku – Erska, giocoso e affilato come un rasoio; l’asse centrale è la voce indemoniata e furiosamente rabbiosa di Galzi. Lesser The Man è un seguito eccezionale di questo orgasmo thrash. “Bleeding hands holding dull weapons behalf the one that blithers / An icon with guilt framed shit / Born as equal, a statue of virtue, the mirror ever-lying / For the false achievements we crack and burn away” tuonano i versi di una strofa con cui i pionieri finlandesi si impegnano a spazzare via la noia, tua come ascoltatore ma anche di una scena generica e annoiata, e la Finlandia diventa il primo scenario di una resa dei conti con l’immaginario che MTV ci ha inoculato nel cervelletto con gli HIM e Ville Valo. The Grand Karoshi suona nel complesso aggressivo, fisicamente faticoso ed estenuante, e il ritmo giocoso di una catarsi sanguinaria continua senza pietà anche con Bend The Weak e con un centro perfetto come Remington Lucifer.
https://www.youtube.com/watch?v=gimUUgaAG2k
“It takes time to build a perfection / To erase is just a flick of the switch / Hollow head, a sacrilege / Trauma for life, embodied once for all” sono versi di opposizione a una società moderna che sta sull’orlo del proprio inevitabile crollo, mentre la ritmica implacabile e un “groove” a prova di bomba buttano nuova legna sul falò del piacere e del divertimento totale. Potrei andare avanti a cantare le lodi dello spasmo godereccio, per nulla meno spietato, che ti infligge Fight Against, Lie Behalf o Blitherin Icon, ma non lo farò! Ogni orecchio ha il suo pittore, come ripeto spesso, e il culmine, se non l’hai ancora vissuto, lo toccherai con l’esecuzione eccezionale e la progressione della title track Karoshi/From Contempt To Obliteration, che ha melodia in abbondanza e anche un mantra con cui i DSF si accendono ancora una volta le parole di un eterno patto con la fatica e di un giuramento alle vere ragioni per partecipare musicalmente all’occupazione di questo mondo piuttosto demente. E lo fanno in un modo che ti farà girare le manopole dell’ampli in camera fino in fondo, mentre il volume rombante di musica eccezionale scolpirà con onde sismiche una nuova via per liberarti di tutte le frustrazioni quotidiane e della rabbia accumulata!
https://www.youtube.com/watch?v=LO8u2p4WLHA
Per riassumere: con il debutto i Dead Shape Figure hanno partorito un prodotto thrash eccezionale che, con la sua intensità, l’esecuzione di qualità, la produzione di una nitidezza fuori classe e una valanga di spunti giusti al punto giusto, ti costringe a credere nell’esistenza di una forza verso cui gravitare anche in futuro. Questa sorgente di energia primordiale, da cui si attinge solo puro entusiasmo e una smania di ancora di più, stavolta non è finita all’ombra della bandiera americana, ma si fregia dei colori di battaglia bianco-azzurri della terra dei mille laghi. The Grand Karoshi è, senza giri di parole, uno dei dischi migliori per rendere ancora più completo il tuo arsenale personale di reliquie metal velenose e per arricchire il tuo orizzonte di nomi metal eccezionali con un nome in più, un nome su cui vale la pena contare anche in futuro!
Formazione
Galzi – voce
Neibu – basso
Juhku – chitarra
Erska – chitarra
Raikku – batteria
Musicisti ospiti:
– Mr. Crab – assolo di chitarra nelle tracce 6, 8 & 10
– Tom Gardiner – assolo di chitarra nella traccia 5
– Tapio Liinoja – voce di accompagnamento in Perinde Ac Cadaver
– Antti Silventoinen – voce di accompagnamento in Karoshi
Produzione
Dead Shape Figure & Antti Silventoinen
Tracklist
1. Intro
2. Blades
3. Lesser The Man
4. Bend The Weak
5. Remington Lucifer
6. Fight Against, Lie Behalf
7. Blithering Icon
8. Karoshi/From Contempt To Obliteration
9. 6 x 9
10. Perinde Ac Cadaver