The Masquerade Overture
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Pendragon
Etichetta: Toff Records
Uscita: 1996
Durata: 75:45
Voto: 4.5/5
I Pendragon, campioni britannici dell’approccio melodico al neo-prog, con »The Masquerade Overture«, il loro quinto album in studio, hanno messo a segno uno dei momenti migliori di tutta la carriera. In quel periodo il loro status commerciale, soprattutto in Europa centrale e nei paesi dell’ex Patto di Varsavia, cominciava lentamente a rafforzarsi, mentre in patria restavano ancora condannati all’oscurità. Il capobanda, chitarrista sopraffino e cantante Nick Barrett, dopo il disco precedente, »The Window of Life« (1993), che era sì un lavoro molto solido ma zavorrato da troppi richiami sonori fin troppo evidenti a certi classici del prog rock anni Settanta, ha deciso di ascoltare un po’ meno gli standard musicali del passato e di fidarsi un po’ di più della propria fantasia da compositore. Ha fatto bene al suono di »The Masqureade Overture«, dove le singole sezioni suonano molto più originali, anche se si sente ancora chiaramente quali band degli ‘anni d’oro’ del prog rock abbiano influenzato di più lo stile compositivo di Nick.
Barrett, da sempre il principale autore di musica e testi, per forgiare »The Masquerade Overture« ha deciso di sfruttare al massimo il talento del suo storico compagno di merende alle tastiere Clive Nolan (Arena, ex-Shadowland), quindi non sorprende che il disco contenga forse i migliori arrangiamenti sinfonici dell’intera storia della band. I due, splendida coppia musicale, come al solito sono gli artefici centrali di armonie complesse e arrangiamenti sinfonici, mentre un ruolo importante nelle raffinatezze ritmiche variabili spetta anche al bassista Peter Gee e al batterista Fudge Smith.
»The Masquerade Overture«, come tutti gli album dei Pendragon degli anni Novanta, è segnato da un’atmosfera spiccatamente positiva e leggera, il che significa che da questo punto di vista si sono sempre distinti parecchio dalle band affini della nuova ondata di prog rock, più vicine a motivi ambientali cupi. La voce di Barrett, che forse è proprio il fattore chiave che decide se i Pendragon ti piacciono o no, non è mai stata uno dei suoi punti di forza, ma in compenso è tanto più bravo come chitarrista, che sotto la forte influenza di Dave Gilmour (Pink Floyd) tesse e sviluppa variazioni fantasiose e assoli malinconici come se niente fosse. Qui si integra alla perfezione con il regno di tastiere di Nolan, e i singoli brani sembrano quasi cedere sotto il peso dei ricchi arrangiamenti di taglio sinfonico. I Pendragon sono sempre stati maestri delle melodie contagiose, e anche stavolta è andata così.
L’album si apre con una strumentale omonima dal sapore sacrale, uno spuntino orchestrale e neoclassico con tante cortine di onde di mellotron e drammatiche armonie vocali da operetta. A livello di atmosfera il tutto ricorda molto la colonna sonora di un dramma storico su un compositore classico dalla vita tragica. »As Good As Gold«, tra testo e arrangiamenti allegrotti, si scioglie letteralmente di positivismo, quindi a tratti suona di sicuro un po’ dozzinale. Un verso del tipo ‘sua mamma diceva sempre che è buono come l’oro’ starebbe meglio in bocca a una band americana tradizionalmente patetica che agli eterni cinici inglesi capitanati dal signor Nolan. Dal punto di vista strumentale però a questo pezzo non si può rimproverare nulla, perché è una pura favola virtuosistica. Possenti variazioni di tastiera sono impregnate con grande finezza di sottili passaggi di chitarra, mentre il culmine è il ritornello gioioso con il verso di cui sopra.
L’ottima epica »Paintbox«, grazie ad arrangiamenti sinfonici dal sapore rustico, ha un’atmosfera inglese un po’ più tradizionale, ‘vittoriana’, nello stile del classico dei Genesis »The Musical Box«, mentre il dramma sale piano piano con la voce di Barrett, armonizzata in modo più che decente. Sottili passaggi di slide guitar accentuano ancora l’atmosfera malinconica, mentre le complesse sezioni strumentali, dove regnano i golosi assoli di tastiera di Nolan, garantiscono il trionfo finale di un’epica magnificenza. La breve e un po’ ingenua ballata pianistica »The Pursuit Of Excellence«, in cui Barrett celebra i suoi antenati che ‘a caccia di pane’ partirono per lavorare in America (un tema a cui era già tornato in alcuni testi passati), è un altro momento dell’album spiccatamente solenne e ottimista.
La successiva epica, »Guardian Of My Soul«, è uno dei risultati migliori di »The Masquerade Overture«, perché contiene una serie di variazioni chitarristiche complesse ma allo stesso tempo melodiche e cambi di tempo inattesi. Per l’atmosfera da space rock creata dalle sottili armonie tra slide guitar e pianoforte ricorda un po’ certi lavori passati dei leggendari Nektar. Le variazioni d’organo creano presto un’atmosfera luminosa e decisa che, insieme a un testo idealista in cui non mancano riferimenti biblici, tira più di tutto dalle parti degli Yes. All’interno dei singoli arrangiamenti si avvertono anche alcuni elementi new wave, portati direttamente dagli anni Ottanta. I duelli solistici tra la chitarra di Barrett e il regno di tastiere di Nolan sono ancora una volta un vero pascolo per le orecchie. L’atmosfera complessiva di questa composizione ricorda una favola, o un viaggio fantastico con brevi incubi nel mezzo, ma con un lieto fine.
»The Shadow« si apre come un’elegia pianistica d’altri tempi, da Oliver Twist o David Copperfield. Possenti arrangiamenti orchestrali di mellotron costruiscono piano piano un clima solenne, mentre Barrett, con l’aiuto generoso delle voci di accompagnamento, cerca di creare il dramma perfetto. Col tempo sboccia un ambient romantico-pastorale, dove un ruolo importante ha anche la chitarra acustica, anche se a spiccare di più sono di nuovo i capolavori chitarristici di Nick e le astute creazioni sintetizzate di Nolan. Nick forse non sarà il chitarrista più originale del neo-prog, ma è un vero maestro di armonie ricche e cariche di melodia, tanto che con un solo assolo riesce a raccontare un’intera ‘storia’. Il finale trionfale di questo brano d’amore e fantasia è nel più autentico stile Pendragon, epico quanto basta.
La epica conclusiva »Masters Of Illusion« è un altro dei vertici dell’album, perché rappresenta il culmine di tutti i migliori elementi sonori di questi campioni inglesi del neo-prog. Anche stavolta nella parte iniziale costruiscono il dramma lentamente, poi arriva un passaggio a scatti in una sezione ritmicamente complessa, con tante variazioni di chitarra e tastiere agitate che si completano a vicenda. I passaggi di sintetizzatore di Nolan ricordano parecchio una versione primordiale dei Pendragon, o addirittura i primi Marillion, da cui con i dischi futuri, comprensibilmente, cercheranno di prendere le distanze il più possibile. Nella parte finale, nello stile dei ‘tempi d’oro’ dei Pink Floyd, inseriscono anche cori femminili, che migliorano e approfondiscono ancora di più l’atmosfera maestosa. Questa pratica la ripeteranno in modo ancora più ampio sul disco successivo, »Not Of This World« (2001). Nonostante la composizione duri quasi 13 minuti, non c’è traccia di un solo momento noioso. Da questo punto di vista ai Pendragon non si è mai potuto rimproverare nulla, e l’album si chiude in modo quasi ideale.
Con »The Masquerade Overture« i Pendragon hanno piazzato uno dei picchi della loro carriera, perché è il loro lavoro migliore tra i tre album in studio degli anni Novanta. Nick, Clive, Peter e Fudge sono riusciti a liberarsi in qualche modo dal peso dell’eredità prog degli anni Settanta e a fare il disco che volevano fare già nei due precedenti lavori in studio, dove però per l’impresa era sempre mancata un po’ di originalità compositiva. Dopo »The Masqureade Overture« la popolarità della band in Europa orientale, soprattutto in Polonia, dove oggi godono di uno status quasi da star, è schizzata alle stelle, mentre in patria, come la maggior parte dei loro colleghi neo-prog, purtroppo sono rimasti una band ‘piccola’ e relativamente oscura.
Formazione
Nick Barrett – chitarra, voce
Clive Nolan – tastiere
Peter Gee – basso
Fudge Smith – batteria
CANTANTI OSPITI:
Tracy Hitchings – voce di accompagnamento
Tina Riley – voce di accompagnamento
Anthony Plowman – voce di accompagnamento
Gwen Ross – voce di accompagnamento
Simon Clew – voce di accompagnamento
Produzione
Pendragon
Tracklist
1. The Masquerade Overture (3:03)
2. As Good As Gold (7:15)
3. Paintbox (8:39)
4. The Pursuit Of Excellence (2:37)
5. Guardian Of My Soul (12:41)
6. The Shadow (9:55)
7. Masters Of Illusion (12:51)