The Grand Experiment
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Morse, Neal
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2015
Durata: 52:44
Voto: 3.5/5
»The Grand Experiment« è l’ultimo lavoro in studio dell’icona del prog rock americano, cantante e polistrumentista Neal Morse (Transatlantic, Flying Colors, ex-Spock’s Beard) e della sua solo band, che vede come membri quasi alla pari il batterista megalomane Mike Portnoy (Transatlantic, The Winery Dogs, ex-Dream Theater) e il virtuoso della chitarra Randy George (Ajalon). Oltre a questi tre pesi massimi, nella band di Morse ci sono anche il chitarrista Eric Gillette e il tastierista Bill Hubaeur, che tengono bene il passo dei compagni più navigati e più famosi. Tutti i membri della band di Neal, inoltre, si occupano con grande orgoglio delle ricche armonie vocali, e anche stavolta ce ne sono parecchie.
Il motivo principale per cui »The Grand Experiment« è uscito così a ridosso delle recenti imprese di Morse con Transatlantic e Flying Colors sta in un metodo di scrittura completamente cambiato, che gli ha permesso di registrare il disco in pochissimo tempo. Neal, che di solito scrive la maggior parte del materiale prima ancora di mettere piede in studio, per la prima volta in carriera ha deciso di comporre il nuovo album direttamente in studio, senza grandi preparativi e insieme agli altri membri della sua band, soprattutto Portnoy e George.
La fretta con cui la band di Neal ha messo insieme »The Grand Experiment« ha portato qualche risultato eccellente e anche qualcosa di decisamente nella media, tanto che questo lavoro non rientra di certo tra i picchi della carriera musicale di Morse (e non solo quella solista), ma sta piuttosto da qualche parte nella ‘via di mezzo’. Ascoltando »The Grand Experiment«, che, come c’era da aspettarsi dati i nomi coinvolti, è suonato a un livello impeccabile, spesso si ha la sensazione che Neal segua fin troppo fedelmente una formula compositiva un po’ consumata. Così »The Great Experiment« contiene un bel po’ di cliché della carriera solista di Morse, con in testa almeno una immancabile (power) ballad, un pezzo da strappamutande e una suite di oltre venti minuti.
Le convinzioni cristiane di Morse nei suoi lavori prog precedenti davano raramente fastidio, se non ti ci mettevi a scavare troppo, ma stavolta nei testi ha passato ogni limite di ragionevolezza e a tratti, tra un verso e l’altro, suona ormai come un vero fondamentalista religioso che ha oltrepassato ogni confine del buon senso ed è diventato il perfetto predicatore di un patetico neoconservatorismo in salsa repubblicana. Per fortuna, nella (normale) versione di »The Grand Experiment« non ha esagerato con la durata del disco, che è giusta (circa 53 minuti), mentre a venire meglio sono proprio i due brani più lunghi, dove la band di Neal mostra più fantasia e riesce a mascherare con successo i testi fastidiosi.
Il momento migliore del disco è l’ottima suite finale di quasi ventisette minuti »Alive Again«, all’altezza dei migliori lavori di Morse ai tempi di Spock’s Beard e Transatlantic. Tra i momenti riusciti c’è anche l’opener »The Call«, a tratti fin troppo patetica ma nel complesso comunque molto ascoltabile, e la ballad eterea »Waterfall«, che per stile ricorda un incontro ravvicinato tra gli Spock’s Beard dell’era Neal Morse e Steve Hackett. Tra i momenti da cliché, e quindi più deboli, di »The Grand Experiment« c’è la title track, costruita su frasi hard rock belle consumate della vecchia scuola Deep Purple, con per giunta un ritornello strausato, e la sotto la media »Agenda«, con un ritornello da alternative rock e un testo disperante, a base di estremismo religioso narcisista.
I seguaci più fedeli della carriera di Neal si procureranno ovviamente l’edizione speciale dell’album con il bonus disc che, oltre a due versioni live di vecchi standard e a due pezzi nuovi, »New Jerusalem (Freedom Is Coming)« e »Doomsday Destiny«, contiene anche una cover niente male dell’evergreen »MacArthur Park«, cantato in origine dal compianto attore/cantante irlandese Richard Harris, mentre gli amanti del prog ne conoscono soprattutto la versione dei mitici scozzesi Beggars Opera.
»The Grand Experiment« è pensato solo per i fan più sfegatati di Neal Morse, quelli che sapranno perdonargli una certa aria da già sentito in alcuni arrangiamenti e il ricorso a qualche finezza strumentale e vocale ormai parecchio logora. Tutti gli altri non si perderanno nulla se lasceranno perdere questo lavoro quando, a fine 2015, arriverà il momento di tirare le somme sui dischi prog rock più interessanti dell’anno. Il pezzo che salva »The Grand Experiment« dalla mediocrità è senza dubbio »Alive Again«, che in futuro entrerà di sicuro nei concerti di Neal, ma di momenti brillanti così ce ne sono troppo pochi perché l’album sia un balsamo per le orecchie dall’inizio alla fine, come invece succedeva con alcuni, se non la maggior parte, dei progetti passati di Morse.
Formazione
Neal Morse – voce principale, tastiere, chitarra
Mike Portnoy – batteria, cori
Randy George – basso, cori
Eric Gillette – chitarra, voce principale e cori
Bill Hubauer – tastiere, voce principale e cori
Produzione
Neal Morse
Tracklist
1. The Call (10:15)
2. The Grand Experiment (5:30)
3. Waterfall (6:32)
4. Agenda (3:45)
5. Alive Again (26:42)