Hope’s Beautiful Daughters

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Juvančič, Katarina & Lapanja, Dejan
Etichetta: Stray Cat Tunes
Uscita: 2014
Durata: 50:08
Voto: 4/5

Il duo cantautorale sloveno più caldo del momento, Katarina Juvančič e Dejan Lapanja, a soli due anni dall’uscita dell’esordio »Selivke« (2012),  torna con un nuovo lavoro in studio. Il titolo è »Hope’s Beautiful Daughters«.

L’ambizione a Katarina e Dejan di certo non manca. Stavolta sono andati a cercare ispirazione nella lontana Scozia e, insieme agli artisti del posto, hanno gettato un ponte verso quello che è praticamente il primo documento musicale nato da un connubio sloveno-scozzese. Le amicizie sono di lunga data, le ospitate incrociate dei musicisti nei due paesi ormai quasi una tradizione. E allora perché non creare qualcosa insieme?

Il nuovo album è in pratica la seconda parte di »Selivke« (sul piano del messaggio). Torna a toccare l’»eroismo«, le imprese vittoriose, ma anche gli errori e gli abbagli della popolazione femminile (di tutto il mondo), che si tratti di figure di fantasia (da fiaba) o di donne che con le loro azioni hanno aggiunto, in un modo o nell’altro, un massiccio montuoso bello vistoso al mosaico della storia umana.  I protagonisti delle singole storie sulle »belle figlie della speranza« sono, come si suol dire, »catturati« da un pensiero di Sant’Agostino sulla speranza, che genera da sempre coraggio e rabbia. Due stati della coscienza umana, intrecciati in modo fatale in una specie di perpetuum mobile mentale e cerebrale che ci tiene costantemente in allerta creativa. Dalla risoluzione delle intrighi quotidiani del »piccolo uomo« fino allo sbarco sulla Luna (e tutto quello che sta in mezzo). Ovviamente si parla di quella parte della popolazione mondiale che è (ancora) pura di cuore, di pensieri e di azioni. Su »Hope’s Beutiful Daughters«, come già detto, lo sguardo è puntato sul mondo femminile.

 L’ispirazione sull’album non è mancata di certo. Si tratta di un lavoro particolare, un mix di racconto parlato e vere e proprie tracce musicali. In termini effettivi, la musica occupa appena la metà della durata complessiva del disco: più o meno 26 minuti. Katarina e Dejan, come ideatori di poesia, musica e arrangiamenti, hanno saputo cogliere in modo più che affascinante il tesoro della tradizione del folklore e della mistica scozzese, e anche della sua mitologia. Il disco trasuda l’ammiccamento alle leve tradizionali del melos celtico, sia nelle melodie vocali principali sia negli arrangiamenti ben calibrati, soprattutto nei punti in cui alla grazia seducente del canto femminile si uniscono, in accompagnamento,  violoncello e violino. L’album porta il segno di una carica esemplare di mistero – mistica, con una dose concreta di malinconia (cosa del tutto scontata quando si maneggiano i »celtismi«), coronata da una sorgente di emozioni convincenti, come la generano la voce di Katarina e quella dell’apprezzata cantautrice scozzese ospite Katrine Polwart.

 Gli strumentisti non fanno i comparsi riconoscenti: qua e là si lanciano persino in lunghe parentesi improvvisate. Ne è un esempio la »fuga« al violino di Matija Krečič nel finale del brano Frida, mentre Dejan Lapanja con un assolo di chitarra elettrica riesce a farsi largo nell’intreccio d’archi e a dare a Sister Sun un tocco di blues rock.  Di conseguenza, nello stesso pezzo si risveglia »rumorosamente« anche la sezione ritmica. Il crescendo di decibel sprigionati trova il suo culmine nel brano conclusivo, Rosa. Lo spirito indomito e libero di Rosa Luxemburg chiede praticamente a gran voce di essere combinato con soluzioni rock! La chitarra di Dejan fa da ulteriore contrasto all’esibizione vocale di Katarina, teatralmente vissuta, che a tratti sconfina in recital di determinazione scenica. Una chiusura travolgente, insomma! Una delle cose più interessanti del disco è Svarilo Janezu, rifacimento del brano folk tradizionale scozzese Mickey’s Warning, che regala un gustoso travaso di emozioni attraverso versi in inglese e in sloveno! A garantirlo sono le voci di Katarina e Katrine Polwart, che si completano e si intuiscono in modo straordinario. La delicatezza ma anche la fermezza delle due voci sono contrappuntate con grandissimo gusto dall’arrangiamento acustico della chitarra di Dejan, a dimostrazione di quanto possa essere forte il duo Juvančič / Lapanja già solo nella combinazione di voce e chitarra acustica. Non serve altro per dare vita alla loro magia musicale!

L’album nel suo insieme è definito anche da tre narratori, in tre storie. Sono apprezzati maestri scozzesi di questo tipo di racconto. Ognuno di loro crea, con il proprio colore di base e il proprio timbro di voce, un »teatro« a sé, che con una narrazione essenziale risucchia l’ascoltatore in un mondo tutto suo. Naturalmente, in questi punti sarete avvantaggiati tutti voi che siete meglio attrezzati con un inglese condito di dialetto scozzese. Nelle parti iniziali e finali dei tre racconti scelti (Dreammaker, Ursilla, Mallie) entra l’accompagnamento musicale curato dagli sloveni Salamandra Salamandra (nome che in traduzione è quello latino della salamandra pezzata), che nel melos dell’accompagnamento si adattano ovviamente con garbo alle figure sonore celtiche.  L’idea di partenza è senz’altro giusta, solo che non è realizzata nel modo più efficace. Si poteva dotare l’intera narrazione, sullo sfondo, di una cornice musicale di questo tipo, lasciando magari ai Salamandra Salamandra anche la libertà di sbizzarrirsi in senso jazz. In questi punti i Salamandra Salamandra sono minimali e suonano in modo rigidamente razionale. Per questo non emergono per niente e l’effetto della loro presenza è appena percettibile. Anzi, se ne sente la mancanza. È qui che l’album si sarebbe potuto migliorare parecchio, ed è qui che si nascondono le potenzialità di un suo salto di qualità artistico.

L’album »Hope’s Beautiful Daughters« è senza dubbio un lavoro speciale. La visione di fondo è pienamente realizzata. L’intesa tra musicisti scozzesi e sloveni funziona sotto la bacchetta attenta di Katarina e Dejan: armoniosa, graziosa e concisa. Lo si avverte dall’inizio alla fine. Nelle finezze di un canto appassionato e impegnato delle voci dominanti e in motivi ben definiti che reggono la struttura dei singoli brani. In questi punti si inseriscono in modo pittoresco i tre racconti, e l’album ottiene, nel suo insieme, una nobile teatralità fatta di stati d’animo che si intrecciano. Il valore espressivo di una profondità di emozioni schiettamente sincere richiede particolare attenzione e partecipazione da parte dell’ascoltatore, ma in cambio lo ripaga con una vasta gamma di esperienze incantevoli, frutto dell’unicità e del grande coraggio creativo della visione artistica audace di Katarina Juvančič e Dejan Lapanja.

Formazione

Katarina Juvančič – voce
Dejan Lapanja – chitarra, tastiere
Katrine Polwart – voce nei brani n. 2, 4, 6 e 7, chitarra nel brano n. 7
Sedlan Baxter – violoncello nei brani n. 1, 2 e 6
Fiona Cuthill – violino nei brani n. 1, 2 e 6
Paul Tasker – chitarra nel brano n. 6
Gašper Peršl – batteria nei brani n. 1, 2, 6 e 9
Matija Krečič – violino nei brani n. 1, 2, 6 e 9
Klemen Krajc – contrabbasso nei brani n. 1, 2, 6 e 9
David Campbell – narratore
Tom Muir – narratore
Lawrence Tulloch – narratore
Salamandra Salamandra Band (arrangiamenti nei brani 3, 5 e 8) sono:
Samo Kutin – hurdy gurdy, voce, kalimba, calabash, nguni, percussioni
Matej Magajne – chitarra, basso
Sabina Magajne Bagolin – corno francese, voce
Dejan Lapanja – batteria

Produzione

Katarina Juvančič & Dejan Lapanja

Tracklist

1. Irena (3:52)
2. Skeleton Woman (3:23)
3. Dreammaker (7:08)
4. Frida (6:06)
5. Ursilla (9:08)
6. Sister Sun (4:39)
7. Svarilo Janezu (3:12)
8. Mallie (8:12)
9. Rosa (4:20)

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