Herfst – i negromanti del Belgio (2013)
Fotografie: Aleš Podbrežnik
Luogo: Gent (Belgio) – Celje (Slovenia) / e-mail
Data dell’intervista: 09.02.2013
Gli Herfs† sono un quintetto di death/black metal melodico di Gent (Belgio). La band mette insieme la brutalità e l’impianto sonoro del death metal con il fascino oscuro del black. Un mix »perversamente malvagio«, condito con ricche armonie e incantesimi chitarristici, che guarda dritto negli angoli neri di un’anima carica di malinconia e di visioni di rovina: è da qui che nasce il carisma inconfondibile del gruppo, che ha battezzato la sua personalissima cultura death/black metal »Nekromantic metal«.
Lo scorso maggio la band ha pubblicato l’EP »The Deathcult (Chapter One: An Oath in Darkness)«, con cui ha allargato con grande ambizione lo spettro creativo del carattere musicale del debutto in studio “Necrotica” (2009). RockLine non si è fatta scappare l’occasione di scavare nella storia degli Herfs†…
RockLine: Negli ultimi due anni al Metal Camp eravate solo tra il pubblico, a godervi le vacanze, mentre quest’anno suonate addirittura in due festival: Metal Days e Burning Sea. Che effetto fa?
Matthieu: In realtà gli Herfst al MC hanno già suonato nel 2007, e avremmo dovuto farlo anche l’anno dopo, ma abbiamo dovuto cancellare per malattia. Per me quindi sarà la prima volta su quel palco, e posso dire che siamo tutti felicissimi di tornare in territorio sloveno e croato! Come dicevi, siamo frequentatori fedeli del festival da diversi anni, perché adoriamo l’atmosfera e la location. Ovviamente ci sentiamo onorati di far parte del cartellone quest’anno. Non vediamo l’ora e vi promettiamo uno show »della madonna«… anzi, »del diavolo«!
RockLine: Facciamo un passo indietro. Quando e come vi siete messi insieme, voi Herfst?
Bram: È iniziato tutto verso il 1999. Il nome mi è venuto in mente ai tempi del liceo, quando stavo ancora mettendo le basi per la mia band e dentro sentivo un senso di solitudine. In olandese vuol dire autunno, la stagione che rispecchia l’atmosfera che volevo far uscire dalla mia musica. Scherzi a parte, un nome così è insieme una benedizione e una maledizione. Spesso è bersaglio di battute da quattro soldi (tipo: perché suonate d’estate se vi chiamate autunno?), e all’estero la gente fa fatica anche a pronunciarlo. Ma nonostante tutto siamo ancora contenti del nome, ci sta a cuore.
Comunque, siamo partiti come band doom/black metal, ma all’epoca stavamo ancora tutti imparando i nostri strumenti. Il nostro stile l’abbiamo costruito negli anni. Abbiamo scritto qualche pezzo nostro, suonato in qualche concerto e cominciato a esplorare il misterioso mondo dei musicisti metal. Il primo demo è uscito nel 2003, due anni dopo anche un EP. In quel periodo abbiamo fatto parecchi concerti in giro per il Belgio. Dopo diversi cambi di formazione, nel 2009 abbiamo registrato il CD intitolato Necrotica, mentre il nostro lavoro più recente (con il nuovo cantante) è l’EP »Deathcult«, uscito nel 2012.
RockLine: Il genere che suonate lo avete chiamato »necromantic metal«. Evocate i morti per terrorizzare il mondo dei benpensanti, che di notte vorrebbe solo il sonno dei giusti.
Bram/Cristophe: Esatto, è stata una scelta. In parte è un omaggio al film tedesco »Nekromantik« (1987), e il termine ci sembrava azzeccatissimo per la combinazione di stili che suoniamo. A volte è un calderone complesso di tutti gli stili metal che amiamo. Non siamo la tipica band di thrash metal tedesco, prevedibile, per fare un esempio. Questo nostro mix di grezzo e melodico è il nostro suono, quello che ci riconosci subito. Di sicuro è qualcosa che ci viene in modo naturale, altrimenti non avremmo voglia di suonare quello che facciamo. Poi c’è anche il principio “romantico” che mettiamo nella musica e nei testi, e vogliamo che si veda l’influenza della letteratura »romantico-horror«: Fin-de-Siècle, la Londra vittoriana, Edgar Allan Poe… La ricerca del bello, del passato, di un senso romantico della poesia. Quando sai che non lo raggiungerai mai. È questo che vogliamo mettere nel nostro modo di esprimerci in musica. E intanto non posso dimenticare che ci affascina e ci ispira anche la bellezza della morte.
RockLine: Matthieu, tu sei entrato nella band nel 2010. Che effetto ti ha fatto diventare parte di un gruppo che aveva già un bel po’ di chilometri sulle spalle? Ti sei integrato subito, o hai avuto qualche difficoltà?
Matthieu: Quando ho visto gli Herfst dal vivo per la prima volta (nel 2006), a un concerto che avevo organizzato io, sono diventato subito un loro fan. Quella sera mi hanno proprio esaltato, e per il mio compleanno mi hanno pure regalato il loro album. Da allora li ho sempre seguiti, ho visto parecchi loro concerti. Non so dirti che onore sia stato quando nel 2010 mi hanno offerto un posto nella band. Avevo un compito piuttosto difficile, perché tutti i cantanti prima di me erano molto bravi, e per giunta stavamo per entrare in studio per il nuovo EP. Fin dall’inizio mi sono trovato benissimo con gli altri. Però non mi sono mai più sentito così agitato come al mio primo concerto, in un grande spazio per eventi. Suonavamo insieme ai miei idoli, i Rotting Christ. Nonostante la tremarella non ho avuto nessun problema con l’esibizione, e anche la reazione è stata positiva. Da allora cerco di migliorare la mia presenza sul palco e di affinare i vari elementi del mio approccio vocale. Credo che conti molto che persona sei. Sul palco cerco sempre di dare al pubblico un’esibizione appassionata e di fondermi con l’atmosfera, le sensazioni e i messaggi dei brani.
RockLine: Nel 2009 avete pubblicato il vostro primo lavoro sulla lunga distanza, »Necrotica«. Com’è che ci avete messo ben 10 anni?
Christophe: L’uscita di »Necrotica« è arrivata dopo un lungo periodo di crescita della band e, ovviamente, di cambi di formazione. Il gruppo l’hanno fondato nel 1999 Bram e Peter, che all’epoca erano ancora dei ragazzini. Il primo demo ha visto la luce nel 2003, poi sono arrivati i primi concerti e nel 2005 un lavoro più maturo. E lì sono cominciati i guai. I membri andavano e venivano, mentre scrivere e registrare il CD ha subìto un ritardo pazzesco. Quando finalmente i problemi sono finiti e l’album era pronto, è iniziata una lunga e infruttuosa ricerca di un’etichetta che lo pubblicasse. Alla fine abbiamo deciso di far uscire »Necrotica« in autoproduzione.
RockLine: Qual è il tema principale della vostra musica e dei vostri testi?
Matthieu: Siamo grandi appassionati di occultismo, grottesco, barocco, romanticismo e atmosfere »Lovecraft«. Film e racconti horror, storia e antichi rituali occulti ci attirano un sacco, quindi cerchiamo di infilarli anche nel nostro look e nelle esibizioni. E ovviamente anche i testi dei nostri pezzi vivono in quel clima. Il nostro ultimo lavoro, l’EP »Deathcult«, è pensato come un concept, una storia che non è ancora finita. Si svolge nei vicoli stretti di Parigi all’epoca del Fin-de-Siècle, dove i protagonisti sono di solito tipi strani che si dedicano alla magia nera (il termine viene dal francese e indica il movimento creativo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Un’opera celebre di quel periodo è »L’urlo« (»Scream«), e tra i nomi noti legati a quel fermento ci sono Nietzsche, Wilde… nota dell’autrice).
RockLine: Chi di voi scrive la musica e chi i testi?
Christophe: Le idee di base per i pezzi le portiamo sempre prima io e Bram, cioè i due chitarristi. Le idee sono più o meno rifinite: a volte portiamo solo un ‘riff figo«, altre volte arriviamo con una struttura quasi finita per un certo pezzo. Da lì si passa a provare come funziona nel gruppo. Segue quindi una ‘jam’, e a quel punto anche gli altri aggiungono le loro proposte e idee. I testi li scrive Bram, che è il nostro narratore »terribile e di cattivo umore«. Gli viene sempre in mente qualche buon concept.
RockLine: In Belgio siete tra le band più conosciute. Avete fatto oltre 100 concerti con nomi grossi del metal come Dark Funeral, Vital Remains, Belphegor, Tankard,… Com’è la scena metal belga, è difficile ottenere un’occasione per suonare dal vivo? Che tipo di show preferite? Quelli da soli, o quelli con più band, come ai festival?
Christophe: Nel nostro paesino insignificante di band ce ne sono davvero tante. Alcune sono veramente molto brave e si impegnano a fondo per farcela. Purtroppo quell’impegno spesso passa inosservato, e queste band non ricevono le occasioni che meriterebbero. Gli organizzatori ovviamente preferiscono i gruppi stranieri e collaudati, che gli riempiono le tasche di profitti, invece di dare una chance alle band di casa. Per fortuna esistono anche organizzazioni più piccole e singoli appassionati che mettono in piedi serate e festival proprio per evitare tutto questo. Quelle persone fanno un lavoro davvero ottimo.
RockLine: Come avete costruito il sound dell’EP »The Deathcult«?
Matthieu: L’EP lo abbiamo registrato nel pieno di un gelo terribile, lo scorso febbraio, nello studio Red Left Hand a Stabroek, in Belgio. Il proprietario è Sven Janssens, ex bassista di Aborted ed Epica, che ha fatto un ottimo lavoro. Nonostante qualche piccolo intoppo durante le registrazioni, tipo un blackout o il chitarrista solista ammalato proprio nel giorno in cui doveva incidere i suoi assoli. Per il resto è filato tutto secondo i piani. Dopo la registrazione abbiamo mandato il materiale per la finalizzazione del suono, cioè mix e mastering, a Dan Swanö, il mago dei mitici Unisound studio in Svezia. Anche lavorare con Dan è andato alla grande. Oltretutto è una persona piacevolissima, e collaborare con lui è stato un vero divertimento. Alla fine eravamo tutti molto soddisfatti del risultato.
Per la copertina dell’EP ha pensato a tutto, anche stavolta, il nostro artista e chitarrista Bram, quindi non sono mancati né una copertina ben curata né il booklet del CD, curato all’interno quanto fuori!
RockLine: Quali band vi hanno ispirato a suonare la musica che suonate oggi?
Matthieu: La nostra musica si è evoluta negli anni, ma le band che ci hanno ispirato sono rimaste più o meno sempre le stesse: Dissection, Carcass, le band “old school” di Göteborg (Svezia), come gli At The Gates, poi i maestri greci Septic Flesh, ma anche Dimmu Borgir e Behemoth. Ovviamente ogni membro della band ha i suoi preferiti personali, ma le band che ho citato sono una specie di denominatore comune dei gusti musicali di tutti noi.
RockLine: Cosa dobbiamo aspettarci dallo show degli Herfst al Metal Days 2013?
Matthieu: Quello che c’è sempre nei nostri concerti! Passione e un sacco di energia. Diamo sempre tutto e solo il meglio, perché la nostra anima e la nostra musica colpiscano chi ascolta e lo portino con noi nel nostro viaggio tra »lovecraftismo«, spiriti e rituali. Venite a vivere con noi la »romanza necromantica«!
Rockline: Vi auguro tanta fortuna per il futuro, grazie per l’intervista e ci vediamo, se non prima, al Metal Days 2013!
Herfst: Non vediamo l’ora di incontrarci al Metal Days! Grazie a te, vieni sotto il palco, e dopo il concerto ci beviamo una birra insieme sulla spiaggia a Tolmin!
intervista a cura di: Blažka Lovšin
testo curato da: Aleš Podbrežnik