“Welcome To the Ziltoid Show!”
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Royal Albert Hall / Londra / Regno Unito
Data del concerto: 13.04.2015
Pubblico: 5.000
Qualche anno fa Devin Townsend ha scelto la capitale inglese come base europea e da allora, ogni paio d’anni, la assalta con progetti sempre più folli, che mandano i fan in estasi e li fanno letteralmente levitare. Nel 2011 a Londra Townsend ha suonato per intero la tetralogia Ki-Addicted-Deconstruction-Ghost in quattro serate di fila, mentre nell’ottobre 2012 ha messo in piedi quello che fino ad allora era il suo apice assoluto, un’antologia discografica di tre ore che ripercorreva tutta la sua carriera: The Retinal Circus. La domanda era che altro potesse ancora tirare fuori dal cilindro Devin per superare lo spettacolo di tre ore alla Roundhouse di Londra, ma pare che nelle maniche Townsend non nasconda solo degli assi, bensì interi mazzi di carte alte.
Nell’ottobre 2014 è uscito il tanto annunciato seguito della saga spaziale sull’alieno Ziltoid, Z2, insieme all’annuncio di un nuovo spettacolo che avrebbe superato persino The Retinal Circus. Stavolta Townsend ha lasciato la Roundhouse, che sorge nel quartiere alternativo di Camden, per trasferirsi nell’elegante zona di Kensington e nella prestigiosa Royal Albert Hall, a un tiro di schioppo da Hyde Park, il più grande parco londinese, e dai giganteschi musei gratuiti Natural History Museum e Science Museum. La Royal Albert Hall è stata inaugurata nel 1871 dalla regina Vittoria e per quasi 150 anni questa sala elegante è stata famosa soprattutto per un’acustica disastrosa e per un’eco così terrificante da meritarsi la poco lusinghiera nomea di unico posto in cui un compositore britannico può essere certo di sentire la propria opera due volte. Poco dopo la seconda guerra mondiale questi problemi sono stati risolti una volta per tutte e oggi l’acustica è eccellente.
Nel tardo pomeriggio la sala era già circondata dalle immancabili, interminabili file all’inglese, che però, tipicamente all’inglese, sono state fatte entrare in un attimo. La folla da 5000 persone ha riempito la Royal Albert Hall e nonostante tutto non dovevi aspettare più di cinque minuti per una birra o un sidro (a circa 4 sterline, che per gli standard londinesi è più che accettabile), mentre il merchandise è andato esaurito in tempi record e il banchetto sembrava il parlamento sloveno durante le vacanze. Devin, come sua abitudine, ha scaldato il pubblico prima dello show con una selezione delle fotografie più assurde e dei collage photoshoppati più sfrenati. Se anche non è stato il primo concerto metal alla RAH, è stato di sicuro il primo in cui tra le immagini c’erano anche quelle di un maiale che fa la cacca sui propri testicoli. Gnam.
Stavolta Townsend ha diviso il concerto in due parti: nella prima ha suonato per intero l’attuale Z2, nella seconda una scelta delle migliori su richiesta dei fan. La prima parte, un’oretta buona, è stata esattamente ciò che Devin aveva promesso e voluto. Quello a cui abbiamo assistito, infatti, non era altro che un musical, un’opera rock spaziale condita con l’umorismo di Douglas Adams, dei Monty Python e di Futurama di Matt Groening. La prima metà si è avvicinata molto, a livello di concept, a The Retinal Circus, ma l’intera esibizione, con tutti i partecipanti, la narrazione e le animazioni a fumetti fuori di testa, è stata molto meno caotica e più concentrata rispetto al primo spettacolo londinese di Devin. Sul palco c’erano per lo più solo i musicisti, Ziltoid ci ha fatto visita con la sua Onniscienza solo un paio di volte, e la ciliegina sulla torta è stata Dominique Lenore Persi, che ha interpretato magnificamente la regina Blattaria, a capo dell’esercito dei Poozer, ripugnanti creature che sembrano testicoli a propulsione di scoreggia. I due hanno passeggiato più volte per il palco mentre attorno a loro tuonava una follia musicale che, con la sua natura progressiva e il volume bombastico, in qualche punto ricorda Deconstruction, se non addirittura gli Strapping Young Lad. In mezzo al caos generale ci hanno messo del loro anche gli aiutanti, che dai cannoni, come a una partita di baseball americano, sparavano pupazzi di Ziltoid e magliette, mentre Chris Jericho (Fozzy) ci ha fatto piangere dal ridere con la sua interpretazione sentitissima del bellimbusto narcisista Captain Spectacular. La band ha svolto il suo compito in modo eccellente, con un suono fantastico, e oltre a »the-man-himself« Devin si è messo in luce soprattutto Ryan van Poederooyen, che ha dimostrato di essere, dopo Hoglan, il secondo batterista eccezionale con cui collabora Townsend. La prima parte si è chiusa in modo pomposo con l’epica Dimension Z, cantata da quasi tutta la sala, mentre l’ultima frase »The End… Or Is It?« fa capire che dell’alieno verde, in fondo, non ci siamo ancora congedati del tutto.
Dopo una pausa di venticinque minuti è arrivato il turno della vera leccornia per i fan, qualcosa che resterà davvero indimenticabile. Un’ora e mezza di pezzi scelti dai fan, che ha regalato qualche momento scolpito nell’eternità. Non solo è stato di gran lunga il più grande e il più bello tra i concerti di Townsend che ho visto, è stato anche il più suggestivo, perché ogni pezzo era accompagnato da proiezioni cucite su misura, che hanno reso ancora più profondi l’esperienza incredibile e il messaggio dei brani. Vero, Devin ha servito anche quegli inni senza i quali ormai evidentemente non si può fare, e penso soprattutto alla scema ma contagiosa Lucky Animals, con tutta la sala che agita le braccia in aria come ebete (compreso il tizio con la maglietta dei Manowar), e a pezzi suonati spesso come Supercrush! o Kingdom (diciamocelo, senza questo ep un concerto di Townsend semplicemente non si può fare), ma stavolta Devin ha nutrito anche i più intenditori. Già l’inizio con Namaste era devastante, e i ragazzi hanno poi scaricato addosso al pubblico l’indimenticabile epopea ecologista di dieci minuti Earth Day, la vecchia Christeen e la country Heatwave con Brian Waddell al banjo, ma la parte più sublime del concerto è arrivata alla fine, con l’indimenticabile tris da Ocean Machine. Per la primissima volta è stata suonata per intero la possente Funeral, che ti faceva venire i brividi lungo tutto il corpo, e quando Devin ti piazza la fantastica Bastard e per giunta anche l’orgasmo di dodici minuti di Death of Music, che ha fatto rizzare ogni singolo pelo nella sala (soprattutto per la prestazione vocale di Devin, che era, a dir poco, al livello dei più grandi solisti d’opera), il risultato non può che essere un’esplosione di emozioni, che riesce a evocare solo la musica più potente e sincera, dal messaggio chiaro. E il sincero, umile ringraziamento di uno dei più grandi musicisti del nostro tempo. Il momento più commovente del concerto e un finale fantastico è stato senza dubbio la conclusiva Universal Flame, scelta dal figlio di Devin, Reyner Liam, salito sul palco timido e titubante, ma già ai primi riff del padre saltellava per il palco con gioia sincera. Un viatico fenomenale per la notte londinese.
La scelta dei pezzi è stata perfetta? No. Può uno, con sedici album in studio (senza contare gli SYL e i dischi doppi, diventati negli ultimi anni una cosa del tutto normale), accontentare ogni gusto (visto che l’eroe del concerto era Ziltoid, è quantomeno strano che del primo album non sia stato suonato nemmeno un pezzo)? No, ma un concerto di due ore e mezza rappresenta il punto più alto, finora, della carriera di Townsend, e questo concerto dell’anno valeva il biglietto e tutti i chilometri percorsi già solo per Funeral-Bastard-Death of Music. E in fin dei conti – non è stato il primo concerto metal alla Royal Albert Hall, ma di sicuro è stato il primo in cui dei testicoli se ne sono andati a spasso per il palco. Impagabile.
Scaletta
ZILTOID:
1. Z2
2. From Sleep Awake
3. Ziltoidian Empire
4. War Princess
5. Deathray
6. March of the Poozers
7. Wandering Eye
8. Earth
9. Ziltoid Goes Home
10. Through the Wormhole
SU RICHIESTA:
1. Namaste
2. Night
3. Deadhead
4. Earth Day
5. Christeen
6. Supercrush!
7. Kingdom
8. Lucky Animals
9. Heatwave
10. Funeral
11. Bastard
12. The Death of Music
13. Universal Flame
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