Nemesis

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Stratovarius
Etichetta: Edel Records
Uscita: 2013
Durata: 57:46
Voto: 4/5

Gli Stratovarius non mollano. I mentori finlandesi del metal melodico moderno, diciamo pure della visione folklorica finlandese dell’euro power metal, senza i quali i Sonata Arctica non sarebbero mai arrivati così in alto, continuano a resistere.

Evidentemente l’arrivo di Mathias Kupiainen ha rimesso in carreggiata il carro della band, che dopo l’addio del suo creatore Timo Tolkki sembrava condannato a partire con un biglietto di sola andata  diretto all’inferno, a sfracellarsi contro gli scogli. No! Non è andata così e, dopo il prudente (e vitale per la sopravvivenza) »Polaris«, è arrivato l’ottimo »Elysium« (2011), che ha dato ragione alla testarda resistenza della band – a molti, infatti, era sembrata una follia dopo l’addio di Tolkki. Anzi, di più. »Elysium« è schizzato al primo posto delle classifiche finlandesi una settimana dopo l’uscita, cosa che agli Stratovarius non succedeva dai tempi di »Destiny«, uscito nel 1998. E »Elysium« passa per un album molto ambizioso: la band ci ha infilato anche il brano più lungo della sua carriera, ben 18 minuti di title track.

È arrivato anche il momento per il veterano dei batteristi della scuola euro power metal, Jörg Michael, di farsi da parte. L’uomo che ha co-scritto un pezzo importante di storia dell’euro power metal – oltre che negli Stratovarius ha suonato tra gli altri in Saxon, Grave Digger, Rage, Axel Rudi Pell e Running Wild – ha lasciato la band l’anno scorso per motivi personali. Al suo posto è arrivato Rolf Pilve. Della vecchia guardia sono rimasti quindi solo Timo Kotipelto, il cantante che con il suo timbro e il suo approccio è, a occhio (e a orecchio), importante per gli Stratovarius almeno quanto lo era Timo Tolkki, e l’inimitabile maestro delle tastiere Jens Johansson – uno che ai suoi tempi ha lavorato, tra gli altri, con Ronnie James Dio e Y.J. Malmsteen. Accanto a loro oggi ci sono tre giovani potenti con una gran voglia di dimostrare quanto valgono. Sicuramente un bene, perché gli Stratovarius hanno bisogno di aria fresca.

La formula collaudata funziona, è provato, ma una cosa che offri sempre uguale diventa spesso prevedibile, logora. Gli Stratovarius hanno trovato il modo di evitarlo con efficacia. »Nemesis« è un album più cupo del predecessore, ha una produzione ancora più tirata e mette più in primo piano la morsa dei riff di chitarra. Che sia più cupo di »Eysium« lo lascia intuire già il titolo eloquente, »Nemesis«.

Timo Kotipelto viene fatto passare di proposito, più volte, attraverso un effetto di distorsione, come la strofa di Stand My Ground. La band smuove la sua formula rodata anche con l’inserimento di campioni programmati, cosa che prima non faceva quasi mai (Halcydon Days – la parte strumentale centrale sfiora quasi una deviazione electro-trance).

Gli Stratovarius, da arrangiatori, maturano con mestiere e dimostrano che le scosse attraversate in carriera li hanno temprati, regalando loro una straordinaria capacità di sopravvivenza e una crescita artistica. »Nemesis« è infatti un album estremamente maturo. Dal punto di vista sonoro è sfruttato in modo eccellente. La produzione fredda e sterile dei dischi passati, spesso fastidiosa, soprattutto nel periodo con Tolkki, è un ricordo. In questo senso »Nemesis« porta avanti la direzione tracciata da »Elysium«.  Lo spettro sonoro è compatto anche sulle frequenze basse, il dialogo tra tastiere e chitarra nel costruire il massiccio muro sonoro dell’accompagnamento di fondo funziona alla grande e, nel creare atmosfera, è pieno di scintille. Gli Stratovarius restano sinonimo di bombast vorace, che raggiunge il culmine in ritornelli subito contagiosi. Tutto questo anche su »Nemsis«, insomma. Diventa sempre più evidente che l’addio di Tolkki era quasi necessario perché la band potesse iniziare ad andare avanti e a maturare artisticamente.

»Nemesis« è un album eccellente, che mantiene il volto riconoscibile della band dei lavori passati e allo stesso tempo prova con efficacia novità sonore, incorporandole nel proprio linguaggio in modo che quel volto non sia in pericolo nemmeno per un attimo, anzi: allarga con gratitudine il raggio creativo della band sul terreno dei nuovi brani. Kupiainen è un musicista »pazzesco«, dalla preparazione poliedrica, un chitarrista veloce come un fulmine che però piazza ancora più cultura dello »shredding« di quanta ne abbia messa nella sua carriera con gli Stratovarius il rigoroso classicista Timo Tolkki. Gli Stratovarius di oggi sono sinonimo di eccellente densità nel combinare elementi sinfonici e impatto power metal, che giustifica l’aggettivo »eccellente« soprattutto grazie a una produzione svecchiata, che dà alla band vitalità, organicità e calore sonoro di cui aveva un gran bisogno.

Sul piano delle idee gli Stratovarius hanno di nuovo superato l’esame a pieni voti. Un po’ di routine, un po’ di esperienza. Ma come detto: tre ragazzi con voglia di dimostrare, uniti a due »saggi«, ore di limatura e prove, e soprattutto un’ispirazione creativa appena ritrovata. Gli Stratovarius mantengono un senso straordinario per la melodia e lo combinano ancora una volta in modo unico con il dramma teatrale sinfonico e con una produzione tirata e incendiaria, come richiede il power metal. Hanno ripreso il passo coi tempi e con »Nemesis« lo tengono con efficacia.

»Nemesis« è un album che tiene l’ascoltatore incollato dall’inizio alla fine. I preferiti ve li cercherete da soli, io personalmente punterei sull’epica Out Of The Fog, di poco meno di sette minuti, dove la band mette in fila un dramma sinfonico enorme, in una successione teatrale di cambi di motivo e di atmosfera, senza perdere il filo conduttore e la compattezza del pezzo nemmeno per un attimo. E tutto l’album è così. Da Castles In The Air, vestita di melos russo, agli inni Dragons, Abandon, Unbreakable, Fantasy, fino al riuscito sperimentare di Halcyon Days. La carica ultra bombastica del disco spicca soprattutto nelle ricche di atmosfera One Must Fall e Stand My Ground, orientate su tempi medi. Pieno di scintille anche il pomposo power ballad di If The Story Is Over, mentre la morsa catastrofica della title track conclusiva vi spinge a rimettere su il disco da capo.

Una bomba di album, che non lascia respirare chi ama unire melodia contagiosa e impatto! Senza dubbio il miglior album degli Stratovarius dell’era post –Tolkki. I ragazzi hanno trovato una forza creativa eccezionale e un denominatore comune di sostegno reciproco delle idee, che si autoalimenta e si stimola creativamente.  Un album completamente vorace. Pieno di bombast e di dramma teatrale. Con questo disco gli Stratovarius diventano veri padrini, o meglio, veri sciamani del power metal europeo, che vive una nuova primavera.

Formazione

Timo Kotipelto – voce
Jens Johansson – tastiere
Matias Kupiainen – chitarra
Lauri Porra – basso
Rolf Pilve – batteria

Produzione

Mathias Kupiainen

Tracklist

01. Abandon
02. Unbreakable
03. Stand My Ground
04. Halcyon Days
05. Fantasy
06. Out Of The Fog
07. Castles In The Air
08. Dragons
09. One Must Fall
10. If The Story Is Over
11. Nemesis

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